Categoria: giardinaggio

Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus) – 2

Concimazioni e cure colturali: seguito

Per la cicoria di Bruxelles si può procedere in questo modo: dopo la raccolta si recidono le foglie a 2-3 cm sopra il colletto, quindi si pongono le piante al buio in luogo riscaldato dentro cassoni profondi 30-40 cm ammassandole verticalmente con i fittoni rivolti in basso. Si ricopre la cicoria con uno strato di terra di 20-25 cm che si terrà inumidito leggermente e si attenderà il tempo necessario affinché, sfruttando le sostanze di riserva accumulate nella radice, le piante avranno emesse le nuove foglie bianche, tenere e croccanti.

Nel caso dei radicchi, invece, dopo la raccolta si procede a ripulirli da foglie marce o coriacee quindi si raggruppano in mazzi di 30-40 individui e si pongono verticalmente in un luogo riparato dalla luce ricoprendoli con paglia, terra o film plastico nero e mantenendo il substrato inumidito in prossimità dell’apparato radicale delle piante senza, comunque bagnare le foglie per non provocare marcescenze.

Per imbianchire il radicchio si può intervenire con tunnel riparati di film plastico scuro, cassoni, cumuli di terreno da eseguirsi nell’orto o, più semplicemente, riparando le singole piantine con paglia, foglie o altro.

Raccolta:

muta secondo la varietà. La Cicoria rossa di Verona e di Treviso si raccolgono da novembre a tutto inverno, il variegato di Castelfranco, da novembre fino a febbraio, quello di Chioggia da ottobre a marzo. Le Cicorie da cespo sono raccolte per quasi tutto il ciclo dell’anno, mentre le Cicorie a grosse radici si estirpano da fine autunno fino a primavera.

Le Cicorie da taglio prevedono numerosi tagli d’asportazione, i quali vengono attuati tagliando la parte aerea della pianta poco sopra il colletto allorché le foglie sono tenere.

Infine le Cicorie da foglie e steli si possono raccogliere in primavera, in estate, oppure in autunno-inverno e sono in grado di fornire più produzioni nel corso dell’anno.

Avversità:

oltre che da lumache, talpe e topi, cicoria e radicchio vengono attaccati da parassiti animali e crittogame.

Tra i primi ricordiamo le larve di maggiolino, il grillotalpa, gli afidi, la nottua, i nematodi. Tra le seconde particolarmente pericolose sono la peronospora, la quale attacca dapprima le foglie cotiledonari che ingialliscono e poi disseccano, mentre in vicinanza della raccolta si manifesta sulle foglie esterne più prossime al terreno. L’infezione si evidenzia sulla pagina superiore della foglia con macchie giallognole o decolorate alle quali corrispondono nella pagina inferiore formazioni di muffa feltrosa biancastra.

La lotta preventiva conta su opportune rotazioni, l’eliminazione delle piante e parti infette, l’uso di varietà resistenti, impedimento dei ristagni. La lotta diretta si basa sull’impiego di ossicloruro di rame o di una soluzione idroalcolica di propoli addizionata a Sulfar.

Il mal bianco delle Composite si riconosce con una certa facilità in quanto i suoi attacchi provocano sulla pagina superiore della foglia macchie biancastre polverulenti. Successivamente le parti colpite ingialliscono e disseccano. Gli interventi preventivi contemplano l’impiego di varietà resistenti, seminagioni non troppo fitte, aerazioni e utilizzazione di letame o composto perfettamente maturo. La lotta diretta prevede l’impiego di decotto di equiseto più silicato di sodio (0,5-1%) o, nei casi più gravi interventi con fungicidi a base di zolfo.

