Categoria: Animali

L’uomo e il suo cane – il cane in esposizione – 3

Una brava persona si vergogna anche davanti a un cane. (Anton Ceechov)

Il regolamento della F.C.I. prevede che il C.A.C.I.B. possa essere assegnato solo a razze riconosciute da più di dieci anni. Le esposizioni canine sono programmate dall’ente cinofilo nazionale (in Italia l’E.N.C.I.) e dalla F.C.I. e possono essere di diverso livello:

  1. Le esposizioni mondiali sono organizzate ogni anno in un diverso Paese aderente alla F.C.I. e mettono in palio il titolo di campione mondiale, che ufficialmente spetta solo al soggetto maschio e a quello femmina di ciascuna razza che abbia conseguito il C.A.C.I.B. (quindi, quando si sente parlare di “campione mondiale coppie”, e similari, si tratta di inesattezze formali);
  2. Le esposizioni europee, che mettono in palio, sia per il miglior maschio sia per la migliore femmina di ciascuna razza, il titolo di Campione Europeo;
  3. Le esposizioni internazionali: con assegnazione del C.A.C.I.B. (e relative “riserve”) inizia, prosegue o si conclude il percorso che porterà al Campionato Internazionale;
  4. Le esposizioni nazionali, che assegneranno al miglior maschio e alla migliore femmina di ogni razza il C.A.C. (e relative “riserve”), permettendo di conseguire, finito l’iter previsto, il titolo di campione della nazione dove è organizzato. I soggetti risultati B.O.B. gareggeranno con gli esemplari che hanno ottenuto la stessa vittoria in ogni singola razza del Gruppo F.C.I. al quale appartengono (Gruppo 1: Cani da Pastore; Gruppo 3: Terrier, e così via). Chi vincerà sarà proclamato Best of Group (B.O.G.) e, infine, il migliore di ciascun gruppo disputerà l’ambitissimo titolo di Best In Show (B.I.S.), divenendo così il miglior soggetto di quella esposizione. Al secondo classificato andrà la Riserva di Best In Show.

Nelle esposizioni regionali, provinciali e locali non sono in palio titoli per il conseguimento del campionato. I soggetti esposti vengono confrontati in un particolare e amichevole spirito cinofilo, visto che queste manifestazioni servono per lo più per far impratichire i cani giovani o non abituati a partecipare alle esposizioni e per fare un po’ d’esperienza (cosa valida anche per i proprietari alle prime armi).

Ci sono poi i campionati sociali, organizzati dalle società che tutelano una determinata razza, durante i quali viene posto in palio il titolo di campione sociale. All’interno delle esposizioni nazionali e internazionali, le società di razza possono anche organizzare delle mostre speciali, che sono molto importanti per il conseguimento del campionato nazionale di bellezza.

L’uomo e il suo cane – il cane in esposizione – 2

Una brava persona si vergogna anche davanti a un cane. (Anton Ceechov)

I soggetti presentati, dopo essere stati valutati dal giudice, possono essere da questo qualificati con:

  1. Eccellente (ECC): per esemplari corrispondenti a quanto richiesto dallo standard, armoniosi  e ben proporzionati, presentati in modo appropriato e in eccellenti condizioni di forma e salute, che si muovono in modo corretto e con brillante andatura. La loro tipicità e le grandi qualità potranno far perdonare anche qualche piccola imperfezione. Sono cani altamente consigliati per la riproduzione;
  2. Molto Buono (MB): per esemplari tipici, presentati in modo corretto e in buone condizioni, ma che possiedono qualche lieve difetto veniale, non morfologico. La valutazione Molto Buono andrà anche a quei cani che, pur possedendo in alto grado le caratteristiche di razza e pur essendo meritevoli dell’Eccellente, sono presentati in modo non adeguato o con qualche temporaneo problema di forma o salute. Sono, naturalmente, soggetti consigliati per la riproduzione;
  3. Buono (B): per soggetti che possiedono sufficienti caratteristiche di razza, ma presentano anche difetti di struttura o carattere che impediscono una qualifica superiore. Si tratta di cani consigliati per la riproduzione solo con esemplari che presentino caratteristiche di correttezza nei settori in cui essi manifestano lacune. (E’ bene ricordare che non si compensa un difetto con un eccesso contrario. Ad esempio, una testa piccola non può essere rimediata da una testa grossa del cane che viene accoppiato: potrà essere corretta solo da una testa di giuste dimensioni);
  4. Abbastanza Buono (AB): per soggetti abbastanza tipici, ma senza qualità particolari, o in cattive condizioni fisiche.

