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Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 16

Ai Sorrentini seguono i Torresi, arrischiati ed abili marinari che lasciano il loro paese nativo per recarsi alla pesca del corallo, alla quale tutti quasi unicamente si dedicano. Il loro ritorno in patria è riboccante di affetti. Le donne loro, i figliuoli, le sorelle, i genitori stan sulla spiaggia ad aspettarli. Gli occhi delle fanciulle son luccicanti, quelli de’ genitori pieni di lacrime gioiose. Indi a poco il corallo è ridotto in collane, ed il fratello ne fa presente alla suora e glielo cinge al niveo collo. La pesca del corallo ed il lavorìo di esso in ispille, braccialetti, manichi di bastoni ed ombrella, anelli ed altre minuterie di orafi danno alimento di vita a molte e molte famiglie di pescatori.

Trapani in Sicilia è pure emulatrice de’ lavori di corallo che adornano poi il petto delle forestiere ed in corna, quasi amuleti di antica superstizione, adornan le nostre donne che credono allontanar da loro gli auguri sinistri.

I marinai di Gaeta, quelli di Ponza, di Capri, di Nisita e gl’isolani tutti han qualità marine tutte proprie e derivanti dalla natura del luogo che abitano, e dove aprono gli occhi alla luce.

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Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 15

Ischia ha pure di tali popolari feste, e quelle di Santa Restituta e de’ Santi Pietro e Paolo son le più clamorose. Le donne d’Ischia, il cui vestire offre un leggiadro accozzamento di colori agli artisti di genere, fanno nel loro costume minor sfoggio di ori, e solo nei pendenti mettono ogni loro pompa.

Dopo aver parlato de’ Procidani, parmi dover fare onorata menzione degli Amalfitani che hanno a loro capo tal Flavio Gioja, e che possono in prova di loro valentia, ricordare tutta una storia di marittime imprese, che rendè la Amalfitana Repubblica pari a quelle di Venezia, di Genova e di Pisa. E non trasanderò di accennare che tutta la costa di Sorrento è ricca di valenti marini, e la massima parte di coloro che nascono in quelle arene si dedicano al pilotaggio e nelle scuole di nautica usano, per divenire poi utili al commercio ed alla marina di guerra. I Sorrentini sono anche dediti alle industrie speculative, costruiscono legni e mostran perizia molta nell’armamento di essi, in emulazione dei Castelloti o abitanti di Castellammare che son loro vicini, ma non hap pari grido di valore. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 14

Il marinaio Ischiaiuolo stima perduto il rivale isolano, ma questi si fa maggiore della traversia, e giunge vittorioso nel porto napolitano, pensando all’entrata di esso, assai più che non avesse pensato nel mettersi in mare.

I marinai procidani rendono onorata ed illustre la loro terra. Essi forman quasi una ricca colonia, poiché non è famiglia che non abbia un tetto suo ed un legno in mare. Il loro vivere sebben frugale, è sobrio. Una delle festive ricorrenze dell’isola che chiama maggior copia di gente a raccogliersi nel breve abitato, è la festa de’quattro altari. In quel giorno la gioventù Procidana si mostra con alterezza insulare.

Le donne, tra gli altri, attraenti per pupille e sembianze piacevoli, vestono allora in tutta la pompa dell’antico costume greco e fan mostra della dovizia del petto, onde van celebrate, e di tanti altri vezzi lusinghevoli, e in quelle feste si svegliano gli amori sopiti e le famiglie tra loro stringonsi in parentado, e le donzelle danno parola al giovane, aspettando pria che torni il lontano fratello navigatore, perché la gioia sia per universale assentimento, compiuta. Continua domani

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 13

Ischia e Procida, come due nemici, stan quasi l’una a fronte dell’altra. Esse guardansi di lontano, ma senza potersi ben discernere in volto. Ogni giorno dall’una e dall’altra riva partir deggiono le barche che mettono le isole in comunicazione con la capitale e si fan cambio di uomini e di cose, ma il tempo imperversa, l’orizzonte s’annebbia e i cavalloni si frangono nelle brune punte degli scogli, come arieti di guerra nelle irte mura d’un castello.

