Tag: animali da compagnia

Razze di cani riconosciute – Golden Retriever – 9

Il Golden Retriever è un cane di tipo Braccoide le sue origini sono in Inghilterra. E’ una cane di taglia media con un’altezza al garrese di 56-61 cm per i maschi, mentre per le femmine è di 51-56 cm. Il peso ideale è intorno ai 30 chilogrammi. Il suo impiego ideale è come cane guida per i non vedenti, cane da compagnia e veniva utilizzato molto anche per la caccia.

Resistente e instancabile, il Golden Retriever è stato selezionato per la caccia alla selvaggina da penna e in particolare per il riporto: per questo è sempre disposto a gettarsi in acqua, con qualunque condizione atmosferica.

Sebbene sia ora assai diffuso anche come cane da compagnia, continua ad essere uno dei cani preferiti dai cacciatori.

Il Golden Retriever è una razza assai versatile, in grado di soddisfare le esigenze di tutta la famiglia. Disposto a trastullarsi coi bambini, segue con entusiasmo il padrone in una battuta di caccia, accompagna di buon grado la padrona che fa commissioni, sa pazientemente aspettare il proprio turno in una classe di lavoro. Dotato di grande spirito di sopportazione, si adatta al canile anche se è più felice di stare accanto al focolare con la propria famiglia.

Il riporto è qualcosa che ha nel sangue e senz’altro si divertirà a portare a casa il giornale o a gironzolare con una vecchia pantofola in bocca.

Ottimo quando viene impiegato come cane guida per i non vedenti.

Morfologia

Cane molto elegante, ha testa ben proporzionata, larga ma non grossolana, con stop ben definito e muso potente, largo e profondo, con canna nasale diritta. Le orecchie sono di dimensioni medie, attaccate all’altezza degli occhi, che sono ben distanziati, marrone scuro con palpebre bordate di scuro. È rivestito di pelo liscio oppure ondulato che forma abbondanti frange piumose, accompagnato da folto sottopelo di un bellissimo colore dorato o crema uniformi (sono ammessi pochi peli bianchi, ma solo sul petto). La coda è lunga fino al garretto, mai arricciata.

Storia

Si discute ancora sulle origini di questa razza, che sembra comunque da attribuire all’impegno di Lord Tweedmouth, che la selezionò a metà del XIX secolo partendo probabilmente da Pastori del Caucaso e Spaniel, forse con apporto di geni del Flat-coated Retriever, del Bloodhound e del Water Spaniel. Ne risultò un cane con un innato istinto al riporto, con un odorato finissimo per la ricerca della preda e con lo sguardo sognante dei cani da pastore. Il Kennel Club britannico lo riconobbe come razza autonoma nel 1913.

Negli ultimi anni il Golden Retriever ha dimostrato di essere eccezionalmente abile nella guida dei non vedenti e nella collaborazione con gli handicappati, nonché nella ricerca di persone sepolte sotto le macerie.

Temperamento

Ha un carattere sensibile e tranquillo, è obbediente ed equilibrato ed è dotato di notevole senso di lealtà. Molto paziente con i bambini, è l’animale ideale da tenere in famiglia. Si addestra facilmente e non mostra aggressività verso gli altri animali.

Cure

Prima di acquistare un cucciolo occorre accertarsi che i genitori non siano affetti da displasia dell’anca. Il mantello non richiede che una buona spazzolata settimanale.

Ambiente di vita

Deve fare molto movimento, ma si adatta bene a vivere in casa e in città. Non va escluso dalla vita del padrone.

Chesapeake Bay Retriever

E’ l’unico retriever statunitense, secondo alcuni cinofili derivato da una coppia di Terranova incrociata con cani locali. Molto amante dell’acqua, è un cane decisamente potente (60 cm al garrese su circa 30 kg), abbastanza poco socievole, ma devotissimo al padrone e ottimo nel lavoro. Ha pelo corto e spesso con abbondante sottopelo lanoso, da color fuoco a color paglia. E’ praticamente sconosciuto in Italia e molto diffuso solo nella sua patria.

