Categoria: storia

14 Luglio 2019 La presa della Bastiglia – Festa Nazionale di Francia

Auguri a tutti i Francesi

Il 17 giugno 1789, i deputati del terzo stato, visto impossibile un accordo con i colleghi delle due classi privilegiate, compirono un atto di forza: affermando che essi, legittimi rappresentanti del popolo, costituivano un’Assemblea Nazionale, proclamarono il loro diritto a dare una nuova costituzione alla Francia.

Il re volle soffocare la voce popolare con la forza e proibì ulteriori adunanze. Per tutta risposta i deputati del terzo stato si riunirono nel salone detto della pallacorda e giurarono che non avrebbero sciolto la loro adunanza se prima non avessero dato nuove leggi alla Francia.

Luigi XVI, per piegare la volontà dei deputati ribelli, indisse una nuova seduta ed ordinò personalmente che i tre ordini deliberassero separatamente. Ma i rappresentanti del terzo stato, invece, non obbedirono e rifiutarono di allontanarsi dalla sala delle adunanze, affermando che l’Assemblea riunita non poteva ricevere ordini da alcuno. Di fronte a tale atteggiamento, non rimase altro al clero ed ai nobili che partecipare, uniti, ai lavori dell’Assemblea. Questa, quando riunì i deputati delle tre classi, prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente, destinata cioè a dare alla Francia una nuova Costituzione.

Queste vicende suscitarono nel popolo parigino un appassionato interesse; esso divenne viva eccitazione all’improvvisa notizia che il re, preoccupato dalla piega degli avvenimenti, aveva di nuovo licenziato il Necker e che le truppe armate si concentravano alla periferia della città.

Il 14 luglio, il furore popolare, abilmente alimentato da accesi rivoluzionari, esplose violento: saccheggiati i depositi di armi, venne creata una milizia popolare armata ed infine fu assalita ed espugnata la Bastiglia, una tetra fortezza adibita a carcere dello Stato.

La presa della Bastiglia

La mattina del 14 luglio una parola d’ordine sembra circolare per tutta Parigi: – Alla Bastiglia! -. E’ questa un massiccio castello nel cuore della città, il quale dalle sue torri domina le case e le tiene sotto la soggezione delle artiglierie. Si vocifera che entro quelle mura si prepari l’offensiva dell’esercito regio contro il popolo. La folla accorre e si pigia intorno alla fortezza, chiedendo a gran voce di entrare. Il comandante non può acconsentire: concede, però, che un rappresentante del popolo visiti il castello. Quello entra, guarda dappertutto: trova solo 32 soldati svizzeri e 82 veterani invalidi; da costoro si fa promettere che non spareranno sulla folla. Nel frattempo, la moltitudine che non vede ricomparire il suo rappresentante, sospetta qualche tradimento e lo chiama a gran voce. Egli accorre alle mura, si fa vedere, calma il popolo e finalmente esce.

Tutto sembra quietarsi. Quand’ecco nuove ondate di popolo affluire da ogni parte, rovesciarsi intorno al castello e gridare a perdifiato: – Vogliamo la Bastiglia! -. La folla, come presa da subitanea follia, si stringe intorno alla fortezza urlando e sparando. Ma le mura sono imprendibili; le porte sbarrate dai ponti levatoi. Allora due disperati balzano sul tetto del corpo di guardia e a colpi d’ascia spezzano le catene che tengono sospeso, davanti all’ingresso principale, il ponte levatoio. Le catene infrante lasciano cadere il massiccio tavolato: la via è libera. La folla, come una marea spaventosa, si riversa sul ponte, passa affronta nuovi ostacoli, li travolge. Cadono morti e feriti fra un uragano di grida e di imprecazioni; ma nulla ferma ormai la furia del popolo. Il comandante che non vuol cedere, ordina ai soldati di dare fuoco al deposito delle polveri: la Bastiglia salterà in aria con tutti i suoi difensori. Ma i soldati si rifiutano ed innalzano bandiera bianca.

