Categoria: manuale del far da sé

Manuale del far da sé – 5

Con la sega inizia il lavoro sul legno.

Anche chi non intende costruire da sé, per esempio, mobili per la stanza dei bambini o per altri usi, deve comunque essere in grado di adoperare una sega. La sega universale a lame intercambiabili sostituisce fino all’ampliamento della dotazione di attrezzi, la sega da falegname a telaio, il segaccio e la sega a dorso per tagli obliqui, necessaria per telai di finestre o cornici.

Come usare la sega.

In nessun caso si deve segare a occhio o a casaccio, ma lungo una linea di taglio tracciata in modo esatto, con metro, riga e squadra.

La linea di taglio non rappresenta la traccia sulla quale si deve muovere la sega, altrimenti si possono ottenere tagli non precisi, ma il margine o contorno del pezzo, e quindi la sega va usata in modo da tagliare immediatamente accanto alla linea di taglio, senza mai toccarla. Seguendo questo sistema non si avrà la sorpresa che due tavole tagliate della stessa lunghezza, risultino in realtà più o meno lunghe.

I denti della maggior parte delle seghe a mano consentono di eseguire il taglio in una sola direzione, tagliano cioè le fibre del legno trasformandole in segatura, quando chi usa l’attrezzo lo allontana da sé verso il pezzo in lavorazione. Nel movimento di ritorno della lama, i denti quasi non lavorano. Nel guidare la sega va quindi prestata grande attenzione al movimento in avanti dell’attrezzo.

Si può verificare che la sega cominci a spostarsi per conto suo. In tale caso – molto frequente per i principianti – si deve girare il pezzo e iniziare un nuovo taglio, tenendo l’attrezzo esattamente verticale.

Per evitare che nel tagliare a misura le tavole, poco prima della fine del taglio, si scheggi un pezzo dello spigolo lungo della tavola, bisogna tenere la sega perpendicolare (e non parallela) agli anelli annuali del legno, che sono ben visibili.

Sostituzione del manico di un martello.

Già dopo queste prime indicazioni la sostituzione del manico di un martello non costituisce più un problema. Non conviene costruire da sé un manico nuovo, dato che è possibile acquistare manici di ogni misura a buon prezzo.

L’estremità più sottile del manico deve passare abbastanza agevolmente nel foro della testa del martello. Se necessario, il manico può essere adattato con un paio di passate di raspa o di pialla.

Con la sega va quindi ricavata sull’estremità una fenditura trasversale (diagonale) rispetto al foro della testa del martello, entro la quale si dovrà inserire il cuneo di bloccaggio. Si infila il manico nella testa (battendo il martello contro il piano di lavoro con l’impugnatura del manico stesso, e non con un secondo martello); successivamente si inserisce il cuneo, cosparso di un po’ di adesivo. Si asportano, infine, con la sega le parti superflue di manico e cuneo, facendo attenzione che la lama della sega non tocchi la testa del martello, che ne rovinerebbe rapidamente i denti. I cunei di metallo, acquistabili a poco prezzo nei negozi specializzati, sono più resistenti di quelli di legno.

Fissare il manico di uno spazzolone.

Montare saldamente il manico di uno spazzolone non è difficile. Il manico appena acquistato risulta spesso così grosso da non passare nel foro dello spazzolone o della scopa.

Non si deve appuntire l’estremità del manico con il coltello da cucina, ma con la raspa o la lima da legno, che consentono un lavoro migliore. Nell’usare la raspa, il manico va ruotato progressivamente in senso inverso alla direzione di lavoro dell’attrezzo (usando la raspa verso destra, il manico va girato verso sinistra). Alla parte terminale del manico va data una forma conica, in modo che solamente i primi 10 mm di manico entrino senza sforzo nel foro dello spazzolone. Il manico verrà quindi fissato saldamente nel foro, battendo con il martello sull’altra estremità (facendo attenzione a non rovinare le setole); poi inchiodato o fissato con viti. Un manico troppo sottile o allentato può essere bloccato o avvitato saldamente con un manicotto di fissaggio, reperibile in commercio.