L’uomo e il suo cane – La cura del cane – 2

Quando muore un fedele animale di casa, piangilo, ma sostituisci al dolore l’affetto di un nuovo amico. Troverai in strada o in rifugio qualcuno che non rimpiazzerà mai chi l’ha preceduto, ma saprà regalarti nuove emozioni e un ritrovato sorriso. (F.M. Dostoevskij).

Mentre si esegue la pulizia del pelo si potrà anche controllare la condizione degli occhi, che devono essere limpidi, senza lacrimazione eccessiva, senza arrossamenti della cornea, che deve essere limpida ma, nella maggior parte delle razze, non visibile. Altre patologie che potrebbero interessare gli occhi e vanno risolte il più presto possibile per evitare conseguenze più gravi sono le affezioni della palpebra quali l’ectropion, che è il suo rovesciamento all’esterno, e il contrario, che, invece, è il suo rovesciamento all’interno. Entrambe queste patologie possono causare un irritazione continua e cronica dell’occhio e, se trascurate per lungo tempo, anche la perdita della vista da quell’occhio.

Vi sono razze particolarmente predisposte alle due patologie appena descritte, come alcuni molossoidi o cani da caccia con palpebra molto rilasciata; ve ne sono altre che a causa della sporgenza degli occhi (King Charles Spaniel, Chin, Griffoncini del Belgio…) vanno soggette a irritazioni che potrebbero diventare fastidiose e talvolta cronicizzate.

Sempre durante la cura del mantello si potranno controllare le orecchie, che in alcune razze sono soggette a disturbi.

Particolare attenzione è da riservarsi ai cani con orecchie pendenti contro le guance, perché corrono il rischio che qualche corpo estraneo entri nel padiglione auricolare e giunga fino a danneggiare la cute o, addirittura, il timpano. Molto pericolose sono le spighe delle graminacee: se entrano nell’orecchio dal verso che le porta a risalire per il condotto auricolare, potrebbe giungere fino al timpano, perforandolo. Ecco perché è indispensabile controllare le orecchie.

A tutti i cani, qualsiasi sia la forma delle loro orecchie e a prescindere dal fatto che siano integre o amputate, va controllata ogni settimana la pulizia dei padiglioni auricolari, che non devono essere otturati dal cerume, non devono presentare lesioni o ferite e non devono essere arrossati nella parte interna e bassa. Se il cane dimostra reazioni dolorose se gli si tocca l’orecchio è il segno che è in atto un’infezione o un’otite.

Bisogna anche ricordare che per la pulizia delle orecchie non si dovranno utilizzare oggetti lunghi e sottili come i bastoncini con cotone alle estremità, perché basta una minima distrazione per andare troppo in profondità, con il rischio di danneggiare o addirittura perforare il timpano.

Un’ultima considerazione per quanto concerne la cura del cane riguarda la sua parte posteriore.

Premessa indispensabile è che oggi l’alimentazione è lontana ormai per la maggior parte dei cani domestici da quella dell’antenato comune a tutti, il lupo. i predatori selvatici mangiano tutta intera la preda, comprese le ossa. Una parte di queste ossa viene digerita e assimilata e fornisce il calcio all’organismo e un’altra parte passa nell’intestino e viene espulsa con le feci. Questa parte dura, passando nella parte terminale dell’intestino prima della fuoriuscita, preme sulle glandole anali, che servono proprio a produrre una sostanza viscida che favorisce il passaggio e le svuota del loro contenuto. Nei cani che si nutrono con cibi già pronti o preparati in casa non viene fatta tale pressione e le glandole talvolta si gonfiano della loro stessa secrezione. Per questo vanno periodicamente (una-due volte all’anno) premute in modo che si svuotino. E’ un operazione facile, ma va fatta da una persona che conosce il metodo. Non è detto che sia necessaria in tutti i cani: dipende se mostrano segni di disagio in quella zona, oppure no. Ugualmente, andrà pulita la parte sottostante la coda, specie se la coda si appoggia strettamente alle natiche. Con queste facili attenzioni il cane si manterrà in forma e in salute per molti anni.    

