La favola del giorno

Il Nano Giallo – 4

Finalmente, il giorno tanto atteso e tanto desiderato arrivò: ogni cosa era pronta per le nozze di Tuttobella; pifferi e trombe annunciavano il grande avvenimento per tutta la città; le strade erano ricoperte da un tappeto di fiori; il popolo accorse sul grande piazzale dinanzi al palazzo; la Regina, felice, non aveva fatto neppure in tempo a coricarsi, che già si era alzata per impartire gli ordini necessari e scegliere i gioielli destinati ad adornare la Principessa: ella non portava che diamanti, ma ne aveva dalla testa ai piedi, perfino le sue scarpe ne erano tempestate e sul suo vestito di broccato d’argento erano ricamati una dozzina di raggi di sole che non costavano poco davvero! Era proprio il caso di dire che non vi era nulla di più brillante, e che soltanto la bellezza della giovane Principessa poteva dirsi ancora più splendente! Un ricco diadema le ornava il capo; le chiome le scendevano in belle onde fino ai piedi, e la maestà della sua persona spiccava fra tutte le dame che la scortavano. Il Re delle Miniere d’Oro non era meno elegante né sfarzoso: la gioia traspariva dal suo volto e da tutti i suoi gesti; nessuno che lo avvicinasse, si allontanava da lui senza aver ricevuto una grazia o senza un qualche ricordo della sua liberalità: difatti, egli aveva fatto sistemare attorno alla sala dei festeggiamenti mille barili pieni d’oro, e grandi sacchi di velluto ricamato di perle, destinati ad essere riempiti di zecchini sonanti; ognuno di essi poteva contenerne centomila, e lì si dava senza distinzione a tutti quelli che tendevano la mano, e così questa piccola cerimonia, che non era una delle meno utili e piacevoli della festa, vi attirò molte persone assai poco sensibili ad ogni altro divertimento.

La Regina e la Principessa, prima di raggiungere il Re ed uscire con lui, stavano attraversando una lunga galleria, quando videro entrare due grossi galli d’India, i quali si tiravano dietro una brutta scatola sconquassata; li seguiva una vecchia, la cui decrepitezza non era meno sorprendente della sua bruttezza estrema: ella si appoggiava a una stampella, portava un collare arricciato di seta nera, un cappuccio di velluto rosso, un guardinfante a brandelli; senza dire una parola fece tre giri coi suoi galli d’India, poi, fermandosi nel bel mezzo della galleria e brandendo la stampella con aria minacciosa:

  • Ehi voi, Regina, e voi, Principessa, – esclamò, – a quanto pare, credete di poter impunemente venir meno alla parola data al Nano Giallo, mio ottimo amico? Io son la Fata del Deserto; senza di lui, senza il suo melarancio, non sapete forse che i miei terribili leoni vi avrebbero sbranate? Nel regno delle fate tali offese non si sopportano: decidete subito quel che dovete fare, giacché, lo giuro per il mio cuffione, voi lo sposerete oppure la mia stampella vi darà il fatto suo!
  • Ah, Principessa, – disse la Regina esterrefatta, – cosa sento? Che mai avete promesso?
  • Ah, madre mia, – rispose piangendo Tuttabella, – e voi, allora, che avete promesso?

Il Re delle Miniere d’Oro, indignato per quel che vedeva e per il fatto che la perfida vecchia venisse a ostacolare la sua felicità, si avvicinò a lei con la spada sguainata e, puntandogliela sulla gola:

  • Disgraziata, – le disse, – allontanati per sempre da questi luoghi, oppure la tua morte mi vendicherà della tua perfidia!

Non aveva ancora detto queste parole che il coperchio della scatola si sollevò con un orribile fracasso e schizzò fino al soffitto: ne saltò fuori il Nano Giallo, a cavallo di un gatto spagnolo, il quale venne a mettersi fra la Fata del Deserto e il Re delle Miniere d’Oro.

  • Giovane temerario, – gli disse, – che non ti venga in mente di oltraggiare quest’illustrissima fata; è soltanto con me che tu hai a che fare: sono io il tuo rivale, il tuo nemico; l’infedele Principessa che adesso si vuol dare a te, diede a me la sua parola, e ricevette la mia; guarda un po’ s’ella non porta un anello fatto con uno dei miei capelli; prova a toglierglielo, e la cosa ti farà capire come il tuo potere sia di gran lunga inferiore al mio.
  • Miserabile mostro, – disse il Re, – come puoi avere la temerarietà di professarti adoratore della mia divina Principessa e di pretendere un così glorioso possesso? Ma non t’accorgi che sei un mostriciattolo, la cui odiosa figura fa venir male agli occhi, e che ti avrei già tolto la vita, se tu fossi degno di una morte così gloriosa?

Il Nano Giallo, offeso nel profondo dell’anima, appoggiò lo sperone nel ventre del gatto che si diede a miagolare in modo spaventoso, e saltando qua e là, faceva indietreggiare tutti, ad eccezione del prode Re, il quale si faceva sempre più accosto al Nano, allorché a un certo punto, questi brandì un largo coltellaccio di cui era armato, e sfidando il Re a duello, discese nel piazzale davanti al palazzo accompagnato da uno strano fragore.

Il Re, corrucciato, lo seguì a gran passi. Non appena furono uno di fronte all’altro e al cospetto di tutta la Corte affacciata ai balconi, il sole, all’improvviso, si fece rosso come se fosse stato coperto di sangue, e si offuscò a tal punto che a malapena ci si vedeva: tuoni e fulmini sembravano voler annunciare la fine del mondo; i due galli d’India apparvero a scortare il perfido Nano quali due giganti alti come montagne, e gettavano fuoco e fiamme dagli occhi e dalla bocca con tale abbondanza che li si sarebbero scambiati per una fornace ardente. Tutte queste cose non sarebbero bastate a intimorire il magnanimo cuore del nostro giovane monarca; negli sguardi e nei gesti egli si mostrava così intrepido da tranquillizzare tutti coloro che tremavano per la sua salvezza e da mettere forse in imbarazzo il Nano Giallo. Ma il suo coraggio non fu in grado di resistere alla prova, quando egli vide in quale stato era ridotta la sua cara Principessa: la Fata del Deserto, più tremenda di Tisifone, con la testa brulicante di serpenti, montata su un grifone alato e armata di una lancia, la colpì con tanta forza che la povera Principessa cadde fra le braccia della Regina, tutta bagnata del proprio sangue. La tenera madre, più crudelmente ferita di quanto non lo fosse stata sua figlia, cominciò a gridare e a straziarsi in indicibili lamenti.

Allora il senno e il coraggio abbandonarono il Re; egli lasciò il campo, e si precipitò a soccorrere la Principessa o a morire con lei; ma il Nano Giallo non gli lasciò il tempo di raggiungerla: in groppa al suo gatto spagnolo, balzò sul balcone ove lei si trovava, la strappò dalle mani della Regina e delle dame, indi, saltando sul tetto del palazzo, sparì con la sua preda. Continua domani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.