La favola del giorno

Il Nano Giallo – 8

Trovò sei draghi coperti di squame più difficili a penetrare del ferro. Per quanto fosse spaventoso un simile incontro, egli rimase intrepido, e servendosi della sua formidabile spada non ne lasciò alcuno senza prima averlo tagliato a metà.

Sperava di aver superato i maggiori ostacoli, quando ne incontrò uno nuovo e quanto mai imbarazzante: ventiquattro ninfe, bellissime e graziose, gli vennero incontro tenendo in mano una lunga ghirlanda di fiori con la quale gli sbarravano il passaggio.

  • Dove volete andare, signore? – gli dissero. – Noi siamo qui a guardia di questi luoghi: se vi lasciamo passare, infinite disgrazie accadrebbero sia a noi che a voi; per pietà non vi ostinate; vorreste forse inzuppare la vostra mano vittoriosa nel sangue di ventiquattro fanciulle innocenti che non vi hanno mai fatto alcun male?

Il Re, a tale vista, rimase interdetto ed esitante; non sapeva che fare: lui, che si era sempre fatto un vanto di rispettare il gentil sesso, e di esserne a oltranza il paladino, adesso era costretto a distruggerlo! Ma udì una voce che improvvisamente lo incoraggiò: “Colpisci! Colpisci! Non risparmiare alcuno, – diceva questa voce, – o perderai per sempre la tua Principessa!”

Allora senza rispondere nulla alla ninfe, egli si getta in mezzo ad esse, spezza le loro ghirlande, le combatte senza pietà e le disperde in un attimo. Era uno degli ultimi ostacoli che doveva trovare: entrò nel boschetto dove aveva visto Tuttabella, e la trovò accanto allo stessa fonte, pallida e disfatta. Le si accosta tremando, fa per gettarsi ai suoi piedi, ma lei si alza e si allontana con altrettanta fretta e indignazione che se il Principe fosse stato il Nano Giallo!

  • Non condannatemi senza ascoltarmi, Altezza, – disse lui; – io non sono infedele né colpevole: sono un infelice che, senza volerlo, si è reso ingrato ai vostri occhi!
  • Ah, crudele! – ella esclamò. – Vi ho visto volare pei cieli insieme a una fanciulla di straordinaria bellezza; era forse a malincuore che facevate quel viaggio?
  • Si, Principessa, – disse lui, – era a malincuore; la perfida Fata del Deserto non si accontentò d’incatenarmi a una roccia, ma mi portò nel suo cocchio in capo al mondo, ove sarei ancora a languire, senza l’insperato soccorso d’una benefica sirena che m’ha condotto sin qui. Vengo, Principessa, a strapparvi dalle mani che vi tengono prigioniera; non rifiutate l’aiuto del più fedele di tutti gli amanti!

Si gettò ai piedi di lei, e cercando di trattenerla per le vesti inavvertitamente si lasciò cadere di mano l’invincibile spada. Il Nano Giallo ch’era lì, nascosto sotto un cespo di lattuga, non aveva ancora fatto in tempo a vederla in terra che, conoscendone l’immenso potere, vi si buttò sopra e l’afferrò.

Scorgendo il Nano, la Principessa lanciò un grido terribile, ma il suo terrore non servì che a inasprire il piccolo mostro: con due paroline magiche egli fece apparire due giganti, i quali si avventarono sul Re e lo caricarono di catene di ferro.

  • E adesso, – disse il Nano, – la sorte del mio rivale è nelle mie mani: ma son disposto ad accordargli la libertà d’andarsene di qui a patto che, senza indugi, voi acconsentiate a sposarmi.
  • Preferisco morire mille volte! – esclamò il Re innamorato.
  • Morire, ahimè, – disse la Principessa, – signore, cosa c’è di più terribile?
  • Che voi diventiate la vittima di questo mostro, – rispose il Re; – non è ancora più terribile?
  • Allora, moriamo insieme, – disse lei.
  • Lasciatemi, Principessa, la consolazione di morire per voi.
  • Piuttosto acconsento a quel che desiderate, – ella disse al Nano.
  • Sotto i miei occhi, – continuò il Re, – sotto i miei occhi ne farete il vostro sposo? O crudele Principessa, la vita mi sarebbe odiosa!
  • No, – disse il Nano Giallo, – non sarà sotto i tuoi occhi ch’io diverrò il suo sposo: un rivale amato è troppo temibile!

E nel dir queste parole, nonostante i gemiti e le preghiere di Tuttabella colpì il Re direttamente al cuore e lo distese ai suoi piedi. La Principessa, non potendo sopravvivere al suo dolce innamorato, si lasciò cadere sul suo corpo e non tardò molto a unire la sua anima a quella di lui. Fu così che morirono i due infelici giovani, senza che la buona sirena potesse aiutarli in alcun modo; giacché

tutta la forza dell’incantesimo stava nella spada di diamante.

Il perfido nano preferì vedere la Principessa priva di vita piuttosto che vederla fra le braccia di un altro; e la Fata del Deserto, essendo venuta a conoscenza dell’avventura, distrusse il mausoleo che aveva innalzato e fu presa da tanto odio per la memoria del Re delle Miniere d’Oro quant’era stata forte la sua passione per la bella persona di lui. La soccorrevole sirena, desolata da sì grande sciagura, non poté ottenere altro dal Destino che di tramutare i giovani amanti in due palme. Quei corpi così perfetti divennero due bellissimi alberi e serbando sempre un amore fedele l’uno per l’altro, si accarezzano intrecciando i loro rami e in questa tenera unione rendono la loro fiamma immortale.

Morale

C’è chi in mezzo al naufragio promette di sacrare

Un’intera ecatombe agl’Immortali,

E poi neppur si prostra davanti alle lor are,

Quando ha toccato le rive ospitali.

A ognun succede, in qualche dannata congiuntura,

Di prodigar promesse. Ma Tuttabella insegna

Che giurare non val, se quei che giura

Col cuor non s’impegna.

Fiabe francesi della corte del re Sole e del secolo XVIII

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.