Animali – I felini – Altri tipi di Gatti

Il Gatto selvatico

Gatto delle Sabbie (Felis margarita)

Il territorio di diffusione dei Gatti selvatici comprende anche alcune zone desertiche, molto estese e geologicamente antiche, ove si sono sviluppate delle forme particolari, adattate a questi caratteristici ambienti. Nella vasta zona che si estende dal Sahara fino ai deserti della penisola arabica, e nel territorio compreso tra il Mar Caspio e il Pakistan orientale, ad esempio, vivono le diverse sottospecie del Gatto delle Sabbie (Felis margarita; LTT 40-57 cm, LC 25-35 cm) dotate di un capo assai largo con occhi rivolti in avanti. Le orecchie bene sviluppate, larghe e appuntite, insieme alla grande bolla timpanica, indicano che si tratta di animali dotati di un udito finissimo, e questa è una caratteristica molto importante per delle forme deserticole. Essendo strettamente imparentati con i Gatti selvatici, i Gatti delle sabbie presentano nei confronti di questi delle notevoli affinità sia nella struttura anatomica sia nella colorazione e nel disegno del mantello: come i Gatti selvatici che vivono nei territori aridi hanno infatti il pelo color sabbia e grigio-giallo chiaro, mentre con quelli di altre sottospecie hanno in comune un pallido disegno a strisce trasversali e la punta della coda nera. Tra i cuscinetti digitali e plantari vi sono dei lunghi e folti peli, che formano uno strato protettivo particolarmente utile per animali costretti a spostarsi sulla sabbia e sui sassi riscaldati dal sole. I Gatti delle sabbie che vivono nel Sahara e nella penisola arabica (Felis margarita margarita) presentano una netta striatura trasversale sul dorso, e 3 o 4 anelli scuri sulla coda, e si differenziano quindi da quelli diffusi nel Turkestan (Felis margarita thinobia), che hanno un disegno visibile soltanto nei primi giorni dopo la nascita, e che allo stato adulto possono mancare addirittura delle strisce sul muso e sulla nuca. Questi ultimi sono animali notturni che trascorrono il giorno in tane scavate tra le radici, le rocce oppure nella sabbia, e che durante la notte vanno a caccia di piccoli roditori, lucertole e insetti.

I piccoli nascono nella prima metà di aprile. Le abitudini dei Gatti delle sabbie diffusi in Arabia, nel Sahara e nel Pakistan sono ignote.

Gatto del deserto della Cina (Felis bieti).

Nell’estrema parte orientale del territorio di diffusione dei Gatti selvatici si trova un’altra specie abbastanza simile, Il Gatto del Deserto della Cina (Felis bieti; LTT 70-85 cm, LC 30-35 cm;). Esso ricorda soprattutto i Gatti selvatici del gruppo silvestris, dai quali si differenzia solo per le maggiori dimensioni e per la mancanza di una netta linea di separazione tra il colore del dorso e quello dell’addome; presenta una tinta giallo-grigia con sfumature rossicce sul dorso, biancastra o grigio-biancastra sull’addome, mentre sui fianchi vi sono delle pallide strisce trasversali e nella parte inferiore delle zampe e sulla coda degli anelli scuri. I Gatti del deserto della Cina hanno un cranio abbastanza più largo di quello dei Gatti selvatici del gruppo silvestris, con grosse capsule otiche; soprattutto nella livrea invernale posseggono dei lunghissimi peli tattili rossicci, che sporgono dal mantello. Vivono nei territori ricchi di cespugli e nei boschi radi, ma hanno ugualmente la superficie plantare rivestita di pelo, anche se meno folto rispetto a quello dei Gatti delle sabbie.

