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Animali da compagnia Comportamento del gatto domestico – 2

niente paura non sono in prigione è solo la zanzariera con rete di protezione alla finestra per evitare che finiscano in bocca ai cani che stanno li sotto con le fauci spalancate ad aspettarle. sono due femmine mamma e figlia.

Spesso i Gatti domestici riescono a instaurare dei rapporti amichevoli anche con animali che abitualmente sono loro nemici; l’ormai proverbiale inimicizia tra Cane e Gatto non trova sempre riscontro nella realtà, mentre sono numerosi gli esempi di stretta amicizia stabilitasi tra i due animali. In altri casi, questi Felini si abituano alla presenza di Criceti, Topi bianchi o altri Roditori, con cui giocano senza arrecare alcun danno, e numerosi allevatori di Uccelli hanno potuto constatare come il loro Gatto si sia abituato ai volatili al punto da afferrarli con estrema precauzione con la bocca quando fuggono dalla gabbia.

Il Gatto è uno dei pochi animali domestici che sia stato accolto nella comunità umana non per fini utilitaristici, ma, almeno in origine, per motivi religiosi: presso molte popolazioni, ad esempio gli antichi Germani e numerose tribù africane e sudamericane, i Gatti selvatici erano infatti considerati animali sacri già molto tempo prima della comparsa delle razze domestiche, ed è appunto grazie a tale concezione che essi riuscirono a diffondersi così rapidamente, divenendo ovunque oggetto di saghe, culti e superstizioni che ne facilitarono la domesticazione. Gli Egizi nutrivano per i Gatti un tale amore e rispetto da tagliarsi i capelli in segno di lutto alla loro morte; in caso di incendio, gli abitanti si preoccupavano addirittura di portare in salvo per prima cosa i Felini. Al Cairo esistono ancora, con ogni probabilità, degli antichi lasciti, i cui interessi vengono impiegati per nutrire i Gatti: lo stesso Maometto li scelse come animali prediletti, e per tale motivo l’allevamento dei Gatti si diffuse con l’islamismo nelle diverse regioni asiatiche e africane. Numerose credenze dettate dalla superstizione sono del resto largamente diffuse anche in Europa: la superstizione medievale secondo cui tra i Gatti, le streghe e i maghi esisterebbe uno stretto rapporto di interdipendenza trova in pratica riscontro in dicerie ancora oggi largamente seguite, secondo cui i Gatti di tre colori avrebbero il potere di proteggere la casa del padrone dagli incendi, mentre quelli neri porterebbero sfortuna agli uomini cui attraversano la strada.

Altrettanto diffusa e invano contestata dagli studiosi è l’dea che questi Felini siano falsi; a tale proposito Konrad Lorenz scrive: “non riesco davvero a comprendere in qual modo possa essersi originata una simile teoria: escludo infatti che sia da attribuire alla tecnica di caccia adottata dai Gatti, e cioè al fatto di avvicinarsi con movimenti circospetti alla preda, per poi aggredirla all’improvviso, in quanto Tigri e Leoni si comportano allo stesso modo. Al contrario di questi Carnivori, il Gatto non ha però la fama di essere assetato di sangue, benché uccida anch’esso le proprie vittime azzannandole mortalmente. Io non conosco un solo atteggiamento, tipico del Gatto, che possa essere definito sia pure approssimativamente, anche se a torto, “falso”: ben pochi sono gli animali la cui mimica consenta di comprendere in modo così chiaro il loro stato d’animo del momento. Quando si ha a che fare con un Gatto si sa sempre come comportarsi e quale gesto ci si debba attendere per l’istante successivo: così come è inequivocabile l’espressione di fiduciosa amicizia, quando il muso viene rivolto verso l’osservatore con le orecchie ritte e gli occhi spalancati, altrettanto chiaramente qualsiasi emozione provocata da paura, irritazione o dalla presenza di un nemico trova immediata corrispondenza nella contrazione della muscolatura facciale. E sufficiente una lieve sensazione di diffidenza, perché gli innocenti occhi rotondi assumano una forma un poco più allungata e obliqua e le orecchie non siano più erette; si può in tal caso ignorare il leggero cambiamento nella posizione del corpo e della punta della coda, per comprendere che lo stato d’animo dell’animale è mutato. Quale espressività raggiungono, ad esempio, gli atteggiamenti minacciosi del Gatto, e come differiscono nettamente l’uno dall’altro a seconda che siano rivolti alla persona amica che si sia “presa un’eccessiva confidenza”, o a un nemico molto temuto, oppure abbiano uno scopo puramente difensivo o palesino l’intenzione di passare all’attacco, se l’animale si sente superiore all’avversario! Quest’ultimo atteggiamento, in particolare, non viene mai tralasciato, a eccezione ovviamente degli animali che potremmo chiamare “psicopatici”, e che esistono sia tra i Gatti sia tra i Cani meglio addomesticati; un Gatto infatti non morde o graffia mai l’avversario senza averlo prima messo chiaramente in guardia. La minaccia si esprime con vari atteggiamenti e diviene particolarmente palese di solito immediatamente prima dell’attacco, quando appunto assume il significato di ultimo avvertimento. Continua – 2’

