Categoria: medicina e salute

La salute dalla a alla zeta

Dizionario della salute – 4

Acinesia

Perdita completa o quasi di movimento. Può essere conseguente a paralisi di un gruppo di muscoli, provocata da una lesione dei nervi che li interessano (per esempio, in seguito a ictus). Può verificarsi anche in presenza di forza normale ma con rigidità muscolare come nel morbo di Parkinson.

Acloridria

Assenza di secrezioni acide dello stomaco. Può essere provocata da gastrite atrofica cronica o da assenza o insufficiente attività delle cellule parietali produttrici di acido poste nella mucosa interna dello stomaco.

Circa una persona su 20 presenta acloridria senza sintomi. Di per sé l’acloridria non è preoccupante. Tuttavia è un segno di anemia perniciosa, una malattia del sangue provocata da carenza di assorbimento di vitamina B12 da parte dello stomaco ed è presente in alcuni tumori maligni dello stomaco.

Acne

Affezione cronica della pelle provocata dall’infiammazione dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee.

TIPI. Il tipo più comune di acne è l’acne volgare, che colpisce soprattutto gli adolescenti. L’acne tropicale interessa giovani di razza bianca che si espongono a climi caldi e umidi a cui non sono abituati. L’acne infantile, una fora rara che si manifesta nei neonati di sesso maschile, è associata alla successiva comparsa di acne volgare negli anni dell’adolescenza. L’acne chimica è provocata dall’esposizione ad alcune sostanze chimiche e a certi olii e compare in sedi insolite, come le gambe. La cloracne è una forma di acne causata dall’esposizione agli idrocarburi clorurati; nel 1976 se ne sono verificati molti casi in seguito a una grave esplosione avvenuta in una fabbrica di Seveso in provincia di Milano.

Incidenza. L’acne inizia quasi sempre durante il periodo della pubertà ma può comparire anche in epoche successive della vita; la maggior parte degli adolescenti soffre di una forma fastidiosa di acne detta “acne giovanile”

Causa. Le lesioni dell’acne sono provocate dall’ostruzione dei follicoli da parte del sebo (sostanza oleosa secreta dalle ghiandole sebacee della pelle). Quando un tappo di sebo rimane intrappolato nel follicolo, i batteri si moltiplicano e il follicolo si infiamma. La causa del mutamento di consistenza del sebo nella pubertà non è chiara ma sembra essere legata a un aumento dei livelli di androgeni, ormoni sessuali maschili. Probabilmente è presente anche un fattore genetico perché l’acne può essere ereditaria.

Alcuni farmaci possono indurre l’acne o aggravarla (per esempio, i corticosteroidi e gli androgeni, che accrescono la produzione di sostanze oleose da parte della pelle). Altri farmaci in grado di aggravare l’acne sono i barbiturici, l’isoniazide, la rifampicina, i bromuri e gli ioduri. Anche l’olio e il grasso possono cagionare l’acne. Il sebo del cuoio capelluto può determinare la comparsa di acne intorno alla linea di crescita dei capelli. Un contatto costante con olio minerale o naturale, per esempio nelle cucine dei ristoranti, può aggravare questa patologia. Anche i cosmetici con basi oleose sono associati a un aumento della tendenza all’acne.

Sintomi. L’acne compare nelle zone dove esiste una grande concentrazione di ghiandole sebacee, soprattutto sul volto, sulla zona sternale del torace, sulla parte superiore del dorso, sulle spalle e intorno al collo. Le manifestazioni più comuni dell’acne sono i comedoni, i migli (punti bianchi), le pustole, i noduli (rigonfiamenti duri sotto la pelle) e le cisti (rigonfiamenti duri più grossi nella pelle). Man mano che una lesione guarisce, tende a comparirne un’altra. Spesso le lesioni in via di guarigione si trasformano in puntini rosa chiaro che solitamente scompaiono completamente, sebbene alcune, soprattutto quelle cistiche, possano lasciare cicatrici. Spesso le cicatrici dell’acne hanno l’aspetto di piccole cavità depresse. Occasionalmente, come avviene per altre cicatrici, possono formarsi cheloidi (escrescenze di tessuto cicatriziale irregolare).

Prevenzione. Esistono parecchie convinzioni errate sulla prevenzione dell’acne, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Non ci sono prove che la dieta abbia un ruolo nel provocare l’acne. Evitare i dolci è di scarsa utilità. Tenere pulite le zone colpite non previene l’acne ma può evitare che si diffonda. La pelle dovrebbe essere lavata due volte al giorno; lavaggi più frequenti sono inutili perché servono solo ad asportare lo strato untuoso superficiale.

