Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: rimanda le cose importanti e sul lavoro sii preciso e silenzioso;

Toro: dedica questo periodo a seminare le tue idee e progetti per poterli poi raccogliere in futuro;

Gemelli: le tue caratteristiche principali le stai ritrovando cioè ritorni ad essere determinato e diplomatico;

Cancro: accusi vari problemini, anche fisici ma nulla di preoccupante o di serio, diciamo piuttosto routine di cambio stagione;

Leone: tutto procede come deve essere, non hai bisogno di fare ulteriori sforzi, un po’ di relax non guasta;

Vergine: vivrai una domenica viva, ricca e appassionata;

Bilancia: un po’ di movimento sarebbe un toccasana, in special modo in questo periodo, magari una passeggiata nella natura;

Scorpione: devi lavorare oggi per il domani, devi proiettare le tue ambizioni ed i tuoi desideri nel futuro;

Sagittario: sei dotato di un fascino che conquista in tutti i campi ma ti sarà particolarmente utile negli affari;

Capricorno: devi fare molta attenzione a non strafare con cibo e medicine, moderatezza;

Acquario: sei molto invidiato da qualcuno e te lo dimostra in tutti i modi anche abbastanza ostili;

Pesci: è un bel periodo, realizzerai tutte le tue ambizioni professionali ed i sogni d’amore.

Buona Domenica 6 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 7:03 e tramonta alle 18:33

La Luna si eleva alle 14:05 e cala alle 22:48

San Bruno sacerdote

Bruno nome derivante dal germanico brun cioè di colore scuro, tendente al nero.

  • Chiammàje ‘nu Santo e ne venèttero ddùje,

venètte ‘a Madonna cu’ San Bruno.

  • Quanno scura è ‘a muntagna, piglia ‘a zappa e va guadagna; quanno scura è ‘a marina, piglia ‘o pignato e va ‘ncucìna.
  • Scuro comm’a  ‘na vocca  ‘e lupo.
  • ‘A copp’ a  ‘o nniro nun ce càpe cchiù nisciùnu culore.

San Renato di Sorrento vescovo

Il 6 ottobre del 1759 Carlo di Borbone trasferisce al terzogenito Ferdinando la corona del regno ma, essendo questi di minore età, nomina un Consiglio di Reggenza presieduto da Bernardo Tanucci.

Il proverbio del giorno: l’occhio del padrone ingrassa il cavallo

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 3

Sul finire del giorno, Safia, prendendo la parola in nome delle tre dame, disse al facchino:

“Alzatevi e andatevene: è ora di ritirarvi. – Il facchino non potendo risolversi a lasciarle, rispose:

  • Eh! signore, dove volete che vada nello stato in cui sono? Sono fuori di me, a furia di vedervi e di bere; non ritroverò mai la strada di casa. Lasciate ch’io resti qui per tutta la notte affinché abbia il tempo di tornare in me: la passerò dove vorrete; ma non mi occorre minor tempo per tornare nello stato in cui ero quando sono entrato in casa vostra; e, anche con ciò, son sicuro che ci lascerò la parte migliore di me stesso.”

Amina prese ancora una volta le parti del facchino.

“Sorelle mie, – disse, – ha ragione. Gli sono grata per la sua richiesta. Egli ci ha molto divertite. Se volete starmi a sentire, o meglio se mi amate tanto come credo, lo tratterremo qui affinché passi la serata con noi.

  • Sorella mia, – disse Zobeide, – non possiamo rifiutare nulla alla vostra preghiera. Facchino, – continuò rivolgendosi a lui, – vi concediamo volentieri anche questa grazia; ma vi poniamo una nuova condizione. Qualunque cosa faremo in vostra presenza, riguardo a noi stesse o ad altre cose, guardatevi bene dall’aprire soltanto la bocca per chiedercene la ragione, perché, rivolgendoci delle domande su cose che non vi riguardano affatto, potreste udire qualcosa di non gradito. Fate attenzione, e non vi salti in mente di essere troppo curioso, desiderando approfondire i motivi delle nostre azioni.
  • Signora, – replicò il facchino, – vi prometto di osservare questa condizione così rigorosamente che non avrete motivo di rimproverarmi per avervi disubbidito, e ancor meno di punire la mia indiscrezione. In questa occasione, la mia lingua sarà immobile e i miei occhi saranno uno specchio, che non conserva niente delle immagini ricevute.
  • Per farvi vedere, – riprese Zobeide in tono molto serio, – che quanto vi chiediamo non l’abbiamo stabilito in questo momento, alzatevi e andate a leggere ciò che è scritto sopra la nostra porta, dalla parte interna.”