Un urlo selvaggio di gioia si leva dalla folla, che ormai non ha più ritegno e da ogni parte trabocca entro le mura espugnate.

Dopo il 14 luglio, giorno che divenne poi Festa Nazionale della Francia, i nobili compresero che la partita era perduta: molti di essi, anzi, presero prudentemente la via dell’esilio. Nel contempo l’Assemblea Nazionale Costituente approvava la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. In essa si affermava la sovranità del popolo; l’eguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge ed al fisco; l’abolizione delle classi sociali ed il riconoscimento delle libertà di parola, di pensiero, di stampa e di riunione.

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La Festa del 4 Luglio negli Stati Uniti d’America

Il 4 luglio gli Stati Uniti d’America festeggiano la loro indipendenza. Ma come nasce tutto ciò.

La colonizzazione inglese delle coste atlantiche del Nordamerica sorse per impulso di privati capitalisti o di profughi per motivi religiosi, anziché dal governo britannico che, dalla Restaurazione in poi, mirò a inquadrare le colonie in un organico sistema imperiale, basato sui principi mercantilistici e quindi sulla subordinazione degli interessi degli agricoltori americani a quelli industriali e commerciali degli inglesi.

Da ciò, il sorgere del malcontento delle colonie. Ogni attrito tra le colonie e la madrepatria passò, però in seconda linea dinnanzi alla necessità comune di combattere contro la Francia.

Scomparso il pericolo francese (pace di Parigi, 1763). Iniziarono nuovi motivi di dissenso soprattutto a causa dei nuovi provvedimenti finanziari che sollevarono una grave questione di principio. La situazione precipitò allorché il governo inglese impose (1773) una tassa sul tè, la cui importazione in America venne affidata alla Compagnia delle Indie per favorire questo potente gruppo capitalistico: la prima nave che si presentò nel porto di Boston venne allora assalita e il carico di tè rovesciato in mare.

Alla aperta ribellione di Boston seguì il 1° congresso di Filadelfia (1774) in cui i rappresentanti delle 13 colonie (New Hampshire, Massachusetts, Connecticut, Rhode Island, New York, New Jersey, Pennsylvania, Maryland, Virginia, Delaware, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia) elaborarono ed approvarono una dichiarazione che riaffermava i diritti e le libertà delle colonie.

Nonostante il tentativo pacificatore di B. Franklin, la politica autoritaria e personale di Giorgio III rese inevitabile lo scontro armato (Concord e Lexington, 1775).

Il Congresso riunitosi di nuovo a Filadelfia, costituito un esercito, ne affidò il comando a G. Washington; il 4 luglio del 1776 veniva approvata la Dichiarazione d’indipendenza, redatta da Thomas Jefferson, la quale affermava l’eguaglianza di tutti gli uomini e l’esistenza in loro di diritti innati e imprescrittibili come il diritto alla vita, alla libertà e alla “ricerca della felicità”, ribadendo il principio della sovranità popolare. E’ da questo momento che inizia la guerra vera e propria. Con il trattato di Parigi del 1783 la Confederazione degli Stati otteneva il riconoscimento della sua piena indipendenza e la sovranità su un territorio che si estendeva dall’Atlantico al Mississippi, fino al corso del Saint Croix e lungo una linea non ben definita a Sud dei Grandi Laghi.

Un anno di storia in pillole – 2 – accadde nel 1900

Gennaio

Il 14 gennaio vi fu la prima rappresentazione della Tosca di Giacomo Puccini al teatro Costanzi di Roma.

Il 20 gennaio muore a Brantwood lo scrittore inglese John Ruskin.

Il 24 gennaio avvenne la firma della convenzione franco-italiana per la delimitazione dei rispettivi possessi nell’area del mar Rosso.

Il 30 gennaio muore a Torino lo scrittore Vittorio Bersezio autore della famosa commedia – Le miserie d’monsù Travet – .

Il 31 gennaio “Prima” al teatro Manzoni di Milano di Come le foglie di Giuseppe Giacosa.