E’ opportuno disporre di qualche manicotto di riserva, per sostituirlo in caso di necessità. Se il foro dello spazzolone si è allargato, si può segare la parte inferiore del manicotto e usare solamente quella superiore; oppure usare ritegni a due braccia, che fissano il manico da ambedue le parti; o infine incollare il manico con adesivo. In caso di rottura del manico, si può incollare il punto di rottura, o usare viti a testa piatta, o fare un avvolgimento di filo di ferro o spago. Vale la pena eseguire tale lavoro solo se il manico in legno è molto buono, o se non è possibile acquistarne subito un altro. Continua 5.

Manuale del far da sé in casa – 4

Uso delle viti per legno

Le congiunzioni fatte con viti offrono un rendimento di resistenza notevolmente superiore a quello delle chiodature, e presentano, inoltre, il vantaggio di poter essere nuovamente disgiunte in qualsiasi momento. Il filetto o verme della vite va ad incorporarsi nel pezzo in lavorazione. Ad avvitamento eseguito, l’attrito assicura che la vite non possa autosvitarsi facilmente. Le viti per legno possono essere usate per legno e materiale similare (come ad esempio la masonite). Non sono impiegabili su materiali troppo teneri (come pannelli di polistirolo o isolanti), o eccessivamente duri (muratura e metalli).

Vari tipi di viti

Le viti si distinguono, come i chiodi, in base al materiale di costruzione (ferro, ottone, leghe metalliche), allo spessore (a partire da 1,3 mm) e alla lunghezza (a partire da 5 mm). Anche le viti presentano teste di forma diversa.

La vite a testa piatta o svasata viene usata quando la testa deve risultare a livello della superficie del pezzo o deve essere incassata. Le viti a testa tonda o bombata rimangono invece sporgenti in superficie. Quelle a testa svasata con calotta rappresentano un tipo intermedio, con una forma più elegante di quelle bombate, e sono usate generalmente quando la testa deve rimanere visibile o avere una funzione decorativa. Presso i negozi specializzati è possibile inoltre avere informazioni su tutte le varie viti di forma particolare. Le viti, contrariamente ai chiodi, non sono vendute a peso, ma a numero. Le confezioni standard sono a dozzine.

Il cacciavite. E’ l’attrezzo fondamentale per avvitare e togliere le viti per legno. Piuttosto che inserire le viti con il martello, è meglio usare i chiodi. Coltello e tenaglie non possono sostituire il cacciavite, il cui tagliente deve entrare il più esattamente possibile nell’intaglio praticato sulla testa della vite. Usando il cacciavite di dimensioni errate, la vite si danneggia e va gettata via. Le viti si inseriscono soltanto dopo che è stato praticato un foro di invito (a meno che non si tratti di viti molto sottili e di legno assai tenero). Per viti di modeste dimensioni è sufficiente utilizzare il punteruolo o anche un chiodo, per viti di diametro maggiore occorre impiegare un succhiello o meglio ancora il trapano a mano con punte elicoidali. Il sistema migliore è praticare con una punta sottile di trapano un foro di invito dalla profondità pari ai ¾ della lunghezza totale della vite. Si sostituisce quindi sul trapano la punta sottile con un’altra più grossa, di un diametro pari a quello del gambo della vite non filettato (parte superiore cilindrica liscia).

Si pratica un secondo foro di una profondità uguale alla lunghezza della parte liscia del gambo della vite. In tale modo, si prepara una sede proporzionata alla grossezza della vite.

La forza di tenuta della vite non aumenta se la parte liscia del gambo risulta fissa ne foro praticato, ma è determinata unicamente dalla presa della parte di gambo filettata.

