Monumenti di Napoli

Al tempo degli Svevi – 4

Federico II, i mercanti e i forestieri – 4

Un discorso a parte merita invece la comunità ebraica, che in età sveva doveva comporsi di un migliaio di individui, per lo più residenti alle falde della collina del Monterone, nel luogo dove era sorto, in epoca ducale, il palazzo del console. I membri della comunità ebbero una certa rilevanza nella tradizionale attività di “prestatori”, ma non va dimenticata neppure una “tintoria giudaica” che Federico II, per ragioni fiscali, volle impiantare nel distretto.

La nascita dell’Università

Tra le attività di Federico II un ruolo preminente ebbe la promozione della cultura. A Palermo, naturale punto di incontro tra molteplici civiltà, (greca, latina, araba, giudaica) l’imperatore aveva creato una corte che divenne, nel corso del XIII secolo, un centro di intensa vita intellettuale, alimentata dalle ricerche di geografi arabi, dalle traduzioni dei grandi astronomi e matematici dell’antichità, dalle prime altissime espressioni di poesia lirica in volgare. L’imperatore stesso si cimentò con la poesia, così come i suoi figli Enzo, Manfredi, Federico d’Antiochia e suo suocero Giovanni di Brienne. Inoltre molti intellettuali, come Pier delle Vigne, Iacopo da Lentini, Iacopo d’Aquino, Folco Ruffo, Odo delle Colonne, furono legati all’imperatore con incarichi nella corte o nell’amministrazione. Continua domani.

La ricetta del giorno

Pie di mele

Ingredienti: mele profumate 1 kg, farina 250 gr, zucchero 250 gr, burro 150 gr, 2 uova, lievito in polvere, 1 limone, zucchero a velo.

Esecuzione: sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a fettine e raccoglierle in una ciotola cospargendole con metà dello zucchero, con la scorza grattugiata del limone e il suo succo.

Lasciarle insaporire in luogo fresco per un paio d’ore.

Sbattere le uova in una ciotola con lo zucchero rimasto, unire il burro fuso appena tiepido e incorpora la farina setacciata con un cucchiaino di lievito in polvere.

Sgocciolare nel composto il liquido emesso dalle mele e poi incorporare le fettine di mele mescolandole delicatamente poche per volta.

Versare il composto in una tortiera a cerniera ben imburrata e infarinata e cuocere in forno già caldo a 170° per circa un’ora.

Far intiepidire, sformare il dolce su un piatto da portata e spolverizzarlo con zucchero a velo. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: con le tue capacità riesci a gestire in maniera mirabile ogni incombenza che ti si presenta;

Toro: non attaccarti troppo alle sottigliezze e non dare peso alle polemiche inutili anche perché oggi il tuo umore non è quello dei giorni migliori;

Gemelli: la situazione generale, anche se lentamente, va a migliorare e i problemi della vita quotidiana vanno a diradarsi,

Cancro: un inizio di stanchezza ti porteranno ad avere un lieve calo di vitalità,

Leone: alla fine della giornata, stilando un bilancio, noterai che tutto sommato è stata positiva;

Vergine: il tuo fascino spontaneo e fresco fa sì che questo giorno trascorra in maniera brillante;

Bilancia: ottima concentrazione mentale che sai mettere a frutto in maniera splendida;

Scorpione: un piccolo calo di energia, ma non influirà per niente nella svolgimento della tua vita quotidiana;

Sagittario: ti stai preparando ad un autunno estremamente positivo;

Capricorno: Plutone e Nettuno preparano un momento molto fertile;

Acquario: un sabato speciale, goditelo;

Pesci: riesci a interagire positivamente col mondo esterno.

Buon Sabato 21 Settembre 2019

E PIANO PIANO SIAMO ARRIVATI ANCHE IN AUTUNNO

Ogge trase l’autunno

Il Sole sorge alle 6:46 e tramonta alle 18:59

La Luna cala alle 14:00 e si eleva alle 22:41

San Matteo Evangelista

Santo Patrono di Salerno

Matteo dall’ebraico maththaios cioè dono di Dio.

Questo Santo è il Protettore dei bancari, dei cambia-valute, doganieri, esattori e degli addetti alla statistica.

  • Cagnà ‘a sciuscèlla.

(fare un cambio poco vantaggioso)

  • Chi ha dato, ha dato e chi ha avuto, ha avuto!

(si dice a conclusione e per farla finita di una sgradevole discussione od in tema di interesse o su qualche altro argomento per il quale ognuno intende restare della sua opinione. L’origine del detto deriva dalla antica Fiera di Senigallia, che si teneva dal 10 luglio al 10 agosto di ogni anno durante la quale i caselli daziari venivano chiusi per poi riprendere la loro attività a fiera terminata)

  • Quanno uno nun tène che perdere po’ ghjì a ‘o Banco ‘o Sciulio.

