Categoria: medicina e salute

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 15

Addome

Porzione del tronco compresa tra il margine inferiore delle coste e la radice delle cosce. La cavità addominale è limitata superiormente dal diaframma e dalle coste, inferiormente dalla muscolatura e dalle ossa pelviche. Posteriormente l’addome è protetto dalla colonna vertebrale e dai muscoli che fasciano il dorso. Anteriormente si ha la sola parete addominale.

Nella cavità addominale sono contenuti fegato, stomaco, intestino, milza, pancreas e reni. Nella porzione inferiore dell’addome, compresa nelle pelvi, sono situati la vescica e il retto e, nella donna, l’utero e le ovaie.

Struttura

Colonna vertebrale, pelvi e coste danno origine agli strati muscolari che costituiscono la parete addominale. Fra la cute e i muscoli esiste uno strato di tessuto adiposo che nelle persone obese può raggiungere dimensioni notevoli. La superficie interna della muscolatura addominale è rivestita da una sottile membrana, il peritoneo, che ricopre anche gli organi, pancreas e reni, fissati alla parete dorsale; pieghe peritoneali avvolgono anche organi mobili, come lo stomaco e l’intestino.

Addome acuto

Termine medico con cui si indica un dolore addominale intenso e persistente, che compare improvvisamente e, in genere, è associato a rigidità e difesa (contrazione volontaria) dei muscoli addominali, vomito e febbre. “Addome acuto” è solo una diagnosi generica che rende solitamente necessarie indagini mediche urgenti. La causa precisa del dolore addominale viene diagnosticata attraverso una valutazione medica attenta e confermata con esami specialistici e radiografie. Talvolta occorre eseguire una laparatomia, esplorazione chirurgica dell’addome, o un esame dell’addome mediante introduzione di una sonda ottica.

Causa e terapia

La causa più comune di addome acuto è l’infiammazione della membrana che riveste la cavità addominale che può essere provocata dall’infiammazione di qualsiasi struttura addominale, per esempio delle tube di Falloppio, da malattie intestinali come l’infiammazione dell’appendice, il morbo di Crohn o la diverticolite, la malattia diverticolare o dalla perforazione di un ulcera peptica. La peritonite può anche essere conseguente a una lesione traumatica addominale.

Altre possibili cause di addome acuto sono: disturbi dell’apparato urinario come i calcoli ureterali, calcoli nel dotto di drenaggio della cistifellea e stati patologici che provocano stiramento del rivestimento esterno del fegato (come l’epatite) o dei reni.

Addominale, dolore

Senso di malessere percepito nella cavità addominale, cioè tra la radice delle cosce e il margine inferiore delle coste. Può essere accompagnato da eruttazioni, nausea, vomito, borborigmi (brontolii e gorgogli) e flatulenza (emissione di gas).

Cause

Tutti hanno percepito, almeno una volta nella vita, un senso di malessere addominale con una causa facilmente identificabile, per esempio dopo aver mangiato o bevuto troppo o aver assunto cibi assai piccanti. Continua lunedì.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della medicina – 14

Acyclovir

Un medicinale antivirale – è necessaria la prescrizione – non è disponibile come galenico.

E’ stato introdotto nel 1982 e usato nel trattamento del virus che provoca le infezioni tipo herpes simplex. L’acyclovir viene prescritto anche per il trattamento dell’herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio). Mostra una certa efficacia anche contro le infezioni da citomegalovirus e da virus di Epstein-Barr. Per essere efficace deve essere prescritto poco dopo l’esordio dell’infezione; l’acyclovir non previene le recidive ma ne riduce sicuramente la gravità.

Possibili effetti indesiderati.

Gli effetti indesiderati sono rari. La pomata può provocare irritazioni o eruzioni sulla pelle. Assunto per bocca il farmaco può provocare mal di testa, stordimento, nausea o vomito. In casi piuttosto rari le iniezioni di acyclovir possono provocare danni renali.

Adamantinoma

Tumore localizzato nelle ossa mascellari causato dalla proliferazione di residui presenti nelle mascelle durante la vita embrionale o fetale. Piuttosto raro, si manifesta prevalentemente in età giovanile, soprattutto nei maschi. Può assumere sia un andamento benigno sia maligno.