Sempre imparentato ai Gatti selvatici, come dimostrano la forma appuntita delle orecchie, la tinta nera della punta della coda, il disegno del mantello e le pupille simili a fessure, è infine il Gatto dai Piedi Neri (Felis nigripes; LTT 35-40 cm, LC 15-17 cm), il più piccolo della famiglia. E’ un tipico abitante delle zone desertiche del Sudafrica (è diffuso tra l’altro nel Karroo e nel Calahari), e a ciò sono imputabili la larghezza del suo cranio, le notevoli dimensioni della capsula otica e il rivestimento peloso delle superficie plantari. Ha il mantello di color ocra o sabbia, con un disegno maculato nerastro simile a quello dei Gatti selvatici delle steppe, ma più scuro e formato da macchie più ampie; ha inoltre la superficie plantare nera e la parte inferiore delle zampe ornata da larghi anelli neri. Per taluni abitudini esso ricorda più il Gatto leopardo che non i Gatti selvatici: ha infatti l’abitudine, ad esempio, di raspare con forza il terreno alternativamente con le due zampe anteriori, e non con una sola zampe e per breve tempo, come fanno i Gatti Domestici e i Gatti fulvi (gruppo ocreata); con ogni probabilità, allo stato libero ricorre a tale tecnica per dissotterrare prede di piccole dimensioni, e cioè roditori, lucertole e insetti, che cercano riparo dall’afa diurna o dalla rigida temperatura delle notti desertiche nascondendosi nella sabbia. Anche per quanto concerne il modo di orinare e di evacuare è più simile ai Gatti Leopardo che non ai Gatti selvatici; continua.

Il Gatto dai piedi neri (Felis nigripes).

L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane – 2

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

Per lo stesso motivo, se l’automobile viene parcheggiata con temperature elevate bisogna avere cura che sia collocata in un luogo ombreggiato e, se il cane viene lasciato a bordo mentre i padroni scendono, dovranno essere tenuti aperti i finestrini in modo che entri aria a sufficienza per il naturale ricambio. Indipendentemente dalla stagione, in un viaggio, specie se lungo, dovranno essere previste regolari soste ogni 2-3 ore per far passeggiare un po’ il cane, per permettergli di espletare le sue funzioni fisiologiche e anche per farlo distrarre e divertire un po’, senza costringerlo a forzata immobilità per periodi troppo lunghi. In viaggio, dovremo portare anche più farmaci necessari a boccare attacchi di dissenteria e vomito, che nei cani non abituati a spostarsi in macchina sono sempre in agguato.

Sempre se il tragitto sarà lungo si dovrà portare cibo, che servirà a nutrire e a far stare calmo il cane. L’ideale sarebbe avere al seguito alimenti facilmente digeribili o particolarmente appetiti dall’animale, come gli omogeneizzati, che i cani gradiscono molto e non appesantiscono la digestione. Vanno bene anche biscotti appositi per cani, i bastoncini nutrienti, o quelli solo insaporiti: la funzione principale non sarà quella di nutrire, ma di distrarre il nostro amico nei momenti di tensione.

Per quanto riguarda i viaggi in automobile vanno fatte alcune ulteriori precisazioni. In primo luogo, il cane andrà abituato fin da cucciolo a viaggiare in macchina con noi, specialmente se è una cosa che dovrà fare spesso nel corso della vita. Questo si può ottenere facendo salire il cucciolo nel veicolo appena arriva a casa. Il clima deve essere confortevole, la permanenza in macchina dovrà durare solo pochi minuti (4-5) e con i padroni presenti all’interno dell’abitacolo che, con voce suadente, lo incoraggeranno e parleranno con lui. Al termine dell’azione dovremo premiare il cucciolo con bocconcini prelibati, affinché associ il fatto a una conclusione piacevole.

Dopo alcuni giorni in cui questa azione andrà compiuta quotidianamente, in modo che il cane prenda confidenza con la macchina, potremo iniziare a fare brevissimi tragitti con il motore acceso: 3-5 chilometri e, al termine, ancora complimenti e cibo in premio per il nostro saggio amico.