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Animali da compagnia Comportamento del gatto domestico

Il Gatto domestico non considera di solito il padrone come compagno, ma più semplicemente interpreta la sua casa come il proprio territorio personale e lo stesso padrone come un “oggetto” di questo territorio: di conseguenza mantiene sempre un atteggiamento assai indipendente, e viene perciò spesso giudicato un animale “ancora selvatico”. Ciò nonostante, o forse appunto per questo, è un animale molto amato: fin dalla comparsa dei primi Gatti in Egitto, l’uomo ha infatti apprezzato in essi la loro genuina indole selvatica: pur sostenendone a parole l’utilità nella lotta contro i Topi, la maggior parte delle persone alleva in realtà i Gatti per pura e semplice gioia personale. Trova infatti piacere nell’ospitare questi vivaci e sensibilissimi animali che non sono divenuti docili schiavi dell’uomo, ma hanno conservato la propria indipendenza.

Mentre si riesce quasi sempre a impedire che i Cani si riproducano (qualora ovviamente ciò non sia desiderato), semplicemente tenendoli rinchiusi, è assai più difficile reprimere gli stimoli sessuali dei Gatti: all’epoca degli accoppiamenti, se non trovano il mezzo per portarsi all’aperto, questi Felini diventano infatti insofferenti e corrono allora senza posa nelle stanze, si rotolano sul pavimento e giungono addirittura a lasciare dei segnali odorosi sui tappeti e negli angoli, forse nella speranza che un compagno riesca in qualche modo a introdursi nell’abitazione. Poiché tuttavia durante l’epoca degli amori i maschi e le femmine riescono a sfuggire alla sorveglianza dei padroni, i Gatti finiscono col moltiplicarsi in misura assai superiore a quella auspicata dall’uomo; soltanto facendo ricorso alla sterilizzazione si può impedire che questi animali si riproducano periodicamente due volte l’anno.

Non si può dire di conoscere a fondo una Gatta se non dopo aver trascorso con essa gli 8-10 giorni durante i quali è in cerca di un compagno: in questo periodo essa rivela infatti la sua più intima natura, e per una persona “malata” di perbenismo, questa è un’esperienza indubbiamente spiacevole.

Il fatto che anziane zitelle si circondino così spesso di Gatti dimostra che la loro larghezza di vedute è di gran lunga superiore a quanto generalmente si presume: chi ha vissuto con una Gatta non sterilizzata deve necessariamente liberarsi di ogni pregiudizio … Chi, in campagna o in città, alleva dei Gatti non castrati, deve rassegnarsi a sopportare in essi un comportamento in cui gli istinti sessuali costituiscono una parte notevole, talvolta addirittura la più importante… Anche la Gatta più dolce e mansueta è perfettamente conscia del fatto che al mondo esistono anche i maschi ed è fermamente decisa a conquistarne uno.