Al giudice rimane ancora una possibilità: la squalifica del soggetto presentato. Sono motivo di squalifica per tutte le razze la monorchidia (discesa di un solo testicolo nello scroto) e la criptorchidia (mancata discesa nello scroto o assenza di entrambi i testicoli). Alla fine dell’esame, il giudice stilerà una classifica, indicando il primo, il secondo, il terzo, e via discorrendo fino all’ultimo, di ogni singola classe. Tra i migliori delle singole classi (Juniores, Giovani, Libera e Campioni), saranno scelti il miglior maschio e la migliore femmina, che saranno proclamati Best of Breed (B.O.B.), titolo per il miglior soggetto, e Best of Opposite Sex (B.O.S.), per l’esemplare di sesso opposto. Ai soggetti – sia maschio sia femmina – che risulteranno primi in Classe Libera, il giudice potrà assegnare il C.A.C. per le Esposizioni Nazionali Italiane, o il C.A.C.I.B., per le Esposizioni Internazionali. Il certificato può essere assegnato anche ai cani già campioni della nazione nella quale si effettua l’esposizione, ma non ancora campioni internazionali. Il giudice, è bene ribadirlo, “potrà”, ma non “dovrà”, attribuire i certificati di campionato, poiché potrebbe non considerare i soggetti, sia pur eccellenti, degni di conseguire il campionato. Ai secondi classificati potranno essere attribuiti i certificati di “Riserva” di C.A.C. e “Riserva” di C.A.C.I.B. Le “Riserve” sono indicate perché, qualora chi ha avuto dal giudice il C.A.C. o il C.A.C.I.B. effettivi non avesse bisogno di quel certificato, magari perché lo ha già avuto dallo stesso giudice, potrà rinunciarvi a favore di chi ha ottenuto la “Riserva”. Continua domani.

L’uomo e il suo cane – il cane in esposizione

Una brava persona si vergogna anche davanti a un cane. (Anton Ceechov)

Le esposizioni canine hanno sempre avuto lo scopo di indicare gli esemplari che possiedono le caratteristiche, descritte da uno standard, ritenute ideali per una certa razza. E’ un modo per segnalarli come animali da utilizzare in riproduzione per trasmettere ai figli la loro struttura morfologica e caratteriale. Oltre all’esame morfologico, si è sempre valutata con molta attenzione l’attitudine di un determinato soggetto a compiere il lavoro per il quale la sua razza è stata selezionata, oltre, ovviamente al carattere.

Anche se la consuetudine di far valutare a persone esperte i propri cani sia per la loro bellezza sia per la capacità di lavorare è cosa antica di secoli, la prima esposizione canina della quale s’abbia notizia è quella che s’è tenuta il 28 e 29 giugno 1859 a Newcastle-upon-Tyne, in Inghilterra, riservata a Pointer e Setter.

Nelle esposizioni di bellezza organizzate dagli enti cinofili d’ogni nazione aderenti o affiliati alla Federazione Cinologica Internazionale (F.C.I.), il giudice esamina i soggetti presentati, che gli vengono esibiti divisi tra maschi e femmine e in diverse classi:

  1. Classe Juniores, per soggetti d’età compresa tra i 6 e i 9 mesi. In questa classe non vengono assegnati né il Certificato d’Attitudine al Campionato Italiano di Bellezza (C.A.C.) né il Certificato di Abilitazione al Campionato Internazionale di Bellezza (C.A.C.I.B.);
  2. Classe Giovani, per i soggetti di età compresa tra i 9 e i 18 mesi. Nemmeno in questa classe sono assegnati il C.A.C. e il C.A.C.I.B.;
  3. Classe Libera, per i soggetti dai 15 mesi in su. Non possono essere iscritti in questa classe i campioni di bellezza proclamati nel Paese in cui si svolge l’esposizione. Sono in palio il C.A.C. e il C.A.C.I.B. per i soggetti non sottoposti a prove di lavoro;
  4. Classe Campioni, obbligatoria per quei soggetti già proclamati campioni nel Paese in cui si tiene la manifestazione, facoltativa per i campioni internazionali e per i campioni proclamati in altre nazioni;
  5. Classe Lavoro, per i cani di almeno 15 mesi di età che siano in possesso dei titoli richiesti dal regolamento. E’ in palio il Certificato di Attitudine al Lavoro (C.A.L.).