Aumentando progressivamente i tempi di percorrenza riusciremo a far familiarizzare il cane con il veicolo e a farglielo apprezzare.

Un’ultima avvertenza riguarda il modo di guida. Quando il cane si sarà abituato alla macchina, al suo odore, al nostro odore al suo interno e il luogo dove viene collocato sarà per lui come una seconda casa, i primi spostamenti che faremo dovranno essere prima di brevissima e poi di breve durata; gradualmente dovranno essere aumentati come percorrenza, dovremo avere una guida rilassata, senza sobbalzi, senza accelerate o frenate improvvise, senza curve prese a eccessiva velocità, senza situazioni di disagio per il cane, che potrebbe stare male, vomitare e sviluppare un disagio cronico e difficilmente recuperabile nei confronti dei viaggi in automobile.

Bisogna sapere che le prime impressioni che il cane assocerà per tutta la vita a una certa situazione sono fondamentali per determinare la sua predisposizione ad accettare tale situazione in modo positivo o negativo.

Vale per l’incontro con i suoi simili, con gli esseri umani e anche per i viaggi.

L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

E’ molto bello che i padroni portino il più spesso possibile in viaggio con loro il proprio cane, e certamente lui sarà felice di accompagnarli e stare con loro, evitando per di più di essere lasciato a qualcuno, oppure in pensione.

Anche per l’eventualità di fare viaggiare il cane esistono regole e accorgimenti che vanno seguiti al fine di evitare intoppi legali e burocratici, oppure problemi di adattamento e salute dell’animale.

In primo luogo, bisogna considerare con quale mezzo il cane viaggerà. Quello più comune è l’automobile, ma anche i mezzi pubblici possono essere utilizzati seguendo i regolamenti.

Sui mezzi pubblici di terra, in generale, è sufficiente far salire il cane al guinzaglio e munito di museruola.

In aereo, i cani possono essere accolti in cabina solo se di piccole dimensioni e con l’autorizzazione del comandante, che terrà conto anche della disponibilità degli altri passeggeri; altrimenti, il nostro amico dovrà viaggiare nella stiva, in un’apposita gabbietta abilitata al trasporto aereo.

In nave, la decisione dipende dalle compagnie: solitamente esistono appositi alloggiamenti per i cani di grosse dimensioni, mentre quelli piccoli possono stare nelle cabine dei padroni; per tutti vi sono poi dei luoghi all’aperto, dove poter sgranchire le zampe ed espletare le funzioni igieniche.

Per quanto riguarda il mezzo più comune, l’automobile, ci sono numerose norme che vanno seguite per evitare multe e rischi per l’incolumità di tutti gli occupanti del mezzo.

In primo luogo può essere tenuto libero nell’abitacolo solo un cane e di piccole dimensioni. Per i cani di dimensioni maggiori è obbligatorio collocarli nel vano posteriore del veicolo, che dovrebbe essere di tipo “giardinetta”: tale vano dovrà essere separato dalla zona occupata dal guidatore da una rete o da una grata metallica, in modo che il cane non possa saltare nei posti davanti, disturbando chi guida e provocando grande pericolo per tutti gli occupanti.

Si possono tenere cani sul sedile posteriore, purché siano assicurati all’innesto della cintura di sicurezza con un apposito guinzaglio munito all’estremità dell’aggancio per fissarlo all’innesto suddetto. Naturalmente, il guinzaglio dovrà essere allungabile per adattarlo alle dimensioni dell’animale e a quelle dell’automobile. Anche in macchina è da raccomandare l’uso delle apposite gabbiette chiamate “Varikennel”, che sono facilmente reperibili in commercio nei negozi di prodotti per animali. Al loro interno i cani sono più sicuri che se lasciati liberi nel vano posteriore; inoltre, la sensazione di protezione che trasmette la gabbia fa stare più tranquillo l’animale, che di solito viaggia sonnecchiando e riposandosi.