Adamo, pomo di

Sporgenza nella parte anteriore del collo, poco al di sotto della pelle, formata da una protuberanza della cartilagine tiroidea, che fa parte della laringe (dove si forma la voce). L’origine del termine si trova nella leggenda popolare secondo cui il pezzo di mela inghiottito da Adamo in spregio al divieto divino gli si sarebbe fermato in gola. Da lui lo avrebbero ereditato tutti gli uomini. Si ingrossa nei maschi al momento della pubertà.

Adattamento

Insieme di modificazioni messe in atto da un soggetto per armonizzarsi con le condizioni ambientali. L’adattamento riveste particolare importanza anche in patologia generale sia come tendenza a conservare immutate le condizioni basali dell’organismo (omeostasi) sia come complesso di modificazioni (particolarmente neurormonali) che si manifestano in risposta a fenomeni di stress. Dal punto di vista psicologico, la mancanza o l’insufficiente adattamento porta alla comparsa di quadri di disadattamento che possono assumere anche il carattere di una notevole gravità.

Addison, morbo di

Rara malattia, i cui sintomi sono provocati da una carenza degli ormoni corticosteroidei, idrocortisone e aldosterone, normalmente prodotti dalla corteccia surrenale (parte delle ghiandole surrenali). Questa malattia trae il suo nome da Thomas Addison, un medico inglese (1793-1860). Prima degli anni ’50, quando non era ancora disponibile il trattamento ormonale, il morbo di Addison era sempre mortale.

Cause

Il morbo di Addison può essere provocato da qualsiasi processo morboso che distrugga la corteccia surrenale. La causa più frequente è una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario dell’individuo produce anticorpi che attaccano le ghiandole surrenali. La tubercolosi dei surreni, un tempo la causa prevalente, è oggi molto rara.

Oltre alla carenza di produzione di aldosterone e idrocortisone, nel morbo di Addison l’ipofisi immette nel sangue quantità eccessive di ACTH e di altri ormoni. Tra essi c’è un ormone che accresce la sintesi della melanina, un pigmento presente nella pelle.

Sintomi e diagnosi

In genere il morbo di Addison ha un esordio lento e un decorso cronico; i sintomi compaiono gradualmente nel giro di alcuni mesi o anni. Tuttavia possono verificarsi anche episodi acuti, chiamati crisi addisoniane, provocati da infezioni, lesioni o altri tipi di stress. Durante queste crisi le ghiandole surrenali non sono in grado di accrescere la produzione di aldosterone o idrocortisone, che normalmente aiutano l’organismo a far fronte allo stress.

I sintomi delle crisi addisoniane, conseguenti soprattutto alla carenza di aldosterone (che provoca una perdita eccessiva di sodio e acqua nelle urine), sono: estrema debolezza muscolare, disidratazione, ipotensione (bassa pressione arteriosa), confusione e coma.

Tra i sintomi della forma cronica del morbo di Addison figurano: stanchezza, astenia, dolore addominale indefinito e calo di peso. Un sintomo più specifico è lo scurirsi della pelle nelle pieghe delle palme delle mani e nelle zone del corpo sottoposte a compressione e, soprattutto, in bocca. Questo fenomeno è provocato dalla produzione eccessiva, da parte dell’ipofisi, dell’ormone che stimola la produzione di melanina.

Di solito per formulare la diagnosi si ricorre a una iniezione di ACTH che, in condizioni normali, stimola la secrezione di idrocortisone: nel paziente con morbo di Addison ciò, invece, non avviene.

Terapia

Il trattamento delle crisi addisoniane acute comprende il controllo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca durante un’infusione rapida di soluzione fisiologica e la somministrazione di dosi integrative di idrocortisone e di fludrocortisone per correggere la carenza di sodio e la disidratazione. Per il trattamento a lungo termine della malattia è necessario sostituire gli ormoni carenti con corticosteroidi sintetici.

