Categoria: arte – cultura – spettacoli personaggi

Arte – Cultura – Personaggi

Thomas Stearns Eliot

La vita

Thomas Stearns Eliot nasce a Saint Louis – Missouri – nel 1888, da famiglia inglese. Laureatosi ad Harvard nel 1910, si trasferì l’anno successivo in Europa, perfezionando i suoi studi prima a Parigi poi a Oxford. Nel 1915 si stabilì a Londra e dopo un periodo trascorso come insegnante e poi come impiegato di banca, si dedicò definitivamente alla letteratura. Nel 1917 esordì come poeta con la raccolta Prufrock e altre osservazioni, seguita poi da altri volumi di versi – importante l’aiuto dato a Eliot dall’amico e poeta americano Ezra Pound, che oltre a guidarlo nella formazione culturale, ne favorì la notorietà nell’ambiente londinese -. Nel 1922 compose infine il poemetto La terra desolata, smarrita constatazione dello sfacelo del mondo contemporaneo e uno dei vertici della poesia eliotiana. Nel 1927 il poeta ottiene la cittadinanza inglese e aderisce alla religione anglicana. Frutto della conversione religiosa è il poemetto Mercoledì delle ceneri (1930). Datosi successivamente anche al teatro (Assassinio nella cattedrale, 1935; Cocktail Party, 1950; L’impiegato di fiducia, 1954; Il grande statista, 1959), Eliot ci lascia come sua ultima raccolta di versi i Quattro quartetti (1943). Autore anche di acuti saggi critici ed estetici (Il bosco sacro, 1920), fu insignito del premio Nobel nel 1948. Morì a Londra nel 1965.

Arte – Cultura – Personaggi

Sergej Esenin

La poesia

La Russia sovietica scritta nel 1924, un anno prima che il poeta ponesse fine alla sua esistenza, suicidandosi, non è soltanto una fondamentale testimonianza dell’arte di Esenin ma è anche un documento centrale per illuminare la personalità del poeta e per capire la natura del dramma che lo travagliò fino a spingerlo al suicidio. Visceralmente legato al mondo contadino, Esenin è incapace di aderire fino in fondo sia alla vera sostanza ideologica del marxismo, sia alla concretezza della situazione post-rivoluzionaria russa e, mentre resta irreversibilmente ancorato a un generico socialismo messianico-populista, respinge con decisione la nuova realtà industriale che tutto invade e sconvolge. La Rivoluzione è perciò, per lui, un evento ambiguo, vagheggiato ma deludente, carico di infinite potenzialità di riscatto ma tale anche da rivelarsi, a conti fatti, un mostro disumano e disumanizzante, fonte di solitudine e di inappagabili nostalgie per un mondo definitivamente perduto.

Arte – Cultura – Personaggi

Sergej Esenin

Sergej Aleksandrovic Esenin nacque a Konstantinovo nella Russia meridionale nel 1895, da famiglia contadina. Allevato e aiutato negli studi da uno zio, cominciò prestissimo a scrivere versi. Nel 1915 si trasferì a Pietroburgo e nel 1917 aderì con sincero entusiasmo alla Rivoluzione d’Ottobre, salutando in essa l’avvento di un mondo rigenerato e puro, e il prossimo riscatto del mondo contadino (Inonia 1918).

Nel 1921 entrò a far parte del gruppo dei poeti “immaginisti” che perseguivano una poesia ricca di metafore stravaganti. Ma in lui stavano già insinuandosi i primi dubbi sulla effettiva forza rigeneratrice della Rivoluzione, almeno nel vagheggiato senso contadino. Recatosi all’estero (si era sposato con la celebre danzatrice Isadora Duncan) e accortosi, al suo rientro in patria, che la Russia ufficiale quando non lo osteggia lo ignora, attraversa una profonda crisi morale e intellettuale, cui seguono anni di sregolatezze e di scandali, di cui sono testimonianza il poema Confessioni di un teppista (1921) e le liriche di Mosca delle bettole (1924). Il poeta chiuderà tragicamente la propria esistenza, suicidandosi, nel 1925.

