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Città e Paesi della Campania

La Torre di avvistamento del Palazzo Mainenti.

Agropoli – 2

Fra paludi e corsari

Un caratteristico vicolo.

Nel corso dei secoli Agropoli è stata sottoposta a una flessione demografica notevole, i cui motivi possono essere ricondotti a due grossi problemi, uno proveniente dalla terra e l’altro dal mare. Infatti, il fenomeno di impaludamento, già presente in epoca imperiale, assunse proporzioni maggiori nel corso delle invasioni barbariche: le terre, peraltro già infestate dalla malaria, furono abbandonate durante la peste del XIV secolo e la guerra del Vespro combattuta fra angioini e aragonesi.

Una veduta di Palazzo Mainenti

Le incursioni barbaresche, che si abbatterono sulla costiera cilentana, contribuirono a spopolare ulteriormente il territorio: Agropoli fu devastata nel 1515, quando Kurdogli, dpo averla saccheggiata, condusse in schiavitù circa 300 persone.

Fu poi la volta delle scorrerie del corsaro Barbarossa (Khair ad-Din) e di Dragùt; nel 1629 Agropoli fu attaccata da turchi e bisertini (l’episodio viene ricordato ancora oggi con la rappresentazione storica dell’ “Assalto dei Turchi”).

Uno scorcio di vita paesana
Un altro scorcio di vita paesana

La peste del 1656 provocò numerosi morti: nello stato delle anime del 1686 le famiglie si erano ridotte a 113. Conseguenza del calo demografico furono le crescenti sperequazioni da parte dei proprietari terrieri; il catasto del 1663 registrava solo 34 proprietà, oltre ai beni feudali, consistenti in 340 tomoli, e alle 11 fondazioni pie con 382 tomoli (il Convento di San Francesco ne era il maggior proprietario). La struttura produttiva risultava ormai in questa data caratterizzata da un netto dualismo: lungo la fascia collinare litoranea oltre al vigneto iniziarono ad affermarsi il gelseto e il ficheto; invece nella parte pianeggiante, adiacente alla piana del Sele, subentrò l’allevamento dei bufali.

una cassetta delle lettere con lo stemma sabaudo e i fasci littorio

La situazione non mutò neanche nei secoli successivi: i dati catastali (1756) rilevano che nel comune vi erano 177 nuclei familiari che detenevano oltre 2990 tomoli di terra. Solo tre famiglie di civili, fra cui i fratelli Donato e Annibale Mingone, e una di grandi allevatori possedevano proprietà che superavano i venti tomoli. Permanevano tuttavia anche grandi proprietà feudali ed ecclesiastiche.

Una certa ridistribuzione della proprietà si ebbe solo nell’Ottocento, quando ad Agropoli si registrarono 409 aziende agricole di cittadini e 253 di forestieri. Solo tre proprietari superavano i 20 tomoli, mentre erano diminuiti i beni ecclesiastici e feudali. Comunque, accanto al consolidamento della piccola proprietà, permaneva ancora l’allevamento dei bufali nei latifondi che si affacciavano sulla piana del Sele. La crisi della produzione serica fu compensata dall’incremento della produzione di fichi e dalla loro esportazione (prima per Napoli e poi per l’America Latina) nonché dalla fabbricazione di alcool. Tale sistema produttivo cessò con la crisi agraria degli anni Ottanta dell’Ottocento: i fichi provenienti da Smirne presero il posto di quelli di Agropoli e delle colline cilentane.

Una veduta della costa

Bisognerà aspettare i primi decenni del Novecento perché la struttura territoriale dell’agro comunale muti completamente. Ciò risulta maggiormente evidente analizzando l’incremento demografico a partire dall’inizio del Novecento: 3000 abitanti nel 1901; 3576 nel 1911; 4044 nel 1921. In questa data lo spostamento della popolazione dai comuni interni del Cilento verso la costa è già iniziato e lo sviluppo del centro di Agropoli ben lo rivela: inizia infatti l’espansione dell’abitato verso le colline poste a ovest. Ma è dopo la bonifica degli anni Trenta del Novecento che il centro “esplode” a livello demografico passando dai 5335 abitanti nel 1931 ai 10.744 del 1971 fino a circa 12.000 del 1991.

Le cause dell’incremento sono molteplici: il debellamento della malaria, l’enorme potenzialità offerta dalla vicina pianura del Sele, la crisi economica e la flessione demografica delle zone interne, lo spostamento in massa della popolazione verso la fascia collinare litoranea e la pianura.

Il degrado urbanistico attuale e l’ampliamento abnorme del centro verso sud-est – come gli inevitabili dissesti ambientali – vanno inseriti in questo processo di spostamento demografico della popolazione dalle zone interne verso la costa, dato questo confermato dalla presenza di una grande quantità di case disabitate.

Una Torre di avvistamento

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Agropoli

L’area archeologica del Sauco

Agropoli è una città in provincia di Salerno, una superficie di 32,61 km quadrati, ad un altitudine sul livello del mare di 24 metri, oltre 18.300 abitanti.

Gli abitanti vengono denominati Agropolesi. Santi Patrono Pietro e Paolo. La distanza dal capoluogo Salerno è di 52 km. Uscita Autostrada del Mediterraneo (ex A3) Salerno-Reggio Calabria al casello di Battipaglia.

Le frazioni e le località del Comune sono: Madonna del Carmine, Muoio, Matinella, San Marco, Fuonti, Mattine.