I pazienti affetti dal morbo di Addison non sono in grado di accrescere la loro produzione di ormoni corticosteroidei in risposta allo stress e quindi in situazioni come un’infezione, un intervento chirurgico o una lesione sono in gravo pericolo. In casi del genere i pazienti devono assumere dosi più elevate di farmaci corticosteroidi, in modo che non vengano ridotti i meccanismi di difesa dell’organismo che combattono l’infezione e favoriscono la guarigione. Continua.

Medicina e salute – Le proprietà delle piante. – 2

Dalla tradizione medica dell’antica Cina ci sono giunte informazioni mediche e farmacologiche su moltissime piante: dalla Schizandra chinensis (che veniva utilizzata per curare le intossicazioni al fegato) viene estratta la gomosina A, con la quale oggi sono curate le epatiti virali croniche.

Una ricerca da condurre, però, senza dimenticare i diritti dei nativi e la protezione delle loro risorse dallo sfruttamento selvaggio: alcuni laboratori senza scrupoli si sono già impossessati delle piante utilizzate dalle tribù da millenni (tramite la deposizione di un brevetto che ne ha rivendicato la “proprietà”), lasciando così gli indigeni senza alcun beneficio.

In passato un laboratorio farmaceutico americano si è appropriato di una pianta del Guatemala, Tagetes lucida, con proprietà antidolorifiche: lo sfruttamento eccessivo ha reso la pianta rara, lasciando i locali senza più possibilità di curarsi. Famoso è il caso di un giovane botanico indiano, Chattopadhyay, inviato a studiare la medicina tradizionale degli Onge, una tribù aborigena delle isole Andamane. Al suo ritorno, svelò che questa gente utilizza una pianta efficace nella cura della malaria; ma che non avrebbe detto niente di più, se non in presenza di un contratto che riconoscesse i diritti economici degli Onge, derivanti dallo sfruttamento di quella pianta. Gli interessi in gioco, in effetti, sono enormi: la malaria uccide ogni anno due milioni di persone in Africa, America meridionale e Asia. Egli è diventato il capostipite di una generazione di studiosi che dedicano la propria vita alla ricerca di nuove molecole benefiche, ma anche alla difesa dei diritti dei nativi delle foreste tropicali, con i quali condividono parte della loro vita.

La ricerca di piante con proprietà curative non è certo semplice: ogni 10 mila specie, una sola contiene sostanze veramente utili per la nostra salute. Molto il lavoro che resta ancora da fare: si stima che soltanto il 5-10 per cento delle specie vegetali di tutto il mondo siano state esaminate dai biochimici. Altre ricerche si svolgono nelle biblioteche: “Stiamo raccogliendo in un museo, a San Sepolcro (Arezzo), gli antichi trattati di erboristeria”, comunicò Valentino Mercati di Aboca, azienda italiana leader in questo settore. “Contengono informazioni utili per trovare nuove proprietà curative delle erbe note”.

Nell’ultimo decennio, i moderni sistemi di analisi hanno permesso di isolare molecole prima difficilmente identificabili: una volta individuata la loro struttura, la si ricostruisce in laboratorio. Spesso l’estrazione del principio attivo dalla pianta d’origine è particolarmente difficoltosa, od occorre sacrificare troppe piante: il tassolo, per esempio, è uno tra i più importanti antitumorali e viene estratto dalla corteccia del tasso (Taxus brevifolia). Occorrono ben 4 piante per ottenere un grammo di tassolo. E per sfruttare ogni pianta bisogna attendere decenni, visto che la crescita è molto lenta. Ecco perché il tassolo oggi è prodotto artificialmente a partire da una sostanza presente nelle foglie del tasso europeo (taxus baccata).

Non sempre però si riesce a riprodurre in laboratorio un principio attivo. Quando possibile, si ricorre allora a estese coltivazioni: è il caso della pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus), di grande utilità nella lotta del tumore al seno e al polmone. E’ coltivata in India, “trasformata” in Francia, e infine distribuita agli ospedali del mondo intero.

Tra le ricerche in corso, nel tentativo di trovare antitumorali efficaci, desta parecchie aspettative quella su una pianta molto rara della Nuova Caledonia, la Sarcomelicope follicularis: contiene un principio attivo, l’acronicina, che pare abbia un forte potenziale. Ispirandosi alla chimica di questa pianta, un gruppo di ricercatori francesi ha creato degli “analoghi” di sintesi (molecole dalla struttura simile).