Terapia. Non esiste una cura risolutiva per l’acne, mentre sono disponibili molti trattamenti per alleviarla. Le applicazioni topiche (sulla pelle) agiscono liberando i pori ed eliminando il sebo e possono anche favorire la guarigione. I preparati per uso topico sono a base di: benzoperossido, acido retinoico, antibiotici e zolfo. Spesso i raggi ultravioletti sono benefici per il trattamento dell’acne. L’esposizione alla luce naturale è utile e, per trattare i casi più gravi, si può ricorrere ai raggi ultravioletti artificiali. Le lesioni non dovrebbero venire irritate o schiacciate perché ciò può aggravarle e provocare cicatrici.

Spesso, se il trattamento topico fallisce, è utile la somministrazione a lungo termine di antibiotici per via orale. Gli antibiotici vengono prescritti regolarmente anche per cicli di sei mesi. Essi agiscono non solo sui batteri presenti nella pelle ma anche direttamente sulle cellule infiammate presenti nelle lesioni dell’acne e sulla produzione di sebo. Un recente progresso nel trattamento dell’acne è rappresentato dall’uso dei retinoidi. Questi farmaci vengono prescritti solo per l’acne grave quando gli antibiotici e altre misure non siano risultati efficaci. I retinoidi riducono la produzione di sebo e hanno l’effetto di detergere la pelle, ma vanno assunti con prudenza perché possono provocare danni al fegato e altri disturbi gravi. Spesso le cisti dell’acne possono essere trattate con terapia intralesionale (iniezione diretta di un farmaco nelle lesioni dell’acne), che contribuisce anche a ridurre le cicatrici. In caso di cicatrici estese e profonde, l’estetica può essere migliorata con la dermoabrasione (asportazione dello strato superiore della pelle colpita).

Prognosi. L’acne migliora lentamente con il tempo e spesso scompare verso i 20 anni. Con le terapie oggi disponibili, non dovrebbero esservi casi gravi di acne.

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Dizionario di salute

Acetilcisteina

Farmaco mucolitico usato per il trattamento della bronchite cronica o come antidoto nel sovradosaggio da paracetamolo.

Come agisce

Inalata con un nebulizzatore, l’acetilcisteina fluidifica il muco presente nell’escreato e quindi più facile da eliminare. Come antidoto contro l’intossicazione da paracetamolo, l’acetilcisteina è assunta per bocca entro alcune ore dall’intossicazione.

Possibili effetti indesiderati

In casi rari, quando l’acetilcisteina è inalata per nebulizzazione, possono comparire vomito, eruzioni cutenee o maggiore difficoltà di respiro. Il vomito è frequente se il farmaco è assunto per bocca.

Acetilcolina

Un tipo di neurotrasmettitore. L’acetilcolina (nota con l’abbreviazione ACh) è il neurotrasmettitore presente in tutte le giunzioni neuromuscolari e in molte zone del sistema nervoso. Le azioni dell’acetilcolina chiamate colinergiche, sono bloccate dai farmaci anticolinergici.

Acetilsalicilico, acido

Analgesico non oppiaceo – è disponibile come prodotto da banco – non è disponibile come galenico. Attenzione: non assumete mai regolarmente il farmaco per più di due giorni senza il controllo del medico; può celare sintomi di un disturbo grave.

Analgesico usato da cento anni per trattare disturbi come mal di testa e dolori mestruali e muscolari. Svolge un’azione antinfiammatoria. E’ quindi particolarmente utile per trattare il dolore e la rigidità delle articolazioni provocati dall’artrosi e da altri tipi di artrite. Poiché riduce la febbre, è incluso in molti rimedi contro il raffreddore

A piccole dosi, diminuisce l’aggregabilità delle piastrine. Ed è per questa proprietà che è usato nella prevenzione della trombosi in persone esposte al rischio di ictus o di infarto miocardico.

Come agisce

L’acido acetilsalicilico riduce la produzione di alcune prostaglandine, che possono provocare infiammazione, dolore o febbre.

Possibili effetti indesiderati

Nei bambini esiste un leggero rischio di sindrome di Reye; va quindi somministrato ai bambini sotto stretto controllo medico; può essere sostituito dal paracetamolo.

L’acido acetilsalicilico può irritare il rivestimento dello stomaco provocando difficoltà digestive o nausea: meglio assumere il farmaco durante i pasti o prendendo compresse gastroprotette, che liberano la sostanza solo nell’intestino. L’uso prolungato del farmaco può provocare emorragia gastrica causata da erosione gastrica o da ulcera peptica.

Acetoesamide

Farmaco ipoglimecizzante, da assumersi per via orale, usato nel diabete mellito non insulino-dipendente. L’acetoesamide stimola la secrezione di insulina.

Acetonemia

Presenza di acetone nel sangue unitamente ad acido diacetico e beta-idrossibutirrico; queste tre sostanze sono dette corpi chetonici.