Arte – Cultura – Personaggi

Carlo Goldoni

La vita

Nasce a Venezia nel 1707, da famiglia borghese. Nel 1716 si trasferisce a Perugia, dove il padre esercita la professione medica: qui rimane alcuni anni compiendo gli studi inferiori presso i Gesuiti e coltivando in pari tempo la già nata passione per il teatro comico. Iniziati nel 1720 gli studi superiori a Rimini, li segue straccamente, sia per fondamentale disinteresse, sia anche perché afflitto dalla solitudine (la madre è a Chioggia, il padre a Modena). Intanto frequenta una compagnia di comici veneziani, dai quali è affascinato: con loro fugge a Chioggia dove si trova la madre. Fra il 1723 e il 1725 risiede nel collegio Ghislieri di Pavia, dove segue studi di legge; ma ne viene espulso per aver scritto una satira contro le donne pavesi.

Seguono anni di irrequietezza e di dissipazioni – ma anche di grande esperienza del mondo – trascorsi al seguito del padre in Friuli, a Gorizia, a Lubiana, a Graz. Infine nel 1728 si impiega, prima a Chioggia, poi a Feltre, come aggiunto al Coadiutore nella Cancelleria criminale. Si cimenta nelle prime composizioni teatrali.

La morte improvvisa del padre (1731) e le sopraggiunte difficoltà economiche lo obbligano a riprendere e a concludere gli studi. Si laurea in legge a Padova e incomincia a esercitare l’avvocatura. Nel 1732 è costretto ad allontanarsi da Venezia per sottrarsi a un avventato impegno matrimoniale cui era stato indotto con l’inganno: rifugiatosi a Milano, diviene gentiluomo di camera e poi segretario del Residente veneto. A Milano resta fino al 1734 (nel frattempo ha continuato a coltivare la passione per il teatro) quando viene rimosso dal suo incarico per gravi negligenze nell’adempimento del suo ufficio. Incontrato a Verona il capocomico Giuseppe Imer, che si dichiara entusiasta della sua tragedia Belisario, lo segue prima a Venezia poi a Genova, dove tra l’altro si sposa. Nel 1736 è di nuovo a Venezia, dove svolge intensa attività teatrale al servizio dell’Imer e del nobiluomo Grimani, proprietario dei teatri San Samuele e San Giovanni Grisostomo. E’ a partire da quest’anno che Goldoni incomincia a maturare la sua riforma teatrale. Torna però saltuariamente alla professione legale e dal 1741 al 1743 svolge anche mansioni diplomatiche in qualità di console della Repubblica di Genova. Frattanto prosegue nella sua riforma, stimolato anche dall’ingresso nella compagnia dell’Imer di celebri ed espertissimi comici dell’arte (il Gallinelli, il Sacchi, la Baccherini ecc.) ai quali pensa di poter affidare la nuova, impegnativa responsabilità di dar vita a commedie non più “improvvise” ma scritte: per la Baccherini compone anzi, nel 1743, la prima commedia interamente scritta, La donna di garbo, la cui rappresentazione viene però rimandata per l’improvvisa morte dell’attrice.

