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Animali in genere

I Canidi 2

L’olfatto è senza dubbio il senso più sviluppato, seguito da un udito altrettanto fine quanto quello dei Felidi, mentre la vista è nettamente inferiore. I Canidi marcano i territori personali, i sentieri e le “riserve di caccia” con secreti e urina, che i maschi depositano su determinati punti sollevando in modo caratteristico una delle zampe posteriori. Questi marchi servono non solo a delimitare il territorio personale, ma anche a riconoscere con l’olfatto i compagni; poiché vengono impressi in genere sugli stessi oggetti, consentono ai singoli individui di acquistare una conoscenza sempre maggiore dell’ambiente che li circonda. Una testimonianza della costante abitudine di lasciare segnali odorosi ci viene offerta da tutti i Cani Domestici durante le loro “passeggiate”; essi annusano regolarmente gli angoli delle case, i tronchi o i pali per cogliere la traccia del passaggio di altri Cani e sovrapporvi il proprio “biglietto da visita” odoroso.

Le femmine delle specie che conducono vita sociale occupano spesso una posizione di predominio, per cui guidano la muta e comandano gli stessi maschi; ciò si verifica soprattutto quando, all’epoca degli amori, imprimono dei marchi odorosi. In tale periodo non esitano a prendere addirittura l’iniziativa e ad andare alla ricerca dei maschi, con i quali in un primo tempo cacciano per gioco. Il maschio apre leggermente la bocca facendo intravedere la lingua, e ripiega verso l’alto gli angoli della bocca stessa (la cui apertura giunge quasi alle orecchie) in modo da dare l’impressione di un sorriso. Esso “sorride” con intensità crescente e compie dei piccoli passi con le zampe anteriori; si lancia poi all’improvviso contro la femmina, e dopo averla colpita al petto con gli arti anteriori si gira allontanandosi con un andatura singolare: tenendo il dorso ancora piegato, rivolgendo verso il basso la parte posteriore del corpo, e raccogliendo e dimenando la coda tra le zampe, compie dei salti obliqui, allontanandosi. Questa “fuga” si conclude dopo pochi metri, quindi il maschio si gira nuovamente e si mette dinanzi alla femmina con il muso atteggiato ad un largo sorriso e la coda sollevata in modo da poterla dimenare liberamente, mentre un tremito via via più intenso ne percorre il dorso. Quindi si lancia ancora contro la compagna, ma questa volta il suo atteggiamento indica chiaramente un’intenzione erotica, e non più giocosa. Le femmine talvolta vessano i maschi, che per contro si comportano sempre con estrema “cavalleria” nei confronti delle compagne; nessun maschio infatti oserebbe mai mordere una femmina, mentre può essere impunemente tormentato e maltrattato da questa. In tal caso, riesce a sottrarsi a tali persecuzioni solo ricorrendo a un atteggiamento di sottomissione o tentando di volgere in gioco gli attacchi della femmina. Questo comportamento, proprio del Cane Domestico, si riscontra in forma più o meno modificata anche nelle più diverse specie selvatiche che vivono in gruppo.

L’abnorme rigonfiamento cui il pene va incontro dopo essere penetrato nella vagina della femmina impedisce sovente al maschio di sciogliersi dalla compagna al termine dell’accoppiamento, costringendolo a prolungare l’unione per un periodo che può raggiungere i 20 minuti presso i Cani Domestici, fino a 45 minuti presso lo Sciacallo dorato, e oscillare tra i 50 secondi e i 5 minuti presso il Licaone. Al termine di una gestazione compresa tra i 49 e 70 giorni per le diverse razze di Cani Domestici, di 79 giorni per il Cane procione e di 80 giorni per il Licaone, le femmine danno alla luce, una o due volte l’anno, da 2 a 10 figli (o anche più in alcune razze domestiche e nel Licaone). I piccoli nascono ciechi e inetti, ma con il corpo già rivestito di pelo; vengono allattati di solito per circa 6 settimane, ma presso talune Volpi anche per 10. Prima del parto le Cagne domestiche vanno alla ricerca di cavità o altri rifugi idonei, mentre le femmine di alcune specie sociali (ad esempio del Licaone) si riuniscono in gruppetti e allevano poi di comune accordo i figli, sovente coadiuvate dai maschi. Questi si comportano sempre in modo amichevole verso tutti gli individui più giovani che possono prendersi qualsiasi libertà nei loro confronti senza doverne subire gravi conseguenze. Tale atteggiamento, tipico dei maschi delle razze domestiche, dei Lupi, del Licaone e di molte altre specie, fa parte di un retaggio ancestrale che il processo di addomesticamento non è riuscito a cancellare; in base a esso i piccoli che crescono in un branco devono essere sopportati da tutti i componenti di questo. Fino all’età di circa 5 mesi, quando cominciano a mostrare un certo rispetto per gli adulti, i cuccioli mancano infatti di qualsiasi inibizione nei confronti dei genitori e degli altri membri del gruppo, e si avventano spesso con gli aguzzi dentini contro il padre che non osa né ringhiare né, tanto meno, difendersi. I Canidi raggiungono la maturità sessuale tra il primo e il secondo anno, e allo stato libero vivono fino ad un’età variabile tra 10 e 18 anni. Continua.

