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L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane – 2

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

Per lo stesso motivo, se l’automobile viene parcheggiata con temperature elevate bisogna avere cura che sia collocata in un luogo ombreggiato e, se il cane viene lasciato a bordo mentre i padroni scendono, dovranno essere tenuti aperti i finestrini in modo che entri aria a sufficienza per il naturale ricambio. Indipendentemente dalla stagione, in un viaggio, specie se lungo, dovranno essere previste regolari soste ogni 2-3 ore per far passeggiare un po’ il cane, per permettergli di espletare le sue funzioni fisiologiche e anche per farlo distrarre e divertire un po’, senza costringerlo a forzata immobilità per periodi troppo lunghi. In viaggio, dovremo portare anche più farmaci necessari a boccare attacchi di dissenteria e vomito, che nei cani non abituati a spostarsi in macchina sono sempre in agguato.

Sempre se il tragitto sarà lungo si dovrà portare cibo, che servirà a nutrire e a far stare calmo il cane. L’ideale sarebbe avere al seguito alimenti facilmente digeribili o particolarmente appetiti dall’animale, come gli omogeneizzati, che i cani gradiscono molto e non appesantiscono la digestione. Vanno bene anche biscotti appositi per cani, i bastoncini nutrienti, o quelli solo insaporiti: la funzione principale non sarà quella di nutrire, ma di distrarre il nostro amico nei momenti di tensione.

Per quanto riguarda i viaggi in automobile vanno fatte alcune ulteriori precisazioni. In primo luogo, il cane andrà abituato fin da cucciolo a viaggiare in macchina con noi, specialmente se è una cosa che dovrà fare spesso nel corso della vita. Questo si può ottenere facendo salire il cucciolo nel veicolo appena arriva a casa. Il clima deve essere confortevole, la permanenza in macchina dovrà durare solo pochi minuti (4-5) e con i padroni presenti all’interno dell’abitacolo che, con voce suadente, lo incoraggeranno e parleranno con lui. Al termine dell’azione dovremo premiare il cucciolo con bocconcini prelibati, affinché associ il fatto a una conclusione piacevole.

Dopo alcuni giorni in cui questa azione andrà compiuta quotidianamente, in modo che il cane prenda confidenza con la macchina, potremo iniziare a fare brevissimi tragitti con il motore acceso: 3-5 chilometri e, al termine, ancora complimenti e cibo in premio per il nostro saggio amico.

Aumentando progressivamente i tempi di percorrenza riusciremo a far familiarizzare il cane con il veicolo e a farglielo apprezzare.

Un’ultima avvertenza riguarda il modo di guida. Quando il cane si sarà abituato alla macchina, al suo odore, al nostro odore al suo interno e il luogo dove viene collocato sarà per lui come una seconda casa, i primi spostamenti che faremo dovranno essere prima di brevissima e poi di breve durata; gradualmente dovranno essere aumentati come percorrenza, dovremo avere una guida rilassata, senza sobbalzi, senza accelerate o frenate improvvise, senza curve prese a eccessiva velocità, senza situazioni di disagio per il cane, che potrebbe stare male, vomitare e sviluppare un disagio cronico e difficilmente recuperabile nei confronti dei viaggi in automobile.

Bisogna sapere che le prime impressioni che il cane assocerà per tutta la vita a una certa situazione sono fondamentali per determinare la sua predisposizione ad accettare tale situazione in modo positivo o negativo.

Vale per l’incontro con i suoi simili, con gli esseri umani e anche per i viaggi.

L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

E’ molto bello che i padroni portino il più spesso possibile in viaggio con loro il proprio cane, e certamente lui sarà felice di accompagnarli e stare con loro, evitando per di più di essere lasciato a qualcuno, oppure in pensione.

Anche per l’eventualità di fare viaggiare il cane esistono regole e accorgimenti che vanno seguiti al fine di evitare intoppi legali e burocratici, oppure problemi di adattamento e salute dell’animale.

In primo luogo, bisogna considerare con quale mezzo il cane viaggerà. Quello più comune è l’automobile, ma anche i mezzi pubblici possono essere utilizzati seguendo i regolamenti.

Sui mezzi pubblici di terra, in generale, è sufficiente far salire il cane al guinzaglio e munito di museruola.

In aereo, i cani possono essere accolti in cabina solo se di piccole dimensioni e con l’autorizzazione del comandante, che terrà conto anche della disponibilità degli altri passeggeri; altrimenti, il nostro amico dovrà viaggiare nella stiva, in un’apposita gabbietta abilitata al trasporto aereo.

In nave, la decisione dipende dalle compagnie: solitamente esistono appositi alloggiamenti per i cani di grosse dimensioni, mentre quelli piccoli possono stare nelle cabine dei padroni; per tutti vi sono poi dei luoghi all’aperto, dove poter sgranchire le zampe ed espletare le funzioni igieniche.

Per quanto riguarda il mezzo più comune, l’automobile, ci sono numerose norme che vanno seguite per evitare multe e rischi per l’incolumità di tutti gli occupanti del mezzo.