Febbraio

Il 3 febbraio viene raggiunto un accordo commerciale fra Italia e Stati Uniti.

Il 26 febbraio alla Camera l’opposizione accusa il governo di servirsi della mafia siciliana in occasione delle elezioni. (mio commento: sono passati 120 anni da allora ma la mafia incide ancora nelle varie tornate elettorali)

Il 27 febbraio viene fondato il partito laburista britannico.

L’Italia è sconvolta da una grave epidemia di influenza.

Marzo

Il 12 marzo il governo dell’Orange sposta la capitale da Bloemfontein a Kroonstadt.

Il 13 marzo Bloemfontein viene conquistata dalle truppe britanniche.

Il 15 marzo Prima rappresentazione a Parigi di L’Aiglon di Edmond Rostand, interpretato da Sarah Bernhardt.

Grande successo in Italia del romanzo Il fuoco di Gabriele D’Annunzio.

Aprile

Il 2 aprile viene approvato il nuovo regolamento della Camera dei deputati e reazioni delle sinstre.

Il 14 aprile a Parigi viene inaugurata l’Esposizione universale.

Il 21 aprile a Torino viene inaugurata l’Esposizione internazionale di automobili.

Il 25 aprile La spedizione al Polo Nord del duca degli Abruzzi raggiunge la latitudine di 86°, 34’, mai toccata in precedenza.

Il 26 aprile muore a Milano il giornalista Eugenio Torelli-Viollier, fondatore e direttore del Corriere della Sera e della Domenica del Corriere.

Maggio

Il 10 maggio inaugurazione del museo archeologico e artistico ordinato nel Castello Sforzesco a Milano.

Il 21 maggio ultimatum al governo cinese di tutto il corpo diplomatico accreditato a Pechino per intimare la repressione della rivolta dei Boxer e chiedere la protezione degli stranieri.

Il 24 maggio lo stato d’Orange è annesso alla Colonia del Capo.

Il 30 maggio la città di Johannesburg viene occupata dalle truppe britanniche.

Giugno

Il 3 giugno elezioni politiche in Italia; avanzata delle sinistre.

Il 5 giugno Pretoria è occupata dalle truppe britanniche.

Il 17 giugno le fortificazioni cinesi di Taku sono bombardate da navi europee, americane e giapponesi in risposta alle azioni dei boxer.

Il 18 giugno dimissioni del ministero Pelloux.

Il 20 giugno i boxer assediano le legazioni europee a Pechino.

Il 24 giugno viene costituito, in Italia, un nuovo ministero presieduto dall’onorevole Giuseppe Saracco.

Luglio

Il 7 luglio il Consiglio dei ministri decide di mandare un contingente di truppe italiane contro i boxer.

Il 9 luglio nasce la Federazione Australiana.

Il 19 luglio partono da Napoli le truppe italiane dirette in Cina.

Il 29 luglio l’anarchico Gaetano Bresci uccide a Monza con tre colpi di rivoltella il re Umberto I. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III.

Agosto

Il 9 agosto si svolgono a Roma i solenni funerali di Umberto I, che viene sepolto al Pantheon.

Il 14 agosto le truppe della spedizione internazionale entrano a Pechino e liberano dall’assedio le legazioni straniere.

Il 25 agosto muore il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

Il 29 agosto la corte di assise di Milano condanna all’ergastolo l’anarchico Gaetano Bresci.

Settembre

Il 1 settembre il Transvaal viene annesso alla Colonia del Capo.

Il 11 settembre il duca degli Abruzzi giunge a Cristiania (Oslo) di ritorno dalla spedizione polare.

Ottobre

Il 17 ottobre Bernhard von Bulow diventa cancelliere dell’impero tedesco.

Novembre

Il 6 novembre William MacKinley, repubblicano, viene confermato per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti.

Il 12 novembre nasce a Torino la prima università popolare.

Chiusura dell’Esposizione di Parigi.

Dicembre

Il 2 dicembre eccezionale piena del Tevere. I quartieri bassi di Roma vengono inondati dalle acque del fiume.