E’ proibita l’iscrizione contemporanea dello stesso cane in più di una di queste classi. Vi sono anche altre classi:

  1. Classe di Coppia, per soggetti (un maschio e una femmina) della medesima razza e dello stesso proprietario;
  2. Classe di Gruppo, per soggetti (almeno tre, maschi e femmine) appartenenti alla stessa razza e allo stesso proprietario, o iscritti dall’allevatore;
  3. Classe di Gruppo d’Allevamento, per soggetti provenienti dallo stesso allevamento e giudicati nel Ring d’Onore;
  4. Classe Registro Soggetti Riconosciuti (R.S.R.), che serve a far riconoscere un cane privo di pedigree come appartenente a una determinata razza (i cani con pedigree sono invece iscritti al Registro Origini Italiane, il R.O.I.). Questo, sempre che ciò sia possibile, poiché per alcune razze non è ammesso il riconoscimento di soggetti privi di pedigree. I cani devono avere almeno 9 mesi di età;
  5. Fuori Concorso, per soggetti che non partecipano all’assegnazione di premi o titoli. Non dà diritto al giudizio, ma serve solo per mostrare il cane, per ottenere il riconoscimento della taglia (per quelle razze ove è richiesto), per mostrare ai giudici, ai cinofili e al pubblico una razza non ancora riconosciuta o un esemplare di grande rilievo, oppure per far partecipare il cane di una razza riconosciuta ai gruppi d’allevamento.

Nelle esposizioni di Campionato Sociale, o nelle mostre speciali organizzate dalle società che tutelano una determinata razza, è possibile avere classi supplementari quali la Baby o Puppy, per soggetti dai 3 ai sei mesi, e quella Veterani, per cani con più 6-7 anni d’età, a seconda della razza e di quanto decide la società che promuove l’evento.

Non potranno accedere alle esposizioni e non avranno diritto al rimborso dell’iscrizione i cani che:

  1. Sono affetti da malattie della pelle e da ogni altra malattia;
  2. Hanno subito una modificazione, o una qualsiasi truccatura volontaria, destinata a dissimulare un difetto trasmissibile in riproduzione. E’ fatta eccezione per quelle razze il cui Standard riconosce come necessarie tali pratiche;
  3. Sono ciechi o storpiati;
  4. Sono monorchidi, criptorchidi, con incompleto sviluppo di uno o di entrambi i testicoli, o comunque inetti alla procreazione;
  5. Hanno un’età differente da quella indicata sulla scheda d’iscrizione, per la quale non sono ammissibili alla classe in cui sono iscritti;
  6. Sono femmine in calore;
  7. Sono femmine che allattano, oppure in avanzato stato di gravidanza. Continua domani.

Incontri nel Parco

La martora

Le zone più selvagge degli Appennini e delle Alpi ospitano ancora una popolazione piuttosto consistente di uno dei predatori più misteriosi della fauna europea: è la martora (Martes martes), molto simile come struttura e colori alla cugina faina, ma molto diversa per le abitudini.

Il suo pelame è bruno cioccolato, con una vistosa macchia gialla. Mentre la faina preferisce le zone aperte e a volte si avvicina alle costruzioni umane per approfittare della presenza di moltissimi roditori (e di un occasionale pollaio), la martora abita le foreste più fitte e preda di preferenza animali selvatici.

Grazie alla sua agilità cattura infatti scoiattoli ma soprattutto un gran numero di arvicole e topi campagnoli di cui è uno dei maggiori predatori naturali. Si nutre inoltre di piccoli uccelli (in particolare scriccioli) ma anche di rane e di larve di bombi, insieme a bacche e frutti nei periodi più freddi.

Il maschio e la femmina occupano territori distinti, anche se spesso si sovrappongono a quelli di altri esemplari. La femmina si accoppia con il maschio (a volte più di uno) in luglio-agosto e i piccoli che nascono dopo otto-nove mesi (la vera gestazione è di circa un mese, ma il feto rimane quiescente per alcuni mesi), sono indipendenti dopo circa sei mesi.