L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

Uno dei maggiori piaceri per il padrone di un cane è quello di avere un amico bene educato, che per questo può essere portato ovunque senza che crei problemi, danni o imbarazzo. Il primo passo è quello di scegliere un soggetto di una razza adatta alle nostre possibilità di controllarla. Vi sono razze difficili da gestire, che in mano a persone impreparate potrebbero causare danni se non addirittura tragedie. Nella scelta del nostro futuro amico, che dovrà rimanere con noi per molti anni – mediamente dai 10 ai 15 – cerchiamo quindi di avere un’opinione realistica delle nostre possibilità di educarlo.

Ci sono razze dotate di temperamento molto forte, che potrebbero creare difficoltà a padroni senza la capacità di imporsi con fermezza e autorevolezza come capi; esistono razze non adatte a vivere in appartamento e, se tenute in casa, potrebbero creare disagio a eventuali ospiti o per la mole o per l’odore che emanano. Bisognerà dunque considerare molto bene le caratteristiche di ciascuna razza prima di acquistarla e non lasciarsi trasportare dalla moda, dal gusto estetico o da spinte emotive di qualsiasi genere.

Un’altra importante variabile circa i metodi d’educazione del cucciolo è quella relativa al sesso, poiché in molte razze il maschio richiede maggiore autorità e capacità di controllo della femmina, specie in quelle dal forte temperamento e dal carattere dominante.

Premesso questo, le cose più importanti per educare il nostro cucciolo nel migliore dei modi sono dimostrargli che lo amiamo e siamo fieri di lui ed essere il più possibile coerenti.

L’amore è molto importante per il cucciolo che viene a vivere nella nostra famiglia, perché come tutti gli esseri viventi dotati di ragione e sentimenti ha bisogno di sentire il calore dell’affetto, ha bisogno di essere preso in braccio e coccolato, ha bisogno di momenti di svago e divertimento, magari con i bambini di casa. Per un corretto sviluppo sociale e affettivo qualsiasi cucciolo ha bisogno d’amore e questa è un’esigenza fondamentale e inderogabile.

Ha anche bisogno di coerenza, poiché non possiamo pensare che, se un giorno gli proibiamo una certa cosa e il giorno dopo noi o qualche altra persona di famiglia la concediamo il nostro giovane amico riesca ad avere le idee chiare, perché per lui quella certa azione non sarà legata al fatto che viene eseguita, ma che sarà permessa o vietata a seconda della persona presente, e questo è altamente diseducativo.

Non solo, ma gli ordini devono essere impartiti da tutti quelli che dovranno farlo con le medesime parole: parole che devono essere brevi, secche, sempre uguali, senza lunghi discorsi. Per esempio, se desideriamo che il cane torni a noi a comando, chiamandolo dovremo solo pronunciare un deciso “Qui!”. Dilungarsi come spesso fanno le persone con poca esperienza in discorsi quali “Ti ho detto che devi venire qui”, oppure “Vieni vicino” e simili è inutile e causa solo confusione. Il cane potrà anche non ubbidire, mentre basterà un deciso “Qui!”, e l’ordine sarà compreso. Continua.