Acetonuria

Presenza di acetone nell’urina. Si può osservare in alcuni portatori di diabete, di carcinoma, o in stati febbrili.

Achille, tendine di

Tendine che fa sollevare la parte posteriore della caviglia. Si forma a partire dai muscoli del polpaccio (gastrocnemio, soleo e plantare) e si fissa al calcagno (osso della caviglia). Le lesioni lievi di questo tendine sono frequenti e, di solito, provocate da sforzo eccessivo, errata tecnica di corsa o uso di calzature inadatte. Tutto ciò può provocare infiammazione (tendinite) e lacerazione delle fibre del tendine.

Acidemia

Riduzione del Ph al di sotto dei valori normali. Attualmente il termine viene utilizzato soprattutto per indicare malattie metaboliche di tipo ereditario.

Acidità

Termine con il quale si indica la concentrazione degli ioni idrogeno in una soluzione.

Acido

Dal punto di vista chimico, un acido viene definito come un donatore di ioni idrogeno (atomi di idrogeno con una carica elettrica positiva).

Gli acidi costituiscono una vasta gamma di sostanze, dagli acidi minerali corrosivi, come l’acido solforico (usato nelle batterie delle automobili) e l’acido cloridrico (prodotto dal rivestimento interno o mucoso dello stomaco), agli acidi organici, come l’acido acetico (presente nell’aceto) e l’acido citrico (presente nel succo di limone)

Acido, riflusso

Rigurgito di liquido dallo stomaco all’esofago. E’ associato a dolore toracico urente (cioè a sensazione di bruciore) e spesso provoca esofagite.

Un riflusso lieve di acido gastrico è frequente e non ha molta importanza; può verificarsi in gravidanza e spesso è presente in soggetti obesi.

Il riflusso di acido viene attribuito a inefficienza della valvola muscolare posta all’estremità inferiore dell’esofago (cardias) con conseguente rigurgito del liquido acido dello stomaco. Episodi ripetuti di questo tipo possono indicare la presenza di un ernia iatale.

Acido-base, equilibrio

Insieme di meccanismi per cui i liquidi corporei non sono troppo acidi o alcalini (gli alcali vengono chiamati anche basi). L’organismo funziona in modo corretto solo quando i suoi liquidi sono vicini alla neutralità chimica.

Il metabolismo dell’organismo comprende la conversione degli zuccheri e dei grassi in energia, un processo che consuma ossigeno e produce anidride carbonica (che sciolta nell’acqua, forma acido carbonico) e acidi organici come l’acido lattico e quello piruvico. Ciò provoca fluttuazioni nell’acidità e nell’alcalinità del sangue e di altri fluidi corporei.

Per mantenere un equilibrio acido-base normale, l’organismo possiede tre meccanismi: sostanze tampone, respirazione e attività dei reni. I tamponi sono sostanze presenti nel sangue che tendono a neutralizzare le scorie acide o alcaline. Una respirazione rapida aumenta la velocità di eliminazione dell’anidride carbonica dal sangue, rendendolo così meno acido; viceversa, una respirazione lenta lo fa diventare più acido. I reni aiutano a mantenere un livello di acidità costante nel sangue regolando la quantità di residui acidi o alcalini nelle urine. Alterazioni dell’equilibrio acido-base danno luogo ad acidosi o alcalosi.

Acidosi

Alterazione dell’equilibrio acido-base del sangue in cui si verifica un accumulo di acidi o una perdita di alcali. Esistono due tipi di acidosi: metabolica e respiratoria.

Cause

L’acidosi metabolica può essere conseguente a un aumento della produzione di acido. La chetoacidosi, una forma di acidosi metabolica, si verifica nel diabete mellito non controllato e, in misura minore, nell’inedia. L’acidosi metabolica può essere provocata anche dalla perdita di bicarbonati a causa di una grave diarrea.

Nell’insufficienza renale esiste un’escrezione insufficiente di acido nell’urina. Una causa abbastanza frequente di acidosi metabolica è un dosaggio eccessivo di acido acetilsalicilico.

L’acidosi respiratoria si verifica quando un individuo con la respirazione non riesce a eliminare una quantità sufficiente di anidride carbonica dai polmoni, provocando così un aumento dell’acidità del sangue, perché l’anidride carbonica in eccesso resta nel sangue, dove si scioglie formando acido carbonico. Una riduzione della respirazione che provoca acidosi respiratoria può essere conseguente a forme come la bronchite, l’asma bronchiale o l’ostruzione delle vie aeree.

Continua.

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Acanthosis nigricans

Rara condizione incurabile, caratterizzata da chiazze di pelle scura ispessita all’inguine, alle ascelle, al collo e in altre pieghe cutanee. Può colpire persone giovani come malattia ereditaria congenita o essere conseguente a una malattia endocrina come la sindrome di Cushing. Si riscontra anche nelle persone colpite da carcinomi (tumori maligni) dei polmoni e di altri organi. La pelle ispessita e ruvida può prudere e ha colore grigio o nero.