In primo luogo può essere tenuto libero nell’abitacolo solo un cane e di piccole dimensioni. Per i cani di dimensioni maggiori è obbligatorio collocarli nel vano posteriore del veicolo, che dovrebbe essere di tipo “giardinetta”: tale vano dovrà essere separato dalla zona occupata dal guidatore da una rete o da una grata metallica, in modo che il cane non possa saltare nei posti davanti, disturbando chi guida e provocando grande pericolo per tutti gli occupanti.

Si possono tenere cani sul sedile posteriore, purché siano assicurati all’innesto della cintura di sicurezza con un apposito guinzaglio munito all’estremità dell’aggancio per fissarlo all’innesto suddetto. Naturalmente, il guinzaglio dovrà essere allungabile per adattarlo alle dimensioni dell’animale e a quelle dell’automobile. Anche in macchina è da raccomandare l’uso delle apposite gabbiette chiamate “Varikennel”, che sono facilmente reperibili in commercio nei negozi di prodotti per animali. Al loro interno i cani sono più sicuri che se lasciati liberi nel vano posteriore; inoltre, la sensazione di protezione che trasmette la gabbia fa stare più tranquillo l’animale, che di solito viaggia sonnecchiando e riposandosi.

Vediamo ora come comportarsi in occasione di un viaggio in automobile. Bisogna innanzitutto sapere quello che deve essere portato.

Ciò che non deve assolutamente mai mancare è l’acqua, specialmente se il viaggio avviene con clima caldo. L’acqua deve essere fresca ma non fredda, contenuta in un recipiente che si possa chiudere ermeticamente. Se il tragitto è lungo e viene fatto con temperature elevate sarà bene prevedere un recipiente termico per contenere l’acqua. Inoltre, si dovranno portare anche degli asciugamani abbastanza grandi da bagnare e poter essere avvolti attorno al cane, o passati sulla testa, in caso di evidenti sintomi di eccessivo riscaldamento dell’animale. Ansimazione frequente e rumorosa, occhi sbarrati con pupille dilatate, eccitazione e agitazione o al contrario abbattimento sono i segnali più frequenti. In questo caso occorrerà fermarsi per il tempo sufficiente a portare il cane all’ombra, lasciarlo tranquillo a riposare e, come detto, bagnarlo sia direttamente con acqua sia con asciugamani inumiditi e freschi. Il viaggio potrà essere ripreso solo se l’animale ritornerà allo stato normale e tranquillo. Questi suggerimenti valgono ancor più se il cane appartiene a razze che soffrono in modo particolare il caldo e sono soggette a colpi di calore, come ad esempio il Bulldog, il Bouledogue Francese o il Carlino, tutti i cani, in genere, possono essere soggetti a questa patologia. Continua domani

I Canidi – 5 – IL Lupo – 2

Secondo Ognev, il senso maggiormente sviluppato nei Lupi sarebbe l’udito, mentre la vista e l’olfatto avrebbero una minore importanza. Altri scienziati ritengono invece preponderante la vista, ma la maggior parte degli studiosi concorda nel considerare l’olfatto il senso più importante per questi Carnivori. Il celeberrimo ululato dei Lupi, che gli americani Young e Goldman descrivono come un “urlo prolungato, cupo e lamentoso” ma che in realtà risuona singolarmente limpido ed è assai più musicale delle grida di altri animali, serve ai componenti del branco per mantenere i contatti e per comunicare anche a grande distanza; è dunque di estrema importanza per animali quali i Lupi, dotati di uno spirito sociale così forte ma costretti sovente a portarsi a notevole distanza l’uno dall’altro. L’”ululato corale” generato dalle grida simultanee di parecchi Lupi sembra ugualmente avere una particolare funzione sociale, e funge da mezzo di comunicazione tra gruppi vicini: l’urlo prolungato emesso da un Lupo esercita d’altronde un forte stimolo sugli altri membri del branco, che non sanno resistere all’impulso di far udire subito anche la propria voce. Questa reazione consente agli studiosi di stabilire se in un territorio siano presenti dei Lupi; a tale scopo ne imitano l’ululato e restano in attesa dell’eventuale risposta. Le espressioni vocali di questi Carnivori comprendono anche suoni simili a latrati, brontolii, guaiti e fischi.