La sclerotinia della lattuga conosciuta comunemente anche col nome di marciume del colletto può attaccare la lattuga nei diversi momenti del suo ciclo, ma si manifesta particolarmente evidente in prossimità della raccolta con appassimento e morte delle foglie esterne. Le radici infette e il colletto appaiono ricoperti da una muffa biancastra cosparsa da piccoli sclerozi nerastri. Preventivamente si può intervenire con opportuni avvicendamenti, evitando che le foglie esterne vengano a contatto con il terreno, arieggiando tunnel e serre, impiegando varietà resistenti, distribuendo nelle buchette di trapianto o lungo i solchi polvere di litotamnio. La lotta diretta, oltre all’eliminazione delle parti e delle piante infette, può essere praticata con ossicloruro di rame allo.

La muffa grigia della lattuga può colpire le piantine già in semenzaio con strozzature sul fusto ricoperte da una muffa grigiastra. In seguito vengono attaccati colletto e foglie: sul primo si manifestano delle caratteristiche fruttificazioni grigiastre (conidi) e talora piccoli corpiccioli nerastri appiccicati ai tessuti (sclerozi); sulle foglie si propaga un marciume molle sul si insedierà una muffa grigiastra. La lotta preventiva s’appoggia su semine non troppo fitte e sull’astensione da irrigazioni troppo abbondanti e frequenti. Si deve pure evitare i trapianti in terreni particolarmente umidi e freddi, gli squilibri idrici, gli sbalzi termici e la presenza in serre e tunnel di un’umidità troppo elevata. La lotta diretta ricorre a interventi a base di ossicloruro di rame e calcio.

Il decotto di equiseto svolge una notevole azione rinforzante sui tessuti di molti vegetali. Esso va spruzzato sulla vegetazione alla sera o nelle prime ore del mattino.

Per la preparazione si utilizza tutta la pianta, senza le radici, nella quantità di 1 kg se fresca, 150 gr se secca, ogni 10 litri d’acqua. Si fa fermentare al sole per 24 ore, quindi si diluisce ulteriormente con dell’altra acqua aggiungendone dai 10 ai 50 litri ogni 10 litri di infuso.

Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali.

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus)

Varietà:

le cultivar di cicoria sono assai numerose e possono distinguersi in base al colore della foglia, alla modalità di raccolta (da taglio o da cespo) e l’epoca di raccolta. Tra le varietà più celebri la Cicoria di Bruxelles (Witloof) a cespo verde, ma posta in commercio dopo imbianchimento; la Grumolo bionda e verde scuro; la Catalogna brindisina e quella a foglie larghe del Veneto; il Pan di zucchero a cespo di color verde chiaro e tutte le varietà rosse a cespo: Cicoria rossa di Treviso, Cicoria variegata di Castelfranco, Cicoria rossa di Verona a palla, Palla rossa Zorzi precoce e semiprecoce, la Spadona a cespo verde e, infine, la Cicoria di Soncino da radici della quale si utilizzano le radici.

Clima e terreno:

tutte le cicorie in genere rivelano una buona adattabilità a diversi tipi di clima e terreno. Hanno resistenza sia alla siccità che alle gelate, ma mal sopportano i ristagni d’acqua.

Avvicendamento:

non dimostrano particolari problemi con la maggior parte degli ortaggi, per cui possono seguire o procedere numerose specie orticole in quanto sono da ritenersi normalmente alla stregua di colture intercalari.

Consociazione:

con numerosi ortaggi, in particolare con carote, pomodoro, finocchi, lattuga, fava, pisello, fagioli rampicanti.

Semina:

l’epoca di semina muta a seconda delle varietà e delle tecniche colturali che intendiamo adottare. Per le cicorie da taglio la semina avviene direttamente nell’orto a spaglio lungo tutto l’arco dell’anno eccettuati i mesi più freddi. Per le cicorie da cespo la semina si può effettuare a dimora o, per talune varietà, in semenzaio per trapiantare allorché hanno emesso la ottava foglia. Le distanze medie di impianto sono di circa 20-30 cm sulle file e di 30-40 cm tra le file.

Le cicorie a radice voluminosa, come ad esempio le cicorie di Magdeburgo e di Bruxelles, vengono seminate direttamente nel campo. La profondità di semina s’aggira attorno ai 0,5-1 cm. Nel caso di utilizzo del semenzaio 1-2 gr di seme sono sufficienti per 1 mq.