Animali in genere

I canidi – 1

I canidi (famiglia Canidae; LTT 34-135cm, LC 11-54cm, peso 1,5-75kg – superfamiglia dei cinofeloidei – famiglia dei canidi; i maschi sono di norma più imponenti delle femmine) hanno una corporatura slanciata e muscolosa, che si assottiglia nella regione inguinale; gli arti sono spesso lunghi e con piccoli piedi: quelli anteriori pentadattili (a eccezione del Licaone) e quelli posteriori sempre tetradattili; le unghie sono robuste, smussate e non retrattili, per cui la loro impronta è chiaramente riconoscibile nell’orma degli animali. Il cranio ha una forma allungata; il capo termina in un muso lungo e slanciato; le orecchie sono di solito triangolari e in alcune specie (Volpi pigmee, Fennec, Otocione) assai sviluppate; la coda è perlopiù folta e cespugliosa. I 42 denti sono distribuiti 3-1-4-3 superiori 3-1-4-2 inferiori (fanno eccezione lo Speoto con 38 denti, il Cuon alpino con 40 e l’Otocione con 48); i molari hanno la corona larga e sono perciò adatti anche a triturare i vegetali, e i denti ferini presentano gli spigoli taglienti, tipici delle forme carnivore. L’intestino è piuttosto lungo; i maschi hanno l’osso penico bene sviluppato, mentre le femmine sono dotate di 3-7 paia di capezzoli. La famiglia dei canidi è diffusa in quasi tutte le parti del mondo, eccetto l’Australia, la Nuova Guinea, la Nuova Zelanda, il Madagascar, le Antille e alcune altre isole, ove è stata però introdotta dall’uomo.

Eccezion fatta per il Cane procione, che in inverno cade in letargo, i Canidi sono attivi in ogni periodo dell’anno, taluni in qualsiasi momento del giorno, altri (in particolare quelli che vivono nelle regioni più calde) in prevalenza al crepuscolo e di notte: questi ultimi trascorrono le ore diurne nascosti in cavità che costruiscono appositamente, in tane di altri animali, che provvedono ad ampliare e rendere più comode, oppure in grotte. Quando si spostano ad andatura lenta, questi Carnivori poggiano sul terreno solo le dita (secondo un abitudine comune anche ai Felidi), mentre quando corrono si sostengono pure con altre parti del piede. I Canidi sono tra i Carnivori più abili e resistenti nella corsa e alcune specie possono raggiungere velocità molto elevate: il Coyote, ad esempio, arriva anche a 65 km/ora. Sono tutti in grado di nuotare, e tale dote è particolarmente sviluppata nello Speoto; inoltre, sebbene le unghie smussate indicano che si tratta di animali tipicamente terricoli, alcuni di essi, e cioè gli Urocioni del Nuovo Mondo e la Volpe delle steppe, sono in grado di arrampicarsi sugli alberi. Nel complesso tutti i Canidi si distinguono per la spiccatissima capacità di adattamento ai più diversi ambienti.

Le specie più grandi, quali il Lupo, il Cuon alpino e il Licaone, vivono riunite in branchi (nel caso del Licaone questi possono talvolta comprendere fino a più di 30 individui) e, grazie al concorso di tutti i componenti, riescono a sopraffare persino grossi ungulati, quali Bufali, Zebre e grandi Antilopi. Altre specie cacciano invece da sole o in piccoli gruppi e si nutrono in prevalenza di mammiferi di media grandezza, uccelli terricoli e insetti; la maggior parte dei Canidi si ciba inoltre di carogne e, a eccezione del Cuon alpino e del Licaone, che sono tipici carnivori, sovente anche di vegetali; questi ultimi per gli Urocioni rappresentano, in determinate stagioni, la principale fonte di alimentazione. Continua – 1

Animali da compagnia

Il Furetto – 4

I furetti sono animali molto graziosi e facili da allevare, ma la loro popolarità come animali da compagnia è dovuta soprattutto al carattere. Sono intelligenti, vivaci, giocherelloni, socievoli, puliti e silenziosi. Il tratto più spiccato del carattere del furetto è probabilmente rappresentato dalla curiosità: amano esplorare incessantemente ogni piccolo anfratto e ogni oggetto dell’ambiente in cui si trovano. Quando sono in un ambiente sconosciuto è quasi impossibile ottenere la loro attenzione finché non hanno curiosato dappertutto.

I furetti dormono molto, anche per tre quarti della giornata, alternando periodi di attività intensa di due o tre ore a periodi di sonno profondo. Un furetto addormentato può essere molto difficile da svegliare anche se viene sollevato, quindi non allarmatevi: si tratta di un comportamento del tutto normale.