A differenza di altri Canidi selvatici, il Lupo è dotato di una struttura cranica eccezionalmente robusta, e quindi di una dentatura capace di sviluppare un’enorme potenza (pari a oltre 15 kg/cmq). Ciò gli consente di troncare con un morso il femore di un’Alce adulta, del peso di 10 quintali. Al contrario del Coyote, il Lupo si nutre in prevalenza di ungulati, raramente anche di castori e altri mammiferi di modeste dimensioni, mentre nei periodi di carestia utilizza anche carogne, piccoli animali e addirittura piante; poiché conduce una vita molto attiva e ha di conseguenza un fortissimo dispendio di energie, consuma normalmente notevoli quantità di carne, fino a oltre 10 kg in un giorno (la sua fame è divenuta infatti proverbiale); in caso di necessità può però resistere anche per diversi giorni senza mangiare. I Lupi percorrono quotidianamente dei tragitti anche lunghissimi (fino a 60 km) per catturare le prede; poiché il peso di queste è di solito superiore al loro, essi cacciano abitualmente in branchi che solo in casi eccezionali sono formati da più di 20 individui. Se tale numero ottimale venisse superato, risulterebbe difficile al branco reperire cibo in quantità sufficiente da sfamare tutti i membri. I Lupi di ogni branco dispongono di una riserva di caccia che difendono accanitamente e di cui marcano i confini con urina e sterco. Durante la caccia, i Lupi non aggrediscono indiscriminatamente tutti gli animali che sono in grado di sopraffare; operano invece una vera e proprio selezione delle molte e possibili prede, rivolgendo la propria attenzione su animali anziani, indeboliti o malati. Ciò contribuisce senza dubbio a mantenere in buono stato le condizioni fisiche delle popolazioni predate. Anche il fatto che i Lupi uccidono fino al 60% dei piccoli di taluni Ungulati si rivela in molti casi vantaggioso, in quanto le popolazioni così ridotte vengono a trovarsi in equilibrio con la disponibilità di cibo vegetale.

L’organizzazione sociale dei Lupi ricorda alquanto quella dell’uomo. Il branco rappresenta una delle più evolute forme di organizzazione sociale che si conoscano nel mondo animale, e ciò è senza dubbio connesso al tipo di alimentazione dei Lupi. Cacciatori di selvaggina di grandi dimensioni, questi mietono vittime soprattutto tra Alci, Cervi, Argali e Renne: poiché è nettamente più piccolo, il singolo Lupo riuscirebbe solo con estrema difficoltà a uccidere uno di questi imponenti Ruminanti, ed è perciò costretto a cacciare e vivere in gruppo. Questo tipo di vita favorisce la suddivisione del lavoro, la comprensione e l’organizzazione. La spiccata socialità che distingue i Lupi appare d’altronde evidente osservando con attenzione questi Carnivori: il nucleo del branco è costituito da una o più famiglie, e sia i maschi sia le femmine si attengono a una rigida gerarchia, che viene mantenuta inalterata, insieme alla coesione del gruppo mediante determinati gesti e atteggiamenti ritualizzati. Il maschio che riveste il rango di capo e che non sempre deve guidare il branco (tale compito può essere infatti assolto anche da una femmina) in genere è facilmente riconoscibile dall’atteggiamento di imposizione che è solito assumere e soprattutto dal fatto che abitualmente tiene la coda sollevata. Se si tiene conto della forza fisica e della robusta dentatura di cui i Lupi sono dotati, si può immaginare quali conseguenze potrebbero avere i duelli tra compagni; durante le lotte per la supremazia tra i membri di un branco o di branchi diversi, particolari atteggiamenti di sottomissione consentono tuttavia al vinto di venire risparmiato.

Durante le proprie osservazioni sui Lupi, Konrad Lorenz ebbe occasione di assistere a un duello tra due maschi; questi, stando l’uno di fronte all’altro, si muovevano in cerchio mostrando la temibile dentatura con cui cercavano di azzannarsi o di parare i colpi dell’avversario. Messo infine alle strette, il Lupo più piccolo non ebbe altra via di scampo che presentare all’altro, in segno di sottomissione, le zone maggiormente vulnerabili del proprio corpo (a tale scopo molti Canidi si gettano al suolo supini): il Lupo che assume un simile atteggiamento di umiltà non viene infatti mai azzannato, perlomeno seriamente, dal vincitore, che di fronte al compagno inerme sente inibirsi ogni stimolo alla violenza e si limita pertanto a emettere grida irritate e brontolii, a spalancare a vuoto le fauci e a compiere addirittura con il capo quei movimenti che esegue allorché scrolla il corpo inanimato delle prede. Non appena l’avversario si è allontanato di alcuni passi, il vinto cerca a sua volta di allontanarsi rapidamente, mentre l’altro marca il luogo del duello con un contrassegno odoroso, prendendone in tal modo possesso. Continua – 5

Gli Equidi – 7 – L’Asino selvatico africano – 2

La gestazione dura 12 mesi, e i piccoli vengono partoriti nelle immediate vicinanze del branco. Entro un’ora essi sono in grado di seguire la madre e si sviluppano più rapidamente dei Cavalli: dopo 4 mesi vengono infatti svezzati, anche se di solito continuano di quando in quando a nutrirsi del latte materno fino al termine del primo anno e completano il proprio sviluppo all’età di 2 anni. Ogni branco dispone di un territorio personale, all’interno del quale si sposta in modo apparentemente “disorganizzato”, recandosi anche con estrema irregolarità all’abbeverata. Gli Asini selvatici sono molto timidi e paurosi e si ritirano immediatamente in zone inaccessibili non appena avvertono nelle vicinanze qualcosa che li insospettisce: in Somalia, ad esempio, furono scoperti dei piccoli gruppi, perlopiù in deserti rocciosi aridi e incolti, ove gli animali riescono a  spostarsi solo grazie all’estrema robustezza della base dei loro zoccoli. Sebbene la fattispecie della Somalia, l’unica ancora esistente, sia protetta da severi leggi che ne vietano la caccia, i beduini nomadi continuano a perseguitarla: allorché un gruppo si accorge di essere circondata da nemici, non esita un solo istante a lanciarsi con i piccoli lungo delle pendici pressoché verticali. Anche se nei territori abitati dagli Asini selvatici crescono solo mimose, cespugli irti di spine ed erba coriacea, gli animali non sono ugualmente sottoalimentati, in quanto (come d’altronde avviene per l’Asino domestico) sanno sfruttare ottimamente il cibo assunto.

