La favola del giorno

Il Nano Giallo – 6

Arrivarono in un’estesa prateria, tutta smaltata da mille fiori diversi; un fiume profondo la circondava e parecchi ruscelli di sorgente scorrevano dolcemente sotto alberi fronzuti, ove si respirava una perpetua frescura; si vedeva lontano elevarsi un sontuoso palazzo, le cui mura erano di trasparente smeraldo. Non appena i cigni che conducevano la Fata si furono calati sotto un porticato, il cui pavimento era di diamanti e la volta di rubini, sbucarono fuori da tutte le parti mille belle fanciulle che vennero a riceverla con grandi acclamazioni di gioia; esse cantavano le seguenti parole:

Quando Amore su un’anima vuole aver la vittoria,

Ogni sforzo a resistergli non può nulla ottenere;

Non si fa che aumentare la sua gloria,

E i più forti per primi cedono al suo potere.

La Fata del Deserto andava in brodo di giuggiole nel sentir cantare il suo amore; ella condusse il Re nel più sontuoso appartamento che mai si sia visto in memoria di fata, e lo lasciò per qualche istante affinché non si credesse del tutto prigioniero; lui sospettò che non fosse andata troppo lontana e che, celata in qualche nascondiglio, ella spiasse quel che lui faceva; questo lo costrinse ad avvicinarsi a una specchiera, e rivolgendosi a se stesso: – Fedele consigliere, – gli disse, – permetti ch’io veda quel che posso fare per rendermi gradito all’incantevole Fata del Deserto; giacché il desiderio di piacerle non mi dà più requie -. E qui si pettinò, s’incipriò, si mise perfino un finto nèo e vedendo su un tavolo un vestito più splendido del suo, lo indossò in tutta fretta.

Allora la Fata irruppe nella stanza, pazza di gioia, al punto che non riusciva a dominarsi.

  • Vi son grata, – gli disse, – di tutta la pena che vi date per piacermi, ma ne avete trovato il segreto anche senza cercarlo; dunque vedete signore, se la cosa vi sarà difficile non appena voi la vorrete!

Il Re, che aveva le sue buone ragioni per fare un mucchio di smancerie alla vecchia fata, non si risparmiò, e ottenne a poco a poco la libertà di poter passeggiare lungo la riva del mare. La Fata aveva reso quel mare, con l’arte sua, così terribile e tempestoso che non v’era un nocchiero abbastanza coraggioso per osare affrontarlo; e quindi lei non aveva nulla da temere dall’accondiscendenza avuta verso il suo prigioniero; egli provò un certo sollievo alle sue pene nel poter liberamente correre dietro ai propri pensieri senz’essere sempre disturbato dalla sua malvagia carceriera.

Dopo aver camminato abbastanza a lungo sulla spiaggia, si chinò e con un bastoncello che aveva in mano scrisse sulla sabbia i versi seguenti:

Finalmente son libero

Di sfogare il mio affanno in lungo pianto.

Ahi, più non vedo la beltà adorabile

Di colei che mi tiene nel suo incanto.

Tu tempestoso mar, mare terribile

Che questa spiaggia rendi inaccessibile

Agli esseri viventi,

Tu sospinto dai venti

Or fino al cielo ed ora fino agli inferi,

Il mio cuore è a te simile:

Non men di te agitato,

Anzi vieppiù turbato.

O Tuttabella, o barbaro destino!

O ciel, la cui sentenza

M’ha condannato a sì crudele assenza,

Non risparmiarmi un colpo repentino!

Divinità dell’onde,

Voi che sapete il potere d’amore

Uscite fuor dalle grotte profonde,

Soccorrete al mio misero dolore!

Mentre scriveva, udì una voce che, suo malgrado, destò tutta la sua attenzione, e nel vedere le onde farsi sempre più grandi, egli guardava da tutte le parti, quando vide emergere una donna di straordinaria bellezza; ella non era vestita che dei suoi lunghi capelli e questi, dolcemente agitati dal vento, fluttuavano sulle onde. In una delle mani teneva un pettine, nell’altro uno specchio e una lunga coda di pesce piena di pinne terminava il suo corpo. Dinanzi a una così straordinaria visione il Re rimase senza fiato ed ella, non appena fu abbastanza vicina per farsi udire, così gli parlò:

  • Ben conosco tutta la tristezza che vi tormenta per la lontananza della vostra Principessa, e per colpa della strana passione che la Fata del Deserto ha concepita per voi; se volete, posso trarvi in salvo da questo luogo fatale ove altrimenti potrete anche languire per più di trent’anni!

Il Re, a tale proposta, non sapeva cosa rispondere; non che gli mancasse la voglia d’uscire dalla sua prigionia, ma aveva paura che la Fata del Deserto avesse preso questo nuovo sembiante per trarlo in inganno. Mentre egli esitava, la Sirena, che aveva indovinato i suoi pensieri, gli disse:

  • Non crediate ch’io vi tenda un tranello, sono troppo sincera per voler favorire i vostri nemici: tutti i soprusi della Fata del Deserto e del suo Nano Giallo m’hanno esacerbata contro di loro; io vedo ogni giorno la vostra infelice Principessa: la sua bellezza e i suoi meriti mi muovono a compassione e, ve lo ripeto, se avete un poco di fiducia in me, sono disposta a salvarvi.
  • La mia fiducia in voi è così totale, – esclamò il Re, – che farò tutto ciò che mi direte; ma, poiché avete visto la mia Principessa, non tardate a darmi sue notizie.
  • Non perdiamo troppo tempo in chiacchiere, – disse lei; – venite subito con me, vi condurrò al castello d’acciaio, e lascerò su questa spiaggia un fantoccio così simile a voi che la stessa Fata sarà tratta in inganno.

E ammassando alcune alghe ne fece un fantoccio, poi, soffiandovi sopra per tre volte:

  • Alghe marine, amiche care, – disse, – vi ordino di starvene distese sulla sabbia, senza muovervi di qui, sino a quando la Fata del Deserto non venga a prendervi.

Le alghe si ricoprirono di pelle e presero un aspetto così simile a quello del Re delle Miniere d’Oro, ch’egli non riusciva a credere ai suoi occhi; si rivestirono di un abito uguale al suo e presero una cera pallida e disfatta, come quella d’un annegato; nel frattempo la buona sirena invitò il Principe a sedersi sulla sua coda di pesce e ambedue presero il largo con eguale soddisfazione. Continua lunedì.

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