Ogni furetto ha una propria personalità: alcuni sono più affettuosi ed espansivi, altri più riservati e indipendenti. In genere legano molto con le persone che si prendono cura di loro, amano farsi coccolare e ricambiano generosamente l’affetto che ricevono, spesso esprimendo il loro attaccamento al proprietario leccandolo amorevolmente. Possono affezionarsi a tutti i membri della famiglia, ma talvolta manifestano la loro preferenza per una persona in particolare. Come i cani, in genere prediligono chi li accudisce e li nutre. Molti furetti si dimostrano cordiali ed espansivi anche con un perfetto estraneo, accettando senza diffidenza le sue carezze. Se si decide di adottare un furetto che ha già avuto un proprietario, in poco tempo si legherà senza problemi alla nuova famiglia. Tuttavia ricordate che un furetto trascurato e che non riceve abbastanza attenzioni ne soffrirà molto, come succederebbe a un cane.

In genere i furetti sono perfettamente silenziosi, anche se quando sono molto eccitati o stanno giocando possono emettere dei gridolini. A volte quando fanno finta di lottare, sia tra loro che con il proprietario, sibilano. Se li sentite gridare forte vuol dire che si sono fatti male, e occorre verificare immediatamente cos’è successo. Continua – 4.

Animali in genere

I Felini – 2

Come in tutti i Carnivori, anche nei Felidi l’olfatto è bene sviluppato, sebbene meno acuto della vista e dell’udito, che è particolarmente fine. Per tale ragione seguono di rado una traccia servendosi dell’odorato, mentre quando inseguono una preda e le balzano addosso utilizzano soprattutto la loro spiccata capacità di localizzare senza esitazione una sorgente sonora; l’orientamento dei padiglioni auricolari verso tale sorgente avviene in modo automatico. Le notevoli dimensioni degli occhi indicano immediatamente l’importanza della vista presso i Felidi: è noto, ad esempio, che i Gatti domestici sono “emmetropi”, e come le Linci vedono gli oggetti quasi altrettanto bene dell’uomo con una luce normale; poiché inoltre la loro retina contiene coni e bastoncelli, possono percepire i colori, come è stato dimostrato sperimentalmente. Anche la maggior parte degli altri Felidi è probabilmente dotata di tali capacità, ma le indagini in proposito sono state finora compiute solo su un numero limitato di specie. La sensibilità alla luce di questi animali, soprattutto per quanto riguarda le brevi lunghezze d’onda, è circa sei volte maggiore rispetto a quella dell’uomo. Il loro occhio si abitua all’oscurità anche più rapidamente del nostro; dietro alla retina, inoltre, vi è uno strato di cellule che riflettono la luce (Tapetum lucidum), per cui i fotorecettori vengono stimolati anche da una minima quantità di luce. E’ appunto grazie alla presenza di questo strato cellulare che gli occhi dei Felidi brillano nell’oscurità allorché vengono colpiti da un raggio luminoso.

Ottimamente sviluppato è anche il senso dell’equilibrio, e ciò è di importanza vitale per gli animali che vivono nei boschi e si arrampicano sugli alberi. Nei nostri Gatti domestici, variando la posizione del corpo, si determinano dei riflessi che consentono un immediato recupero della posizione corretta, per cui, facendoli cadere supini da un’altezza di circa 3 metri, girano rapidamente su se stessi e atterrano sulle quattro zampe. L’animale ruota dapprima il capo, indi la parte anteriore del corpo e infine quella posteriore, fino a riacquistare la posizione normale. Gli sviluppatissimi recettori tattili sono localizzati su peli innervati da apposite fibre, in particolare sulle vibrisse e sugli ispidi e lunghi peli che si trovano al disopra degli occhi e negli arti anteriori. Questi peli tattili, che possono rizzarsi a volontà dell’animale, hanno una particolare importanza per le specie notturne, cui consentono di percepire meglio gli stimoli provenienti dall’ambiente. Molto probabilmente sono responsabili della sensibilità tattile anche i peli, talvolta lunghissimi, che sporgono tra quelli normali.