A causa della forte riduzione delle popolazioni viventi allo stato libero, la maggior parte degli Asini selvatici ospitati attualmente nei giardini zoologici discende da esemplari importati verso il 1930, dai quali si è originato anche il branco, divenuto poi famoso, allevato nel parco zoologico Hellabrun di Monaco. Alcuni esemplari di questo branco furono inviati verso il 1950 alla Catskill Game Farm (Stati Uniti). Lo zoo di Basilea riuscì soltanto nel 1970 ad acquistare cinque Asini selvatici della Somalia, che erano stati catturati nella vallata del Nogal: sin dall’inizio questi animali si dimostrarono tranquilli e abbastanza mansueti, e sebbene al mattino, dopo aver abbandonato la stalla, si lanciassero sovente al galoppo sfrenato nell’interno del recinto, sorprendevano tuttavia come riferì il direttore dello zoo, Ernst M. Lang per la loro calma e l’atteggiamento guardingo.

Di quando in quando si sollevavano anche sugli arti posteriori, per strappare le foglie dai rami; un simile comportamento non è mai stato osservato nelle Zebre. Gli esemplari di Basilea sono attualmente gli unici Asini selvatici della Somalia, di razza pura, catturati allo stato libero e successivamente adattati alla vita in cattività.

A Catskill, ove gli animali sono stati divisi in due gruppi in base alle caratteristiche esteriori (Asini selvatici della Nubia e Asini selvatici della Somalia), gli allevatori hanno incontrato molte difficoltà per la riproduzione; sebbene si tratti di animali che vivono in cattività da più generazioni, i maschi si comportano infatti quasi sempre in modo “brutale” nei confronti delle femmine, e vengono perciò tenuti separati da queste. Solo quando una femmina entra in calore, viene condotta dal maschio prescelto; la gestazione dura circa 360 giorni, e appena 9-15 giorni dopo il parto la femmina cade di nuovo in calore, per cui viene ricondotta dal maschio. Durante il primo mese il piccolo Asino selvatico non può bere acqua, altrimenti è destinato inevitabilmente a morire. Quando la madre va all’abbeverata, il cucciolo rimane quindi indietro di alcuni passi senza dissetarsi, e poiché notoriamente questi Equidi possono resistere a lungo senza bere (allo stato libero con ogni probabilità non si recano all’abbeverata ogni giorno), non risente minimamente di questa privazione. In cattività, solo all’età di circa sei mesi si comincia a somministrare ai piccoli un po’ di liquido, dapprima riscaldandolo e a modestissime dosi. Le femmine degli Asini selvatici possono raggiungere la maturità sessuale già a due anni, i maschi di solito a 5; un maschio adulto è così aggressivo da risultare talvolta pericoloso per l’allevatore, che deve peraltro trattare con notevole circospezione anche le femmine con piccoli nati da pochi giorni. A Catskill gli Asini selvatici si sono dimostrati assai resistenti alle variazioni climatiche e agli sbalzi di temperatura, ma come tutti gli Equidi sono anche più insofferenti a un’umida giornata di pioggia che non a un giorno d’inverno caratterizzato da un freddo asciutto o da precipitazioni nevose. Poiché gli zoccoli sono molto robusti e crescono con notevole rapidità, devono essere tagliati due volte l’anno agli animali che vivono nei giardini zoologici, anche se il loro recinto è sassoso.

Gli Asini selvatici africani rivestono un particolare interesse anche per quanto riguarda le loro facoltà “intellettive” e da questo punto di vista dovrebbero essere classificati al primo posto fra tutti gli Equidi selvatici. Tenendo conto del fatto che negli ultimi anni in alcune remote ragioni somale è stata riscontrata l’esistenza di branchi ancora abbastanza numerosi, è auspicabile che questa rarissima specie riesca a salvarsi dall’estinzione. Continua gli Equidi 7

Razze di cani riconosciute – 8 – Labrador Retriever

Il Labrador fa parte delle razze canine da cerca; tipo braccoide; origini Inghilterra; nazionalità Canadese. Cane di taglia media con un’altezza al garrese di 56-57 cm per i maschi e 54-56 per le femmine con un peso ideale di 30-35 kg. Il suo utilizzo ideale: caccia, compagnia, poliziotto, guida per i non vedenti, salvataggi in mare.

Il Labrador è il retreiver più diffuso ed è particolarmente noto per la sua versatilità. Attualmente, oltre che nella caccia sia a terra che in acqua, viene utilizzato come cane poliziotto, come cane antidroga, per il salvataggio in acqua e come guida per i ciechi. Grazie al suo ottimo carattere è anche un affidabile animale da affezione.