Curarsi con estratti di piante medicinali non equivale a bere acqua fresca: accanto alle proprietà benefiche conosciute, ve ne possono essere altre tossiche (anche i veleni più potenti sono ricavati dalle piante). Utilizzarle senza conoscere gli effetti secondari può provocare danni, principalmente epatici, renali e cardiaci.

Il mercato dei prodotti ricavati da piante medicinali è fiorente anche in Italia, soprattutto per i prodotti erboristici. Il fatturato italiano della fitoterapia si aggira intorno ai 600 milioni di euro: la richiesta maggiore è per tonificanti (guaranà, ginseng), rilassanti (camomilla, tiglio), preparati per l’apparato gastrointestinale (frangula, finocchio). Le piante ora preferite sono l’iperico (antidepressivo), e la Ginkgo biloba, utile nei disturbi della circolazione e della memoria.

Previsioni ottimistiche anche per il futuro: le molecole di sintesi derivate dallo studio della composizione delle piante medicinali saranno sempre di più. Un aiuto è arrivato anche dal Ministero della Salute, che con una direttiva ha riconosciuto le proprietà delle piante medicinali, facendole uscire dal ghetto della medicina alternativa.

Medicina e salute – Le proprietà delle piante.

Farmacia in foglie – le principali piante medicinali e le loro proprietà.

Belladonna (Atropa belladonna)

Principi attivi: atropina, isoclamina, scopolamina. Indicazioni: usata per dilatare la pupilla.

Stramonio (Datura stramonium)

Principi attivi: isoclamina. Indicazioni: rilassante muscolare, usato per il morbo di Parkinson.

Echinacea (Echinacea purpurea)

Principi attivi: echinacoside. Indicazioni: cicatrizzante, usato in caso di herpes e di deficit immunitario.

Salice bianco (Salix alba)

Principi attivi: acido salicilico. Indicazioni: febbre, dolori, influenza, reumatismi.

Ginkgo (Ginkgo biloba)

Principi attivi: ginkgolide. Indicazioni: disturbi della circolazione sanguigna e della memoria.

Papavero da oppio (Papaver sonniferum)

Principi attivi: morfina. Indicazioni: attenua efficacemente il dolore.

Gloriosa (Gloriosa superba)

Principi attivi: colchicina. Indicazioni: per combattere la gotta. In piccole quantità è efficace contro la lebbra.

Colchico autunnale (Colchicum autunnale)

Principi attivi: colchicina. Indicazioni: gotta, sono in corso ricerche per l’uso contro la cirrosi e l’epatite.

Pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus)

Principi attivi: vinblastina, vincristina, navelbina. Indicazioni: tumori a seno e polmoni.

Digitale (Digitalis purpurea)

Principi attivi: digitalina. Indicazioni: problemi cardiovascolari (è un cardiotonico).

Tasso (Taxus baccata)

Principi attivi: tassolo e taxotere. Indicazioni: usato per la cura dei tumori alle ovaie, ai polmoni e al seno.

Iperico (Hypericum perforatum)

Principi attivi: ipericina e iperforina. Indicazioni: antidepressivo e antibatterico.

Artemisia (Artemisia annua)

Principi attivi: artemisinina. Indicazioni: febbre, alcune varietà hanno proprietà diuretiche.

Alla ricerca delle piante che possano salvarci dal cancro o dall’ipertensione. E aiutarci a vivere meglio. Per 3,5 miliardi di persone le uniche medicine sono foglie, fiori, radici e frutti.

Qual è la farmacia più grande del mondo? La foresta: fonte inesauribile di rimedi alle malattie dell’uomo.

Non solo per i guaritori delle popolazioni tribali (in Amazzonia ci si cura con circa 2.000 specie vegetali, nell’Asia meridionale con oltre 1.800, in Cina se ne utilizzano più di 5.000); le piante medicinali sono all’origine del 70 per cento dei nostri farmaci. Senza contare i prodotti venduti nelle erboristerie, che non sono farmaci ma vengono usati sempre più spesso per i loro effetti sulla salute.