L’epoca di semina è alquanto variabile e si consiglia di attenersi ai dati forniti di volta in volta dal venditore o riportati sul contenitore. Indicativamente i radicchi rossi si seminano all’inizio dell’estate, fatta eccezione per quello di Chioggia che si semina dall’inizio della primavera fino a luglio; la cicoria di Bruxelles da fine inverno ad agosto; quella di Magdeburgo da marzo a maggio come la catalogna.

Concimazioni e cure colturali:

letame o composto devono essere distribuiti perfettamente maturi, in quanto la cicoria può soffrire  per fertilizzanti non ben decomposti. La quantità di distribuzione s’aggira attorno ai 2-3 q/100 mq interrata a una profondità di 30-40 cm con una vangatura.

Le cure colturali prevedono interventi irrigui da praticarsi con una certa regolarità e ripetuti nelle stagioni calde e siccitose, alla semina e dopo il trapianto; scerbature e zappettature per arieggiare il terreno e tenerlo mondo dalle infestanti; diradamento, da farsi allorché le piantine hanno emesso l’ottava foglia, mentre i soggetti non attecchiti andranno sostituiti dopo il trapianto. L’imbianchimento è una tecnica colturale che si applica su certe varietà come la cicoria di Bruxelles e i radicchi rossi di Verona e Treviso e il variegato di Castelfranco. Continua domani.

Giardinaggio

L’orto semine, tecniche e cure colturali

Composite

Famiglia fondamentale per il nostro orto. Vanta rappresentanti illustri come: cicorie, radicchi, lattughe, cardi, carciofi. Spesso sono piante a rapida crescita, ottime per insalate verdi.

Cardo (Cynara cardunculus)

Varietà:

qui parleremo del Bolognese, assai rustico il Cardo gigante pieno inerme, il Cardo di Chieri.

Clima e terreno:

gradisce un clima temperato. Per quanto concerne il terreno, il cardo non dimostra particolari esigenze, anche se le sue preferenze sono per i terreni freschi, profondi, leggermente compatti, ben dotati di sostanza organica e irrigui.

Avvicendamento:

è consigliabile non ripetere la coltura sullo stesso appezzamento prima che siano trascorsi almeno tre anni. Il cardo è da ritenersi una coltura da rinnovo e come tale è indicato ad aprire una rotazione agraria.

Consociazione:

si può associare a diverse colture orticole, soprattutto all’inizio del suo ciclo: ravanelli, cipolle, lattughe, spinaci, carote.

Semina:

può essere effettuata in semenzaio riscaldato in febbraio-marzo, oppure direttamente in pieno campo in aprile-maggio a postarella ponendo 4-5 semi per ogni buchetta. La quantità di seme necessaria s’aggira attorno a 5-6 gr per 1 metro quadro di semenzaio. La profondità di semina e di 1-2 cm.

Il trapianto s’esegue allorché le piantine hanno emesse 6-8 foglie. Le distanze d’impianto saranno di circa 70-90 cm sulla fila e di 1 metro tra le file.

Per altre modalità di semina si confronti quanto scritto in proposito a riguardo del carciofo.

Al fine di ottenere un buon prodotto, comunque, si sconsiglia di ricorrere all’impiego di carducci o polloni. Le piante ottenute in questo modo, infatti, tendono a produrre capolini non commestibili, a svantaggio delle coste che rappresentano nel caso del cardo la parte edule. Esse, infatti, risulterebbero filacciose scadendo di qualità. Occorre inoltre ritardare le semine in quanto temperature basse stimolano l’andata a seme della pianta.

Concimazioni e cure colturali:

si distribuisce composto o letame maturo nelle dosi di 3-4 quintali per 100 metri quadri, interrandoli con una vangatura, qualche mese prima di principiare la coltura, ad una profondità di 30-40 cm circa.