Tetti e giardini sono i luoghi d’incontro preferiti, e da qui le femmine lanciano le loro grida per attirare i maschi; questi a loro volta danno inizio a rumorosi e lunghi concerti: il risultato di questi incontri notturni è un variopinto miscuglio di piccoli Gattini, che finirebbero per invadere le città e i villaggi se l’uomo non intervenisse, e si troverebbero esposti a molteplici pericoli, ritornerebbero semiselvatici, arrecherebbero ogni sorta di danni e sarebbero comunque destinati a concludere miseramente la propria esistenza in un tempo più o meno breve. Tale problema preoccupa i naturalisti di tutto il mondo: oggi come in passato vengono uccisi in ogni parte della terra innumerevoli Gattini appena nati, mentre una quantità incalcolabile di Gatti vagabondi scorrazza nelle città e nelle campagne, rimanendo prima o poi vittima della fame o dell’uomo.

Sebbene nella nostra società la sterilizzazione delle Gatte mediante legatura degli ovidotti sia praticamente inevitabile, ognuno prova una particolare gioia nell’allevare i piccoli e nel vederli giocare con la madre: in tali occasioni la femmina insegna ai figli a catturare le prede vive, mentre i Gattini, ancora maldestri, se le lasciano continuamente sfuggire; la madre è pronta allora a riafferrarle e a porgerle di nuovo ai figli.

Anche allo stato libero i piccoli Felini, se vogliono riuscire a sopravvivere, devono apprendere dalla madre le più diverse tecniche di caccia, e tutte queste azioni istintive sono rimaste inalterate anche nelle razze domestiche. Continua.

Animali Viva la differenza fra i sessi.

L’aspetto dei maschi e delle femmine è una strategia per lasciare più discendenti.

I sessi, fin dall’inizio, hanno disegnato individui con caratteristiche fisiche molte diverse. Un fenomeno che continua: in modi sorprendenti.

Che sesso ha quel pappagallo? A una domanda del genere è sempre difficile rispondere: come in altri animali, i pappagalli maschi appaiono identici alle femmine, tanto che zoo e allevatori ricorrono spesso alla prova del Dna per determinare il sesso. Ma esistono altri animali in cui evidenti caratteristiche fisiche rendono il riconoscimento facile, se non scontato. E ci sono addirittura casi in cui le differenze fisiche fra i sessi sono così spinte da far pensare che uno dei due partner sia solo un piccolo, o un esponente di un’altra specie.

Il dimorfismo sessuale, cioè la diversità dei caratteri secondari fra i sessi, ha una spiegazione evolutiva. E’ il risultato della selezione sessuale, dovuta alla competizione fra appartenenti allo stesso sesso per conquistare quello opposto.

La sua origine risale a circa un miliardo di anni fa, quando esseri microscopici, le uniche forme di vita fino a quel momento, si specializzarono in cellule grandi, ricche di nutrimento (le potremmo chiamare cellule “uovo”) e individui più piccoli, veloci, indifesi (definibili come cellule “spermatozoo”) in competizione per unirsi alle cellule grandi, dove trovavano cibo e rifugio. Questa disparità primordiale fra esseri unicellulari che inventarono i sessi, nel corso di milioni di anni è stata in certi casi colmata (come nei pappagalli), in altri si è ribaltata (come negli elefanti marini e negli oranghi, dove i maschi sono molto più grandi delle femmine). Lì si sono ritrovati ad essere più forti non tanto per dominare le femmine (hanno “scoperto” dopo di poterlo fare), ma perché dimensioni maggiori erano necessarie per avere la meglio sugli individui del proprio sesso.

Competizione mortale

Fra i cervi d’Irlanda la competizione tra maschi portò alla corsa a corna sempre più grandi e pesanti che li fece diventare troppo lenti e impacciati, provocando l’estinzione della specie. Oggi comunque l’animale più grande del mondo resta una femmina, quella di balenottera azzurra (130 tonnellate) che pesa il 50% più del maschio. Le femmine di molti rapaci continuano a essere più grandi e forti dei maschi. Così come quelle delle iene.