Vediamo ora come comportarsi in occasione di un viaggio in automobile. Bisogna innanzitutto sapere quello che deve essere portato.

Ciò che non deve assolutamente mai mancare è l’acqua, specialmente se il viaggio avviene con clima caldo. L’acqua deve essere fresca ma non fredda, contenuta in un recipiente che si possa chiudere ermeticamente. Se il tragitto è lungo e viene fatto con temperature elevate sarà bene prevedere un recipiente termico per contenere l’acqua. Inoltre, si dovranno portare anche degli asciugamani abbastanza grandi da bagnare e poter essere avvolti attorno al cane, o passati sulla testa, in caso di evidenti sintomi di eccessivo riscaldamento dell’animale. Ansimazione frequente e rumorosa, occhi sbarrati con pupille dilatate, eccitazione e agitazione o al contrario abbattimento sono i segnali più frequenti. In questo caso occorrerà fermarsi per il tempo sufficiente a portare il cane all’ombra, lasciarlo tranquillo a riposare e, come detto, bagnarlo sia direttamente con acqua sia con asciugamani inumiditi e freschi. Il viaggio potrà essere ripreso solo se l’animale ritornerà allo stato normale e tranquillo. Questi suggerimenti valgono ancor più se il cane appartiene a razze che soffrono in modo particolare il caldo e sono soggette a colpi di calore, come ad esempio il Bulldog, il Bouledogue Francese o il Carlino, tutti i cani, in genere, possono essere soggetti a questa patologia. Continua domani

I Canidi – 5 – IL Lupo – 2

Secondo Ognev, il senso maggiormente sviluppato nei Lupi sarebbe l’udito, mentre la vista e l’olfatto avrebbero una minore importanza. Altri scienziati ritengono invece preponderante la vista, ma la maggior parte degli studiosi concorda nel considerare l’olfatto il senso più importante per questi Carnivori. Il celeberrimo ululato dei Lupi, che gli americani Young e Goldman descrivono come un “urlo prolungato, cupo e lamentoso” ma che in realtà risuona singolarmente limpido ed è assai più musicale delle grida di altri animali, serve ai componenti del branco per mantenere i contatti e per comunicare anche a grande distanza; è dunque di estrema importanza per animali quali i Lupi, dotati di uno spirito sociale così forte ma costretti sovente a portarsi a notevole distanza l’uno dall’altro. L’”ululato corale” generato dalle grida simultanee di parecchi Lupi sembra ugualmente avere una particolare funzione sociale, e funge da mezzo di comunicazione tra gruppi vicini: l’urlo prolungato emesso da un Lupo esercita d’altronde un forte stimolo sugli altri membri del branco, che non sanno resistere all’impulso di far udire subito anche la propria voce. Questa reazione consente agli studiosi di stabilire se in un territorio siano presenti dei Lupi; a tale scopo ne imitano l’ululato e restano in attesa dell’eventuale risposta. Le espressioni vocali di questi Carnivori comprendono anche suoni simili a latrati, brontolii, guaiti e fischi.