Il canale è sfrenato a tempesta, l’onda fa paura – gl’isolani stanno come le isole a fronte l’uno dell’altro, e giudicano severamente de’loro compagni. Ambo le rive hanno pronte alla vela le barche…

Chi partirà prima? Il marinaio di Procida o quello d’Ischia?

Il vento fortunale scorre sibilando sui flutti e pare che gridi – Non v’affidate a fragile barchetta.

Chi vincerà nella tenzone?

Ma sulla riva Procidana i marinai si stringon tra loro a consiglio, danno un bacio ai fanciulli, e lanciansi nelle barche. Il bollaccone (nome di una vela) batte con istrepito, la scotta si tende, i remi d’ambo i lati come natatoi d’un pesce, si allungano – la barca di Procida cavalca i marosi, gli evviva misti a qualche singulto di pianto accompagnano il fremer del vento. I cavalloni nascondono il piccolo legno che dura fatica a risorger sull’onda, e affonda poi in vortici più spaventosi. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 12

E’ soavissimo incanto l’aspetto di queste barche che in sulla sera e spesso a sorger di luna si veggono strisciar lentamente nell’acqua, radendo gli scogli e talora l’una dietro l’altra passar sotto l’arco di un ponte che la terra congiunge all’insulare castello che i tremuoti e la prigionia di Augustolo han renduto illustre anco nelle sue rovine.

L’insieme delle sue proporzioni imbrunito dalle ombre cha la luna fa grandeggiare appunto ove è più dispensiera di luce, staccasi mirabilmente dal fondo diafano e velato delle isole lontane e dall’acqua cerulea ed in più luoghi spruzzate di stille argentine. Da un lato il Vesuvio, dall’altro le colline Pausillipane fan corona alle acque, e compiono il quadro.

Da queste tre classi uopo è ora ch’ io ritorni al primitivo tema dal quale mi dipartii, quello de’ marinai napoletani in generale, tema che pari ad uno arbore annoso offre molti e svariati rami tutti rigogliosi di vita.

E però i rami più rigogliosi della progenie hanno a tenersi i Procidani e i Sorrentini che per esser valenti, sono rivali tra loro. I Procidani arditi, gagliardi, di animo fermo nelle calamità di mare e nelle traversie, nascono marini e si abituano assai di buon’ora ai pericoli della navigazione del loro canale e del golfo; nè a quello si fermano, ma come meglio possono, cercan pane ed alimento ne’ viaggi di lungo corso. Il Procidano dai suoi vicini è detto rischioso e temerario. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 11

Il pescivendolo napolitano ha i requisiti propri di ciascun altro venditore. Egli domanda sempre il doppio del prezzo che vuole, e per guadagnare un obolo soverchio, ascende, discende e torna indietro, borbottando, senza danno delle scarpe che abbomina, ed appagandosi, ove gli venga fatto, di carpirvi un oncia di peso a suo favore. Difetto del quale il napoletano che compera è tollerante per vecchio abito, il forestiero si sdegna.

Dopo aver brevemente discorso del pescivendolo, diremo alcuna cosa de’pescatori che son pur membri assai proficui delle marinaresche famiglie dedite alle fatiche del mare.