(si sottolineava la larghezza con la quale la Banca Rothschild – donde “ ‘o Sciulio” – era solita erogare i suoi affidamenti a clientela anche di dubbia solvibilità).

Il 21 settembre del 1945 alcuni portuali napoletani aggrediscono Ferruccio Parri.

Il proverbio del giorno: A San Matteo tanto la notte tanto il giorno.

La favola del giorno

Le soprascarpe della felicità – 9      

La metamorfosi del copista – 3

Il pappagallo non rispose neppure una parola, ma continuò a dondolarsi con eleganza avanti e indietro, mentre invece un bel canarino, che era stato portato l’estate precedente dai suoi caldi paesi in fiore, cominciò a gorgheggiare.

  • Strillone! – gli gridò la padrona di casa, gettando sulla gabbia un fazzoletto bianco.
  • Cip, cip, – sospirò quello, – che terribile nevicata! – e tacque.

Il copista, o meglio l’uccello dei campi, come lo chiamava la padrona, fu messo in una gabbietta vicino vicino al canarino, non lontano da Loreto. L’unico discorso umano che il pappagallo era capace di fare, e che suonava spesso molto buffo, era: “Suvvia, siamo uomini!” Tutte le altre cose che strillava erano altrettanto incomprensibili dei gorgheggi del canarino: naturalmente però il copista, essendo oramai un uccello, comprendeva benissimo i suoi compagni.

  • Volavo sotto la palma verde e il mandorlo in fiore! – cantava il canarino, – volavo con i miei fratelli e le mie sorelle sui fiori meravigliosi e sul lago trasparente come il vetro, sul cui fondo si muovevano le piante. Vidi anche molti splendidi pappagalli che raccontavano delle storie divertentissime, tante storie, e lunghe lunghe.
  • Erano uccelli selvatici, – rispose il pappagallo, – senza istruzione. Ma siamo uomini! Perché non ridi? Se la padrona di casa e tutti gli ospiti ridono, potresti ben farlo anche tu. E’ un gran difetto quello di non saper gustare il lato umoristico delle cose! Ma siamo uomini!
  • – Oh, ricordi le belle fanciulle che danzavano sotto le tende, vicino agli alberi in fiore? Ricordi i dolci frutti e il succo rinfrescante delle erbe selvatiche?
  • Sì, che ricordo, – rispose il pappagallo, – ma qui sto molto meglio! Ho da mangiare bene e son trattato come uno di casa: so di avere una bella intelligenza e non pretendo di più. Ma siamo uomini! Tu hai l’anima di un poeta, come si dice, e io ho solide cognizioni e spirito; tu avrai il famoso genio, ma ti manca il buon senso, ti lanci, senza pensare, negli acuti più alti, e allora ti gettano addosso qualcosa, per farti star zitto. Ma con me questo non osano farlo, perché son venuto a costar loro un po’ di più. E poi metto soggezione col mio becco che è così tagliente!
  • Oh, mia calda terra in fiore! – gorgheggiava intanto il canarino. – Canterò dei tuoi alberi verde scuro, delle tue tranquille insenature marine, dove la chiara superficie dell’acqua è baciata dai rami degli alberi, canterò del giubilo di tutti i miei variopinti fratelli e delle mie splendenti sorelle, là dove cresce l’albero del deserto, il cactus!
  • Ma finiscila con questi piagnistei, – brontolò il pappagallo. – Di’ qualche cosa che faccia ridere! Il riso è l’indice del più alto livello spirituale. Guarda un po’, se un cane o un cavallo sanno ridere! No, son capaci di piangere, ma il riso è stato concesso unicamente all’uomo. Oh, oh, oh, – fece poi, ripetendo la sua spiritosaggine, – ma siamo uomini!
  • Grigio uccellino danese, – cantò il canarino, – sei stato fatto prigioniero anche tu! Nei tuoi boschi certo fa freddo, ma c’è la libertà!  Vola via! Hanno dimenticato di chiudere la tua gabbia, e l’ultima finestra è aperta: vola via!

Il copista non se lo fece dire due volte, ed eccolo fuori dalla gabbia. In quel momento la porta socchiusa, che metteva nella stanza accanto, scricchiolò, e sgusciò dentro il gatto di casa, agile, con i suoi verdi occhi lucenti, e si mise a dargli la caccia. Il canarino svolazzava nella gabbia, il pappagallo sbatteva le ali gridando: – Siamo uomini! – e il copista, spaventato da morire, volò via attraverso la finestra, oltre le case e le strade. Alla fine dovette fermarsi per riposare un poco.