Il 14-16 dicembre conversazioni Italo-francesi e preparazione dell’accordo franco-italiano per il Marocco e Tripoli.

Il 19 dicembre Lenin fonda a Monaco di Baviera il giornale Iskra (la scintilla).

Il 29 dicembre prima rappresentazione italiana al teatro alla Scala di Milano del melodramma di Wagner Tristano e Isotta.

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale. – 3

Se quelle descritte fin qui furono le più grandi epidemie della storia, vi sono anche altri bacilli – che colpirono più localmente – meritevoli di menzione. A cominciare dal tifo, che decimò la grande armata napoleonica ancor prima che arrivasse a Mosca. La stessa malattia sterminò gli eserciti nel periodo della prima guerra mondiale (tra il 1917-21, si contarono 25 milioni d’infetti e 3 milioni di morti); e gli eserciti rivoluzionari russi furono tanto falcidiati dalle febbre tifoidi, che Lenin dichiarò anticomunisti i pidocchi che le trasmettevano!

Microbi ormai innocui in Europa, invece, fecero strage tra le popolazioni amerinde del XVI secolo, che si erano sviluppate geneticamente lontane da ogni malattia del Vecchio mondo.

I Conquistadores, aiutati da vaiolo, morbillo, tifo e influenza, trasformarono la conquista delle Americhe nel più grande genocidio che l’umanità abbia conosciuto. Già nel 1518 il vaiolo aveva fatto strage sull’isola di Hispaniola (oggi Haiti), nel 1520 aveva cominciato a colpire in Messico. Ma il suo effetto fu particolarmente grave sul morale degli Aztechi i quali, vedendo che gli spagnoli sopravvivevano alla malattia, si convinsero che erano protetti dagli dei e rinunciarono ad ogni tipo di resistenza. Prima degli arrivi degli europei, il Messico era abitato da circa 30 milioni di persone. Nel 1568 ne erano rimaste 3 milioni, nel 1620 1 milione e 600 mila.

Ma anche l’America donò una malattia: la sifilide, un’infezione sessuale che si diffuse ampiamente in Europa dagli inizi del XVI secolo, pur non portando con sé devastazioni analoghe a quelle del vaiolo nel Nuovo Mondo. Una curiosità: la responsabilità per un’infezione tende sempre essere addossate ai cattivi vicini … e questo si dimostrò particolarmente vero per la sifilide, che fu chiamata dagli italiani “il mal franzese”, dai francesi “male napoletano”, dagli olandesi “il male spagnolo”, dai russi “il male polacco” e dai turchi “il mal dei cristiani”.

L’impiego di malattie infettive in guerra è antichissimo. Già dal V secolo a.C. si utilizzavano corpi di uomini o animali vittime di pestilenze per inquinare le riserve idriche nemiche (come le fontane veneziane, contaminate dai bizantini nel 1172).

Nel 400 a.C., gli arcieri sciiti immergevano le frecce nei corpi dei cadaveri per infettare l’avversario. Nel 1347 i Tartari ebbero l’idea di appestare il nemico catapultando corpi infetti da peste bubbonica oltre le mura della città di Caffa (l’attuale Feodosija, in Crimea), avamposto genovese nel Mar Nero. Alcuni storici sostengono che questo episodio fu la causa dell’epidemia di peste che colpì l’Europa medievale. Nel 1710, durante la guerra russo-svedese, pare che i generali mandassero i propri soldati appestati a morire tra le guarnigioni nemiche. Un altro sistema per diffondere malattie infettive è stato quello di utilizzare abiti e coperte contaminate. Nel 1763, Sir Jeffrey Amherst, un generale inglese, per liberarsi dei pellerossa, fece regalare alle tribù coperte infettate col virus del vaiolo, che sterminò l’intero popolo. Un’azione simile fu condotta contro i Maori in Nuova Zelanda, quando gli inglesi mandarono loro prostitute affette da sifilide.

E se, prima o poi, tornassero?