Squadre di ricercatori vengono inviati in ogni angolo del mondo, per trovare nuovi principi attivi che possono curare le “malattie dell’Occidente”, come il cancro o lo stress, sfruttando le conoscenze degli sciamani. Secondo molto studiosi, solo la scoperta di altre sostanze vegetali attive permetterà alla farmacopea di progredire.

Ancora oggi, per 3,5 miliardi di persone, le piante sono l’unica possibilità di cura per ogni genere di malanno. In alcune zone dell’Africa c’è un guaritore tradizionale ogni 500 persone e un medico ogni 17.500 persone. Non è quindi lo scienziato di professione, ma il guaritore del villaggio a conoscere le proprietà dei differenti vegetali.

Osservando i cacciatori aborigeni dell’Amazzonia, che applicano curaro sulle punte delle loro frecce per paralizzare le prede, si è scoperto la tubocurarina, usata come anestetico in chirurgia e ricavata dalla medesima pianta da cui si estrae il curaro. Gli indios della foresta amazzonica, inoltre, medicano ferite ed infezioni con il Croton lechlerii, una pianta detta “sangue di drago” perché la sua resina è rosso vivo: da essa i farmacologi europei hanno estratto una sostanza utile alla cura delle ulcere gastriche e delle infezioni da herpes.

Le tribù indiane della Guyana ci hanno insegnato ad utilizzare un estratto di peperoncino rosso (Capsicum annuum) per combattere le cefalee, mentre l’estratto di Pedilanthus tithymaloides, da loro impiegato per contrastare gli effetti dei morsi di serpenti velenosi, è sfruttato dalla moderna farmacopea come antinfiammatorio. Continua domani.

Comportamento: Dita nel naso perché lo fanno tutti.

Il 96,5 % delle persone si mette le dita nel naso. In bagno, ma pure in ufficio e al semaforo. Perché.

Sei mai stato sorpreso? Le dita nel naso sono un classico comportamento del personaggio del film di Mr. Bean. Secondo un sondaggio il 35% delle persone è stato sorpreso da un familiare, il 28% da un amico, il 15% da un collega. Il 15% dal partner e il 5% dal capo. La maggioranza 38% ha fatto finta di grattarsi il naso.

E’ molto probabile, almeno statisticamente, che nel corso delle ultime sei ore vi siete messi le dita nel naso, almeno una volta. Giusto?

Va be’ non sentitevi troppo in colpa: uno studio scientifico ha dimostrato che solo il 3,5% della popolazione è esente da questa pratica. Gli altri, cioè il 96,5% delle persone, vi si dedica in maniera tutt’altro che saltuaria.

Lo studio ha infatti dimostrato che la frequenza media di questa pratica, quella che quindi si potrebbe definire di normale igiene, è di circa 4 volte al giorno. Ma ci sono alcuni eccessi: il 7,6% della popolazione supera i 20 “interventi” al giorno, tanto da meritare la definizione di “malati” di una nuova mania psichiatrica, la rinotillexomania.

In effetti la parola rinotillexomania è errata. E’ composta da quattro vocaboli greci: “rino”, cioè naso, “tillestei” prendere, “exis” fuori, e “mania” ossessione. Ma tiillestei significa prendere fuori, e quindi exo è di troppo. La “malattia” si dovrebbe chiamare rinotillomania, ma ormai è troppo tardi.

Da dove vengono le “caccole”? dal muco generato nei seni frontali e mascellari, che sono spazi vuoti situati dietro la fronte e gli zigomi, rivestiti di cellule a forma di calice che producono, appunto, muco. La produzione è continua e funziona come una specie di scala mobile in cui il muco è spinto avanti dalle ciglia di cui sono dotate le cellule che rivestono l’interno del naso. Il muco avanza alla velocità di 3-12mm al minuto e il suo flusso riveste e lubrifica tutte le superfici. Ognuno di noi inspira mediamente 9 mila litri d’aria al giorno, e con l’aria milioni di corpi estranei: irritanti, allergeni, microbi, polveri. Questi, filtrati dai peli che ci sono nel naso, le vibrisse, vengono intrappolati dal muco vischioso che ricopre i 160 cm quadrati di tessuto ricco di vasi che riveste i turbinati, strutture interne del naso.