Come il Golden Retriever, il Labrador può essere raccomandato come cane tagliato su misura per le esigenze di una famiglia, soprattutto per la sua predilezione per la compagnia dei bambini. Eccezionale nel riporto, sa dare grandi soddisfazioni se presentato nelle gare di obbedienza. La varietà color miele è oggi più frequente di quella nera.

Morfologia

La testa è larga, con stop marcato e muso robusto con tartufo largo di colore armonico con il mantello. Gli occhi sono di dimensioni medie, marrone o nocciola, con espressione intelligente e buona. Le orecchie hanno attaccatura molto arretrata; non troppo pesanti, pendono vicino al capo. Il mantello è costituito da pelo corto, diritto e denso, duro al tatto ed eccezionalmente impermeabile, con buon sottopelo; i colori ammessi sono il nero, il giallo o il rosso scuro-cioccolatta. La coda è coperta da folto pelo e ricorda quella della lontra; di media lunghezza, è più grossa alla radice e si assottiglia man mano.

Storia

Questo cane non ha avuto origine nel Labrador ma sulle coste di Terranova, dove fu dapprima addestrato a tirare a riva le reti dei pescatori nelle acque ghiacciate e a recuperare i pesci che ne sfuggivano. Nel XIX secolo alcuni esemplari furono venduti in Inghilterra da pescatori provenienti dal Labrador. La razza si dimostrò subito adatta alla caccia e nel 1903 fu riconosciuta ufficialmente dal Kennel Club britannico.

Temperamento

Il labrador è gentile, leale, tranquillo e intelligente, eccezionalmente affidabile con i bambini. E’ diffidente con gli intrusi e, anche se non ne ha l’indole naturale, può diventare un buon guardiano. Se si desidera che non salti per festeggiare gli amici, occorre insegnarglielo quando è ancora piccolo. Va educato con ferma dolcezza.

Cure

E’ un cane rustico che non richiede cure particolari. Una spazzolata quotidiana è tutto quello che serve per mantenere il pelo corto e denso del Labrador in buone condizioni.

Ambiente di vita

E’ adatto alla vita in campagna ma si abitua anche all’appartamento, purché possa fare regolarmente del moto. La carica vitale di questo animale merita un ampio giardino e almeno un’ora al giorno di corsa in libertà. Senza adeguato esercizio tende ad appesantirsi.

Animali da compagnia – Il comportamento del Gatto domestico – 3

Gatto accaldato alla ricerca di un po’ di fresco

Per intimorire un Cane o un grande Carnivoro che lo sta minacciando, il Gatto ricorre alla notissima tecnica di inarcare il dorso e arruffare il pelo del dorso e della coda che tiene rivolta leggermente di lato, in modo da apparire al nemico più grande di quanto sia in realtà; tale impressione è accentuata anche dal fatto che il Felino si dispone parzialmente di lato rispetto all’avversario. A rendere più intimidatorio tale atteggiamento, che ricorda quello di imposizione di taluni Pesci, concorre una ben precisa mimica: le orecchie vengono appiattite, gli angoli della bocca tirati all’indietro, il naso arricciato, mentre un brontolio leggero, ma inequivocabilmente minaccioso, sale dal petto dell’animale e si trasforma a poco a poco in un soffio rabbioso; le fauci vengono allora spalancate e i canini scoperti, mentre il naso diviene sempre più increspato.

Questa mimica minacciosa, che di per sé ha senza dubbio uno scopo difensivo, si osserva con particolare frequenza quando un Gatto si trova inaspettatamente davanti un grosso Cane, prima di poter fuggire; se questo, nonostante il minaccioso avvertimento, si fa ancor più vicino e supera la “distanza critica”, il Gatto non fugge, ma passa all’attacco, e lanciandosi sul Cane comincia a graffiarlo sul muso con gli artigli e con i denti, cercando di colpirlo nei punti più sensibili, possibilmente sugli occhi e sul naso. Se l’avversario indietreggia, sia pure per un istante, il Gatto approfitta regolarmente di questa momentanea pausa per darsi alla fuga: il breve attacco è dunque un semplice mezzo per sottrarsi al nemico.

Tuttavia, quando una femmina ritiene che i propri piccoli siano minacciati da un Cane, l’aggressività del Felino si manifesta allora in un caratteristico atteggiamento di minaccia: in simile eventualità, la Gatta non esita infatti a lanciarsi contro il nemico anche da una distanza superiore a quella critica e, poiché tiene il dorso inarcato e il corpo rivolto leggermente di lato, finisce per avanzare con un’andatura assai singolare, galoppando obliquamente rispetto al proprio asse longitudinale. Non si è mai osservato un simile comportamento in un maschio adulto, se non durante il gioco, senza dubbio perché esso non si spinge mai al punto da essere costretto ad affrontare un avversario fisicamente superiore. Per le femmine che allattano, l’aggressione di un nemico in simili condizioni significa un’incondizionata e completa abnegazione, ma anche la Gatta più dolce, quando viene a trovarsi in tale situazione, è pressoché invincibile: io stesso ho visto imponenti Cani capitolare e fuggire di fronte a un simile attacco, mentre Ernest Seton Thompson riferisce di una Gatta che, nel parco di Yellowstone, mise in fuga e inseguì un Orso finché questo, terrorizzato, non cercò scampo arrampicandosi su un albero (oserei dire che si trattava del famoso Orso Yoghi di Hanna e Barbera che vedevo in tv da ragazzino).