La pseudoacanthosis nigricans è una forma molto più frequente, generalmente riscontrabile in persone sovrappeso di carnagione scura. La pelle delle pieghe cutanee (inguine, ascelle e collo) è più spessa e scura di quella circostante; di solito in queste zone esiste una forte sudorazione. La condizione può migliorare con una terapia dietetica.

Acari, malattie da

Gli acari sono artropodi della classe degli Aracnidi, di lunghezza inferiore a 1,2 millimetri, simili a minuscoli ragni. Possiedono un apparato boccale atto a perforare e succhiare il sangue e possono essere parassiti degli animali e dell’uomo.

Gli acari provocano vari disturbi. Una specie, ad esempio, che è causa della scabbia, vive unicamente sulla pelle dell’uomo dove provoca piccoli solchi pruriginosi. Un’altra, l’acaro della polvere domestica, vive spesso nella biancheria da letto e nelle coperte; inspirando la polvere contenenti parti morte di questo parassita può insorgere l’asma.

Altre specie di acari vivono in zone erbose e colpiscono le coltivazioni. La Trombicula irritans (acaro dei raccolti) può attaccare l’uomo che cammina nell’erba folta. La sua puntura può produrre un’eruzione pruriginosa. Gli acari presenti nei cereali o nella frutta provocano vari tipi di irritazione cutanea chiamata comunemente “prurito dei droghieri” e “prurito dei panificatori”.

In alcune parti del mondo taluni acari possono trasmettere malattie, soprattutto il tifo e la febbre di Kew Gardens. Entrambe queste malattie sono provocate da rickttsie (microrganismi intermedi tra i batteri e i virus) che normalmente infettano i roditori ma possono essere trasmessi dagli acari all’uomo. Se si cammina in zone infestate dagli acari è utile fare uso di sostanze repellenti per gli insetti.

Acatisia

Incapacità di rimanere seduto che compare talvolta come effetto collaterale della somministrazione di un farmaco antipsicotico effettuata per trattare disturbi mentali come la schizofrenia e la depressione. Più raramente rappresenta una complicanza del morbo di Parkinson o un sintomo di isteria.

Acceleratore lineare

Dispositivo per accelerare particelle subatomiche, per esempio gli elettroni, fino a una velocità prossima a quella della luce, in modo che assumano un’energia estremamente elevata. Un acceleratore lineare può essere usato anche per produrre raggi X ad alta intensità.

In campo medico gli elettroni o i raggi X a energia elevata vengono usati nella radioterapia per trattare alcune forme di tumori maligni. Questa metodologia provoca danni assai minori al tessuto sano circostante rispetto alla radioterapia a bassa intensità.

Accesso

Insorgenza rapida e improvvisa di uno stato morboso oppure di un sintomo in una malattia che è già in atto. E’ di uso frequente in medicina.

Accomodazione

Con questo termine si intende soprattutto il processo di adattamento dell’occhio per mettere a fuoco oggetti vicini. A riposo l’occhio mette a fuoco oggetti lontani e il cristallino è relativamente sottile e piatto. Per rendere possibile la messa a fuoco di oggetti più vicini, il muscolo ciliare dell’occhio si contrae, consentendo al cristallino, che è elastico, di divenire più spesso e convesso.

Con il procedere dell’età il cristallino perde la sua elasticità e, di conseguenza, l’accomodazione diventa sempre più difficile. Tutto ciò provoca una forma di ipermetropia chiamata presbiopia.

ACE inibitori, farmaci

Farmaci comuni

Captropil Enalapril

Gruppo di farmaci vasodilatatori introdotti in terapia nel 1981. Gli ACE inibitori (inibitori dell’enzima convertitore dell’angiotensina – Angiotensin-Converting Enzyme, ACE) vengono usati per trattare l’ipertensione e lo scompenso cardiaco, solitamente quando altri farmaci non si sono dimostrati efficaci. Talvolta vengono prescritti insieme ad altri medicamenti come i diuretici e i betabloccanti.

Come agiscono

Gli ACE inibitori bloccano l’azione dell’enzima che converte l’angiotensina (una proteina presente nel sangue) dalla forma inattiva (angiotensina I) in quella attiva (angiotensina II) che restringe i vasi del sangue. Diminuendo la produzione di angiotensina II, gli Ace inibitori riducono la costrizione dei vasi sanguigni, rendendo più agevole il flusso e quindi abbassandone la pressione arteriosa.

Possibili effetti indesiderati

Comprendono nausea, perdita del gusto, cefalea, stordimento e tosse secca. La prima dose può ridurre la pressione del sangue in modo così spiccato che il paziente può subire un collasso; il trattamento, pertanto, andrebbe iniziato per sicurezza in ospedale.