Inconvenienti nelle unioni a mezzo viti. Generalmente sono dovuti a un foro di alloggiamento non proporzionato alla grossezza della vite, ma troppo largo o troppo stretto. Per rimuovere una vite in caso di necessità, prima di iniziare il lavoro con il cacciavite si spalma sulla testa del sapone (non olio o grasso). Se nonostante questo accorgimento la vite non si muove, si prova dapprima a liberare la testa tutt’intorno dalla ruggine, e la si bagna con solvente o nafta. Se il cacciavite non riesce a muoverla comunque occorre dare un paio di leggeri colpi con martello e accecatoio, che potrebbero scrostare la ruggine. Se non basta, si punta l’accecatoio al margine dell’intaglio della testa e si battono alcuni leggeri colpi di martello, e questo solitamente smuove la vite, anche se si sia spezzata metà testa. Se, invece, si è rotta del tutto, non rimane altro che asportare con il trapano la parte rimasta nel legno e avvitarne una nuova. La sede della vite, nel corso dei tentativi fatti con il trapano, si sarà certamente allargata e pertanto potrà risultare necessario ridurla. Nei casi più semplici, per assicurare alla nuova vite una sede solida sono sufficienti alcune gocce di collante. Fori più grossi si riempiono di ovatta imbevuta di collante o con adesivo a due componenti. Lo stesso risultato si ottiene con un paio di fiammiferi o con un truciolo di legno e collante o colla vinilica. Continua.

Manuale del fardasè in casa – 3 – L’arte di piantare un chiodo

Non è sufficiente infatti prendere un chiodo nella mano sinistra e un martello in quella destra, e cominciare a battere. Senza alcune nozioni fondamentali sui tipi di chiodi e sul modo di usare il martello, non è possibile eseguire questa operazione a regola d’arte, o con risultati soddisfacenti.

Scelta dei chiodi da usare.

La scelta del tipo di chiodo più adatto per una unione di parti può essere oggetto di discussioni interminabili, in quanto vi sono centinaia di tipi e formati di chiodi. Innanzi tutto, quello che solitamente viene chiamato chiodo per gli esperti è una punta trafilata, ricavata a macchina da filo di acciaio (o da altro filo metallico). I chiodi comuni di acciaio non temprato sono quelli più facilmente reperibili in commercio e presentano lo svantaggio di arrugginire molto presto a causa dell’umidità. Per usi particolari si trovano peraltro chiodi ramati, zincati o altrimenti protetti dalla ruggine (da usarsi ad esempio per fissare pannelli a supporto di intonaco, ecc.). Per impieghi ancora più particolari vi sono chiodi in rame, ottone, metallo leggero e acciaio legato. Tra i chiodi speciali vanno inclusi quelli in acciaio temprato, riconoscibili dal colore azzurro, da usarsi per legni duri, pareti di mattoni o su altre strutture robuste.

I chiodi si differenziano anche secondo la lunghezza, lo spessore e la forma della testa. Solamente con la pratica si impara a capire qual è il chiodo più adatto per le varie lavorazioni. Inizialmente è bene attenersi ai consigli del negoziante.

I chiodi normalmente si comprano a peso. In ogni confezione, accanto all’indicazione dell’articolo (ad esempio “chiodi trafilati”) e della forma della testa (ad esempio “testa piatta”), sono riportate le abbreviazioni relative a lunghezza e spessore. L’abbreviazione “ 25 X 55 “ indica chiodi dello spessore di 2,5 mm e della lunghezza di 55 mm. La prima cifra da il diametro del chiodo in decimi di mm, la seconda la lunghezza in mm.

Come usare un martello.

In primo luogo è necessario disporre di un attrezzo in perfetto ordine; il manico deve essere fissato saldamente a mezzo cuneo di bloccaggio e la testa (bocca e penna) non deve essere danneggiata. I principianti generalmente afferrano il manico nella parte centrale, credendo di usare meglio l’attrezzo. La dimostrazione che questo sistema di impugnatura è errato si avrà quando i chiodi risulteranno piantati di sbieco o si piegheranno. La testa del martello deve colpire la testa del chiodo perpendicolarmente; e questo è possibile solo se si impugna il manico del martello nella parte terminale. Tenendo il martello nel modo corretto, può darsi che piantando i primi chiodi si facciano danni ancora maggiori di quelli causati impugnando l’attrezzo al centro del manico, ma la causa risiede nella scarsa pratica di chi usa il martello.