I Felidi si sono insediati in quasi tutti gli ambienti terrestri, dalle umide foreste tropicali ai deserti, dalle gelide steppe alle catene montuose, a eccezione delle tundre prive di alberi e delle regioni polari. La loro alimentazione quasi esclusivamente carnivora comprende vertebrati di dimensioni variabili tra quelle di un Topo e quelle di una Zebra, uccelli di qualsiasi grandezza, lucertole, rane, pesci, crostacei e grandi insetti. La loro dentatura manca degli elementi necessari per triturare il cibo, bene sviluppati invece nell’Orso bruno e nei Tassi, e ha conservato solo quei denti che provvedono a tagliare in piccoli pezzi i bocconi. Coloro che allevano i Gatti sanno tuttavia che di quando in quando essi mangiano erbe o piante: nel pulire il mantello, infatti, i Gatti finiscono sovente per inghiottire notevoli quantità di peli che nello stomaco formano delle vere e proprie masse, che possono poi essere rigurgitate grazie all’azione stimolatrice dell’erba sulle pareti dello stomaco stesso. Pochissimi sanno invece che anche la Tigre e altre specie della famiglia mangiano l’erba; secondo un’ipotesi che non è stata finora dimostrata, ciò consentirebbe a esse di rifornirsi delle vitamine necessarie. Continua – 2

Animali – Razze di cani riconosciute – 4

Il Bassotto tedesco

Il Bassotto tedesco è un cane del tipo bassotoide, le sue origini sono in Germania; la taglia è nana con un’altezza al garrese proporzionale al peso che non deve superare i 9 kg con una circonferenza toracica non superiore ai 35 cm. E’ utilizzato come cane da caccia, guardia e da compagnia.

Nonostante la bassa statura e la forma a salsiccia, il Bassotto tedesco è un cane energico e audace, ottimo nella caccia, ove dimostra tenacia e resistenza straordinaria nell’inseguimento della preda. Anche se dotato di ottimo olfatto, sembra avere un indole più simile a quella del Terrier che a quella dei segugi e ama addentrarsi nelle tane per arrivare al confronto diretto con conigli selvatici, volpi e tassi. Infatti, il Bassotto tedesco è noto anche con i nomi di Teckel e Dachshund e l’ultimo nome significa proprio cane da tasso.

Il Bassotto – che, per quanto possa sembrare strano, appartiene alla famiglia dei segugi – in passato veniva allevato in Germania per cacciare i tassi. La caccia in tana richiede un cane a gamba corta, gran scavatore, di finissimo olfatto e gran coraggio: caratteristiche che non mancano certo a questa razza. Alle doti di cacciatore esso abbina un carattere aperto e incline al gioco. Alcuni bassotti vengono ancora oggi addestrati per la caccia e affrontano con sprezzo del pericolo nemici ben più grossi di loro. E con la stessa determinazione difenderebbero il loro padrone fino alla morte.

Il loro ruolo, oggigiorno, è piuttosto quello di cane da compagnia. Paziente con i bambini, diventa aggressivo con gli estranei. Cani affettuosi e divertenti, a dispetto delle gambe corte possono fare tutto l’esercizio che volete.

Buoni guardiani, il loro abbaiare, spropositato rispetto alla loro ridicola mole, può trarre facilmente in inganno.

Morfologia

Basso sugli arti e con corpo allungato, ma non sgraziato, ha testa anch’essa allungata, che si restringe progressivamente e uniformemente verso il tartufo praticamente senza stop e con canna nasale lunga e leggermente arcuata. Gli occhi sono scuri e di dimensioni medie; nei soggetti screziati, talvolta uno o entrambi sono in parte o interamente azzurri. Le orecchie sono molto mobili, piuttosto lunghe, ampie, pendenti, con attaccatura alta. La coda, leggermente ricurva, prosegue la linea della colonna vertebrale. I Bassotti tedeschi sono classificati come tre razze distinte a seconda del tipo di pelo.

A pelo corto: pelo corto, fitto, brillante, liscio con pelle morbida ed elastica: coda che si assottiglia verso l’estremità, coperta di pelo, ma non troppo abbondante. I colori del mantello ammessi possono essere uniformi, striati o screziati, dal fulvo più o meno giallo al nero focato; il bianco è accettabile solo in una piccola chiazza sul petto o in screziature irregolari.

A pelo lungo: il pelo è lungo, morbido, piatto e diritto o solo lievemente ondulato, brillante, si allunga sotto il collo e nella parte inferiore del corpo con abbondanti ciuffi dietro le zampe, sulle orecchie e nella parte inferiore della coda, ove deve formare grandi frange. I colori del mantello ammessi sono gli stessi del Bassotto a pelo corto.