La casa di fronte gli sembrò familiare; c’era una finestra aperta, ed egli vi volò dentro. Era la sua camera, ed egli si posò allora sulla tavola. – Ma siamo uomini! – esclamò poi, senza pensare a quel che diceva, proprio come il pappagallo, e in quello stesso momento fu di nuovo un copista, solo che era seduto sulla tavola.

  • Dio mi assista! – esclamò. – Come ho fatto a salire sin quassù e ad addormentarmi così? Che sogni agitati ho fatto! Tutta la faccenda però non è stata che una stupidaggine! Continua domani.

Curiosando qui e là

Come si costruisce una meridiana.

La meridiana è uno strumento con il quale si può misurare lo scorrere del tempo tramite l’ombra generata dal sole e proveniente da un bastoncino, noto come gnomone, infisso in una tavola (collocata su un piano oppure appesa a una parete).

Il bastoncino deve essere orientato verso nord e inclinato in funzione della latitudine del luogo in cui ci si trova. Sulla tavola sono tracciate varie linee disposte a raggiera che servono a leggere l’ora. Il loro intervallo, in genere non costante, si calcola con formule trigonometriche o con metodi grafici.

Il tipo più semplice di meridiana e quello “equatoriale” realizzabile piantando un bastoncino sottile, lungo circa 15 centimetri, al centro di una tavoletta quadrata di 20 centimetri di lato. Si può bloccare il bastoncino, perché non scivoli, usando due tappi di sughero sopra e sotto la tavoletta. Lo gnomone, cioè il bastoncino, deve sporgere verso il basso di 9,8 centimetri a Milano, di 11 a Roma e di 12,7 a Palermo. La punta del bastoncino, inclinata, deve essere orientata con una bussola in direzione nord, in modo che lo gnomone punti verso la stella polare. Le 24 linee orarie del giorno, che partono dalla base del bastoncino e sono intervallate di 15 gradi l’una dall’altra sono ora pronte ad accogliere la “lancetta” dell’ombra del sole. Le ore 12 sono “sotto” il bastoncino.

Scienza – La Semiotica – 2

Una scienza per comunicare

Fin qui le basi, il materiale di lavoro della semiotica, quelle che de Saussure avrebbe chiamato “unità minime”. Da questo punto di partenza, i semiologi hanno elaborato i loro strumenti… e una terminologia spesso incomprensibile per i non addetti ai lavori, infarcita di “attanti”, “apparati autoriali”, “soggetti enunciatari”, “ipertesti”, “dimensione pragmatica” e così via.

Ecco un caso concreto di analisi semiotica, sia pure semplicissimo.

Il nipotino Luigi mi manda una cartolina con scritto “nonno Cosimo ti voglio bene”. Siamo di fronte a un testo, che per la semiotica non è composto solo della frase ma da tutta la cartolina. Esiste un soggetto empirico trasmittente (Luigi) e uno ricevente (nonno Cosimo): poi, nell’ordine, un soggetto enunciatore modello (l’idea che il nonno ha del suo nipotino); un soggetto dell’enunciato (la scritta affettuosa), un soggetto enunciatario (il nonno o altri che leggono la cartolina… una cartolina dovrebbe essere privata, ma si deve tenere conto della possibilità che venga letta anche da altri). Manca qualcosa? Sì, il soggetto ricevente modello, o “lettore implicito”, ossia l’idea che il nipote ha del nonno facile alla commozione, e non abbiamo ancora detto nulla sulla complessità del testo espresso da una qualunque cartolina, indipendentemente dal messaggio: vi entrano in gioco codici grafici, economici (francobollo di posta prioritaria o normale?), sociali (raffinatezza della foto, luogo scelto…). Nel messaggio trovano posto contesti: se vai all’estero come fai a non mandare una cartolina al nonno? E poi ci sono i precedenti che non tutti i possibili soggetti enunciati capirebbero… il nonno, e solo lui, può cogliere in quel “ti voglio bene” una traccia d’ironia…

A questo punto c’è da porsi una domanda: perché? Perché darsi tanta pena per analizzare una cartolina? Risposta: lo scopo della semiotica è proprio quello di studiare “tutto” il significato di un atto comunicativo, che si tratti di una cartolina, di un discorso del Presidente degli Stati Uniti, dei Promessi Sposi o di un piercing all’ombelico. A questo scopo (e non per complicare la vita a se stessi e ai loro studenti) gli studiosi di semiotica hanno a poco a poco elaborato modelli di analisi sempre più complessi, in grado di descrivere tanto la nostra cartolina quanto un quadro o un comizio politico.

Questi modelli servono dunque a studiare 3 elementi della comunicazione: i segni, intesi come qualcosa che rinvia a qualcos’altro, ed è interpretato come tale; il testo, inteso come il “luogo” dove avviene la comunicazione e l’interazione tra testo e destinatario. Continua