Pittoresca e dilettevole è la pesca de’ polipi o de’ cefali che fassi nelle circonferenze del Lucullano castello, detto oggi Castel dell’Ovo e pria nominato Isola del Salvatore. Siffatta pesca si esegue nelle barche aventi in sulla prora o viceversa una fiaccola che nell’acqua isfavilla e la rischiara fino a certa profondità. Entro la barca sta un uomo intento a vogar pianamente, un altro sta più innanti e guarda fiso nell’acqua spargendo stille di olio ove i raggi percuotono, fino a che l’abitatore di quella regione, adescato dalla luce, non si faccia a seguire il solco radiante, e resti così mortalmente percosso dalla lancia onde il pescatore è munito. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 10

Come dicemmo de‘Luciani e de’Chiaiesi, i marinai del piccolo molo son pur distinti fra pescatori, pescivendoli e barchettaiuoli. I pescivendoli, han quasi le stesse fogge di vestire, se non che invece del pastrano a scapolare, portano una giubba gittata in sulle spalle. Essi son dedicati unicamente alla vendita e traffico di quella specie. Il loro campo è la pietra del pesce, luogo ove il pesce si raccoglie, librasi in bilance, ed alla presenza de’ capo-paranza e degli annonari, si distribuisce colla imposizione del prezzo.

Da un momento all’altro i pescivendoli sia ne’cestelli, sia nelle sporticciuole di giunghi invadono tutto quant’è l’abitato, gridando e replicando intorno il nome di quel che portano in mostra ed al nome aggiungono una serie di epiteti vezzeggiativi e chiamano i pesci, garofani, perché i golosi solluccherati dal nome, s’affaccino ed invitino il pescivendolo a venir su.

Così tra ascendere e discender lunghe e non comode scalinate, tra girare e rigirar, vie viottoli, viottolini, il pescivendolo vuota la sportella, la riempie, e per seguir l’andamento delle cose umane e mostrarne l’applicazione, mette sempre i più grossi pesci a giacer sui pesciottoli e i pesciolini; con la sinistra mano li fa odorare a que’che dubitano della loro freschezza, con la destra gl’inaffia di acqua salsa che porta in un otre, e i suoi movimenti sono sì rapidi, i suoi passi sì misurati e solleciti, che tra rimestare e pesare, tra vendere e rendere il soverchio, mette sì poco tempo, che sarebbe a desiderarsi, potessero tutti i mondani negozi discutersi e compiersi a quella guisa. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 9

Taluni fra essi marinai o barchettaiuoli, che riconoscerete agevolmente dai ricciolini pendenti, dall’aria di valentuomini, dal berretto, vanno a prendere le loro merci con grosso mare e con vento, sotto la prua di una nave ancorata in rada, quando pur non debbano andarla a scontrare fin sotto Capri a dispetto dei marosi e dei Doganieri.

Estese generazioni marittime son pur quelle del molo piccolo e parcamente vivono tra i viottoli di basso porto, ma più comunemente la loro linea segue quella della spiaggia, poco più innanzi della porta del Carmine, e più famigliuole han dimora ne’ vicoli che dalla così detta Marinella riescono al Borgo di Loreto, e quelle famigliuole, come il giorno appare, saltan fuori dalle anguste camerette e van poi con le altre a sedersi sulla opposta spiaggia, ove il forestiero soffermasi a mirare que’ gruppi che tra uomini e donne, vecchi e fanciulle, tra botti, barche, reti, tinelli, fiscelle, nasse formano i quadri onde è maestra natura. Dopo il desinare, su quella stessa spiaggia, soglion le donne acconciarsi l’un l’altra le chiome e rassettarsi le vesti allo specchio limpido delle acque, indi prender l’ago e i fusi e tesser ami e reti di ogni guisa. Nella estiva stagione quella stessa spiaggia formicola di gente che va a bagnarsi, ed allora molta parte di quelle donne s’occupa in far bucato di lenzuoli, di tovagliuoli e di camicie. Continua domani.