A differenza di altri Canidi selvatici, il Lupo è dotato di una struttura cranica eccezionalmente robusta, e quindi di una dentatura capace di sviluppare un’enorme potenza (pari a oltre 15 kg/cmq). Ciò gli consente di troncare con un morso il femore di un’Alce adulta, del peso di 10 quintali. Al contrario del Coyote, il Lupo si nutre in prevalenza di ungulati, raramente anche di castori e altri mammiferi di modeste dimensioni, mentre nei periodi di carestia utilizza anche carogne, piccoli animali e addirittura piante; poiché conduce una vita molto attiva e ha di conseguenza un fortissimo dispendio di energie, consuma normalmente notevoli quantità di carne, fino a oltre 10 kg in un giorno (la sua fame è divenuta infatti proverbiale); in caso di necessità può però resistere anche per diversi giorni senza mangiare. I Lupi percorrono quotidianamente dei tragitti anche lunghissimi (fino a 60 km) per catturare le prede; poiché il peso di queste è di solito superiore al loro, essi cacciano abitualmente in branchi che solo in casi eccezionali sono formati da più di 20 individui. Se tale numero ottimale venisse superato, risulterebbe difficile al branco reperire cibo in quantità sufficiente da sfamare tutti i membri. I Lupi di ogni branco dispongono di una riserva di caccia che difendono accanitamente e di cui marcano i confini con urina e sterco. Durante la caccia, i Lupi non aggrediscono indiscriminatamente tutti gli animali che sono in grado di sopraffare; operano invece una vera e proprio selezione delle molte e possibili prede, rivolgendo la propria attenzione su animali anziani, indeboliti o malati. Ciò contribuisce senza dubbio a mantenere in buono stato le condizioni fisiche delle popolazioni predate. Anche il fatto che i Lupi uccidono fino al 60% dei piccoli di taluni Ungulati si rivela in molti casi vantaggioso, in quanto le popolazioni così ridotte vengono a trovarsi in equilibrio con la disponibilità di cibo vegetale.

L’organizzazione sociale dei Lupi ricorda alquanto quella dell’uomo. Il branco rappresenta una delle più evolute forme di organizzazione sociale che si conoscano nel mondo animale, e ciò è senza dubbio connesso al tipo di alimentazione dei Lupi. Cacciatori di selvaggina di grandi dimensioni, questi mietono vittime soprattutto tra Alci, Cervi, Argali e Renne: poiché è nettamente più piccolo, il singolo Lupo riuscirebbe solo con estrema difficoltà a uccidere uno di questi imponenti Ruminanti, ed è perciò costretto a cacciare e vivere in gruppo. Questo tipo di vita favorisce la suddivisione del lavoro, la comprensione e l’organizzazione. La spiccata socialità che distingue i Lupi appare d’altronde evidente osservando con attenzione questi Carnivori: il nucleo del branco è costituito da una o più famiglie, e sia i maschi sia le femmine si attengono a una rigida gerarchia, che viene mantenuta inalterata, insieme alla coesione del gruppo mediante determinati gesti e atteggiamenti ritualizzati. Il maschio che riveste il rango di capo e che non sempre deve guidare il branco (tale compito può essere infatti assolto anche da una femmina) in genere è facilmente riconoscibile dall’atteggiamento di imposizione che è solito assumere e soprattutto dal fatto che abitualmente tiene la coda sollevata. Se si tiene conto della forza fisica e della robusta dentatura di cui i Lupi sono dotati, si può immaginare quali conseguenze potrebbero avere i duelli tra compagni; durante le lotte per la supremazia tra i membri di un branco o di branchi diversi, particolari atteggiamenti di sottomissione consentono tuttavia al vinto di venire risparmiato.

Durante le proprie osservazioni sui Lupi, Konrad Lorenz ebbe occasione di assistere a un duello tra due maschi; questi, stando l’uno di fronte all’altro, si muovevano in cerchio mostrando la temibile dentatura con cui cercavano di azzannarsi o di parare i colpi dell’avversario. Messo infine alle strette, il Lupo più piccolo non ebbe altra via di scampo che presentare all’altro, in segno di sottomissione, le zone maggiormente vulnerabili del proprio corpo (a tale scopo molti Canidi si gettano al suolo supini): il Lupo che assume un simile atteggiamento di umiltà non viene infatti mai azzannato, perlomeno seriamente, dal vincitore, che di fronte al compagno inerme sente inibirsi ogni stimolo alla violenza e si limita pertanto a emettere grida irritate e brontolii, a spalancare a vuoto le fauci e a compiere addirittura con il capo quei movimenti che esegue allorché scrolla il corpo inanimato delle prede. Non appena l’avversario si è allontanato di alcuni passi, il vinto cerca a sua volta di allontanarsi rapidamente, mentre l’altro marca il luogo del duello con un contrassegno odoroso, prendendone in tal modo possesso. Continua – 5