Il facchino andò fino alla porta e vi lesse queste parole, scritte in grossi caratteri d’oro:

CHI PARLA DI COSE CHE NON LO RIGUARDANO, ODE CIO’ CHE NON GLI PIACE.

Ritornò dalle tre sorelle e disse loro:

“Signore, vi giuro che non mi udrete parlare di nessuna cosa che non mi riguarda e che vi concerne.”

Una volta stabilita questa convenzione, Amina portò la cena; e, dopo aver illuminato la sala con un gran numero di bugie preparate con legno di aloe ed ambra grigia, che emanarono un piacevole odore e crearono una bella luce, si sedette a tavola con le sorelle e il facchino. Ricominciarono a mangiare, a bere, a cantare e a recitare versi. Le dame si divertivano a inebriare il facchino, col pretesto di farlo bere alla loro salute. Insomma erano tutti del miglior umore possibile, quando udirono bussare alla porta.

Le tre dame si alzarono contemporaneamente per andare ad aprire; ma Safia, alla quale spettava in particolare questo compito, fu la più svelta. Le altre due, vedendosi precedute, rimasero ad attendere che ella venisse a comunicare chi poteva arrivare in casa loro così tardi. Safia ritornò e disse:

“Sorelle mie, si presenta una bella occasione per passare una parte della notte molto piacevolmente; se siete del mio stesso parere, non ce la lasceremo sfuggire. Alla nostra porta vi sono tre calender, almeno a giudicare dai loro abiti mi sembrano tali; ma certamente vi meraviglierà il fatto che sono tutti e tre orbi dell’occhio destro, e hanno la testa, il viso e le sopracciglia rasi. Sono appena arrivati, dicono, a Bagdad, dove non sono mai venuti prima; e poiché è notte e non sanno dove andare ad alloggiare, hanno bussato per caso alla nostra porta e ci pregano, per l’amor di Dio, di avere la carità di riceverli. Non fanno caso al posto che gli offriremo, purché sia al coperto; si accontenteranno di una scuderia. Sono giovani e di aspetto piuttosto bello, sembrano anche molto spiritosi; ma non posso pensare senza ridere al loro volto buffo ed uniforme. – A questo punto Safia s’interruppe e si mise a ridere di così buon cuore, che le altre due dame e il facchino non poterono impedirsi di ridere a loro volta. – Mie buone sorelle, – riprese Safia, – volete lasciarli entrare? E’ impossibile che con persone come quelle che vi ho descritto non si finisca la giornata ancora meglio di quanto l’abbiamo iniziata. Ci divertiranno molto e non ci saranno a carico, poiché ci chiedono asilo soltanto per questa notte, ed è loro intenzione lasciarci appena sarà giorno.” Continua domani

Curiosando qui e là

Qualche notizia su come l’umanità si spartisce il pianeta. – 6

Carne

Se un terrestre medio mangia 36 kg di carne all’anno, significa che ogni giorno ne consuma circa un etto. I consumi quotidiani sono così suddivisi: 654 mila bovini, 2,8 milioni di suini, 1,2 milioni di pecore, 70 milioni di polli. E il pesce? Esattamente metà dei consumi di carne: 18,6 kg all’anno.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 15

Ischia ha pure di tali popolari feste, e quelle di Santa Restituta e de’ Santi Pietro e Paolo son le più clamorose. Le donne d’Ischia, il cui vestire offre un leggiadro accozzamento di colori agli artisti di genere, fanno nel loro costume minor sfoggio di ori, e solo nei pendenti mettono ogni loro pompa.

Dopo aver parlato de’ Procidani, parmi dover fare onorata menzione degli Amalfitani che hanno a loro capo tal Flavio Gioja, e che possono in prova di loro valentia, ricordare tutta una storia di marittime imprese, che rendè la Amalfitana Repubblica pari a quelle di Venezia, di Genova e di Pisa. E non trasanderò di accennare che tutta la costa di Sorrento è ricca di valenti marini, e la massima parte di coloro che nascono in quelle arene si dedicano al pilotaggio e nelle scuole di nautica usano, per divenire poi utili al commercio ed alla marina di guerra. I Sorrentini sono anche dediti alle industrie speculative, costruiscono legni e mostran perizia molta nell’armamento di essi, in emulazione dei Castelloti o abitanti di Castellammare che son loro vicini, ma non hap pari grido di valore. Continua domani.