Ancora diversa, e in questo caso viene allora manifestata con atteggiamenti di sottomissione, è l’espressione di minaccia di un Gatto eccessivamente molestato da una persona amica: questo tipo di minaccia repressa, cui si sovrappongono gesti di sottomissione che implorano clemenza, si osserva sovente nelle esposizioni, ove i Gatti vengono a trovarsi in un ambiente estraneo e sono costretti a lasciarsi toccare da persone sconosciute, ad esempio dai giudici. Se questo complesso di condizioni particolari lo spaventa, l’animale si rannicchia su se stesso, appiattendo il corpo fino a farlo aderire pressoché completamente al suolo: le orecchie sono allora minacciosamente abbassate, la parte terminale della coda ondeggia qua e là, e se l’eccitazione si fa più violenta il Gatto comincia a emettere sordi brontolii. In un simile stato d’animo l’animale cerca sempre di coprirsi le spalle, spingendosi con fulminea rapidità sotto un armadio, in un camino o dietro un termosifone; se non trova un rifugio adatto, si rannicchia contro una parete, in modo da rivolgere sempre il dorso al muro, aderendovi con il corpo disposto obliquamente. Tale posizione viene assunta anche quando l’animale deve stare sul tavolo davanti al giudice, e indica chiaramente che esso è pronto a colpire con una delle zampe anteriori l’estraneo; via via che la sua paura aumenta, il Gatto assume una posizione sempre più obliqua e infine solleva una zampa con gli artigli sporgenti pronto a colpire. Se la paura si accresce ulteriormente il Gatto ricorre all’ultima e disperata misura difensiva, sdraiandosi supino, arrotolandosi su se stesso e rivolgendo verso l’importuno tutte le armi di cui dispone. Perfino un esperto conoscitore di questi Felini rimane meravigliato nel vedere con quale calma i giudici tocchino un Gatto che ha spalancato le fauci e sollevato le zampe per colpirli, e che sta emettendo dei sordi brontolii. Sebbene in simili casi l’animale intenda inequivocabilmente dire: “Non mi toccare, altrimenti ti morderò e graffierò”, nel momento decisivo non mette tuttavia in atto la minaccia o, tuttalpiù, in modo limitato e con forza ridotta.

Il Gatto, dunque, non si comporta prima amichevolmente per poi mordere e graffiare all’improvviso, bensì minaccia i giudici per sottrarsi a quelle che considera delle insopportabili molestie, senza peraltro avere il coraggio di rendere effettive tali minacce: questa, in sostanza, è dunque la pretesa falsità del Gatto.

L’allevamento delle forme domestiche non è mai stato operato, come avviene per i Cani, in modo da ottenere razze capaci di assolvere determinati compiti; i popoli asiatici hanno allevato i Siamesi e i Persiani esclusivamente per la loro bellezza e per diletto personale, anche se in Cina si è scoperto un modo del tutto insolito per utilizzare questi Felini: in taluni territori, infatti, gli occhi dei Gatti vengono usati in sostituzione dell’orologio, poiché è possibile calcolare l’ora basandosi sulle dimensioni delle loro pupille. A questo proposito è interessante rilevare che già nell’antica Eliopoli il dio egizio del sole, Ra, veniva raffigurato con le sembianze di un Gatto, e la sua statua, troneggiante nel tempio, aveva le pupille forgiate in modo da dilatarsi o restringersi a seconda della posizione del sole, e quindi da consentire di determinare le diverse fasi del giorno. Continua.

altro Gatto accaldato in cerca di frescura

L’uomo e il suo cane – Il cane al lavoro – 2

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia. (Victor Hugo)

Negli ultimi decenni, se da una parte molte delle attività dei cani sono state sostituite dalla moderna tecnologia, i nostri antichissimi amici hanno trovato modo di aiutarci in altre situazioni.

La caccia vede sempre più restringersi la sua possibilità d’azione?

Ebbene, i Retriever che per secoli hanno recuperato e riportato al cacciatore la selvaggina abbattuta senza danneggiarla, grazie al fiuto formidabile e alla dolcezza del carattere, sono divenuti eccellenti ausiliari della Protezione Civile per i salvataggi in acqua e per la ricerca delle persone scomparse o sepolte, come testimonia il grande utilizzo in queste azioni dei Golden Retriever e dei Labrador Retriever. Questi ultimi sono utilizzati anche dalle forze di polizia, sia per rintracciare droga o esplosivi, ai posti di confine o negli aeroporti, sia in normali e quotidiane operazioni di sorveglianza. Alcune razze, come il già citato Labrador, il Leonberger, il Terranova, il Pastore Tedesco e il Golden Retriever, sono particolarmente adatte al soccorso in acqua, mentre il San Bernardo, il Landseer, il Mastino dei Pirenei, il Grande Bovaro Svizzero, il Bovaro del Bernese, il Mastino Spagnolo e, ancora il Pastore Tedesco operano nelle squadre del Soccorso Alpino di molte nazioni.