Acebutololo

Betabloccante comunemente usato nel trattamento dell’ipertensione, dell’angina pectoris e di alcuni tipi di aritmia cardiaca.

Acetazolamide

Diuretico noto come inibitore dell’anidrasi carbonica. Viene usato per il trattamento del glaucoma e, talvolta, per prevenire o trattare i sintomi del mal di montagna.

Gli effetti collaterali in seguito alla somministrazione di acetazolamide possono essere torpore, nausea, diarrea, perdita di peso e impotenza.

Acetico, acido

Acido organico, contenente carbonio, incolore e di odore pungente che conferisce all’acetico il suo caratteristico sapore acido. In medicina, tale acido rappresenta un ingrediente delle gelatine antisettiche usate per ripristinare l’acidità della vagina in alcuni tipi di infezioni vaginali. Continua.

La salute dalla a alla z – 3

Abrasione corneale

Graffio o difetto dell’epitelio (rivestimento esterno) della cornea. L’abrasione può essere provocata dalla presenza di una particella piccola e appuntita nell’occhio o da una lesione causata, per esempio, da un ramoscello oppure da una spazzola per capelli.

Di solito un graffio guarisce in tempi molto rapidi ma può provocare, temporaneamente, forte dolore, intensa fotofobia (ovvero intolleranza verso la luce intensa) e inoltre aumentata produzione di lacrime.

Il dolore può essere mitigato proteggendo l’occhio con una fasciatura, somministrando farmaci analgesici, instillando colliri contenenti preparati ciclopedici (capaci, cioè, di paralizzare il muscolo ciliare dell’occhio).

I colliri a base di antibiotici solitamente vengono somministrati per prevenire il rischio di un’infezione batterica che potrebbe causare gravi ulcerazioni corneali, ascessi e, nei casi più gravi, cecità.

L’abrasione corneale solitamente si risolve entro pochi giorni, ma (seppure raramente) può recidivare probabilmente perché l’epitelio neoformato non è in grado di aderire al tessuto sottostante. Possono essere consigliate la fasciatura dell’occhio, l’applicazione di blande pomate o la prescrizione di una lente a contatto che funge da benda.

Abrasione dentale

Assenza per logorio, dello smalto, spesso accompagnata da quella della dentina (strato sottostante lo smalto) e del cemento (tessuto simile a osso che ricopre la radice del dente), di solito a causa di un uso troppo energico dello spazzolino da denti. Le zone più colpite sono le superfici del colletto e quella anteriore dei canini e dei premolari, nel punto in cui emergono dalla gengiva. Spesso le zone abrase sono sensibili ai cibi molto freddi o molto caldi e possono rendere necessario l’uso di un dentifricio desensibilizzante o la protezione mediante mordenzatura ed otturazione.

Abreazione

Processo di presa di coscienza di pensieri e sentimenti repressi. Secondo la teoria freudiana, l’abreazione si dovrebbe verificare attraverso la catarsi, manifestazione aperta delle emozioni associate a ricordi dimenticati. Talvolta il termine abreazione viene usato in modo intercambiabile con quello di catarsi ma, in senso stretto, è il risultato della catarsi. L’abreazione è una parte importante della psicoterapia e si ottiene più facilmente quando i sintomi del paziente sono provocati da un recente evento traumatico specifico.

Abulia

Disturbo mentale contraddistinto dall’assenza o dalla marcata riduzione della volontà. La psichiatria classica distingue un’abulia motrice, in cui mancherebbe la capacità di passare dall’ideazione all’azione, e un abulia intellettuale, spesso associata a stati confusionali. Secondo la psicoanalisi, la debolezza, l’incapacità di agire, prendere decisioni ecc. avrebbero delle motivazioni inconsce ben precise.

Acalasia

Disturbo per cui i muscoli della parete dell’esofago e lo sfintere (valvola) posta tra l’esofago e lo stomaco non si rilassano dopo la deglutizione, impedendo perciò al cibo di entrare nello stomaco.

In condizioni normali il cibo stimola i muscoli della parete dell’esofago a iniziare una serie di contrazioni che spingono gli alimenti verso lo stomaco. Nell’acalasia lo sfintere non si rilassa per consentire al cibo di passare dall’esofago allo stomaco; la parte inferiore dell’esofago presenta un lume ridotto e viene ostruita dal cibo.

Incidenza e causa.

Questo raro disturbo può comparire a qualsiasi età, ma difficilmente prima dei 15 anni. La causa è sconosciuta.

Sintomi e segni.