Un altro esempio della persistente grandezza delle femmine? Solo dopo attenti esami gli etologi hanno compreso che un piccolo pipistrello non classificato era in realtà il maschio del pipistrello dalla faccia rugosa. E che dire della Bonellia viridis, invertebrato del mar Ligure lungo 1 metro? Solo la femmina ha queste dimensioni. Il maschio è mini: 1 millimetro.

Fra le coppie più strane del mondo animale si vedono colori, e persino nasi, particolari: servono ai maschi per farsi notare come padroni di un territorio, o semplicemente per piacere alle femmine. Solitamente dimesse (sono loro in natura la merce più richiesta), anche le femmine hanno in certi casi dovuto sviluppare attributi appariscenti perché scese in concorrenza fra loro. L’hanno fatto tra i gibboni, dove piacciono quelle col pelo biondo. O fra gli uccelli falaropi dove, rompendo le regole dei pennuti, sono diventate più variopinte dei maschi. E, pare, anche nell’uomo, sviluppando natiche e seni.

L’uomo e il suo cane – le esigenze del cane 2

Non dobbiamo guadagnarci la sua fiducia o la sua amicizia: è nato per essere nostro amico; quando i suoi occhi sono ancora chiusi, lui già crede in noi: prima ancora di nascere ha già dato se stesso all’uomo. – Maurice Maeterlinck

Un esempio è dare pezzetti di cibo mentre si è a tavola: se una volta si sgrida il cane che chiede e un’altra gli si dà il boccone si creerà solo molta confusione, l’animale non capirà più cosa deve fare e inizierà a perdere la stima nel suo “capo”. Specialmente con i maschi dal carattere molto dominante, quando inizia la maturità sessuale (verso i 12-18 mesi), prima o poi verrà il momento nel quale il cane si rifiuterà di ubbidire a un comando e, se si insisterà, reagirà magari con un ringhio innocuo, ma sordo e minaccioso. Se in quell’occasione si desisterà dal far ubbidire l’animale, questi penserà che è lui il più forte e la volta seguente tenterà di opporsi con maggiore decisione.

Ecco che in questa situazione non si dovrà mai darla vinta e bisognerà obbligare il cane a ubbidire a ogni costo. Falliti i tentativi di prendere il potere il cane si adatterà alla situazione di sottoposto, diverrà addirittura collaboratore del padrone e troverà un suo felice equilibrio nella famiglia.

Ma per ottenere questo da cani molto forti di carattere ci vuole un padrone che sappia farsi ubbidire imponendo la sua autorità in modo molto deciso, ma dimostrando la propria forza di carattere e la propria autorevolezza.

Il cane ha anche bisogno di fare un’adeguata quantità di movimento. Si dovrà naturalmente tenere conto della razza, delle caratteristiche fisiche, delle condizioni di salute e dell’età, ma il moto è indispensabile per mantenere in salute il cane.

Vi sono razze, come ad esempio il Bulldog, che con temperature elevate non devono fare sforzi ed è meglio che stiano tranquilli al fresco di un giardino o di un ambiente con aria condizionata. Quando è possibile, però, anche loro dovranno camminare regolarmente e per periodi abbastanza lunghi.

Ci sono poi razze come i levrieri, i cani da caccia o i cani da pastore che devono assolutamente fare molto movimento e quindi chi volesse un esemplare di queste razze dovrà portare con una certa frequenza (almeno una volta alla settimana) il suo cane a fare lunghe passeggiate in campagna o in montagna.

E anche i piccoli cani da compagnia amano fare divertenti e sfrenate corse in libertà. Per le razze molto attive e che hanno appropriate caratteristiche potrebbe essere un’ottima soluzione iscriverle a scuole che le preparino alle gare di Agility o di Obedience.

Per quelle che possono farlo (Labrador, Golden Retriever, Terranova, San Bernardo, Leonberger, Pastore tedesco, ecc.) sarebbe bello addestrarle ai salvataggi in acqua o alla ricerca delle persone scomparse o disperse.