Inglobati dal muco questi corpi estranei vengono spinti dalle cellule cigliate verso la gola, dove il muco viene inghiottito con quello che contiene e distrutto dagli acidi dello stomaco. Contemporaneamente, sempre nei turbinati, il muco cede all’aria inspirata il 95% del suo peso, cioè l’acqua, umidificandola. Insomma, la fine naturale del muco è in gola e poi nello stomaco. Se il muco perde la sua quota di acqua prima di completare il suo viaggio resta nel naso, si secca e aderisce alle narici. Quanto? In base ai parametri scientifici è stato calcolato che ognuno di noi produce più di un bicchierino di “caccole” al mese.

Secondo i medici, però, non è indispensabile toglierle. Tantomeno con le dita. Allora, perché lo si fa? Secondo le risposte degli intervistati perché le croste di muco nel naso ostruiscono la respirazione, causano prurito, sono esteticamente brutte…

Uno studio ha anche indagato sull’ “uso finale” delle cosiddette “caccole” (ma esistono altri termini dialettali o colloquiali per definirle, per esempio “capperi”); il 90,3% finisce nel fazzoletto; il 28,6% viene lanciato o fatto cadere sul pavimento, ma il 7,6% è trasferito su un mobile e addirittura 8% viene mangiato (erano possibili più risposte, per questo le percentuali sembrano sballate). E inoltre, secondo gli estimatori, intervistati, le caccole sarebbero “saporite, leggermente salate”. Forse proprio per il loro contenuto di potassio e sodio. Ma anche di calcio, cloro e acido carbonico, proteine, carboidrati e lipidi.

Se proprio il naso vi prude, è comunque molto meglio ricorrere alle gocce di soluzione salina, acquistabili in farmacia, che hanno il compito di riammorbidire il muco.

Pratica non educata

Perché va ricordato che Monsignor della Casa nel suo Galateo criticava addirittura chi “soffiandosi il naso rimane poi a osservarne il contenuto come accade quando si valutano pietruzze preziose o gioielli…”.Insomma meglio non esagerare. O si rischia di fare la fine di quella signora di 53 anni che, mettendosi le dita nel naso un po’ troppo insistentemente, finì col perforarsi l’osso etmoide, quello che separa naso e cervello.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della medicina – 13

Acting out

Azioni impulsive che riflettono desideri inconsci tipici dei primi stadi dello sviluppo psichico. Questo termine viene usato soprattutto per descrivere il comportamento durante l’analisi quando il paziente “mette in atto”, più che raccontare, le sue fantasie, i suoi desideri o le sue convinzioni. La “messa in atto” può verificarsi anche al di fuori della psicoanalisi come reazione alle frustrazioni incontrate nella vita di tutti i giorni. In questo caso assume generalmente la forma di un comportamento infantile, aggressivo e antisociale che può essere diretto contro se stessi o gli altri. Il comportamento comprende atti contro se stessi come recidersi le vene dei polsi, rubare o allacciare impulsivamente nuovi rapporti; tuttavia tali attività non possono essere sempre spiegate in termini di “messa in atto”.

Actinomicosi

Infezione provocata da Actinomyces israelii o batteri actinomiceti correlati che provocano malattie nella bocca, nelle mandibole, alla pelvi e nel torace.

Tipi

La forma più comune colpisce la bocca e le mandibole. Compare un gonfiore doloroso, di solito sulle mandibole. In seguito, sulla pelle del volto si sviluppano piccole aperture che scaricano pus e caratteristici granuli gialli. Una scarsa igiene orale può contribuire a provocare questa forma di infezione.

Un’altra forma di actinomicosi che interessa la pelvi compare nelle donne e può provocare dolore al basso ventre, febbre e sanguinamento tra i cicli mestruali. Questa forma di infezione è stata associata all’uso di spirali intrauterine non contenenti rame. Forme più rare di actinomicosi colpiscono l’appendice o i polmoni.