Vi sono poi cani che in silenzio, senza troppo clamore, svolgono attività insostituibili in aiuto dell’uomo: si tratta dei cani-guida per i non vedenti; sono sempre femmine, genericamente più materne e premurose, appartenenti a razze molto docili o bene addestrabili, come il Labrador, il Golden Retriever, il Pastore Tedesco, il Boxer e il Dobermann.

Inoltre, non bisogna dimenticare quelle razze impiegate come sostegno nella pet therapy, una terapia ormai consolidata nella quale il cane, grazie alla sua straordinaria sensibilità, diventa compagno e amico di persone che hanno avuto esperienze traumatiche, specialmente tra i bambini, oppure che si trovano in una fase terminale di malattia. In tutte queste drammatiche situazioni la delicatezza del nostro amico a quattro zampe ha fornito risultati superiori a qualsiasi aspettativa e tutte le razze hanno dato dimostrazioni eccezionali.

Meritano una citazione particolare per questa attività gli affettuosissimi Golden Retriever, per i malati terminali, e gli American Staffordshire Terrier, per chi ha subito violenza, perché la sicurezza di sé e il coraggio di questi cani infondono tranquillità ai loro sfortunati amici; tra i molossoidi di piccola taglia, i Carlini si sono dimostrati ottimi compagni per persone sole e rattristate.

Continua, anzi aumenta, il ruolo del cane da compagnia, poiché molte delle razze che un tempo erano selezionate solo per la loro capacità nel lavoro, ora sono divenute piacevoli compagne di tutta la famiglia.

Ne sono un esempio tutti i Terrier, a eccezione del Deutscher Jagdterrier Tedesco, ancora largamente selezionato per la caccia, ormai prevalentemente cani da compagnia, oppure i bassotti (sebbene molti ancora partecipino alla caccia in tana, oppure alle prove in tana artificiale, dove cane e volpe non si toccano mai). Molti infine sono i cani da caccia o da pastore che hanno abbandonato le mansioni per le quali erano stati preferiti: è il caso dei Setter, oppure del Pastore Tedesco o di tutti i Collie; a dimostrazione che il rapporto tra uomo e cane è in continua evoluzione e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire questo sorprendente compagno di vita.

Le mie passioni – vivere tra gli animali

La chioccia si trova un posto tranquillo dove depone le uova e poi quando raggiungono il numero che ritiene giusto incomincia a covarle senza più spostarsi né per andare a mangiare e né per andare a bere. Per farla mangiare e bere le devo mettere cibo e acqua in modo che possa beccare senza doversi spostare, nemmeno se viene un temporale si muove.

– Una gallina per essere a sua volta una chioccia deve essere figlia di una altra chioccia, cioè deve nascere da un uovo che è stato covato. Nessuna gallina nata da un uovo che si è schiuso nell’incubatrice sarà mai una chioccia, poiché non ne ha l’istinto.

Quando una chioccia si mette a covare le uova non si sposta per nessuna cosa al mondo. Nessun pericolo la faranno spostare dal suo nido anche a rischio di morire, e difende le uova contro qualsiasi nemico, grande o piccolo che sia.

I pulcini seguono sempre la propria mamma. Se qualcuno si allontana, inizia a pigolare e la chioccia lo cerca finché non lo trova.

La chioccia insegna ai pulcini come scavare nel terreno per cercare insetti e lombrichi di cui sono ghiotti. Nei primi giorni di vita, la sera tutti i pulcini vanno a mettersi sotto la propria mamma come se fossero ancora dentro l’uovo e così si addormentano. La chioccia resta sempre in guardia e se si avvicina qualcosa che può rappresentare un pericolo con le ali larghe sembra quasi farsi più grande.

il gallo una volta terminata la sua funzione, che è quella di fecondare le uova, non serve più a nulla, non ha nessun istinto paterno, addirittura cerca di scacciare chioccia e pulcini per mangiare lui.

Per far beccare in pace i pulcini bisogna tenere il gallo lontano, mettergli da mangiare in un altro posto.

Questi sono veri polli allevati a terra, liberi di andare dove vogliono e fare quello che vogliono.

La chioccia è così attaccata ed apprensiva nei confronti dei pulcini fino a circa un mese di vita, poi all’improvviso li lascia, li dimentica, se ne va per la sua strada. Il suo compito è terminato così all’improvviso.

. La sera il gallo va a dormire sull’albero. La chioccia fin tanto che i pulcini sono troppo piccoli resta a terra con loro, ma appena iniziano a crescere sale anche lei sull’albero, i primi giorni i pulcini più bravi riescono anche a seguire la mamma sull’albero, poi man mano che passano i giorni sempre più pulcini salgono a loro volta sull’albero.

Vi ho presentato le mie chiocce gallo e pulcini spero che tutto ciò in qualche modo vi abbia ispirato almeno un sorriso.