Le cure colturali, oltre a irrigazioni (particolarmente importanti d’estate se l’andamento climatico è asciutto), scerbature, zappettature e diradamento (si lascia una piantina per ogni postarella), prevedono la tecnica dell’imbianchimento che mira a rendere croccante e tenera la lamina fogliare esaltando in questo modo la qualità del prodotto. A tal fine si può ricorrere a diversi sistemi: in ottobre-novembre si stringono le foglie con delle legature e quindi la pianta viene protetta con paglia, carta o altro materiale lasciando libero soltanto il ciuffo finale. Dopo 20-30 giorni di questo trattamento le lamine e le nervature delle foglie imbianchiranno e le piante andranno prontamente raccolte. Un’altra tecnica simile prevede la solita legatura delle foglie e una rincalzatura della pianta lasciando libero il solo ciuffo terminale. Anche in questo caso il tempo d’imbianchimento è uguale al precedente.

Nell’infossamento, infine, cavati i cardi si ammassano verticalmente in fosse larghe circa 1 metro e fonde 60-70 cm proteggendoli con terra e paglia fino al ciuffo terminale per 20-30 giorni.

Raccolta:

si effettua da settembre a febbraio.

Avversità:

sono le stesse su quanto pubblicato per il carciofo, si consulti al riguardo.

Annotazioni:

il termine inerme, frequentemente rinvenibile nella descrizione delle varietà, sta ad indicare cardi senza spine.

L’orto semine, tecniche e cure colturali

Composite

Famiglia fondamentale per il nostro orto. Vanta rappresentanti illustri come: cicorie, radicchi, lattughe, cardi, carciofi. Spesso sono piante a rapida crescita, ottime per insalate verdi.

Carciofo (Cynara scolymus)

Varietà: tra le più note ricordiamo il Violetto di Chioggia, il Carciofo di Jesi, il Romanesco, lo Spinoso di Liguria, il Carciofo di Empoli, il Bianco tarantino e il Verde spinoso di Palermo.

Clima e terreno: il clima ideale è quello mite e asciutto, benché possa adattarsi anche a climi relativamente freddi. Assai sensibile agli sbalzi di temperatura e alle brinate. Preferisce i terreni di medio impasto, argillosi, dotati di silice o calcare con pH leggermente acido. La pianta è particolarmente insofferente ai ristagni d’acqua che possono causare marciumi.

Avvicendamento: premesso che il carciofo può anche essere vantaggiosamente mantenuto sullo stesso terreno per 3-4 anni, esso deve ritenersi una coltura da rinnovo. La coltura a ciclo annuale può precedere o seguire qualsiasi ortaggio.

Consociazione: buona quella con lattuga, piselli, endivia, ravanelli, porri, cipolla, fagiolini nani.

Semina: è piuttosto complessa. Possono essere utilizzati allo scopo i frutti – impropriamente detti semi – i polloni o carducci, i quali sono dei germogli che crescono alla base della pianta, oppure gli ovoli, ovvero porzioni di rizoma provvisti di gemme che daranno origine a polloni.

Nel primo caso la semina può avvenire in semenzaio o vasetti al coperto a fine inverno o in semenzaio non protetto a primavera affermata, oppure direttamente a dimora nell’orto in maggio.

Nei vasetti vanno posti 3-4 semi. Al loro germogliamento si manterrà una sola piantina, la più robusta. In semenzaio il seme viene distribuito a spaglio o a file. La profondità di semina sarà di 1,5 cm. La distanza nella semina diretta e nei trapianti s’aggira attorno ai 90 cm sulla fila e 100-110 cm tra le file.

Nel caso utilizzassimo carducci o polloni provvederemo a separarli dalla pianta madre solo qualche giorno prima dell’impianto. A tal fine si metterà a nudo il rizoma di piante con qualche anno di età e si sceglieranno i carducci migliori allorché emettono la quarta foglia, separandoli con una piccola porzione del genitore.

Gli ovoli, infine, si staccano dalla pianta madre in estate. Si fanno germogliare tenendoli ammassati ed inumiditi per un paio di giorni e quindi si piantano nell’orto.