La spagnola, la peste, il colera, la difterite, la poliomielite… potrebbero colpirci ancora? Colera e peste potrebbero tornare ma non diffondersi. La peste è stata sconfitta dall’igiene e il colera dal trattamento delle acque nere. La Yersinia pestis, il batterio della peste, viene diffuso da una pulce che con un salto passa dai ratti infetti all’uomo. Ma i ratti non frequentano abitualmente cucine e camere da letto, e non sono molti gli europei che indossano abiti infestati da pulci. E comunque a battere la peste basterebbero gli antibiotici.

E il colera? Tutti gli anni importiamo come gli altri Paesi europei, 4-5 casi di colera, ma l’epidemia non si sviluppa. E basta la reidratazione per via venosa e orale per superare la fase acuta. Quanto alla polio, i vaccino l’hanno sconfitta quasi quarant’anni fa, e la difterite si riscontra in rarissimi casi, per lo più d’importazione. Per il morbillo, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe dovuto essere stato sconfitto già nel 2013, in Italia siamo ancora a livelli infamanti con migliaia di casi all’anno e numerosi decessi. Anche perché, per esempio, solo il 60% dei nati nel 1996 furono vaccinati e più o meno l’andazzo è stato lo stesso negli anni a seguire.

L’unica, comunque che potrebbe ancora tornare e fare gravi danni è l’influenza come per esempio nel maggio del 1997 a Hong Kong comparve nel mercato del pollame un nuovo ceppo di influenza degli uccelli capace di infettare le persone, con una mortalità del 33% (Aviaria). fine

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale. – 2

La peste del ‘300 ebbe anche importanti riflessi sulla vita sociale. La paura del contagio e l’impotenza della medicina, che consigliava salassi e inutili purificazioni con erbe aromatiche, favorirono per esempio la fuga verso la campagna, come testimonia il Decameron di Boccaccio, o addirittura nei conventi. E contribuirono allo scatenarsi delle persecuzioni contro ebrei, maghi e streghe.

Con la diminuzione della popolazione e l’aumento di elementi geneticamente refrattari, l’incidenza della peste pian piano diminuì. La fase devastante si esaurì nel giro di 50 anni, da allora in poi la peste rimase in forma endemica in Europa, alternandosi con epidemie di vaiolo. Una nuova esplosione avvenne intorno alla prima metà del XVII secolo, durante la guerra dei Trent’anni: quella descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi (il romanzo, infatti, era ambientato nel 1630). Questa seconda ondata di peste fu determinante nel far passare il testimone del predomio politico europeo a Francia e Inghilterra, lasciando un ruolo secondario alla Spagna, falcidiata dalla malattia.

Nei secoli successivi, a occupare la scena furono soprattutto le malattie intestinali – chiamate all’epoca flussi di ventre, che colpivano soprattutto in situazioni di sovraffollamento e cattive condizione d’igiene, per esempio nelle città assediate. A volte favorendo sfacciatamente una fazione contro quella opposta.

La Rivoluzione francese, per esempio, non fu soffocata dall’esercito prussiano di Brunswick nel 1792 proprio a causa della terribile epidemia di dissenteria – chiamata dai francesi “coulée prussienne” – che aveva colpito duramente le truppe tedesche.

Ben più devastante, però, fu il colera proveniente dall’Asia, che colpì il mondo occidentale a partire dal XIX secolo. Comparve nell’Europa orientale, nel 1830, per poi spostarsi verso ovest. Già nel 1832 infuriava a Parigi – dove alcuni innocenti furono linciati dalla folla perché ritenuti untori – e ben presto attraversò l’oceano per arrivare negli Stati Uniti.

Il suo impatto (fra i 30 e i 40 milioni di morti nel mondo fu una delle cause principali della disgregazione dell’impero asburgico, e in generale delle grandi potenze. Meno colpite furono le popolazioni di lingua slava, magiara, e soprattutto italiana…. che in meno di 30 anni riuscirono ad ottenere l’indipendenza dall’Austria.