I sintomi sono difficoltà e dolore nella deglutizione e malessere alla parte bassa del torace e alla regione addominale alta. Il rigurgito di cibo che può essere stato inghiottito anche uno o due giorni prima può provocare un sapore sgradevole in bocca e un alito cattivo. Gradualmente la capacità di deglutire si deteriora finché diventa difficile inghiottire non solo sostanze solide ma anche liquidi.

Diagnosi

Una radiografia con pasto opaco mostra in movimento anomalo e inefficace della parete esofagea e gradi diversi di dilatazione dell’esofago nonché restringimento della porzione inferiore dell’esofago e mancata apertura dello sfintere dopo la deglutizione. Per escludere la presenza di un tumore dell’estremità inferiore dell’esofago viene eseguita una esofagoscopia con cui si inserisce nell’esofago una sonda sottile. Nell’acalasia la pressione nella zona dello sfintere esofageo inferiore è molto elevata; misurazioni della pressione mentre il paziente deglutisce rivelano che lo sfintere esofageo si rilascia in modo incompleto.

Terapia

Raramente la somministrazione di farmaci può alleviare i sintomi dell’acalasia facendo rilasciare i muscoli dell’estremità inferiore dell’esofago. Se questo trattamento fallisce o i sintomi peggiorano, è possibile dilatare l’esofago per periodi prolungati inserendovi un palloncino di gomma riempito di aria o acqua per stirare i muscoli.

Esiste un procedimento chirurgico che consiste nel sezionare alcuni dei muscoli posti all’ingresso dello stomaco per favorire il passaggio del cibo. In tal caso la deglutizione può tornare normale ma il soggetto può poi presentare riflusso di succo gastrico acido. Continua.

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LA SALUTE DALLA A ALLA ZETA – DIZIONARIO DELLA SALUTE 2

ABORTIVO

Sostanza che provoca un aborto. E’ stato sostenuto che varie sostanze, come grandi quantità di olio di ricino o di superalcolici, provocano aborto, ma ciò non è stato dimostrato. Nella pratica medica, per provocare un aborto si usano “ormoni locali” chiamati prostaglandine che inducono ammorbidamento e diladazione della cervice (collo dell’utero) e contrazioni muscolari dell’utero. Di solito vengono somministrati sotto forma di candelette, inserite profondamente nella vagina, o di infusione endovenosa.

Aborto

Nella terminologia medica questo termine indica sia l’aborto spontaneo sia l’aborto volontario (cioè indotto mediante manovre mediche).

Secondo l’O.M.S. si ha aborto quando l’interruzione della gravidanza avviene entro la 28° settimana (ossia il 196° giorno di gestazione; per la legislazione italiana, l’aborto è l’interruzione – spontanea o terapeutica – della gravidanza prima del 180° giorno dall’inizio della gestazione: si viene così a determinare una discordanza tra la definizione dell’O.M.S. e la disposizione di legge italiana. D’altra parte alcuni autori anglosassoni ritengono che si tratti di aborto solo se l’interruzione della gravidanza si verifica entro la 20° settimana, che corrisponde ad un peso fetale di circa 500gr, in quanto feti nati a quest’epoca gestazionale e sottoposti a particolari cure intensive sono sopravvissuti.

Aborto spontaneo

Perdita del feto prima della 22° settimana di gestazione o del raggiungimento della vitalità del feto stesso (cioè la capacità di sopravvivere fuori dell’utero senza aiuti artificiali)

INCIDENZA

L’incidenza dell’aborto spontaneo è difficile da determinare perché non tutte le donne che abortiscono si rivolgono al medico o talvolta neppure si rendono conto di aver abortito. Secondo alcune stime il 10% delle gravidanze termina con un aborto spontaneo, per lo più nelle prime 10 settimane.

CAUSE

L’aborto spontaneo può essere provocato da una vasta gamma di problemi. Molti aborti spontanei sono conseguenti ad anomalie del feto, per esempio anomalie cromosomiche, o a gravi difetti di sviluppo. Anche una grave malattia della madre o la sua esposizione ad alcune tossine può provocare un aborto spontaneo. Cause più rare di aborto sono alcune anomalie, come una secrezione insufficiente di progesterone, o un disturbo autoimmune della gestante.

Dopo i primi tre mesi di gestazione l’aborto è più raro. Le cause degli aborti che pongono fine al 3-5% delle gravidanze tra la 12° e la 22° settimana di gestazione sono anomalie genetiche, incontinenza cervicale (incapacità della cervice di portare avanti la gravidanza), un difetto dell’utero come utero setto (suddiviso) e grossi fibromi uterini. Anche una grave infezione oppure una malattia della madre può provocare un aborto spontaneo tardivo.

SINTOMI E SEGNI

I sintomi dell’aborto spontaneo sono crampi uterini e/o emorragia. In una percentuale di gravidanze (fino al 50%) nei primi mesi si verificano lievi crampi, spesso provocati dall’impianto basso della placenta o da erosione cervicale. Molte di queste gravidanze proseguono senza problemi fino al termine.