Come piantare un chiodo.

Il sistema corretto è il seguente: mettere il chiodo sul punto esatto, possibilmente segnato prima (è consigliabile accostare dapprima il chiodo tenendolo inclinato, per collocarlo più esattamente sul punto segnato), renderlo perfettamente verticale e configgerlo nella superficie. Il chiodo va fissato battendo ripetuti colpetti con la massa del martello (la penna va usata solamente per chiodi molto piccoli) finché esso penetra tanto profondamente da non potere più muoversi. Si aumenta quindi gradatamente la forza dei colpi di martello e si configge il chiodo fino in fondo con gli ultimi colpi. Si deve fare attenzione a non danneggiare la superficie di lavoro.

Per la buona tenuta di una giunzione non è importante lo spessore del chiodo, ma la profondità di penetrazione. Ad esempio, nell’unione ad angolo retto di due tavole, il chiodo risulterà piantato correttamente se penetra per 1/3 della sua lunghezza nella tavola superiore, e per gli altri 2/3 in quella inferiore. In una giunzione di questo tipo il bordo della seconda tavola generalmente è stato ricavato segando trasversalmente alla direzione delle fibre del legno la tavola acquistata. Nel legno tagliato in questa direzione i chiodi spesso non offrono un buon rendimento di resistenza. E’ comunque possibile migliorarne la tenuta, configgendoli in questo caso di sbieco, inserendoli alternativamente inclinati verso destra e verso sinistra.

Accorgimenti nel piantare i chiodi.

E’ possibile ricorrere ad accorgimenti particolari, sia per aumentare la resistenza, sia per valorizzare una chiodatura. Usando tavole molto sottili e listelli, i chiodi spesso si comportano come cunei e fendono il legno. Si evita questo inconveniente praticando un piccolo foro d’invito con un succhiello o con un trapano a mano, oppure ribadendo la punta del chiodo. Per quest’ultima soluzione, si colloca su un supporto fisso il chiodo con la testa in basso e si smussa la punta con un paio di colpi di martello.

Nei lavori semplici ha maggiore importanza la resistenza che la bellezza, come ad esempio nella costruzione di porte per cantina o di casse fatte di tavole. In questi casi si usano chiodi la cui lunghezza è maggiore dello spessore delle due tavole sovrapposte. La parte di punta del chiodo che risulterà sporgente dovrà essere voltata sopra un tondino o un chiodo grosso, e quindi conficcata nel legno a mo’ di graffa. Non è consigliabile rivoltare semplicemente la punta del chiodo senza farla penetrare.

Se a lavoro finito la testa del chiodo non deve risultare visibile, vanno usati chiodi a testa ricalcata.

E’ possibile far scomparire le teste di tali chiodi entro il legno per una profondità di 2-3 mm, usando un accecatoio o anche un semplice chiodo, grosso e robusto. Il foro in superficie va successivamente stuccato.

Il metodo (spesso suggerito) di oliare o ingrassare i chiodi presenta i suoi svantaggi. Facilità la penetrazione, ma il chiodo non rimane così fisso nella sua sede come con il sistema normale “a secco”: infatti, il grasso resinifica e tra chiodo e legno viene a formarsi una specie di strato di separazione. Minori inconvenienti si hanno insaponando i chiodi, comunque i falegnami li usano a secco.

Estrazione dei chiodi.