Dopo la I guerra mondiale, nel biennio 1918-19, in tutto il mondo si diffuse un altro grande flagello epidemico chiamato la “spagnola” denominazione dovuta al fatto che si credeva che i primi casi si fossero manifestati nella penisola iberica. Le condizioni di vita precarie dovute alla guerra favorirono il diffondersi del morbo, che era una forma influenzale molto violenta.

In tre ondate successive, la malattia fece tra i 21 e i 22 milioni di morti (più di tutte le vittime della I guerra mondiale) contagiando oltre un miliardo di persone, soprattutto maschi tra i 20 e i 40 anni.

Con gravi conseguenze sul piano sociale ed economico. In primo luogo, come sempre, la caccia all’untore: negli Usa vennero addirittura fucilati medici ed infermieri militari accusati di aver iniettato il morbo nei soldati americani per favorire i tedeschi. L’alta mortalità rallentò inoltre le comunicazioni e le città rimasero sempre più isolate e abbandonate alle loro scarse risorse, visto che l’agricoltura quasi si fermò. Per fortuna la spagnola scomparve senza lasciare traccia nel giro di tre anni. Continua – 2

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale.

Le grandi malattie hanno condizionato la storia dell’uomo: se esistiamo è perché i nostri avi sono sopravvissuti.

La prima fu forse la sconosciuta malattia che devastò Atene 4 secoli prima di Cristo, minando le basi della supremazia greca. Era il 430 a.C. quando Atene, al culmine della sua potenza, fu colpita da un’epidemia che la mise in ginocchio. Forse fu vaiolo, forse tifo o un altro virus. Ma Diodoro Siculo narra che uccise 1 persona su 3.

In un certo senso siamo tutti figli delle grandi epidemie del passato, perché i nostri progenitori – cioè i sopravvissuti – appartenevano tutti (o quasi) ai ceppi geneticamente più resistenti. Ma le epidemie hanno modificato la storia umana anche in altri modi: provocando svolte politiche, drastiche variazioni demografiche, addirittura facendo crollare imperi millenari.

Perfino l’augurio “salute” nasce nel Medioevo, durante uno di questi tragici periodi: uno starnuto, infatti, poteva essere il primo segno che una persona aveva contratto la peste, una malattia che era in grado di uccidere nel giro di 24 ore.

Le prime “pesti” di cui si abbia notizia sono quelle descritte in testi egizi del II millennio a.C., e ci sono notizie di gravi malattie contagiose fra gli Ittiti, in Mesopotamia e in Cina. Ma la prima descritta con una certa accuratezza è la peste di Atene del 430 avanti Cristo, che infuriò in città per più di 2 anni.

Proveniente forse dall’Asia, la malattia intaccò in modo grave la società ateniese, economicamente e socialmente, provocando la decadenza di quella che all’epoca era la città più potente del Mediterraneo. E non c’è da stupirsene se, come sostiene lo storico Diodoro Siculo, Atene perse in quei due anni un terzo dei suoi abitanti.

Ancora oggi non sappiamo con precisione quale morbo colpì la città tanto duramente: forse il vaiolo o forse una forma di tifo esantematico o, ancora, una malattia oggi scomparsa. Si sa soltanto che il morbo si manifestò improvvisamente durante un assedio e che, nonostante la dedizione dei medici, decine di migliaia di abitanti morirono per le strade, spesso abbandonati dalle proprie famiglie che temevano il propagarsi del contagio. Ai fuochi che bruciavano cumuli di cadaveri si aggiungevano le invocazioni religiose e le musiche delle feste di chi cercava di dimenticare la malattia nell’abbandono dei costumi morali.

Senza questa crisi, la società greca si sarebbe lasciata superare così facilmente, nei secoli a venire, da quella romana?

Se l’età di Pericle fu sconvolta dal tifo o dal vaiolo, il morbo che flagellò maggiormente i secoli successivi fu invece la peste nera. Indotta dal bacillo di Yersin, endemica in certe regioni (cioè presente tra la popolazione, ma con un basso indice di diffusione) diventa talvolta epidemica, assumendo la forma bubbonica (letalità tra il 60 e 80% dei casi) e la forma polmonare (letalità di quasi il 100%). Della sua rapida trasmissione sono responsabili le pulci o, tra esseri umani, la saliva.