Tutto ciò che ho detto è una parte di quello di cui il cane ha bisogno, ma non si dovrà mai scordare che la necessità principale per lui è stare vicino al padrone e vivere serenamente all’interno della famiglia, nella quale con il suo affetto riuscirà a lenire le pene dell’esistenza e a portare lealtà, fedeltà e allegria.

La cosa più importante di tutto è

Il cane non si deve abbandonare mai per qualsiasi motivo.

I Canidi – 4

I Canidi selvatici sono quasi ovunque perseguitati dall’uomo sia a causa dei danni che provocano al bestiame domestico o alla selvaggina, sia a scopo economico, per sfruttarne cioè le pelli; da qualche tempo, inoltre, viene condotta una lotta sistematica contro molte specie, in particolare contro gli Sciacalli e le Volpi, che sono in grado di trasmettere l’idrofobia. A simili aspetti negativi si contrappongono i vantaggi che questi Carnivori arrecano divorando carogne, eliminando Roditori e altri animali dannosi, ma anche favorendo una migliore selezione naturale nelle popolazioni delle prede. Una simile influenza positiva può essere constatata facilmente nell’isola Royale (Lago Superiore, Michigan). Su quest’isola, dall’estensione abbastanza modesta, vivono Alci e Lupi, e poiché questi ultimi si limitano ad uccidere solo gli esemplari malati della prima specie, la loro presenza si rivela determinante per mantenere sana la popolazione delle Alci. La caccia indiscriminata contro i Canidi selvatici ha già causato, alla fine del secolo scorso, la scomparsa del Cane delle Falkland (Dusicyon australis); e in questi ultimi anni una forte riduzione numerica nelle popolazioni di alcune altre specie, tra cui il Crisocione o Lupo dalla criniera. Sembra quindi più che mai necessaria l’emanazione di adeguate misure protezionistiche.

Il genere Canis ha per l’uomo un interesse e un’importanza del tutto particolari poiché da esso, e in particolare dal Lupo comune, è derivato il Cane domestico con le sue innumerevoli razze; questo genere comprende 6 specie: 1) Lupo comune (Canis lupus; LTT 1-1,40 mt, LC 30-48, altezza al garrese 65-90cm, peso 30-75, talvolta fino a 80 kg circa per le forme delle regioni nordiche; i maschi sono sempre più grandi delle femmine); un tempo era diffuso in gran parte dell’Eurasia, dalle regioni artiche fino al Mediterraneo, alla penisola arabica, al Pakistan, all’India e al Giappone, e in Nordamerica dalle estreme regioni settentrionali fino alla Sierra Madre (Messico); in molti territori le popolazioni di questa specie sono oggi fortemente ridotte, o sono state completamente sterminate dall’uomo. 2) Coyote o Lupo di Prateria (Canis latrans). 3) Sciacallo Dorato (Canis aureus). 4) Sciacallo dalla Gualdrappa (Canis Mesomelas).  5) Sciacallo Striato (Canis adustus). 6) Caberù o Cane del Semien (Canis simensis).

Il Lupo Comune può essere considerato uno dei rappresentanti più caretteristici della famiglia ed è senza dubbio la specie dotata di maggior capacità di adattamento alle condizioni climatiche, alla natura del terreno e al tipo di vegetazione; ciò è dimostrato dal fatto che nel Vecchio e nel Nuovo Mondo soltanto i deserti e le umide foreste tropicali ne hanno ostacolato l’ulteriore espansione verso sud. In seguito all’indiscriminata caccia condotta dall’uomo contro i Lupi, essi sono ancora abbastanza numerosi soltanto nelle regioni asiatiche della Russia, in Alaska e nel Canada, mentre altrove la loro presenza è limitata ai pochi individui sopravvissuti nelle catene montuose dell’Europa sudoccidentale, ad alcune dozzine di esemplari diffusi in Scandinavia e Finlandia, a varie migliaia di animali viventi nell’Europa orientale e a due gruppi residui negli Stati Uniti. Poiché è un animale che sfugge il contatto con l’uomo, il Lupo appare sempre più minacciato dal crescente sfruttamento, a scopo agricoli e urbanistici, di regioni finora disabitate e dalla conseguente riduzione del proprio ambiente. Seppure in ritardo, è stata recentemente riconosciuta l’enorme importanza di questo animale nel mantenimento degli equilibri naturali, ed è quindi auspicabile che ciò serva ad evitarne la definitiva scomparsa.