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I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 8

Altre ricordevoli feste marinaresche sono in Giugno quelle che in onor di san Pietro e San Paolo per ben tre giorni si fanno, ardendo grandi botti di pece e girandovi intorno, e quella che prende occasione dalla incoronazione di nostra Donna detta di porto salvo, perché fondata da chi votò un tempio alla Vergine per iscampato naufragio. A tal festa i marinai tutti del molo piccolo che son marinai più dedicati al commercio ed alle marittime industrie, danno emolumento, pagando nel corso dell’anno ciascuno il suo scotto per la pompa della festiva ricorrenza. E questo tributo pecuniario che ad onor della Vergine è costume di riscuotere, pagasi pria dai padroni di bastimenti, indi da quei di barche, indi dai marinai con amministrativa proporzione; e memorevole è finalmente la festa di San Niccolò detto, per la prossimità dell’edificio, San Niccolò della Dogana, e ciò nella ricorrenza dell’Assunzione di nostra Donna del Piliero. Ed in queste due ultime festività non mancan luminarie e fuochi artificiali non iscompagnati da quei grandi colpi di sparo, nei quali il napolitano mostra la sua tendenza al chiasso ed al frastuono, allo stordire ed all’essere stordito, quasiché la gioia crescesse col gonfiare de’ polmoni.

I marinai del molo piccolo sono più navigatori, e la vicinanza del porto li rende adatti alle industrie speculative. Essi han più cespiti al sostentamento della vita e sono estremamente destri nell’eludere la vigilanza di certi birri che vivono nell’acqua e di taluni decorati satelliti, che per iscrupoli di coscienza metton le mani nella roba altrui, e non han ritegno di cacciarvele in tasca, se non siete pronti a dar loro un’occhiata significativa. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 7

I Battellieri, i Sommozzatori e i Pescatori, come ho già detto, abitavan lungo Santa Lucia, Chiaia, (l’antica plaga) il Chiatamone (platamonio) la Torreta (una di quelle edificate lunghesso il lido contro gli scorridori di mare) ed il leone di Posillipo, le cui acque han la celebrità delle “Chiare, fresche e dolci acque” del Petrarca.

I nostri marinai sono buoni, servizievoli, sofferenti di freno, massime i Chiaiesi, e i sentimenti religiosi han la stessa potenza de’ doveri di famiglia. Nel mese di agosto, la contrada tutta di Santa Lucia, campo delle tende della milizia o della corporazion degli ostricari, divien campo dell’allegrezza marinaresca. I barchettaiuoli indossano il più bel calzone che s’abbiano e’l più nuovo de’ lor berretti, le famigliuole si lavano e si lisciano i capelli, facendo baldoria. Nelle circostanti osterie fumigano i manicaretti, il pesce in salse piccanti, i vermicelli avvoltolati nel cacio e nel sugo di pesce, il baccalà fatto verecondo dal pomidoro e mille altri intingoli, e ciò per la festività di nostra Donna della Catena Marinai accorrono d’ogni parte cantarellando, altri con le nacchere e’l tamburo accompagnano la nazional tarantella, altri scorron la riva chiamando avventori alla festa, e nel mezzo della gioia universale, i fanciulli e i giovinetti figli de’ così detti Sommozzatori, tutti in un attimo e pressocché vestiti, giù nell’onda si capovolgono, toccando il fondo, poi risalendo a galla alla supina come morti, poi guazzando e carolando tra loro e facendo catena, in onor della Vergine. Sembra che gli antichi Tritoni onde la favola popolava quella riviera, emergono dal profondo, consapevoli della festa e guazzino con loro. E vedi braccia e gambe sossopra, e cavriuole e gruppi fantastici, e poi un nembo anzi un manto di schiuma che nasconde i guazzanti, ed odi evviva e batter di palme de’ padri e delle madri coi bimbi alla poppa. Pure gioie, pure come l’ampio padiglione celeste che li coverchia, pure gioie intemerate, non interrotte da sogni torbidi e ambiziosi, da rimembranze crudeli, da ambagi e sofismi viziosi di menti torte e perverse. Gioie perenni e vere che si riproducono come la schiuma del mare, come la nuvola che scorre il firmamento e che un fiato di rimorso non contamina. Continua domani.