I comuni limitrofi sono: Capaccio, Cicereale, Ogliastro C., Prignano C., Torchiara, Laureana C., Castellabate.

Un antica fontana

Agropoli è un centro marino, turistico e commerciale, il paese si distende su un promontorio, posto quasi a ridosso delle colline del Cilento, fino al mare. Qui, case e strade seguono l’andamento sinuoso della costa; nella parte più antica si chiudono nel borgo medioevale, su cui domina il Castello dei Sanfelice. L’agro comunale è la naturale prosecuzione, dopo il comune di Capaccio-Paestum, della piana del Sele.

Rilievi archeologici segnalano la presenza di insediamenti neolitici, che si intensificano nell’Età del Bronzo e del Ferro. Nel periodo compreso tra il I secolo a.C. e il V d.C., a causa del progressivo abbandono del porto di Poseidonia, la zona costiera a est del promontorio – posta quasi alla foce del fiume Testene – offrì ai Greci un approdo sicuro per il commercio.

La tradizione fa risalire la fondazione di Agropoli al V-VI secolo d. C., al tempo in cui i bizantini, alla ricerca di una roccaforte a sud di Salerno, fortificarono le abitazioni sul promontorio, cui dettero il nome di Acropolis, che significa appunto “città alta”. Il successivo passaggio del toponimo da Acropoli ad Agropoli viene spiegato dagli studiosi come una contaminazione con il termine di origine latina ager, campo.

Una veduta aerea del centro

Fra le aree archeologiche riferibili a insediamenti greco-romani va ricordata quella del Sauco, per il muro di terrazzamento e per un sepolcro bisomo, destinato cioè a due salme; inoltre, nello specchio di mare prospiciente il paese, sono state recuperate numerose anfore e ancore.

Grazie alla posizione strategica della roccaforte, Agropoli divenne ben presto appetita da naviganti e conquistatori, pirati e re: nell’882 fu occupata dai Saraceni, poi dai Longobardi, dai Normanni e, dopo una parentesi sveva, dagli angioini.

Il promontorio su cui sorge Agropoli

Proprio gli angioini favorirono il consolidamento della grande baronia del Cilento, appannaggio dei principi Sanseverino di Salerno. Dopo un lungo periodo passato sotto la giurisdizione vescovile di Capaccio, Agropoli venne inglobata nei possedimenti feudali dei Sanseverino, almeno fino al 1552, quando gli ultimi esponenti della casata, accusati di fellonia, espatriarono dal regno e i feudi confiscati ai principi di Salerno vennero ripartiti fra nuovi baroni. In questo modo Agropoli passò a mercanti genovesi come i Grimaldi (Nicola Grimaldi, avo dell’illustre illuminista calabrese Domenico Grimaldi, fu intestatario del feudo di Agropoli e Laureana nel 1639), poi ai Pinto e agli Zattara (Ludovico Pinto subentrò nell’intestazione del feudo nel 1640, mentre Carlo Zattara nel 1654). Nel Settecento il feudo ricadde sotto la giurisdizione della famiglia Sanfelice (del Monte o delli Monti) che – tranne la parentesi della giurisdizione della famiglia del Giudice, avutasi dal 1766 al 1779 – rimase ininterrottamente in possesso del feudo. L’ultima baronessa Sanfelice di Agropoli fu coinvolta nelle tristi vicende della congiura giacobina del 1799 e venne giustiziata dai borbonici assieme ad altri patrioti napoletani.

Il Castello dei Sanfelice

Il Castello dei Sanfelice, dal nome dell’ultima casata che ne fu proprietaria, occupa un’ampia porzione di Agropoli vecchia; dai suoi muraglioni affacciati sul mare è possibile vedere l’intero golfo di Salerno. La struttura esterna del forte si riferisce al periodo angioino-aragonese: è a pianta triangolare ed è rinforzata ai vertici da tre torri cilindriche. L’impalcatura interna, deteriorata già nel corso del Settecento, fu distrutta completamente nel decennio della denominazione francese.

Le parti meglio conservate del castello offrono uno sfondo suggestivo alle numerose manifestazioni di carattere folcloristico e culturale.

La porta di accesso al borgo

Il borgo ha mantenuto quasi inalterate le sue caratteristiche medioevali; sono ancora visibili in qualche punto tratti di mura che in passato cingevano l’intero abitato. La porta di accesso al borgo, preceduta da una lunga scalinata, risale al XVI secolo: sormontata da stemma, è decorata con cinque merli.

La Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

Nelle immediate vicinanze della porta si innalza la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli: di origine seicentesca, ristrutturata più volte, è luogo di culto frequentato dai pescatori, che proprio alla Madonna di Costantinopoli dedicano il 24 luglio una processione sul mare.

Sempre al XVII secolo risale la costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, mentre la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è interessante per la decorazione barocca dell’altare maggiore.

L’edificio religioso più antico è il Convento di San Francesco: costruito forse nel 1230, sorge su un promontorio a ovest dell’abitato. Una leggenda narra che da quello stesso promontorio San Francesco abbia parlato ai pesci.

Un’altra leggenda è legata invece a San Paolo: sembra che il santo, durante il viaggio da Reggio a Pozzuoli, abbia fatto una sosta ad Agropoli e convertito due vergini, martirizzate poi presso una fonte che da quel giorno ebbe proprietà miracolose. Continua domani.

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo