La favola del giorno

Il Nano Giallo – 7

  • Ed ora posso dirvi, – continuò la Sirena, – che, quando il perfido Nano Giallo ebbe rapita Tuttabella, la pose, malgrado la ferita fattale dalla Fata del Deserto, dietro di sé, in groppa al suo terribile gatto spagnolo; ella perdeva tanto sangue ed era così sconvolta per l’accaduto che le forze le mancarono e rimase svenuta durante tutto il viaggio; ma il Nano Giallo non volle fermarsi a soccorrerla sin quando non si fosse visto al sicuro nel suo terribile palazzo d’acciaio: trovò ad accoglierlo le più belle fanciulle del mondo ch’egli aveva trasportato lì. Queste fecero a gara a dimostrargli la loro premura nel servire la Principessa; ella fu messa in un letto di broccato d’oro e trapunto di perle più grosse che nocciole.
  • – Povero me! – esclamò il Re delle Miniere d’oro interrompendo la Sirena, – e così l’ha sposata, mi mancano le forze, addio! muoio!
  • No, – disse lei, – per carità, signore, tranquillizzatevi: la fermezza di Tuttabella ha saputo proteggerla dalle violenze dell’orribile nano.
  • Allora andate avanti, – disse il Re.
  • Che altro ho da dirvi? – continuò la Sirena. – Lei si trovava nel boschetto quando voi siete passato; vi ha visto in compagnia della Fata del Deserto (ella era così contraffatta che le sembrò di una bellezza superiore alla sua) e non si ha idea della sua disperazione: crede che l’amiate!
  • Crede che io l’ami! Giusti Dèi! – esclamò il Re, – come ha potuto ingannarsi così e che debbo fare perché si ricreda?
  • Consultate il vostro cuore, – rispose la Sirena con un grazioso sorriso: – per chi è veramente innamorato non c’è bisogno di consigli!

Nel dir queste parole arrivarono al castello d’acciaio; la parte verso il mare era la sola che il Nano Giallo non avesse rivestito di quelle formidabili muraglie che incenerivano chiunque.

  • Io so benissimo, – disse la Sirena al Re, – che Tuttabella si trova presso quella stessa fonte ove la vedeste passando nell’aria; ma, poiché prima di giungervi, avrete dei nemici da combattere, ecco una spada con la quale potrete intraprendere qualsiasi cosa e affrontare ogni pericolo, a patto che non la lasciate cadere. Addio, adesso vado a nascondermi in quella grotta che vedete; se avete bisogno di me per condurre a buon fine la vostra impresa con la Principessa, non vi verrò mai meno: la Regina sua madre è la mia miglior amica ed è per servirla che sono venuta a cercarvi.

Detto questo, ella diede al Re una spada fatta d’un unico diamante; i raggi del sole brillano di meno; egli ne comprese tutta l’utilità e non potendo trovare espressioni abbastanza calorose per mostrarle la sua riconoscenza la pregò di supplirvi immaginando tutto quel che un cuore ben fatto può provare quando si sente grato fino a tal punto.

Ma qui bisogna dire qualcosa della Fata del Deserto. Non vedendo tornare il suo leggiadro spasimante, ella si affrettò ad andarlo a cercare; si recò alla spiaggia con una scorta di cento fanciulle tutte incaricate di offrire al Re doni meravigliosi.

Alcune portavano grandi ceste tutte piene di diamanti, altre vasi d’oro meravigliosamente cesellati, più d’una recava ambra grigia, coralli, perle; certe portavano sul capo rotoli di stoffa d’indescrivibile ricchezza, altre ancora frutta, fiori e perfino degli uccelli!

Quale fu lo stupore della Fata, che camminando precedeva la folta ed elegante schiera, quando scorse il fantoccio d’alghe marine, così rassomigliante al Re delle Miniere d’Oro che nessuno avrebbe potuto trovarvi la minima differenza? A tale vista, sbigottita e come pazza per il dolore, ella lanciò un urlo così straziante da penetrare i cieli, far tremare i morti e risuonare fin nell’inferno. Divenuta una megera furiosa della quale né Aletto né Tisifone avrebbero saputo prendere un aspetto più sconvolgente, ella si gettò sul corpo del Re, pianse, gridò, fece a pezzi cinquanta delle più belle fanciulle che l’avevano accompagnata, immolandole così ai Mani del caro defunto. Poi chiamò a sé undici sorelle che aveva, tutte fate come lei, pregandole di aiutarla a innalzare un superbo mausoleo al giovane eroe. Non ve ne fu una che non rimanesse ingannata dalle alghe marine. Un caso simile vi stupirà abbastanza, giacché le Fate sapevano tutto, ma l’astuta Sirena ne sapeva ancora di più.

Nel mentre che quelle facevano portare porfido, diaspro, agata, marmo, statue, emblemi, oro e bronzo per immortalare la memoria del Re che credevano morto, quest’ultimo stava ringraziando la gentile Sirena e la scongiurava di accordargli la sua protezione; ella s’impegnò a farlo con la migliore grazia del mondo e scomparve ai suoi occhi. A lui non restò che inoltrarsi verso il castello d’acciaio.

Guidato dal suo amore egli andò avanti spedito, scrutando attentamente se per caso non scorgesse l’adorata Principessa, ma non rimase a lungo con le mani in mano: quattro orribili sfingi lo circondarono, e gettandoglisi addosso coi loro adunchi artigli, lo avrebbero fatto a brandelli se la spada di diamante non gli fosse stata utile come la Sirena aveva predetto. L’aveva appena fatta brillare innanzi agli occhi di quei mostri che questi caddero esamini ai suoi piedi: egli inferse a ciascuno un colpo mortale, poi continuò ad andare avanti. Continua domani.

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