Complicazioni finanziarie costringono Goldoni ad abbandonare, nello stesso anno 1743, Venezia. Si ferma per qualche tempo a Rimini e poi si sposta in Toscana (dove rimarrà quattro anni, dal 1744 al 1748), prima a Firenze e Siena, poi a Pisa, per “familiarizzarsi” con la buona lingua. E’ un periodo di quasi totale abbandono dell’attività teatrale (si rimetterà anzi a fare l’avvocato), anche se poi le insistenze del comico Sacchi lo indurranno a riprendere i contatti con l’ambiente artistico: infine firma un impegno con il capocomico Medebac e rientra di nuovo a Venezia. I successi che viene a mano a mano ottenendo sono continuamente insidiati da una forte agguerrita concorrenza, e lo stesso pubblico è disorientato e diviso. Per riaffermare il proprio prestigio Goldoni promette di scrivere, per la stagione teatrale 1750-51, ben sedici commedie nuove. Non solo l’impegno è mantenuto (la prima commedia nuova è addirittura un testo programmatico, intitolato Il teatro comico, nel quale Goldoni espone i termini della sua riforma) ma replicato nella stagione teatrale successiva con ben diciassette altre nuove commedie. Particolarmente faticosa fu la stagione 1753-54, allorché scaduto il contratto con il Medebac, Goldoni passò alle dipendenze dei fratelli Vendramin, proprietari del teatro San Luca: non solo perché il successo raggiunto esigeva sforzi sempre nuovi per essere mantenuto, ma anche e soprattutto per le difficoltà create dalla concorrenza e da un generale mutamento nei gusti del pubblico. Continua

Arte – Cultura – Personaggi

Bertolt Brecht

Poesia e teatro

Profondamente partecipe del dramma della perdita di identità dell’uomo moderno, Brecht si distingue nel vasto panorama degli “intellettuali della crisi” per il deciso superamento di ogni posizione di dolente impotenza o di gridata ma sterile ribellione. Le sue ascendenze lo collocano nell’area dell’avanguardia espressionistica, ma il suo bisogno di chiarezza e la lezione marxista, gli consentono di organizzare la propria arte intorno a un nucleo di problemi lucidamente impostati e coerentemente risolti, nel cui contesto l’isolamento dell’artista nella società moderna e l’infelicità prodotta dalla civiltà borghese, trovano spiegazione unitaria e concrete possibilità di superamento. Intanto, come artista, Brecht inaugura – a cominciare dal teatro – un nuovo rapporto con il pubblico: i contenuti, i messaggi che la sua arte veicola non sarebbero infatti comprensibili e nemmeno accattivanti come sono, se li pensassimo indipendentemente dalla “forma” artistica che lo scrittore ha loro assegnato. Particolarmente famose sono le innovazioni teatrali brechtiane, il cosiddetto “teatro epico”. Epico nel senso di narrativo (ma il teatro, secondo la tradizione, non è  racconto, bensì dramma, azione), il teatro di Brecht istituisce tra autore e pubblico un rapporto mediato, come nella narrativa, tale cioè per cui allo spettatore è impossibile confondere ciò che avviene sulla scena, con quanto accade o potrebbe accadere nella realtà. In questo modo lo spettatore, anziché immedesimarsi completamente in ciò che vede, partecipa alla rappresentazione da una prospettiva critica, conservando sempre autonomia e lucidità. La novità di questo teatro non ha bisogno di commenti, perché con esso – che già di per sé, come proposta formale e strutturale, predispone lo spettatore non ad abdicare alla propria personalità, bensì a potenziarla – è possibile compiere un’operazione didattica (cioè insegnativa) tale da avvicinare il pubblico ai problemi agitati dal drammaturgo attraverso un processo educativo che il teatro borghese – che invece coinvolge gli spettatori fino al punto da uccidere in loro ogni senso critico – ignora del tutto. A parte i mezzi tecnici escogitati da Brecht per dare concretezza al suo specifico programma teatrale – recitazione distaccata da parte dell’attore, puntuale commento su ciò che va via viene rappresentato (con didascalie, cartelli, canzoni ecc.), scene separate l’una dall’altra e via dicendo – va detto che tutta l’opera brechtiana è permeata di didatticismo e tende, piuttosto che a coinvolgere, a estraniare, ad allontanare il fruitore da se stessa proprio nel momento in cui lo chiama a partecipare ai propri riti. Lo straniamento che essa si prefigge non si risolve dunque in indifferenza del fruitore verso l’opera in quanto tale – il che sarebbe un controsenso – ma nel rifiuto di quella società borghese di cui l’arte tradizionale (il teatro come la poesia, come la musica e via dicendo) riproduce, nelle proprie strutture, i meccanismi alienanti. Lo straniamento è insomma un processo di riappropriazione da parte del fruitore (nonostante l’apparente paradosso) della propria sensibilità e della propria intelligenza: mentre l’arte borghese, che non strania ma aliena, aliena (ci rende cioè diversi, altri da noi stessi) proprio perché elimina ogni diaframma tra realtà e invenzione, e finisce per convincerci che le illusioni che ci propina e con le quali ci incanta, sono la realtà vera. In sede lirica la poesia epico-didattica brechtiana si esprime nel rifiuto del linguaggio evocativo e allusivo della tradizione romantica e simbolistica, nel gusto dei precisi riferimenti storico-sociali, nella sistematica proposta di temi e problemi che lasciano, per la loro stessa crucialità, ampio spazio alla riflessione del lettore, nel continuo riportare i dati dell’esperienza autobiografica a situazioni di interesse generale.