In genere, la comparsa di una emorragia abbondante associata a crampi è un segno più grave perché può essere indice di un aborto imminente. Alcune macchie di sangue unite a dolore intenso possono essere segni di una minaccia di aborto o di una gravidanza ectopica. Un fiotto di liquido trasparente o rosato, provocato dalla rottura del sacco amniotico, è un segno pericoloso.

DIAGNOSI E TERAPIA

Spesso a una donna che all’inizio della gravidanza presenta emorragia e crampi viene prescritto riposo a letto per ridurre l’emorragia (per quanto, probabilmente, il riposo a letto non influisca sull’esito della gravidanza). Per stabilire se la gravidanza è intrauterina (cioè non ectopica) e se progredisce normalmente, viene talvolta raccomandata l’esecuzione di un’ecografia. Può essere eseguita un’ispezione pelvica per stabilire se le dimensioni dell’utero sono adeguate e verificare se la cervice è aperta o chiusa.

Se l’aborto è incompleto o inevitabile e se l’emorragia è abbondante, può essere necessario un raschiamento (eliminazione della mucosa, cioè del rivestimento interno dell’utero). Spesso, se l’aborto appare completo (cioè è stato espulso tutto il materiale fetale e placentare), non è necessaria alcuna terapia. In caso di aborto interno può essere necessaria l’induzione del parto. Sovente alla donna vengono somministrati antibiotici e altri farmaci per ridurre il sanguinamento. Alle donne Rh negative viene somministrato immunoglobulina Rh° (D) per prevenire successive complicanze Rh

Dopo il primo trimestre, la comparsa di crampi o macchie di sangue va immediatamente riferita al medico; in questa fase un numero significativo di aborti spontanei è provocato da problemi risolvibili, come l’incontinenza cervicale, e non da gravi anomalie del feto.

Se esistono segni di incontinenza cervicale, la cervice può essere chiusa con una sutura. Alle donne affette da anomalie uterine o cervicali può essere raccomandato il riposo a letto prolungato e possono venire somministrati farmaci miorilassanti (rilascianti della muscolatura uterina).

Una donna che abbia subito tre o più aborti spontanei consecutivi viene ritenuta affetta da aborto abituale. Gli aborti abituali possono essere provocati da anomalie genetiche o ormonali, infezione cronica, malattie autoimmuni o anomalie uterine. La valutazione di questa situazione comprende non solo la visualizzazione radiologica dell’utero e delle tube di Falloppio ma anche studi genetici alla ricerca di eventuali problemi ormonali o infettivi.

PROGNOSI

La maggioranza delle donne che abortiscono può alla fine portare a termine una gravidanza. Le moderne misure diagnostiche e terapeutiche hanno migliorato la prognosi di questa condizione in misura nettamente superiore al passato.

ABORTO VOLONTARIO

Interruzione della gravidanza indotta con manovre mediche.

La disciplina dell’aborto risale in Italia ad anni piuttosto recenti. Prima del 1978, il codice penale italiano considerava l’aborto provocato intenzionalmente come un grave reato, contro cui erano pertanto previste varie punizioni (art. 545 e seguenti cod.pen.). Ma la Corte Costituzionale, con sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975, pur ritenendo che “la tutela del concepito ha fondamento costituzionale”, consentiva l’interruzione volontaria di gravidanza per motivi molto gravi. Qualche anno dopo veniva approvata la legge n. 194 del 22 maggio 1978, con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell’articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie. La legge n. 194 consente l’interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione, nei casi in cui la sua prosecuzione comporti gravi rischi per la salute fisica o psichica della madre.

Veniva così introdotto e legittimato il concetto di aborto terapeutico, cioè di interruzione volontaria della gravidanza a tutela della salute della madre o in presenza di condizioni morbose del feto. La donna che in Italia intenda interrompere la gravidanza può rivolgersi a un consultorio familiare o a una struttura sociosanitaria all’uopo abilitata o a un medico di sua fiducia. A quest’ultimo spettano allora gli accertamenti necessari e l’obbligo di attestare l’intenzione della donna in un certificato. Trascorsi sette giorni dalla data di questo, la donna può accedere, per l’interruzione di gravidanza, alla struttura pubblica abilitata.

Essendo stata ammessa dalla legge l’obiezione di coscienza da parte dei medici, questi dovranno esprimersi circa l’accettazione delle norme mediante dichiarazione preventiva, da presentarsi al medico provinciale entro un mese dal conseguimento dell’abilitazione professionale.