Per quanto concerne l’epoca di semina i carducci si mettono a dimora all’inizio della primavera o all’inizio dell’autunno, mentre gli ovoli in estate in solchi o buche profonde una ventina di centimetri.

Concimazioni e cure colturali: pianta esigente di fertilizzazioni il carciofo viene concimato distribuendo letame o composto maturo nelle dosi indicative di 6 quintali per 100 metri quadri, interrandoli con una vangatura qualche mese prima di principiare la coltura ad una profondità di 30-40 cm. Parte della sostanza organica può essere disposta nei solchi dove si piantano carducci e ovoli mescolandola con del terriccio. Importanti sono pure le concimazioni fosfo-potassiche che spargeremo poco prima dell’impianto della carciofaia utilizzando concimi di questo tipo.

Le cure colturali consistono in irrigazioni da distribuire regolarmente lungo tutto il ciclo colturale e, in particolar modo d’estate e immediatamente dopo l’impianto; scerbature e zappettature per combattere le malerbe ed arieggiare il terreno; sostituzione delle piantine morte; spollonatura dei germogli nati in prossimità del colletto; rincalzatura da effettuarsi in autunno prima dei freddi; soppressione delle foglie danneggiate o malate; apporto di composto o letame maturo all’inizio dell’inverno.

Raccolta: a scalare, man mano che i capolini fiorali pervengono alla pezzatura mercantile. Questi si asportano unitamente ad una ventina di centimetri di gambo fogliato. La carciofaia produce pure carducci, gobbi, fondi o girelli che vengono diversamente raccolti ed utilizzati.

Avversità: tra i parassiti animali oltre a lumache, limacce, topi, ricordiamo gli afidi, il maggiolino, il grillotalpa, la nottua del carciofo, le cui larve attraverso gallerie scavate dentro le nervature delle foglie, giungono all’interno del fusto e da qui pervengono alla base dei capolini fiorali.

Oltre alla distruzione delle piante infestate, la lotta prevede trattamenti a base di piretro e rotenone.

La vanessa del carciofo è una piccola farfalla le cui larve rosicchiano all’inizio la pagina inferiore della foglia e successivamente tutto il lembo fogliare, escluse le nervature.

Altri attacchi sono portati da larve di lepidotteri, le quali s’accaniscono contro brattee e foglie. Tra le malattie crittogamiche, oltre alla peronospora delle composite, il disseccamento fogliare e il marciume radicale del colletto o sclerotinia, citiamo il mal bianco del cardo e carciofo. Questa malattia, alquanto diffusa, si manifesta sulle foglie sotto forma di aree ingiallite di diversa estensione, in corrispondenza delle quali appare una muffetta farinosa biancastra. Successivamente le parti interessate disseccano e si lacerano. Sovente il lembo fogliare si ripiega verso l’alto.

Annotazioni: allorché si procede alla raccolta dei carciofi, oltre tener conto della pezzatura del capolino, non bisogna attendere che i capolini assumano una colorazione rossastra e le brattee inizino ad aprirsi, in quanto risulterebbero troppo coriacei.

L’orto: semine, tecniche e cure culturali.

Spinacio (Spinacia oleracea)

Varietà: sono diverse le varietà di spinacio esistenti. Tra queste ricordiamo: il Viking medio precoce, il Virofly molto precoce, il Grandstand Ibrido F.1 medio tardivo, il Gaudry foglia di lattuga medio precoce, il Gigante d’inverno precoce, il Riccio di Castelnuovo precoce, il Riccio d’Asti lento a montare, Bloomsdale longstanding medio precoce, l’America.

Clima e terreno: gradisce un clima temperato, piuttosto fresco. Può sopportare freddi moderati, ma non tollera sia la siccità che gli eccessi di umidità. Inadatti i climi caldi.

Il terreno migliore è quello di medio impasto, ben dotato di sostanza organica, privo di ristagni d’acqua, con un pH tendente alla neutralità.

Avvicendamento: si sconsiglia di ripetere la coltivazione sullo stesso appezzamento di terreno prima che siano trascorsi almeno tre anni. Coltura intercalare, anche se talvolta viene posta all’inizio di una rotazione.