Per estrarre un chiodo va usata la tenaglia comune. L’attrezzo esercita meglio la sua azione di leva se impugnato nella parte inferiore delle braccia. Nell’estrarre il chiodo la tenaglia non va mossa lateralmente in su e in giù, ma – poggiandola sulla parte incurvata di una guancia – va fatta ruotare verso la superficie di lavoro. La pressione esercitata può danneggiare tale superficie, e di conseguenza va sempre usato un supporto. Quando più profondamente la tenaglia afferra il chiodo, minore è la forza necessaria per estrarlo. Non si deve cercare di togliere il chiodo in una sola volta, ma è consigliabile ripetere il movimento di rotazione più volte, tenendo il chiodo con la parte terminale delle guance. In caso di chiodi inseriti molto profondamente è conveniente usare un tirachiodi, che ha un maggiore effetto di leva: non è consigliabile riutilizzare i chiodi che si piegano quando vengono piantati, se non in caso di necessità.

Far da sé in casa 2 – gli attrezzi base e il loro uso

In questa seconda parte passeremo ad esaminare in dettaglio gli attrezzi base per la nostra cassetta degli attrezzi.

Martello

Il martello di forma normale è il primo degli attrezzi, in quanto è indispensabile per la maggior parte dei lavori in casa. Deve avere una testa di 250-300 gr, in acciaio fucinato e temprato. La testa ha una estremità leggermente convessa detta bocca o piano, e l’altra assottigliata e appuntita detta penna. La lunghezza del manico del martello è in relazione al peso della testa. Il manico deve essere di legno di frassino levigato: un cuneo di legno duro o di metallo leggero conficcato in punta lo fisserà saldamente alla testa. I martelli degli artigiani sono provvisti di manici in lega metallica leggera, che non si allentano e risultano particolarmente maneggevoli. Impiegando l’attrezzo, il manico va sempre impugnato nella parte terminale: solo così si sfrutta interamente la forza centrifuga della massa.

Tenaglia

La tenaglia comune viene utilizzata non solamente per estrarre chiodi e tagliare fili metallici teneri, ma consente di ritenere, stringere e tendere. Una tenaglia di acciaio fucinato, lunga 16-18 cm, è migliore di una tenaglia ricavata per fusione, le cui guance perdono rapidamente il filo (si smussano), oppure si spezzano. Particolarmente efficace è la tenaglia da chiodi a braccia allungate. Neppure con le migliori tenaglie vanno troncati i fili d’acciaio, in quanto si smusserebbe subito il loro filo, o si creerebbero tacche. Le guance non vanno mai usate in sostituzione del martello, per battere chiodi o viti.

Pinze per tubi

Le pinze per tubi dette anche pinze a pappagalli rappresentano un attrezzo a più usi, per i lavori su elementi e guarnizioni di ogni tipo degli impianti idraulici, di scarico e di riscaldamento. Le due branche dell’attrezzo si possono regolare (allontanare o ravvicinare), fino a una distanza di 4 cm, e pertanto è possibile serrare o aprire anche le più grandi unioni a vite dei tubi. Nello svitare parti cromate (rubinetti dell’acqua, sifoni) occorre collocare un pezzo di stoffa tra branche e parte cromata, per evitare rigature.

Questo tipo di pinza ha le branche abbastanza taglienti e pertanto non è adatto a sostituire la chiave per viti. I dadi serrati con le branche risultano infatti danneggiati e smussati.

Pinza universale

La pinza universale è una combinazione tra una pinza piatta, una tenaglia comune e una pinza per tubi, ma è in grado di eseguire solo parzialmente il lavoro di questi tre attrezzi. E’ molto utile per afferrare e ritenere un pezzo in lavorazione, ma è poco adatta per estrarre viti con teste danneggiate. Con la parte centrale delle branche, foggiata a cesoia, è possibile tranciare fili metallici e chiodi teneri. I tagli laterali servono per recidere fili più duri. Questo attrezzo è usato frequentemente, e pertanto deve essere di acciaio fucinato. Le pinze universali cromate presentano il vantaggio di non arrugginire rapidamente. I manici rivestiti di materiale isolante proteggono dalle scosse nei lavori su impianti elettrici (in queste lavorazioni, comunque, bisogna sempre staccare la corrente, in quanto i manici isolanti costituiscono solamente una sicurezza aggiuntiva).