Diagnosi e terapia

Di solito la diagnosi viene confermata dalla presenza dei granuli. Generalmente la somministrazione di dosi elevate di penicillina G è efficace; nelle infezioni gravi può essere necessario continuare a somministrare il farmaco per molti mesi.

 Acufeni

Squilli, ronzii fischi, sibili o altri rumori avvertiti negli orecchi, in assenza di rumori ambientali.

Cause

Nelle persone con acufeni il nervo acustico trasmette impulsi al cervello non in seguito a vibrazioni prodotte da onde sonore esterne, ma per motivi non del tutto chiari, in seguito a stimoli originati nella testa o nell’orecchio stesso. Questa condizione è quasi sempre associata a riduzione dell’udito, soprattutto a presbiacusia. Gli acufeni possono essere un sintomo di molte malattie dell’orecchio, tra cui labirintite, malattia di Ménière, otite media, otosclerosi, ototossicità e ostruzione del condotto uditivo esterno provocato da cerume. In casi rari è un sintomo di aneurisma o della compressione di un vaso sanguigno della testa, da parte di un tumore.

Sintomi

Talvolta, il rumore presente nell’orecchio può mutare natura o intensità. Nella maggior parte dei casi è continuo; tuttavia, di solito, la persona ne ha una percezione solo intermittente. La tolleranza degli acufeni varia notevolmente da un individuo all’altro ed è in gran parte determinata dalla personalità dell’individuo stesso. Molti imparano ad accettare questa condizione senza soffrire, altri no.

Terapia

Se possibile, viene trattato l’eventuale disturbo di base. Per eliminare il rumore, molte persone si servono della radio, della televisione, del registratore o di una cuffia. Alcuni trovano efficace il “mascheratore di acufeni”, una cuffia che emette “rumore bianco” (suoni prodotti da tutte le frequenze del campo uditivo).

Acupressione

Tecnica derivata dall’agopuntura in cui, invece di inserire gli aghi nei meridiani (insieme di determinati punti situati lungo il corpo), si esercita con essi una pressione.

Acustico, nervo

Il nervo acustico, chiamato anche uditivo, è la parte del nervo vestibolococleare (VIII nervo cranico) che riguarda l’udito.

Acustico nervo, neurinoma dell’

Raro tumore benigno derivante dalle cellule di sostegno che circondano l’VIII nervo cranico (uditivo o acustico), che di solito si manifesta all’interno del meato uditivo interno (il canale del cranio attraverso il quale il nervo emerge nell’orecchio interno).

Incidenza e cause

I neurinomi dell’acustico costituiscono circa il 57% dei tumori cerebrali primitivi. Colpiscono soprattutto persone tra i 40 e i 60 anni di età e sono un po’ più comuni nelle donne che negli uomini. Anche in Italia ogni anno ne vengono diagnosticati quattro-cinque casi per milione. Di solito la causa e sconosciuta. Tuttavia in alcuni pazienti il tumore colpisce contemporaneamente i nervi di ambedue i lati della testa e possono costituire così parte di una neurofibromatosi diffusa, malattia caratterizzata da alterazioni del sistema nervoso, della pelle e delle ossa.

Sintomi e diagnosi

Il neurinoma dell’acustico può provocare sordità, rumori negli orecchi, perdita dell’equilibrio e dolore all’orecchio colpito. Man mano che il tumore si ingrossa, può comprimere il tronco cerebrale e il cervelletto, provocando atassia (perdita della coordinazione motoria). Se l’espansione prosegue, il tumore comprime il V nervo cranico, provocando dolore al volto, o il VI nervo cranico, causando visione doppia.

La diagnosi si basa sulle prove dell’udito e dell’equilibrio, come il test calorico o l’elettronistagmografia, seguite da radiografie o tomografia computerizzata per visualizzare il meato acustico interno.

Terapia

Il trattamento consiste nell’asportazione chirurgica del tumore. Prima dell’intervento si procede all’esecuzione della tomografia computerizzata o della risonanza magnetica nucleare per individuare la sede del tumore e le sue dimensioni approssimative, in modo che il chirurgo possa decidere qual è la via migliore per asportarlo. I risultati dell’intervento chirurgico dipendono dalle dimensioni del tumore: in molti casi è possibile conservare l’udito senza danneggiare il nervo acustico. Occasionalmente un danno inevitabile ad altri nervi circostanti provoca intorpidimento e debolezza dei muscoli del viso.

