Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 7

I Battellieri, i Sommozzatori e i Pescatori, come ho già detto, abitavan lungo Santa Lucia, Chiaia, (l’antica plaga) il Chiatamone (platamonio) la Torreta (una di quelle edificate lunghesso il lido contro gli scorridori di mare) ed il leone di Posillipo, le cui acque han la celebrità delle “Chiare, fresche e dolci acque” del Petrarca.

I nostri marinai sono buoni, servizievoli, sofferenti di freno, massime i Chiaiesi, e i sentimenti religiosi han la stessa potenza de’ doveri di famiglia. Nel mese di agosto, la contrada tutta di Santa Lucia, campo delle tende della milizia o della corporazion degli ostricari, divien campo dell’allegrezza marinaresca. I barchettaiuoli indossano il più bel calzone che s’abbiano e’l più nuovo de’ lor berretti, le famigliuole si lavano e si lisciano i capelli, facendo baldoria. Nelle circostanti osterie fumigano i manicaretti, il pesce in salse piccanti, i vermicelli avvoltolati nel cacio e nel sugo di pesce, il baccalà fatto verecondo dal pomidoro e mille altri intingoli, e ciò per la festività di nostra Donna della Catena Marinai accorrono d’ogni parte cantarellando, altri con le nacchere e’l tamburo accompagnano la nazional tarantella, altri scorron la riva chiamando avventori alla festa, e nel mezzo della gioia universale, i fanciulli e i giovinetti figli de’ così detti Sommozzatori, tutti in un attimo e pressocché vestiti, giù nell’onda si capovolgono, toccando il fondo, poi risalendo a galla alla supina come morti, poi guazzando e carolando tra loro e facendo catena, in onor della Vergine. Sembra che gli antichi Tritoni onde la favola popolava quella riviera, emergono dal profondo, consapevoli della festa e guazzino con loro. E vedi braccia e gambe sossopra, e cavriuole e gruppi fantastici, e poi un nembo anzi un manto di schiuma che nasconde i guazzanti, ed odi evviva e batter di palme de’ padri e delle madri coi bimbi alla poppa. Pure gioie, pure come l’ampio padiglione celeste che li coverchia, pure gioie intemerate, non interrotte da sogni torbidi e ambiziosi, da rimembranze crudeli, da ambagi e sofismi viziosi di menti torte e perverse. Gioie perenni e vere che si riproducono come la schiuma del mare, come la nuvola che scorre il firmamento e che un fiato di rimorso non contamina. Continua domani.

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