A pelo duro: il mantello è ruvido, denso, aderente al corpo e guarnito di sottopelo; sono presenti barba e sopracciglia cespugliose; la coda ha pelo ben aderente e si assottiglia verso l’estremità, senza fiocco. Sono ammessi tutti i colori del mantello; le macchie bianche sul petto sono ammesse, ma non desiderabili.

Storia

Cani dal corpo allungato e dalle zampe corte sono raffigurati sulle pareti di antichi templi egizi e sono riprodotti in pietra e argilla in statuette ritrovate in Messico, Grecia, Perù e Cina. Tuttavia i resti di animali molto simile al Bassotto tedesco, portati alla luce in numerosi insediamenti romani in territorio germanico, inducono gli esperti ad attribuire a questo cane una pura origine teutonica. La cinologia cominciò a interessarsi di questa razza nel ‘700; il Club del Bassotto fu fondato nel 1888.

Temperamento

Molto vivace e intelligente, il Bassotto può talvolta mostrare un carattere un po’ irritabile e permaloso. Ha spiccate capacità di comunicazione è attento, curioso e molto geloso della propria privacy. Dal momento che sente il bisogno di lavorare, si assume vari incarichi in famiglia, in primo luogo avvertire della presenza di estranei, ed è lieto se viene responsabilizzato in qualche modo. Va educato con fermezza e coerenza, diversamente si mostra cocciuto e ribelle. Non deve essere trattato come un cane da grembo ma come un fiero cacciatore che, pur in formato tascabile, ha conservato lo spirito e l’intelligenza di un grosso cane. In cambio del grande amore che dona al padrone e alla famiglia, reclama rispetto per la sua forte personalità. Attenzione, però, a non tollerare i suoi capricci: se si cede una volta, per il cane si tratterà di un diritto acquisito.

Cure

Ha bisogno di un’alimentazione corretta per evitare gli eccessi di peso e di un regolare esercizio fisico. I soggetti a pelo lungo richiedono toelettatura più accurata di quelli a pelo corto, mentre quelli a pelo duro necessitano di trattamento analogo a quello degli Schnauzer.

Può soffrire di problemi ai dischi intervertebrali a causa della schiena troppo lunga e delle gambe corte. Chiunque abbia visto un bassotto paralizzato, anche se in buona salute, capirà la necessità di mantenere il proprio cane nel peso forma e di impedirgli salti su e giù dal divano. Varie sono le terapie per porre rimedio a questi disturbi, dalle iniezioni di cortisone agli interventi chirurgici. I denti del bassotto sono esposti all’accumulo di tartaro. Se ne raccomanda la rimozione periodica: le placche vanno staccate con una soluzione antitartaro.

Ambiente di vita

L’esercizio regolare è importante perché la razza tende facilmente all’obesità. L’ideale sono passeggiate corte e frequenti, con possibilità di correre in un giardino.

Si adatta anche a vivere in appartamento, ma è un cane che ha bisogno di spazio per curiosare e darsi da fare, quindi sarebbe meglio potergli offrire un giardino. E’ comunque molto legato alla famiglia e non ama la solitudine. Gradisce giocare, anche con i bambini, ma non sopporta i dispetti.

Trattandosi di un cane che va educato correttamente fin da piccolo, si consiglia di acquistare cuccioli allevati in famiglia o in allevamenti specializzati, con genitori equilibrati e ben educati.

Bassotto nano

Questa razza fu selezionata incrociando il Bassotto con Schnauzer e Pinscher, allo scopo di ottenere un cane adatto a penetrare in tane molto anguste. Fino al 1931 le taglie venivano distinte in base al peso e alla circonferenza toracica, ma in seguito il primo criterio fu abolito. Attualmente, quindi, è la misura della circonferenza toracica che permette di determinare il tipo di Bassotto; nel caso del nano deve essere compresa tra i 30 e i 35 cm con un peso fino a 4 kg. Le caratteristiche morfologiche sono le stesse richieste per il Bassotto tedesco e anche in questo caso sono registrate tre razze distinte: a pelo corto, a pelo lungo e a pelo duro.

Anche per quanto riguarda il temperamento, le cure e l’ambiente di vita vale quanto detto per il Bassotto tedesco.