Monumenti di Napoli

La Napoli angioina – 6

La burocrazia di Carlo II – 2

Con il regno del secondo Angioino si perfezionò la struttura organizzativa dello Stato. I primi angioini ebbero a cuore soprattutto l’efficienza della burocrazia e dell’apparato fiscale come pure l’amministrazione della giustizia, che aveva il suo vertice nella Magna Regia Curia per il settore penale e nella Curia Vicaria per il settore civile. Otto ufficiali formavano la Curia Regia: portavoce del sovrano era il cosiddetto logoteta, che in alcune occasioni aveva anche l’onore di rappresentarlo, mentre il segretario del re era il protonotario, che redigeva i provvedimenti legislativi e controfirmava le concessioni feudali, i privilegi e gli atti amministrativi; l’ammiraglio era responsabile dei porti, delle coste e della polizia marittima, oltre che Ministro della Marina Reale, mentre il conestabile svolgeva funzioni militari sulla terraferma; il siniscalco era il responsabile degli affari della Casa Reale, mentre al cancelliere era delegato il compito di redigere e spedire i diplomi; il camerario aveva incarichi relativi all’amministrazione finanziaria dello Stato e della Real Casa nonché alla manutenzione, alla fortificazione e all’approvvigionamento dei castelli reali: il giustiziere, infine, aveva l’incarico di presiedere il vertice dell’organizzazione giudiziaria. Continua domani.

La ricetta del giorno

Dolce di mele

Ingredienti: mele 1 kg, farina 200 gr, 4 uova, zucchero 200 gr, latte, uva passa 50 gr, 1 limone, Brandy 1 dl, vaniglia, pangrattato, burro, sale.

Esecuzione: sbucciare le mele, eliminare il torsolo, tagliarle a spicchi, raccoglierle in una ciotola e cospargerle di zucchero e succo di limone.

Montare le uova con 100 gr di zucchero, unire la farina setacciata, la scorza grattugiata del limone, un pizzico di sale, la vaniglia, l’uva passa ammorbidita nel Brandy, il Brandy della marinata e tanto latte da ottenere una pastella liscia e non troppo fluida.

Sistemare le mele in una tortiera imburrata e impanata, versarvi sopra la pastella preparata e cuocere il dolce in forno a 180° per 40 minuti circa. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: sei pienamente concentrato suoi tuoi obiettivi, riuscirai a raggiungere la tua meta ideale;

Toro: sei sicuro di te stesso e rapido nel prendere le decisioni che contano;

Gemelli: qualche preoccupazione derivante da alcune questioni sia nel privato che nel lavoro;

Cancro: sei attento e percettivo a tutto quello che ti accade intorno;

Leone: riuscirai ad affrontare ed a risolvere con leggerezza le varie incombenze quotidiane;

Vergine: una serena normalità che ha il potere di darti una perfetta contentezza nell’ambito familiare;

Bilancia: buoni risultati nell’attività concreta e quotidiana;

Scorpione: hai la grinta e la volontà giusta per affermarti ed importi;

Sagittario: non procedere con la lancia in resta come fai di solito, fai bene i conti prima di avventurarti;

Capricorno: i progetti che riuscirai a portare a termine in questo momento godranno di una florida prospettiva;

Acquario: avrai le energie fisiche e morali per riuscire a tener testa ai mutamenti imprevisti;

Pesci: il fine settimana promette bene.

Buon Sabato 5 Ottobre 2019

Il Sole sorge alle 7:01 e tramonta alle 18:34

La luna si eleva alle 13:17 e cala alle 21:52

SS. Placido e compagni martiri

Placido dal latino placidus cioè calmo, sereno.

  • Nun putè truvà abbiènto.

(non riuscire a trovare mai un po’ di pace o tranquillità)

San Tullia

Tullia potrebbe derivare dal greco tyle che significa gonfiore e, quindi, persona grassa, gonfia.

  • ‘E maccarùne! Chilli sì, règneno ‘a panza!
  • Panza chièna cerca arrepuòso.

Il 5 ottobre del 1418 nobili e popolani eleggono, in Sant’Agostino della Zecca, 20 “Governatori del buono Stato” (10 per i nobili e 10 in rappresentanza del popolino).

Il 5 ottobre del 1885 nasce Luisella Viviani.

Il 5 ottobre del 1943 viene varata la prima Giunta del dopoguerra, sotto la guida del Commissario Straordinario Giuseppe Solimena.

Il Proverbio del giorno: La donna è come la castagna: bella fuori e dentro la magagna.