Consociazioni: per la velocità del suo sviluppo bene s’associa a ortaggi con crescita più lenta, come piselli e fagioli.

Semina: a spaglio o a file nell’orto da febbraio ad aprile per raccogliere a fine primavera-estate; oppure da agosto a settembre per le raccolte autunno-invernali. Nel caso di semina a file si terrà una distanza di 4-8 cm sulla fila e di 30 cm tra le file. La profondità di semina è di un paio di centimetri.

Concimazioni e cure colturali: lo spinacio sfrutta bene la fertilità residua, per cui la concimazione letamica converrebbe distribuirla alla coltura che lo precede. In caso di fertilizzazione diretta concimeremo con 2/3 quintali di letame o composto perfettamente maturo per 100 mq di terreno, sparsi alcuni mesi prima della semina e interrati a una profondità di 30-35 cm mediante una vangatura. Si evitino eccessivi apporti di azoto in quanto la pianta tende ad accumularlo sotto forma di nitrati nelle foglie.

Le cure colturali consistono in irrigazioni (da effettuarsi dopo la semina per favorire la nascita delle piantine e durante il corso del ciclo quando l’andamento climatico lo richiede), scerbature e zappettature, pacciamatura (la quale si può applicare nelle colture estive mediante la distribuzione di un sottile strato di paglia allo scopo di mantenere l’umidità nel terreno e favorire l’emergenza delle plantule) diradamento, protezioni.

L’irrigazione è particolarmente importante per lo spinacio, soprattutto nei periodo caldi e siccitosi.

Anche la pacciamatura dello spinacio è molto importante per le colture estive, in quanto limita la perdita di acqua per evaporazione.

Raccolta: avviene a scalare recidendo per ogni pianta le foglie meglio sviluppate con più asportazioni lungo il ciclo e mantenendo integro il corpo centrale. Oppure si può tagliare l’intera pianta alla radice, qualche centimetro sotto il colletto, quando le foglie hanno raggiunto uno sviluppo vegetativo sufficiente.

Gli spinaci possono essere lessati, scolati, appallottolati (spremendoli leggermente per far uscire il liquido di cottura) e quindi conservati per qualche tempo in congelatore in appositi sacchetti.

Avversità: si confronti in proposito quanto scritto per la bietola da radice. Qui ricordiamo tra le crittogame la peronospora dello spinacio che si manifesta sulle foglie con vaste zone clorotiche le quali tendono a confluire. Le foglie attaccate mostrano sulla pagina superiore delle aree color ocra, in corrispondenza delle quali sulla pagina inferiore si sviluppa una muffa feltrosa grigia o violacea. Il fogliame infetto si presenta accartocciato e sovente dissecca. Se le piante vengono colpite nelle prime fasi vegetative, generalmente muoiono. La lotta preventiva si basa su opportune rotazioni, distruzione delle piante infette, uso di seme di varietà resistenti e sano. Si deve evitare, inoltre, di utilizzare l’irrigazione per aspersione. La lotta diretta prevede trattamenti con anticrittogamici a base di rame.

Vanno considerati pure gli attacchi portati di virosi le quali causano ingiallimenti e caduta delle foglie. Le piante colpite vanno bruciate.

Annotazioni: le diverse varietà di spinaci si raggruppano attorno a tre tipi principali: estivi, invernali e perenni a grandi foglie. Questi ultimi assomigliano alla bietola da coste.

Tecniche di coltivazione delle principali colture orticole

Barbabietola da orto (bietola da radice)

Beta vulgaris var. cruenta, var. esculenta, var. conditiva

Varietà: : tra le più conosciute ricordiamo la Barbabietola da orto di Chioggia tonda, La Barbabietola da orto di Egitto migliorata, la Barbabietola da orto di Detroit, la Cilindrica, la Nera di Milano.

Clima e terreno: predilige i climi temperati e i terreni di medio impasto, ben dotati di sostanza organica, profondi e freschi, neutri o appena basici.