Bassotto Kaninchen

Il nome tedesco di questa razza è Kaninchenteckel, cioè Teckel da coniglio, e si riferisce al fatto che è stato selezionato proprio per la caccia al coniglio selvatico. Anche per questi bassotti sono classificate tre razze in base al tipo di pelo, con caratteristiche morfologiche e comportamentali analoghe a quelle richieste per il Bassotto tedesco: l’unica differenza riguarda la circonferenza toracica, che nel Kaninchen deve essere inferiore ai 30 cm con un peso fino a 3,5 kg.

Animali in genere

Gli Equidi – 4

Tenendo conto dell’elevato numero di sottospecie di Zebre delle steppe, è comprensibile che esistano anche individui veramente singolari: in taluni casi, ad esempio, sono state viste Zebre di Grant con le cosce, le spalle o il tronco picchiettati di puntini bianchi disposti in serie, oppure esemplari privi di criniera particolarmente frequenti soprattutto nel Sudan meridionale, nell’Uganda orientale, in kenia e in Somalia. Via via che si procede verso sud, le Zebre delle steppe presentano una striatura sempre meno marcata, con una serie di passaggi intermedi, i cui estremi sono costituiti dalla Zebra di Grant, con il mantello nettamente striato e ricco di contrasti cromatici, e dal Quagga con una striatura pressoché indistinta sulla metà posteriore del corpo. Ancora all’inizio dell’Ottocento quest’ultima sottospecie popolava in grandi branchi le steppe sudafricane, ma in seguito venne sottoposta a una caccia spietata da parte dei boeri, che ne uccisero migliaia e migliaia di esemplari sia per mangiarne le carni sia per utilizzarne le pelli. Allo stato libero l’ultimo Quagga venne abbattuto nel 1878, mentre un esemplare ospitato nello zoo di Amsterdam (l’unico ancora esistente in cattività) morì il 12 agosto 1883. Di questa sottospecie sudafricana rimangono oggi diciannove pelli, alcuni crani e tre fotografie, che vengono conservati come reperti di grande valore nei musei. Un’analoga sorte toccò alla Zebra di Burchell, che verso la fine dell’Ottocento veniva ospitata con notevole frequenza negli zoo europei, ove si distingueva per il suo vivace temperamento.

Con l’estendersi della colonizzazione, i branchi viventi allo stato libero furono ugualmente decimati in misura sempre più violenta, e scomparvero completamente nel 1910; l’ultimo esemplare in cattività morì nel 1911 nello zoo di Amburgo. Alcuni animali sopravvissuti allo stato libero si unirono forse ai branchi delle Zebre di Chapman, e non è quindi da escludere che negli attuali rappresentanti di questa sottospecie corra ancora un po’ di sangue delle Zebre di Burchell: nei giardini zoologici, infatti, nascono talvolta delle Zebre di Chapman con la parte posteriore del corpo pressoché priva di strisce.

Il comportamento sociale delle Zebre delle steppe differisce nettamente da quello delle Zebre trattate in precedenza: mentre infatti le Zebre di montagna vivono in gruppi non molto numerosi e neppure molto uniti, e le Zebre reali formano solo delle piccole schiere chiuse, le Zebre delle steppe costituiscono dei grandi branchi, i cui componenti pascolano l’uno accanto all’altro. Si è detto che i maschi della Zebra reale (come gli Asini) sono aggressivi verso i compagni del gruppo, soprattutto durante il periodo degli amori; nel caso delle Zebre di montagna sono invece le femmine in calore ad attaccare i maschi, i quali cercano di mantenersi ad una certa distanza e reagiscono solo in apparenza. Nel gruppo delle Zebre delle steppe esistono invece rapporti assai più pacifici: il maschio è infatti il protettore del branco e cerca di evitare uno scontro diretto con i compagni, per cui gli eventuali duelli avvengono più o meno per gioco. Sebbene le Zebre vengano aggredite di quando in quando anche da Licaoni, Iene macchiate e Leopardi, i loro più temibili nemici sono i Leoni, molto comuni nei territori in cui vivono i branchi di questi Equidi. Normalmente i Carnivori attaccano le Zebre di notte, quando esse si portano all’abbeverata: balzano sulla loro groppa, e con una sola zampata riescono a gettare a terra anche gli individui più forti. Continua