Nelle varie zone di diffusione i Lupi presentano profonde differenze sia nelle dimensioni sia nella colorazione: i comuni “Lupi grigi” hanno un mantello prevalentemente grigio sul dorso, sui fianchi e sulla coda, poiché in queste zone del corpo peli bianchi si mescolano con altri neri e bruni; l’addome e la gola hanno una tinta più chiara, sovente quasi bianca, mentre il muso, le orecchie e le zampe sono bruno chiare. I Lupi che vivono nelle foreste nordamericane vengono chiamati “Timberwolves” (“Lupi del legname”) e tra essi si notano con particolare frequenza degli esemplari neri, che sporadicamente compaiono tuttavia anche nelle popolazioni del Vecchio Mondo; quelli delle estreme regioni nordiche, i cosiddetti “Lupi bianchi”, presentano sempre, a un più attento esame, alcuni peli grigi e neri. La specie è stata suddivisa, più che altro in base all’osservazione di collezioni incomplete e lacunose di esemplari impagliati nei musei, in varie sottospecie, sei delle quali diffuse nel Vecchio Mondo e oltre venti nel Nordamerica. Tra queste ultime ricordiamo la più piccola (raggiunge infatti un peso di appena 15-30 kg), sovente considerata una specie a sé, il Lupo Rosso (Canis lupus niger), che un tempo era assai comune negli Stati Uniti meridionali e che ora è quasi completamente sterminata. In pericolo di estinzione sono anche varie sottospecie diffuse nella fascia centromeridionale delle Montagne Rocciose e, tra quelle del Vecchio Mondo, il Lupo indiano (Canis lupus pallipes), che può essere considerato uno dei più probabili antenati del Cane domestico. Il Lupo giapponese (Canis lupus hodophilax), è completamente scomparso, annientato dall’uomo, fin dal 1920. In linea di massima i Lupi continentali delle estreme regioni nordiche sono più grandi e pesanti di quelli che vivono nelle zone meridionali o nelle isole dell’estremo nord; una sottospecie di dimensioni particolarmente modeste, nota attualmente solo attraverso alcuni esemplari impagliati, è il Canis lupus minor, che visse fino all’inizio del XX secolo in Ungheria e nella parte orientale dell’Austria. Un tempo era considerato un grosso Sciacallo, ma successivamente venne riconosciuta la sua natura di Lupo, sia pure di modestissime dimensioni. Continua – 4

Animali in genere – Gli Equidi – 6

Nei giardini zoologici le Zebre si ambientano facilmente, se hanno a loro disposizione uno spazio abbastanza ampio per muoversi, e mangiano lo stesso cibo che viene dato ad altri Equidi, le Zebre delle steppe si riproducono più facilmente e con maggiore regolarità delle Zebre di montagna e delle Zebre reali; in ogni caso la gestazione dura 345-390 giorni, e a ogni parto nasce un solo piccolo. Benché siano stati più volte allevati e addestrati nei circhi o utilizzati come animali da tiro, questi Equidi non sono mai stati ridotti allo stato domestico. A Basilea e a Saint Louis due Zebre di Chapman raggiunsero l’età di 28 anni.