Animali – I Canidi – 6

Il Lupo

Gli accoppiamenti sono di solito limitati ai Lupi di un certo rango, che spesso ostacolano addirittura i tentativi compiuti dai compagni gerarchicamente inferiori. Tale abitudine, insieme a un indice abbastanza elevato di mortalità durante il primo anno, realizza una sorta di controllo delle nascite, e quindi un’autoregolazione della densità di popolazione, comune del resto ad altri Carnivori di grandi dimensioni. Gli accoppiamenti hanno luogo in febbraio-marzo per le forme eurasiatiche, ai primi di aprile per quelle diffuse nelle estreme regioni settentrionali del Nordamerica. Dopo una gestazione di circa 9 settimane la femmina dà alla luce da 3 a 10 piccoli (più comunemente da 5 a 7), ciechi e inetti come quelli dei Cani domestici. Qualche tempo prima del parto la futura madre predispone un ricovero adatto ad accogliere la prole, scavando di solito un rifugio nel sottosuolo, o più semplicemente installandosi in un tronco cavo, in una tana di Volpi oppure in una tana abbandonata di Castori. I piccoli vengono allattati per circa 8 settimane, quindi la femmina viene aiutata ad allevarli sia dal maschio, che sovente vive per vari anni con la stessa compagna, sia da altri Lupi del branco che non hanno ancora formato una coppia, soprattutto dalle femmine più giovani; queste si prendono cura dei cuccioli allorché la madre ricomincia ad allontanarsi per andare a caccia. Dopo essere stati svezzati i piccoli vengono infatti nutriti con il cibo procurato dai genitori, che talvolta lo portano direttamente tenendolo in bocca, oppure lo inghiottono per poi rigurgitarlo nella tana.

I cuccioli crescono con tale rapidità da raggiungere durante l’inverno delle dimensioni prossime a quelle dei genitori (da una certa distanza è pressoché impossibile distinguerli dagli adulti); poiché tuttavia non sono ancora in grado di contrastare validamente le pericolose reazioni delle prede, si limitano dapprima a partecipare alla caccia come apprendisti, senza intervenire attivamente. Trascorrono invece molte ore dedicandosi ai giochi più diversi, trascinando talora anche gli adulti. I Lupi raggiungono la maturità sessuale verso i 3 anni e allo stato libero non vivono probabilmente più di 10 anni; a questa età infatti l’animale ha i denti talmente logori, ed è tanto indebolito dai parassiti da trovare notevole difficoltà nella ricerca del cibo. A volte gli individui molto anziani vengono scacciati dal branco e costretti a vivere isolati, per cui finiscono ben presto per morire.

I lupi e l’uomo

Fin dai tempi più antichi il Lupo è stato temuto e odiato dagli uomini: i cacciatori vedevano in questo Carnivoro un temibile concorrente, i pastori lo consideravano un predatore di animali domestici e addirittura pericoloso nemico. Non è dunque difficile immaginare quanto abbia influenzato la mitologia e la superstizione di molti popoli dell’emisfero settentrionale, non solo nell’antichità (basti pensare alla leggenda di Romolo e Remo allattati da una Lupa), ma addirittura ai nostri giorni. In India, ad esempio, si narrano tuttora storie di bambini che, abbandonati dai genitori, sono stati accolti e allevati da un branco di Lupi (di qui il personaggio di Mowgli, ideato da Rudyard Kipling). Ai tempi in cui in Europa vigeva il regime feudale, questi Carnivori erano divenuti per i contadini oppressi l’incarnazione stessa del terrore: l’irruzione di un branco in un pascolo di Bovini poteva risolversi in una catastrofe economica per i proprietari degli animali uccisi, per i quali un simile evento significava la perdita delle decime o quanto meno l’impossibilità di accumulare le provviste di carne (conservata sotto sale) necessarie per l’inverno. Dopo la guerra dei Trent’anni, quando i Lupi si accrebbero in misura tale da annientare talune colonie agricole di recente formazione, i feudatari decisero di condurre una lotta spietata contro questi Carnivori, ricorrendo perlopiù all’arruolamento in massa di battitori che avevano il compito di spingere i Lupi verso una località prefissata; qui gli animali rimanevano imprigionati in reti e facilmente abbattuti. In confronto ai risultati ottenuti, tuttavia il costo di una simile tecnica di caccia fu veramente enorme, e si risolse, in pratica, in un pesante aggravio per i contadini, costretti loro malgrado a fungere da battitori. Nella prima metà del XVIII secolo il graduale miglioramento tecnico delle armi da fuoco e l’introduzione della stricnina quale mezzo di lotta contro i Lupi provocarono una progressiva riduzione numerica nelle popolazioni di questa specie, che all’inizio delle guerre napoleoniche appariva ormai quasi completamente sterminata in gran parte dell’Europa centrale. Dopo l’infelice campagna di Russia branchi di Lupi seguirono le armate napoleoniche in ritirata, spingendosi dalle regioni orientali fino all’Europa centrale, ove vennero però in gran parte distrutti. La penetrazione verso le regioni centrali di gruppi di questi Carnivori continuò tuttavia, sia pure sporadicamente, fino al 1870; verso il 1900 vennero uccisi gli ultimi esemplari sopravvissuti in Alsazia, Lorena e Saar, mentre nelle Ardenne e nelle altre zone della Francia Orientale la specie scomparve attorno al 1910. Un piccolo gruppo di Lupi sopravvive oggi nei Pirenei, e alcuni individui si spingono talora verso nordest, fino alle Cevenne. Nell’Europa orientale questa specie ha invece registrato un aumento numerico apprezzabile dopo la prima guerra mondiale e soprattutto dopo la seconda, tanto che negli ultimi decenni si sono verificate delle nuove migrazioni verso occidente, fino alla Bassa Sassonia. In Italia esistono ancora circa 300-400 Lupi di una razza particolare (Lupo appenninico), diffusi dall’Umbria alla Calabria. Difficilmente, però essi potranno sopravvivere in futuro, a eccezione dei pochi esemplari presenti nel Parco nazionale degli Abruzzi. Continua – 6