Acuto

Termine usato per descrivere un disturbo o un sintomo che compare improvvisamente. Le condizioni acute possono essere più o meno gravi e, di solito, hanno breve durata.

Continua – 13.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della salute – 12

Acromioclavicolare, articolazione.

Articolazione che è situata tra l’estremità esterna della clavicola e l’acromion (sporgenza ossea posta sopra la lamina della scapola).

Lesioni dell’articolazione

Le lesioni di questa articolazione sono rare. In genere sono conseguenti a una caduta sulla spalla e possono provocare sublussazione (spostamento parziale con le ossa ancora in contatto tra loro) o, raramente, lussazione (spostamento completo delle ossa).

Nella sublussazione la membrana sinoviale (rivestimento dell’articolazione) e i legamenti che la circondano sono stirati e contusi, l’articolazione è gonfia e si percepisce che le ossa sono leggermente disallineate. Nella lussazione i legamenti sono lacerati, il gonfiore è maggiore e la deformazione ossea è più marcata. Sia nella sublussazione sia nella lussazione, l’articolazione è dolente spontaneamente e al tatto il movimento della spalla è ridotto.

La sublussazione viene trattata mettendo a riposo il braccio e la spalla con un bendaggio. Se il dolore e la dolenzia persistono, spesso è utile l’iniezione di un corticosteroide e di un anestetico locale.

In caso di lussazione è necessaria una fasciatura intorno alla clavicola e al gomito per riportare nella posizione corretta l’estremità esterna della clavicola. Di solito il bendaggio viene lasciato almeno per tre settimane.

Se l’articolazione subisce lesioni ripetute può comparire la degenerazione cartilaginea dell’articolazione, che rende doloroso il movimento dell’articolazione.

Acroparestesia

Termine medico usato per descrivere il formicolio delle dita delle mani o dei piedi.

Acropatie

Termine generico con cui si indicano tutte le malattie che interessano le estremità: acromelalgia, malattia di Raynaud.

ACTH

Abbreviazione per indicare l’ormone adrenocorticotropo (chiamato anche corticotropina), che viene prodotto dalla parte anteriore dell’ipofisi e stimola la liberazione di diversi ormoni corticosteroidei da parte della corteccia surrenale, strato esterno delle ghiandole surrenali. L’ACTH è necessario anche per il mantenimento e la crescita delle cellule della corteccia surrenale.

Azioni

L’ACTH stimola la corteccia surrenale ad accrescere la produzione degli ormoni idrocortisone (cortisolo), addosterone e degli androgeni. La più importante di queste azioni è la stimolazione della produzione di idrocortisone.

La produzione di ACTH è controllata in parte dall’ipotalamo e in parte dal livello di idrocortisone nel sangue. Quando i livelli di ACTH sono troppo elevati, la produzione di idrocortisone aumenta e ciò inibisce la liberazione di ACTH da parte dell’ipofisi. Se i livelli di ACTH sono troppo bassi, l’ipotalamo libera i suoi ormoni, stimolando l’ipofisi ad accrescere la produzione di ACTH con conseguente liberazione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale. I livelli di ACTH aumentano in risposta a stress, emozioni, lesioni, infezioni, ustioni, interventi chirurgici e a calo della pressione del sangue.

Disturbi

Un tumore dell’ipofisi può provocare produzione eccessiva di ACTH che, a sua volta, causa una sovrapproduzione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale, inducendo la sindrome di Cushing. Una secrezione insufficiente di ACTH conseguente per esempio, a ipopituitarismo (attività carente dell’ipofisi) è rara. Quando accade si manifesta una insufficienza surrenalica.

Usi medici

L’ACTH è usato per trattare disturbi infiammatori come l’artrite, la colite ulcerosa e alcuni tipi di epatite. E’ stato impiegato per ottenere remissioni della sclerosi multipla, con efficacia incerta. L’ACTH viene utilizzato anche per diagnosticare i disturbi delle ghiandole surrenali. Continua – 12