La favola del giorno

Il Nano Giallo – 5

Il Re immobile, sbalordito, e al colmo della disperazione, era lì, costretto ad assistere a un così straordinario avvenimento senza poter far nulla per impedirlo, allorquando, per colmo di sventura, gli sembrò che si suoi occhi si velassero, non vide più la luce, e al tempo stesso si sentì sollevare nello spazio celeste da un essere misterioso dalla forza prodigiosa… Quante sciagure! Amore, o crudele Amore, è questo il modo di trattare quelli che ti riconoscono per loro vincitore?

La perfida Fata del Deserto era venuta insieme al Nano Giallo a prestargli man forte per rapire la Principessa, ma non aveva ancora posata gli occhi sul bel Re delle Miniere d’Oro, che il suo barbaro cuore non aveva potuto resistere al fascino del giovane principe: senza pensarvi due volte lo rapì e lo portò in fondo a un’orribile spelonca ove lo legò con molte catene ch’erano attaccate alla roccia; ella sperava che la paura d’una morte imminente gli avrebbe fatto presto dimenticare Tuttabella e lo avrebbe spinto ad assecondare i suoi desideri.

Arrivati alla spelonca, la Fata gli rese la vista, senza però rendergli la libertà, e valendosi delle sue arti magiche per ottenere i vezzi e le bellezze che la natura le aveva negati, ella gli apparve sotto il leggiadro sembiante di una ninfa capitata per caso in quei luoghi.

  • Cosa vedono i miei occhi? – ella esclamò. – Come, siete voi, amabile Principe; quale sciagura vi colpisce e vi trattiene in così triste luogo?

Il Re, ingannato da quelle mendaci apparenze le rispose:

  • Ahimè, mia bella ninfa, io non so a che cosa mira la furia infernale che m’ha condotto qui; ma, quantunque ella m’abbia tolto l’uso della vista, quando mi ha rapito, e che da allora non mi si sia mostrata, non ho esitato tuttavia a riconoscere dalla sua voce che si tratta della Fata del Deserto.
  • Ah, signore! – esclamò la falsa ninfa, – se siete caduto fra le mani di quella donna, voi non ne uscirete senza prima averla sposata; ella ha giocato un tiro simile a più d’un eroe, e non esiste al mondo una persona più cocciuta nelle proprie idee.

Intanto ch’ella fingeva di prender viva parte al dolore del Principe, egli scorse i piedi della ninfa, che erano simili a quelli di un grifone: era questo il segno da cui la Fata si poteva riconoscere in tutte le sue varie metamorfosi; giacché, per quanto concerneva i piedi di grifone, lei non era in grado di cambiarli.

Il Re fece finta di nulla, e parlandone in tono confidenziale:

  • Io non ho nulla contro la Fata del Deserto, – disse, – ma non sopporto ch’ella protegga il Nano Giallo contro di me e mi tenga incatenato come un criminale. Cosa le ho fatto? Ho amato un’incantevole principessa, ma so benissimo che se la Fata mi restituisce la libertà, la riconoscenza non tarderà a far sì che io dia a lei il mio amore.
  • Dite sul serio? – gli chiese la ninfa presa al laccio.
  • Certamente, – rispose il Re, – sono incapace di fingere; anzi, vi confesso che una fata può lusingare maggiormente la mia vanità che non una semplice principessa; però, anche se dovessi morire d’amore per lei farei vista d’odiarla sino a quando non m’avesse ridato la libertà.

La Fata del Deserto, ingannata da queste parole, prese la decisione di portare il Re in un luogo altrettanto ameno quanto era tetra quella spelonca e quindi, invitandolo a salire nel suo cocchio, al quale aveva attaccato dei cigni al posto dei pipistrelli che abitualmente lo conducevano, ella si trasportò all’altro polo.

Ma cosa fu del Principe allorché, attraversando il vasto spazio celeste, egli scorse la sua cara Principessa prigioniera in un castello tutto d’acciaio le cui mura, colpite dai raggi del sole, divenivano altrettanti specchi accecanti i quali incenerivano tutti coloro che volevano accostarvisi? Ella si trovava entro la sua cerchia, in un boschetto, distesa accanto a una fonte: aveva un braccio ripiegato sotto il capo e con l’altra mano sembrava asciugarsi le lagrime; alzando gli occhi al cielo come per chiedere soccorso, vide passare il Re insieme alla Fata del Deserto la quale allora, grazie alle sue arti magiche, apparve agli occhi della Principessa come la più meravigliosa fanciulla del mondo.

  • Misera me! – ella esclamò, – non son forse abbastanza infelice in quest’inaccessibile castello, ove l’orribile Nano Giallo mi tiene prigioniera? E adesso, per colmo di disgrazia, occorre che anche il demone della gelosia mi venga a tormentare? Occorre che, grazie a una così straordinaria avventura, io venga a sapere che il Re delle Miniere d’Oro mi è infedele? Di certo egli ha creduto, non vedendomi più, d’essere liberato da tutti i giuramenti che mi ha fatti. Chi mai sarà quella temibile rivale la cui bellezza è superiore alla mia?

Nel mentre ch’ella ragionava così, il Re innamorato provava un dolore mortale per doversi allontanare così in fretta dal caro oggetto dei suoi desideri. S’egli avesse creduto la Fata meno potente, avrebbe fatto tutto il possibile per allontanarsi da lei, vuoi cercando di ucciderla, vuoi in qualche altro modo suggeritogli dal suo amore e dal suo coraggio: ma che poteva fare contro una creatura così potente? Soltanto il tempo e l’astuzia potevano farlo sfuggire alle sue mani.

La Fata aveva scorto Tuttabella e cercava negli occhi del Re di penetrare l’effetto che quella vista aveva prodotto sul cuore di lui.

  • Nessuno meglio di me, – egli le disse, – può dirvi quel che volete sapere: l’incontro imprevisto con un’infelice principessa per la quale un tempo ho provato un certo attaccamento, prima d’innamorarmi di voi, m’ha un poco scosso; ma nel mio cuore voi siete talmente al di sopra di lei che preferirei morire piuttosto che esservi infedele.
  • Ah, Principe, – disse lei, – potrò mai illudermi di avervi ispirato sentimenti così lusinghieri per me?
  • Il tempo ve ne convincerà, signora, – lui rispose; ma se volete darmi la prova che io sono entrato nelle vostre grazie non rifiutatemi il vostro aiuto per soccorrere Tuttabella.
  • Vi rendete conto di quel che mi chiedete? – gli disse la Fata aggrottando le sopracciglia e guardandolo per storto. – Se non mi sbaglio, voi volete che adoperi la mia scienza contro il Nano Giallo che è il mio miglior amico; dovrei togliere dalle sue mani un’orgogliosa principessa ch’io non posso considerare altrimenti che come una rivale?

Il Re sospirò e non rispose nulla; che avrebbe potuto rispondere a una persona così perspicace? Continua domani.

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