Sega universale a lame intercambiabili

La sega universale a lame intercambiabili in acciaio al wolframio temprato, non taglia soltanto legno tenero e duro, ma anche metalli, plastica, gomma e cemento. La lama della sega universale termina a punta, in modo da lavorare senza difficoltà anche negli angoli. L’inclinazione tra impugnatura e lama è regolabile, per rendere più duttile l’attrezzo. Per lavori più delicati è opportuno disporre anche di un seghetto ad arco, sempre con lame intercambiabili (per legno, metallo e plastica).

Le seghe di qualsiasi tipo devono essere conservate separatamente dagli altri attrezzi, per non rovinare i denti delle lame, a contatto con altre parti metalliche.

Trapano a mano

Il trapano a mano, provvisto di un piccolo assortimento di punte elicoidali per legno e metallo, è il più usato tra gli attrezzi base. La spesa relativa è senz’altro utile, in quanto con il succhiello si li sempre esattamente perpendicolare alla parte da forare.

Punteruolo da falegname

Il punteruolo da falegname, con asta tondeggiante o quadrangolare e manico in legno, è un attrezzo utile per tracciare sul legno i punti dove inserire chiodi o viti. Il suo uso consente risultati migliori rispetto all’ impiego di una matita. E’ utile anche per segnare tracce su parti metalliche, e può sostituire il trapano per praticare fori di invito, per inserire piccoli chiodi o viti.

Perforatore

Il perforatore è composto da un manico di acciaio con incavo conico a una estremità, in cui si inseriscono le punte per forare il muro, di diverso diametro e lunghe circa una spanna. E’ usato quando si devono praticare fori su pareti di mattoni o cemento armato (ad esempio per appendere quadri o mobili pensili con l’ausilio di tasselli). Come le punte da trapano, anche la punta di questo attrezzo deve essere usata esattamente perpendicolare rispetto al punto da forare. Dopo due o tre colpi battuti con il martello sulla testa dell’attrezzo, si deve far compiere una rotazione di circa un quarto di giro alla punta, quindi si usa di nuovo il martello e così di seguito.

Scalpello piano

Lo scalpello piano viene usato per eseguire lavori più grossi su muratura (ad esempio gli incavi per grossi tasselli di legno), oppure per aprire una cassa, scomporre una cornice, allentare una vite arrugginita. Lo scalpello deve essere di acciaio temprato e la punta va riaffilata regolarmente.

Scalpello da legno

Lo scalpello da legno deve servire esclusivamente per lavori in legno. Con il suo aiuto si ricavano fori, scanalature e incastri. L’attrezzo deve essere di acciaio temprato, con lama larga 18-20 mm. Gli scalpelli vanno anch’essi conservati separatamente dagli altri attrezzi, per evitare di danneggiarne la parte tagliente. La soluzione migliore è dotarli di una custodia in plastica o appenderli. Nel lavoro di taglio, nei limiti del possibile, non va usato per battervi sopra il normale martello da meccanico, ma è bene adoperare un martello di legno, detto anche mazzuolo.

Raspa

La raspa serve per la lavorazione del legno, in modo particolare nei punti che non possono essere raggiunti dalla pialla. La sua sezione è mezzotonda. La superficie per smussare è resa scabra da denti in acciaio. In base allo spessore e alle dimensioni dei denti, si hanno raspe con taglio grosso, medio e fine. Le raspe non possono essere riaffilate. Pertanto nel lavorare con l’attrezzo, va prestata molta attenzione a non usarlo sopra chiodi, ganasce di morsetti, ecc., che lo rendono presto inutilizzabile.

Lima

La lima è un attrezzo indispensabile per la lavorazione sia del legno, sia del metallo. Le lime per legno non sono adatte alla lavorazione del metallo. Per contro, le lime per metallo non si danneggiano se usate sul legno. La prima serie di attrezzi deve comprendere una lima piatta per metallo con “primo” e “secondo” taglio (taglio inferiore e superiore) a croce, mezzo fino.