Arte – Cultura – Personaggi

Bertolt Brecht

La vita

Bertolt Brecht nasce ad Augusta nel 1898. Studia prima lettere e poi medicina a Monaco di Baviera, e qui risiede dal 1920 al 1924, quando si trasferisce a Berlino. E da questo momento che la sua attività artistica, peraltro già avviata, reca i segni di una nuova maturità, sia per l’intensa frequentazione dell’avanguardia artistica, soprattutto gli Espressionisti, sia per l’accostamento al marxismo. Nel 1928 Brecht riscuote grande successo con L’opera da tre soldi, cui seguiranno altri numerosi e celebri drammi, tra questi: Madre Courage e i suoi figli, Vita di Galileo, L’anima buona di Sezuan, Il signor Puntila e il suo servo Matti, Il cerchio di gesso del Caucaso. Dopo l’incendio del Reichstag (1933), perpetrato dai nazisti per diffondere il timore di un prossimo colpo di stato boscevico, Brecht fugge in Svizzera, in Francia e infine in Danimarca, dove risiederà fino al 1939, svolgendo intensa attività letteraria e politica antinazista. Nel 1939, incalzato dall’avanzata delle truppe di Hitler, si rifugia in Svezia, nel 1940 in Finlandia e nel 1941 negli Stati Uniti; da cui fa ritorno, nel 1947, bollato dall’accusa di attività antiamericane. Stabilitosi a Berlino Est, vi fonda (1949) un suo teatro, il “Berliner Ensemble”, che dirigerà fino alla morte avvenuta nel 1956.

Arte – Cultura – Personaggi

Paul Eluard

La vita

Paul Eluard – nome d’arte di Eugène Paul Grindel – nacque a Saint Denis – Parigi -, in ambiente operaio – ma la famiglia apparteneva alla piccola borghesia degli affari – nel 1895. Seguì gli studi a Parigi fino al 1912; poi li abbandonò trasferendosi in Svizzera, dove trascorse due anni in un sanatorio. Qui conobbe una giovane russa, Gala, che sposerà nel 1917 – ma dalla quale divorzierà  nel 1931 – e che sarà la prima ispiratrice dei suoi versi. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale – su sua richiesta combatté anche in prima linea – aderì al movimento d’avanguardia del Dadaismo: più tardi fondò con Breton, Aragon, Soupault, il Surrealismo. Poeta e intellettuale civilmente impegnato, partecipò alla guerra di Spagna nelle file antifranchiste, e più tardi alla seconda guerra mondiale nelle file della Resistenza come militante del Partito Comunista clandestino. Dopo il 1945 compì numerosi viaggi all’estero, specialmente nell’Europa orientale. Morì a Parigi nel 1952.