Gli incroci tra Zebre e Asini o Cavalli vengono chiamati Zebroidi. Questi animali differiscono ovviamente dai genitori, presentano numerosi caratteri intermedi tra quelli del padre e della madre, e taluni del tutto personali: le strisce del mantello, ad esempio, sono di solito molto strette, indipendentemente dal fatto che uno dei genitori fosse una Zebra reale, una Zebra di montagna o una Zebra delle steppe, e in corrispondenza delle spalle si incrociano nettamente, cosa che non si verifica mai nelle Zebre; inoltre la striatura delle zampe è particolarmente accentuata negli Zebroidi. Purtroppo questi animali sono in genere così paurosi che solo in qualche caso è possibile utilizzarli per trainare carri leggeri e per trasportare carici.

Mentre nei giardini zoologici le diverse sottospecie di Zebre delle steppe possono essere incrociate facilmente l’una con l’altra, si è riuscito solo in rari casi, ad esempio una volta a Parigi e un’altra a Varsavia, a ottenere incroci tra esse e le Zebre di montagna; ancora più difficile è far accoppiare con successo una Zebre reale (che rappresenta un sottogenere a sé) e un esemplare di una delle altre specie. Allo stato libero, d’altronde, non sono mai stati osservati incroci tra le diverse specie, sebbene i loro territori di diffusione talvolta si sovrappongano: ciò dipende probabilmente dal fatto che esse vivono in ambienti diversi, hanno particolari abitudini d’accoppiamento e stanno riunite in gruppi, entro cui non tollerano la presenza di individui appartenenti ad altre specie.

Al sottogenere Asinus appartiene una sola specie: l’Asino Selvatico Africano (Equus asinus; altezza al garrese 113-140 cm), che ha le orecchie molto lunghe, una colorazione del mantello abbastanza uniforme, di solito più chiara sull’addome e all’interno delle zampe, le spalle e talvolta anche gli arti solcati da strisce, la coda rivestita di lunghi peli soltanto nella parte terminale; il numero dei cromosomi è 2n = 62.

Si distinguono 3 sottospecie: 1) Asino Selvatico della Nubia (Equus asinus africanus; di modeste dimensioni e dal mantello griogio-giallognolo solcato da una striscia scura lungo la colonna vertebrale e da una striscia trasversale sulle spalle; diffuso un tempo dall’Egitto al Sudan orientale, è stato completamente sterminato allo stato libero, mentre nei giardini zoologici sopravvivono pochi esemplari, forse non più puri. 2) Asino Selvatico del Nordafrica (Equus asinus atlanticus); un tempo diffuso nella regione meridionale dell’Atlante, è stato ormai sterminato; i suoi caratteri sono forse rimasti in Asini domestici rinselvatichiti del Sahara. 3) Asino Selvatico della Somalia (Equus asinus somalicus; altezza al garrese fino a 140 cm; più grosso di quello della Nubia, ha il mantello grigio con sfumature rosate e con la sottile striscia scura lungo la colonna vertebrale, ma senza quella trasversale sulle spalle; tutte e quattro le zampe sono ornate da strisce trasversali nere ben marcate, la criniera è scura e il ciuffo della coda è quasi nero; esistono attualmente solo alcune centinaia di esemplari diffusi in Somalia, e forse pochi individui nella depressione della Daancalia (Etiopia).

Da molti anni ormai non si hanno più notizie della sottospecie della Nubia e di quella del Nordafrica, dalle quali si è originato l’Asino domestico: in questo arco di tempo, peraltro, sono apparsi di quando in quando nel Sahara, e soprattutto nelle vicinanze del Tibesti (Libia), branchi isolati di animali che erano più grandi degli Asini domestici locali e che in precedenza non erano mai stati visti in questi territori; ciò ha indotto lo studioso Malbrant a supporre che si trattasse di Asini selvatici immigrati da altre regioni. Poiché le forme domestiche tornano allo stato selvatico con estrema facilità, è tuttavia assai più probabile che questi animali si siano mescolati con gli ultimi Asini del Nordafrica o della Nubia.