La favola del giorno

I racconti di Sherazad – da Le mille e una notte

Storia dei tre Calender, figli di re, e di cinque dame di Bagdad – 3

  • Signore, – riprese il facchino, – mi è bastato il vostro aspetto per farmi giudicare che siete persone di rarissimo merito; e mi accorgo di non essere sbagliato. Sebbene la fortuna non mi abbia elargito beni sufficienti per elevarmi a una professione superiore alla mia, ho ugualmente coltivato il mio spirito come ho potuto, con la lettura di libri di scienze e di storia; e permettetemi, vi prego, di dirvi che ho anche letto una massima di un altro autore che ho sempre felicemente praticato: “Noi nascondiamo il nostro segreto, essa dice, soltanto a quelle persone riconosciute da tutti per indiscrete, che abuserebbero della nostra fiducia; ma non abbiamo nessuna difficoltà a svelarlo ai saggi, perché siamo convinti che saprebbero serbarlo.” Il segreto è con me così sicuro come se fosse in un gabinetto la cui chiave fosse andata perduta, e la cui porta fosse ben sigillata.”

Zobeide riconobbe che il facchino non mancava di spirito; ma, pensando che volesse partecipare al banchetto che esse volevano offrirsi, replicò sorridendo:

“Voi sapete che ci apprestiamo a banchettare; ma sapete anche che abbiamo fatto una spesa considerevole, e non sarebbe giusto che voi foste della partita senza contribuirvi. – La bella Safia sostenne l’opinione della sorella. – Amico mio, – disse al facchino, – non avete mai udito dire quel che si dice abbastanza comunemente? “Se portate qualche cosa, sarete qualche cosa con noi; se non portate niente, ritiratevi con niente!”

Il facchino, nonostante la sua retorica, sarebbe forse stato costretto a ritirarsi imbarazzato, se Amina, prendendo risolutamente le sue parti, non avesse detto a Zobeide e a Sofia:

“Care sorelle, vi scongiuro di permettergli di restare con noi: non c’è bisogna di dirvi che ci divertirà; vedete bene che ne è capace. Vi assicuro che, senza la sua buona volontà, la sua agilità e il suo coraggio nel seguirmi, non sarei riuscita a fare tante compere in così breve tempo. D’altra parte, se vi ripetessi tutti i complimenti che mi ha rivolto durante il percorso, il fatto ch’io lo protegga non vi stupirebbe molto.”

A queste parole di Amina, il facchino, in un impeto di gioia, si lasciò cadere sulle ginocchia, baciò la terra ai piedi di quella graziosa dama, e rialzandosi le disse:

“Mia amabile signora, oggi avete dato inizio alla mia felicità; ora la portate al colmo con un’azione così generosa. Non posso manifestarvi come vorrei la mia riconoscenza. D’altronde, signore, – soggiunse rivolgendosi alle tre sorelle, – poiché mi fate un così grande onore, non crediate ch’io ne abusi e pensi di meritarlo. No, mi considererò sempre come il più umile dei vostri schiavi. – Dette queste parole, fece per restituire il denaro che aveva ricevuto; ma la seria Zobeide gli ordinò di tenerlo. – Quello che è uscito una volta dalle nostre mani, – disse, – per ricompensare coloro che ci hanno reso servigio, non vi rientra più. Acconsentendo che voi restiate con noi, vi avverto che, non soltanto lo facciamo a condizione che voi serbiate il segreto che esigiamo da voi; pretendiamo anche che osserviate strettamente le regole della convenienza e dell’onestà.”

Mentre così parlava, la bella Amina si tolse l’abito di città, sollevò la veste legandola alla cintura per agire più liberamente, e preparò la tavola. Ella servì parecchie qualità di cibi, e mise sopra una credenza bottiglie di vino e coppe d’oro. Fatto ciò, le dame presero posto e fecero sedere accanto a loro il facchino, soddisfatto oltre ogni dire nel vedersi a tavola con tre persone di così straordinaria bellezza.

Dopo il primo boccone, Amina che si era seduta accanto alla credenza, prese una bottiglia e una coppa, si versò da bere, e bevve per prima secondo il costume arabo. Poi versò alle sorelle, che bevvero l’una dopo l’altra; infine, riempiendo per la quarta volta la stessa coppa, la offrì al facchino. Questi, nel prenderla, baciò la mano di Amina e, prima di bere, cantò una canzone il cui senso diceva che come il vento porta con sé il buon odore dei luoghi profumati per i quali passa, così il vino che stava per bere, venendo dalla mano di Amina, aveva un gusto più squisito del solito. Questa canzone rallegrò le dame, che cantarono a loro volta. La compagnia fu, insomma, di ottimo umore per tutto il pranzo, che durò molto a lungo e fu accompagnato da tutto quanto poteva renderlo piacevole. Continua domani.