MOTIVI MEDICI DELL’ABORTO

Il medico può consigliare l’aborto in presenza di condizioni morbose che colpiscono la madre o il feto. Le condizioni che possono aggravarsi durante la gravidanza e talvolta arrivare a mettere a repentaglio la vita della donna sono: gravi malattie cardiache, malattie renali croniche e il cancro, soprattutto della mammella o della cervice uterina.

Condizioni che colpiscono il feto, individuabili mediante ecografia, amniocentesi o prelievo dei villi coriali possono essere gravi anomalie di sviluppo incompatibili con la vita, come anencefalia e gravi anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down. L’aborto è giustificato anche se la donna contrae la rosolia nelle prime settimane di gravidanza; il virus che provoca questa malattia può danneggiare gravemente il feto (specialmente agli occhi, alle orecchie e al cuore). L’aborto viene consentito se la madre è stata infettata dal virus del AIDS perché tale malattia può essere trasmessa al figlio.

COME SI ESEGUE

ABORTO PRECOCE

Le tecniche di aspirazione con vuoto rappresentano il metodo più semplice e sicuro per interrompere una gravidanza nelle prime settimane. Entro due settimane dalla data della comparsa dell’ultima mestruazione prima che la gravidanza venga confermata, è possibile eseguire una regolazione mestruale (la procedura di aspirazione ambulatoriale, in Italia proibita perché elude la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza). Tuttavia, il metodo maggiormente usato è quello dell’aspirazione con raschiamento, che viene eseguito tra la 1° e la 12° settimana di gravidanza in un ambulatorio oppure in un reparto ospedaliero (day hospital).

Questa procedura può essere eseguita in anestesia generale o locale. L’anestesia locale (blocco paracervicale) può essere integrata con l’iniezione endovenosa di un oppiaceo o di un tranquillante. La cervice viene dilatata mediante dilatatori e nell’utero viene inserita una cannula di plastica con l’estremità esterna collegata a un aspiratore, che risucchia il tessuto fetale e placentare in un recipiente sotto vuoto. Dopo questa procedura, che di solito richiede meno di dieci minuti, il ginecologo raschia l’interno dell’utero con una curette (strumento simile a un cucchiaio) per essere sicuro che non sia rimasto del tessuto placentare. Il tessuto viene analizzato in laboratorio per avere la conferma che era presente una gravidanza e che sia stato asportato tutto il tessuto perché una gravidanza ectopica o una gravidanza addominale richiederebbe una procedura chirurgica più radicale.

La guarigione è rapida, sebbene per molti giorni si debbano evitare le attività faticose. Di solito compaiono una lieve emorragia e leggeri crampi per non più di una settimana. Quattro-sei settimane dopo l’aborto compare un ciclo mestruale normale. I rapporti sessuali possono riprendere dopo due-tre settimane.

ABORTO TARDIVO

Tra la 12° e la 15° settimana, a secondo delle attrezzature disponibili, si esegue la procedura di aspirazione usata nell’aborto precoce o quella di evacuazione. Dopo la 15° settimana, normalmente viene considerato più sicuro l’aborto indotto provocando contrazioni dell’utero in modo che venga espulso il feto, come accade nell’aborto spontaneo. Le contrazioni vengono indotte introducendo nell’utero una soluzione salina o, più spesso, un ormone di tipo prostaglandinico. Ciò può essere fatto iniettandolo direttamente nel liquido amniotico attraverso l’addome della donna o infondendolo, attraverso la cervice, nello spazio esistente tra il sacco amniotico (membrana che circonda il feto) e la parete uterina. Oppure si può inserire in profondità nella vagina una candeletta contenente prostaglandine.

Di solito, per l’espulsione del feto occorrono circa 12 ore, durante le quali alla donna vengono somministrati analgesici (antidolorifici). Dopo l’aborto la donna rimane in ospedale 24-48 ore per controllare se compaiono complicanze.

COMPLICANZE

Se l’aborto viene eseguito in una clinica bene attrezzata o in ospedale da un ginecologo esperto, le complicanze sono minime. In meno dell’1% dei casi si verifica un’infezione, che dà luogo a una condizione chiamata “aborto settico”, o una grave emorragia. Quando l’aborto viene eseguito prima della 13° settimana, la mortalità è inferiore a 1 per 100.000 e sale al 3 per 100.000 dopo questo termine (per confronto, la mortalità materna per una gravidanza a termine è di 9 per 100.000). Aborti ripetuti possono accrescere il rischio di aborto spontaneo in una gravidanza successiva, sebbene esistano scarse prove che un aborto influisca sulla fertilità della donna in futuro.

Gli aborti eseguiti illegalmente sono più o meno frequenti a seconda delle regioni del Mondo in cui vengono attuati, per le condizioni in cui sono eseguiti comportano un alto rischio di complicanze, tra cui perforazione dell’utero, aborto settico ed emorragia grave. Spesso provocano sterilità o morte della donna. Continua