Avvicendamento: si può ritenere una coltura da rinnovo e, come tale, è adatta ad aprire una rotazione.

Consociazione: ben si associa a molti ortaggi e in particolare a cavoli, lattughe, cipolle, carote.

Semina: si attua direttamente nell’orto, in autunno al Sud e da fine febbraio a maggio al Nord, a una profondità di circa 3 cm. Le distanze di investimento saranno di 20 cm sulla fila e di 40 cm tra le file.

Concimazioni e cure colturali: si distribuiscono 2 quintali di letame maturo per ogni 100 mq di terreno, interrati qualche mese prima della semina a una profondità di 30-40 cm. Le cure colturali prevedono irrigazioni in caso di andamento stagionale siccitoso, evitando, comunque, di distribuire acqua prima della raccolta per non causare spaccature del fittone che ne peggiorerebbero la qualità. Scerbature e zappettature serviranno ad arieggiare il terreno e tenerlo libero dalle infestanti, mentre il diradamento si praticherà all’emissione della quarta fogliolina per mantenere le distanze opportune.

Raccolta: si effettua con terreno asciutto estirpando le radici allorché hanno raggiunto una pezzatura corrispondente alle caratteristiche della varietà coltivata.

Piccole quantità di radici di bietola possono essere conservate tenendole separate tra loro, immerse nella sabbia, dentro cassette di legno riposte in un ambiente fresco e arieggiato.

Avversità: tra i parassiti animali ricordiamo le anguillule, le quali possono causare scarso sviluppo fogliare e radicale, nonché appassimenti. In caso di forti attacchi gran parte del prodotto viene perduto. La lotta preventiva si basa su opportune rotazioni, sovesci di senape, consociazioni con tagete e calendula, apporto di sostanza organica perfettamente compostata nel terreno.

La mosca minatrice scava gallerie nella lamina fogliare inibendo lo sviluppo delle foglie e procurando infezioni. Preventivamente si combatte con rincalzature e seminando in luoghi ventilati, mentre la lotta diretta consiglia trattamenti con estratto di assenzio o decotto di legno quassio addizionato a sapone.

L’altica o pulce di terra rode la pagina inferiore delle foglie più tenere. Ci si oppone con pacciamature, infuso concentrato di tanaceto o assenzio, spolverando le foglie di litotamnio o bentonite in presenza della rugiada mattutina. In caso di attacchi particolarmente violenti si può ricorrere a trattamenti a base di piretro.

Altri parassiti animali sono la cassida, il grillotalpa, gli afidi, il maggiolino, il ragnetto rosso, nonché lumache e limacce.

Oltre a virosi e batteriosi, ricordiamo tra le crittogame la peronospora della bietola la quale causa sulle foglie delle zone di color giallastro o rossiccio, ondulate, in corrispondenza delle quali compare sulla pagina inferiore una muffetta feltrosa. Successivamente le foglie disseccano e la pianta, in caso di forti attacchi, muore. La peronospora della bietola può colpire anche colletto, fittone e scapo fiorale. Quest’ultimo dissecca e viene rimpiazzato da scapi laterali. La lotta preventiva s’avvale di semente sana e resistente e opportune rotazioni.

Il mal bianco della bietola causa danni piuttosto seri, maggiormente con temperature calde. Sulle foglie appare una muffa farinosa, biancastra che rapidamente interessa tutta la sua superficie. Le foglie colpite assumono un aspetto giallastro e disseccano. La lotta si basa sull’impiego di zolfo micronizzato da distribuire fin dalle prime manifestazioni della malattia.

La cercosporiosi della bietola è probabilmente la malattia più pericolosa della bietola la quale viene interessata in tutte le sue parti verdi. Dapprima si manifesta sulle foglie con minutissime tacche rotondeggianti le quali in breve s’allargano diventando macchie circolari o poligonali di color scuro, bordate da un colore più intenso. Successivamente confluiscono tra loro originando aree necrotiche che possono portare al completo disseccamento della foglia. La lotta prevede trattamenti a base di poltiglia bordolese o ossicloruro di rame ripetuti.