La raspa e la lima, dopo l’uso, devono essere pulite più volte con la spazzola a fili d’ottone, dai frammenti di legno o di metallo. Ambedue gli attrezzi non vanno oliati o ingrassati. Anche la minima formazione di ruggine li danneggia.

Pialletto

Il pialletto in ferro non è l’attrezzo più adatto per lavori di spianatura di superfici in legno di notevoli dimensioni; risulta però funzionale ove occorra levigare spigoli di tavole o pannelli. Nei lavori in casa si usa generalmente legno già piallato, che deve solamente essere segato e rifinito, e pertanto il pialletto offre buone prestazioni.

Cacciavite

Il cacciavite serve esclusivamente per fissare o estrarre viti, sulla cui testa è praticato un taglio. Il tagliente dell’attrezzo deve entrare esattamente nel taglio. In caso di necessità, può anche sporgere alquanto a destra o a sinistra. Una vite troppo grossa viene danneggiata da un cacciavite troppo piccolo (che rimane anch’esso danneggiato), e lo stesso vale per un cacciavite troppo grosso rispetto alla vite. L’asta dei cacciavite di qualità migliore è in acciaio al cromo e al vanadio, e il manico è in legno o in plastica. Per una migliore maneggevolezza, il manico deve essere scanalato. Per i normali lavori in casa è consigliabile un cacciavite con manico isolante (con tagliente largo 3 mm). E’ comunque consigliabile acquistare più cacciavite di varie grossezze.

Spatola

La spatola è usata per lavori di verniciatura e di tappezzeria. Serve sia per raschiare vecchie mani di pittura e per rimuovere carte da parati, sia per applicare e lisciare riempitivi di ogni genere (gesso, mastice, stucco).

La lama della spatola deve essere di acciaio particolarmente elastico, e il manico deve poter essere impugnato agevolmente. Dopo l’uso l’attrezzo va accuratamente pulito e riaffilato; tali precauzioni lo conservano a lungo come nuovo.

Pennello rotondo

Il pennello rotondo è l’attrezzo più usato per verniciare mobili o finestre. E’ impiegabile anche per ritocchi o mani aggiuntive di colore. Di conseguenza, deve trovare posto in ogni cassetta degli attrezzi, e, se possibile, in più esemplari. I più usati sono i pennelli con diametri da 25 a 35 mm.

Metro a stecche

Il metro a stecche può essere di legno, plastica o metallo. La suddivisione in cm, su ambedue i lati, deve essere possibilmente in cifre nere su fondo chiaro, per risultare ben visibile. Normalmente è lungo due metri. Fare attenzione, all’atto dell’acquisto, allo zero: spesso risultano mancanti 1-2 mm. Il metro a nastro metallico presenta i suoi vantaggi, ma non può sostituire quello a stecche.

Altri accessori occorrenti per la cassetta degli attrezzi si trovano comunemente in casa, e cioè una matita per segnare (non vanno mai usati pennarelli o penne a sfera, in quanto i loro segni difficilmente si possono cancellare), una riga (possibilmente metallica), un coltello robusto, forbici, un oleatore (con olio fluido per macchine), e infine alcuni fogli di carta smeriglio.

Il primo quantitativo di materiale da acquistare è in relazione al tipo e al volume dei lavori progettati. Indispensabili sono sicuramente chiodi, viti, occhielli, ganci, tasselli di dimensioni diverse. E’ utile disporre anche di un assortimento di guarnizioni per riparare tubazioni dell’acqua. Come base per la dotazione di adesivi, occorre avere un tubetto di colla vinilica e uno di collante istantaneo.

manuale del far da sé

GLI ATTREZZI BASE E IL LORO USO. 1

 Indubbiamente, essere capaci di piantare un chiodo, o di mettere un nuovo manico a una scopa, o di sturare un tubo di scarico otturato, o di riparare una crepa nell’intonaco e così via, sarebbe un grosso vantaggio per la manutenzione della propria abitazione e si risparmierebbero soldi ma anche tempo visto i prezzi e l’introvabilità, quando servono, dei vari idraulici, falegnami, elettricisti ecc.