Animali da compagnia Comportamento del gatto domestico – 2

niente paura non sono in prigione è solo la zanzariera con rete di protezione alla finestra per evitare che finiscano in bocca ai cani che stanno li sotto con le fauci spalancate ad aspettarle. sono due femmine mamma e figlia.

Spesso i Gatti domestici riescono a instaurare dei rapporti amichevoli anche con animali che abitualmente sono loro nemici; l’ormai proverbiale inimicizia tra Cane e Gatto non trova sempre riscontro nella realtà, mentre sono numerosi gli esempi di stretta amicizia stabilitasi tra i due animali. In altri casi, questi Felini si abituano alla presenza di Criceti, Topi bianchi o altri Roditori, con cui giocano senza arrecare alcun danno, e numerosi allevatori di Uccelli hanno potuto constatare come il loro Gatto si sia abituato ai volatili al punto da afferrarli con estrema precauzione con la bocca quando fuggono dalla gabbia.

Il Gatto è uno dei pochi animali domestici che sia stato accolto nella comunità umana non per fini utilitaristici, ma, almeno in origine, per motivi religiosi: presso molte popolazioni, ad esempio gli antichi Germani e numerose tribù africane e sudamericane, i Gatti selvatici erano infatti considerati animali sacri già molto tempo prima della comparsa delle razze domestiche, ed è appunto grazie a tale concezione che essi riuscirono a diffondersi così rapidamente, divenendo ovunque oggetto di saghe, culti e superstizioni che ne facilitarono la domesticazione. Gli Egizi nutrivano per i Gatti un tale amore e rispetto da tagliarsi i capelli in segno di lutto alla loro morte; in caso di incendio, gli abitanti si preoccupavano addirittura di portare in salvo per prima cosa i Felini. Al Cairo esistono ancora, con ogni probabilità, degli antichi lasciti, i cui interessi vengono impiegati per nutrire i Gatti: lo stesso Maometto li scelse come animali prediletti, e per tale motivo l’allevamento dei Gatti si diffuse con l’islamismo nelle diverse regioni asiatiche e africane. Numerose credenze dettate dalla superstizione sono del resto largamente diffuse anche in Europa: la superstizione medievale secondo cui tra i Gatti, le streghe e i maghi esisterebbe uno stretto rapporto di interdipendenza trova in pratica riscontro in dicerie ancora oggi largamente seguite, secondo cui i Gatti di tre colori avrebbero il potere di proteggere la casa del padrone dagli incendi, mentre quelli neri porterebbero sfortuna agli uomini cui attraversano la strada.

Altrettanto diffusa e invano contestata dagli studiosi è l’dea che questi Felini siano falsi; a tale proposito Konrad Lorenz scrive: “non riesco davvero a comprendere in qual modo possa essersi originata una simile teoria: escludo infatti che sia da attribuire alla tecnica di caccia adottata dai Gatti, e cioè al fatto di avvicinarsi con movimenti circospetti alla preda, per poi aggredirla all’improvviso, in quanto Tigri e Leoni si comportano allo stesso modo. Al contrario di questi Carnivori, il Gatto non ha però la fama di essere assetato di sangue, benché uccida anch’esso le proprie vittime azzannandole mortalmente. Io non conosco un solo atteggiamento, tipico del Gatto, che possa essere definito sia pure approssimativamente, anche se a torto, “falso”: ben pochi sono gli animali la cui mimica consenta di comprendere in modo così chiaro il loro stato d’animo del momento. Quando si ha a che fare con un Gatto si sa sempre come comportarsi e quale gesto ci si debba attendere per l’istante successivo: così come è inequivocabile l’espressione di fiduciosa amicizia, quando il muso viene rivolto verso l’osservatore con le orecchie ritte e gli occhi spalancati, altrettanto chiaramente qualsiasi emozione provocata da paura, irritazione o dalla presenza di un nemico trova immediata corrispondenza nella contrazione della muscolatura facciale. E sufficiente una lieve sensazione di diffidenza, perché gli innocenti occhi rotondi assumano una forma un poco più allungata e obliqua e le orecchie non siano più erette; si può in tal caso ignorare il leggero cambiamento nella posizione del corpo e della punta della coda, per comprendere che lo stato d’animo dell’animale è mutato. Quale espressività raggiungono, ad esempio, gli atteggiamenti minacciosi del Gatto, e come differiscono nettamente l’uno dall’altro a seconda che siano rivolti alla persona amica che si sia “presa un’eccessiva confidenza”, o a un nemico molto temuto, oppure abbiano uno scopo puramente difensivo o palesino l’intenzione di passare all’attacco, se l’animale si sente superiore all’avversario! Quest’ultimo atteggiamento, in particolare, non viene mai tralasciato, a eccezione ovviamente degli animali che potremmo chiamare “psicopatici”, e che esistono sia tra i Gatti sia tra i Cani meglio addomesticati; un Gatto infatti non morde o graffia mai l’avversario senza averlo prima messo chiaramente in guardia. La minaccia si esprime con vari atteggiamenti e diviene particolarmente palese di solito immediatamente prima dell’attacco, quando appunto assume il significato di ultimo avvertimento. Continua – 2’