Il nerume della bietola affligge in particolare piante già malate, per cui la sua importanza è relativa, mentre la ruggine della bietola s’accanisce in modo violento solo con una certa rarità. Il mal del piede o gamba nera della bietola si manifesta dapprincipio con un imbrunimento appena sotto la zona del colletto che successivamente giunge a interessare l’interno del fittone e talvolta l’intera radice causando raggrinzimenti e fessurazioni. La lotta si basa soprattutto sull’impiego di semi conciati appositamente.

Il marciume secco o rizottoniosi colpisce la bietola in tutti gli stadi vegetativi, ma è particolarmente pericoloso allorché colpisce le piantine giovani, sulle quali causa imbrunimenti e necrosi nella zona sottostante al colletto.

La difesa prevede la distruzione delle piante infette, l’adozione di opportune rotazioni, drenaggi per impedire i ristagni d’acqua.

Il mal vinato della bietola può causare seri danni soprattutto nei terreni molto umidi. Il fettone malato si ricopre di una feltrosità di colore vinoso. La lotta si basa sulla distruzione delle piante infette, l’impiego di ampie rotazioni, drenaggi al terreno per impedire i ristagni d’acqua.

Annotazioni: talvolta la barbabietola da orto può andare soggetta ad alcune carenze di microelementi, che si manifestano in diverso modo sulla pianta. Ad esempio la mancanza di manganese causa un colore giallastro fra le venature delle foglie più vecchie mentre, se le radici mostrano chiazze grigie o marroni, la causa va ricercata nella mancanza di boro nel terreno.

Tecnica di coltivazione delle principali colture orticole – 1

Chenopodiacee

Famiglia che, seppure botanicamente importante, non vanta similmente ad altre, un grande numero di ortaggi.

Bietola da coste – beta vulgaris var. cycla

Varietà: bieta a costa argentata bionda di Lione, Bionda da taglio triestina, Verde liscia da taglio,

Verde a costa larga argentata.

Clima e terreno: il clima temperato è quello più idoneo alla coltura la quale, per altro, non rivela particolari esigenze climatiche. Temperature primaverili piuttosto basse, possono portare a una formazione precoce del seme. I terreni migliori sono quelli di medio impasto, freschi e profondi, irrigui, ma senza ristagni d’acqua e con buona dotazione di sostanza organica.

Avvicendamento: si può ritenere una coltura da rinnovo e, come tale, è adatta ad aprire una rotazione.

Consociazione: ben s’associa a molti ortaggi e in particolare a cavoli, lattughe, cipolle, carote.

Semina: si può effettuare in semenzaio a febbraio utilizzando il letto caldo per trapiantare allorché le piantine hanno emesso la 5^-6^ foglia; oppure direttamente nell’orto in primavera o in estate a file con distanze di 25 cm sulla fila e di 40 cm tra le file. La profondità di semina s’aggira attorno ai 3 cm. 3 grammi di seme sono sufficienti per 1 metro quadrato di semenzaio.

La bietola da coste può essere seminata direttamente a dimora distribuendo il seme a postarelle.

Nel caso di trapianto, questo va effettuato allorché le piantine della bietola da coste presentino 5- foglie vere. Al momento dell’impianto si consiglia di recidere la parte superiore delle foglie.

Concimazioni e cure colturali: la concimazione organica prevede una distribuzione di 3 quintali di letame per 100 metri quadri di orto, interrato per tempo con una vangatura alla profondità di 30-35 cm. Le cure colturali si basano su irrigazioni costanti per tutto il ciclo vegetativo della pianta per favorire lo sviluppo fogliare; scerbature e zappettature per arieggiare il terreno e tenerlo sgombro dalle infestanti; diradamenti.

Raccolta: s’effettua a scalare, recidendo le foglie più esterne della pianta quando sono bene sviluppate.

Avversità: peronospora e marciume secco o rizottoniosi.