 Ogni attrezzo ha una propria funzione ben precisa e ogni lavorazione richiede gli attrezzi adatti, per cui è bene cominciare con pochi utensili di buona qualità, accuratamente scelti; iniziare pochi lavori, con gli attrezzi adatti anziché rovinare la dotazione della propria cassetta impegnandosi in costruzioni complesse.

La cassetta iniziale degli attrezzi.

 Un cassetto può essere utilizzato per riporre gli attrezzi, purché non costituisca il posto di raccolta di tutto ciò che “potrebbe ancora servire” e consenta invece una buona sistemazione della dotazione di base. A tale scopo, al suo interno vanno collocate piccole scatole di legno o di cartone, oppure lo si deve ripartire per mezzo di listelli sottili.

Con questo sistema, gli attrezzi di minori dimensioni e il materiale di consumo di ogni genere (ad esempio chiodi, viti, guarnizioni, tasselli, ecc.) risultano sempre a portata di mano e sistemati ordinatamente.

Una vera cassetta degli attrezzi, in legno o plastica, offre il vantaggio, rispetto al cassetto, di poterla portare con sé ovunque occorra eseguire un lavoro, e consente quindi di avere sempre disponibili tutti gli attrezzi e le ferramenta. Sé, e quando, avremo la possibilità di destinare un posto fisso della casa tale da trasformarlo in un piccolo laboratorio domestico dove sono tenuti gli attrezzi e gli utensili in dotazione sono aumentati al punto da non poter più essere trasportati in una sola volta, la cassetta sarà ancora utile per collocarvi di volta in volta gli attrezzi e il materiale di consumo occorrenti per la particolare riparazione da effettuare.

La cassetta degli attrezzi di propria costruzione è particolarmente utile, ove occorra una cassetta su misura, ripartita corrispondentemente alle particolari esigenze di sistemazione dei propri attrezzi. In commercio si trovano cassette molto pratiche in legno, metallo o plastica, con diverse suddivisioni interne, contenitori estraibili per materiali di consumo o scomparti per usi diversi. La gamma offerta è molto vasta, e si estende dalle cassette metalliche con coperchio ribaltabile e più scomparti, a quelle in plastica apprezzabili per la loro leggerezza.

Il mobile-laboratorio o l’armadio per gli utensili, sono consigliabili solamente a chi intende eseguire in casa lavori di una certa complessità, da effettuarsi principalmente sul banco da lavoro o da falegname. Il principiante non dovrebbe invece acquistare subito una attrezzatura completa, ma comperare pezzo per pezzo i suoi primi attrezzi, adeguando la dotazione alle necessità.

Gli attrezzi di base e il loro impiego.

Volendo eseguire solamente riparazioni e migliorie domestiche, all’inizio sono sufficienti pochi attrezzi di base. Questi utensili rappresentano il minimo che dovrebbe essere presente in ogni casa e costituiscono una buona dotazione di base anche per eseguire semplici lavorazioni su legno e metallo.

Acquistati gli attrezzi di base è possibile costituirsi poco a poco una dotazione, che consenta di eseguire lavori abbastanza complessi.

Prima dotazione di attrezzi

Segaccio a lame intercambiabili; Scalpello da legno; Raspa; Lima piatta; Scalpello piano; Punta da muro; Pialletto in ferro; Punteruolo da falegname; Trapano a manovella; Punte da trapano elicoidali; Tenaglia; Pinza universale; Pinza a pappagallo; Martello; cacciavite con manico isolante da elettricista; serie di cacciavite varie misure e tipologia; spatola; pennello ovalino; metro a stecche. Continua