A causa della forte riduzione o addirittura della scomparsa delle popolazioni degli Asini selvatici, si conosce ben poco sulle abitudini allo stato libero di questi animali: perlopiù essi vivono in branchi di 10-15 individui, che di solito vengono guidati da una femmina anziana e assai prudente. Continua 6

L’uomo e il suo cane – cani e bambini – 2

Il cane ha una capacità incredibile di intuire quello che stiamo pensando ed anche i nostri sentimenti… E’ capace di superare la barriera della mente ogni volta che lo desidera. (F. Siano)

Se cani e bambini giocano insieme, magari in un prato, si dovrà tenere conto dell’istinto predatorio del cane. Esso, infatti, discende dal lupo e ha ereditato la tendenza alla caccia in modo maggiore o minore a seconda della razza. Questo istinto, se è molto sviluppato e il cane è sovraeccitato dal gioco, potrebbe portare il cane a scambiare un bambino che corre per una preda, e quindi a rincorrerlo per catturarlo. Per evitare questo atteggiamento, basterà interrompere periodicamente il gioco quando ci si accorge che sta diventando troppo sfrenato. Ci sono poi due momenti delicati, specie se il cane è adulto: quello del pasto e quello del sonno. Molti cani non permettono che venga toccata la propria ciotola mentre stanno mangiando, perché mangiare per loro non è solo nutrirsi, ma anche affermare una ben precisa posizione nella scala gerarchica, tanto più se il cane è di forte temperamento e quindi tende a dominare. Toccare il cibo a un cane dominante potrebbe costare un morso d’intimidazione. Anche quando il cane dorme non bisogna toccarlo, non per nulla esiste un saggio proverbio popolare che dice: “Non svegliare il can che dorme”

La spiegazione è che la fase del sonno nell’animale selvatico, dal quale il cane deriva, è un momento di vulnerabilità: bisogna quindi insegnare ai bambini che non si deve interferire in modo brusco mentre il cane riposa, altrimenti si rischia un atto di ribellione.

Vediamo ora le razze mediamente più adatte a vivere con i bambini. Occorre considerare queste indicazioni valutando soprattutto i possibili problemi del singolo soggetto: prima di lasciare, quindi, i bambini incustoditi insieme a un cane, bisognerà avere la certezza delle sue reazioni, del suo comportamento e di quello dei bambini nei confronti dell’animale.

Tra le razze più indicate a vivere con i bambini troviamo molti molossi, primo tra tutti il Bulldog. Questo cane, nonostante l’aspetto arcigno, possiede un animo buono e sensibile, propenso a prendersi cura dei più piccoli e dei più deboli, custodendo e proteggendo i bambini anche a prezzo della vita.

I Retriever sono particolarmente protettivi e delicati con grandi e piccoli, purché venga controllata l’esuberanza di alcuni esemplari, che le forze ridotte di un bambino possono non riuscire a contenere. Anche molti molossi di grossa taglia, come il Dougue de Bordeaux, il Bullmastiff, il Cane Corso, il Mastino Napoletano, il Dogo Argentino, il Mastiff, il Cane da Pastore dell’Asia Centrale, l’Alano, il Boxer, sono pacifici nei rapporti con i loro piccoli amici.

I Terrier sono un po’ agitati e pretendono di essere rispettati, quindi vanno benissimo per i bambini perché sono molto giocherelloni, ma bisogna lasciar loro gli spazi di cui hanno bisogno. Fanno eccezione l’American Staffordshire Terrier, lo Staffordshire Bull Terrier e il Bull Terrier, che sono molto pazienti e tolleranti. Infine, vanno bene anche i cani da pastore, come il Pastore Tedesco o il Belga, ma anche il Collie, il Bergamasco, i pastori francesi come il Briard e quelli svizzeri e spagnoli. Concludendo, tutti i cani di buon carattere possono vivere con i bambini, purché siano amati e, soprattutto rispettati.

Consiglio finale: quando in una casa ove vi è già un cane e addirittura adulto e da parecchio tempo e si introduce in famiglia un altro animale o un bambino, bisogna fare in modo che prima di entrare in casa, il cane venga alla porta a ricevere il nuovo venuto, ad annusarlo e a farne la conoscenza, a quel punto si può rientrare in casa tutti insieme. fine