L’uomo e il suo cane – La comunicazione uomo-cane – 2

La comunicazione acustica

L’acustica è un metodo di comunicazione abbastanza facile da interpretare. Talvolta i cuccioli guaiscono o piangono solo per attirare l’attenzione del padrone. Se ci si fa caso, in una cucciolata tutti i cuccioli piangono e guaiscono, ma la madre non si preoccupa molto, perché sa che si tratta di un comportamento naturale, che non segnala pericolo.

Se la stessa situazione si ripete in famiglia, tutti si daranno da fare per capire di cosa il piccolo ha bisogno, autorizzandolo di fatto a fare “i capricci” in ogni momento; il giovane despota diverrà in questo modo il dittatore di casa, che imporrà con petulanti lamenti i suoi voleri. Meglio, perciò, ignorare fin dal principio tali atteggiamenti, a meno che non vi siano evidenti stati patologici. Nell’età dello sviluppo sessuale il maschio, e in limitati casi anche la femmina, potrebbe cercare di scalare la gerarchia sociale della famiglia iniziando a disubbidire e a minacciare il padrone con un sordo ringhiare accompagnato da orecchie abbassate ed esposizione dei canini.

Non bisogna lasciarsi intimidire, anzi si deve reprimere con decisione ogni tentativo di ribellione; in pochi mesi la situazione si sistemerà e il nostro intraprendente amico accetterà di buon grado la sua posizione sociale.

Molto importante è imparare a riconoscere con che tipo di abbaio si rivolge a noi il nostro cane.

C’è l’abbaio festoso e giocoso, accompagnato sovente dallo scodinzolare, con il cane che si appiattisce al suolo con la parte anteriore, allegro.

Ci sono gli abbai di richiamo, con il quale il cane cerca la nostra attenzione. Sono richiami di forte tonalità, striduli, ripetuti a intermittenza.

Vi sono, poi, gli abbai da noia, che il cane fa quando si sente per lungo tempo ignorato o trascurato. Sono versi noiosi, forti, monotoni, lamentosi e molto fastidiosi.

Se c’è una situazione che il cane non capisce abbaia in modo non molto profondo ma continuo, in modo da attirare l’attenzione del padrone, che farebbe bene ad andare a controllare.

V’è, infine, l’abbaio con il quale avvisa di un pericolo reale e imminente. Si tratta di un segnale profondo, deciso, agguerrito. In alcune razze di taglia media e grande, particolarmente specializzate nella guardia, un simile abbaiare può gelare il sangue perfino al più coraggioso dei malfattori, inducendolo a desistere dall’azione criminosa. Con questo modo di abbaiare il padrone deve immediatamente mettersi in guardia.

Per comunicare con il suo cane il padrone dovrà adattare tono e volume della voce a quello che deve trasmettere. Non dovrà mai gridare, non dovrà pronunciare un gran numero di parole (l’animale non capirebbe, sono sufficienti un “qui!”, oppure un “no!”, detti in modo secco e deciso), non dovrà mai usare metodi violenti.

La comunicazione olfattiva

Il cane comunica anche con segnali olfattivi: è tipica la marcatura del territorio con urina e feci, che i maschi e le femmine dominanti fanno nell’ambiente dove vivono e in quelli nuovi, in modo da segnalare la loro presenza e il desiderio di controllare lo spazio circostante. L’acre odore delle glandole perianali viene emanato in condizioni di pericolo o di paura.

Un’ultima segnalazione riguarda l’uso che alcuni soggetti fanno dell’aria contenuta nell’intestino: se si trovano con il padrone in situazioni che non gradiscono (permanenza in uffici, lunghe attese prima di uscire da una casa, prolungata conversazione del padrone con qualcuno), i cani possono emetterla, con tutte le prevedibili conseguenze tra le quali, naturalmente, il grande imbarazzo del padrone.

L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.