La peste nera, chiamata anche orientale, perché il focolaio iniziale era in Asia, arrivò a Messina nel settembre del 1347 e in circa cinque anni si propagò in tutta Europa estendendosi fino alla Russia e alla Scandinavia, alla velocità di circa 75 km al giorno, ovvero 3 km all’ora.

Favorita dalla forte densità demografica e dalla promiscuità dei grandi centri, l’epidemia raggiunse livelli di mortalità paragonabili a quella di una guerra atomica su scala mondiale. In Provenza morì tra il 50 e il 75% della popolazione, in Inghilterra il 58%. Siena passò da 100.000 a 13.000 abitanti. In 3 o 4 anni l’Europa perse da un terzo a metà della popolazione.

Le conseguenze economiche furono impressionanti: prima di tutto un brusco rialzo dei salari, che costrinse molti governi ad aumentare il prelievo fiscale. Inoltre, i prezzi agricoli crollarono e l’area mediterranea cominciò a cedere il passo ai porti del Nord Europa. Continua.  

Avvenimenti storici

La nascita della Fiat

Nel 1899 la motorizzazione in Italia è allo stato embrionale: numerosi sperimentatori, ma praticamente nessuna industria degna di questo nome (negli Stati Uniti, a titolo di raffronto, la produzione di autoveicoli sarà un anno dopo di 4.200 unità). Mentre in Francia, Gran Bretagna, Germania la “carrozza senza cavalli” ha già una certa diffusione, da noi circolano soltanto centoundici autovetture.

L’unità del Regno è stata proclamata soltanto nel 1861, l’economia è basata anzitutto sull’agricoltura; le attività imprenditoriali, anche quando possono essere classificate come vere e proprie industrie, non hanno le strutture né la rilevanza economica di quelle britanniche, tedesche, francesi. Tuttavia, soprattutto nell’Italia settentrionale, l’esigenza di riguadagnare il terreno perduto è profonda.

E’ in questo clima che a Torino un gruppo di appassionati, nel quale spiccano nomi gentilizi e sono scarsi quelli di tecnici e di uomini con doti manageriali, decide di dar vita a una fabbrica di automobili, la cui filosofia sia quella di fare una serie di macchine e cercare di venderle anziché, come generalmente è sinora avvenuto, sperimentare nuovi ritrovati e allestire prototipi non destinati al mercato.

L’atto costitutivo per la fondazione della nuova industria torinese viene stipulato il mattino del 1° luglio 1899 in via Lagrange, nel palazzo del conte Emanuele Cacherano di Bricherasio: i testimoni oculari raccontano che è lo stesso conte a ricevere i futuri soci, indossando una lunga veste da camera nera con i risvolti bianchi. L’atto notarile ufficiale è rogato l’11 luglio, presso la sede del Banco Sconto e Sete in via Alfieri.

I nove soci fondatori compongono il primo consiglio di amministrazione della società, che risulta così formato: presidente cavalier Ludovico Scarfiotti, vice presidente conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, segretario del consiglio cavalier Giovanni Agnelli, consiglieri: conte Roberto Biscaretti di Ruffia, cavalier Michele Ceriana Mayneri, Luigi Damevino, marchese Alfonso Ferrero di Ventimiglia, avvocato Cesare Goria Gatti, avvocato Carlo Racca. Ad essi, per completare lo staff dirigenziale, si aggiungono il direttore amministrativo e commerciale Enrico Marchesi e quello tecnico Aristide Faccioli, entrambi ingegneri.

La prima denominazione sociale è Società Italiana per la costruzione e il commercio delle automobili – Torino, mutata poco dopo in Fabbrica Italiana Automobili Torino. Da qui la scritta FIAT, dapprima scritta con altrettanti puntini dopo ogni lettera, in seguito senza di essi e senza più alcun riferimento alla denominazione originaria. Continua.