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Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 9

Taluni fra essi marinai o barchettaiuoli, che riconoscerete agevolmente dai ricciolini pendenti, dall’aria di valentuomini, dal berretto, vanno a prendere le loro merci con grosso mare e con vento, sotto la prua di una nave ancorata in rada, quando pur non debbano andarla a scontrare fin sotto Capri a dispetto dei marosi e dei Doganieri.

Estese generazioni marittime son pur quelle del molo piccolo e parcamente vivono tra i viottoli di basso porto, ma più comunemente la loro linea segue quella della spiaggia, poco più innanzi della porta del Carmine, e più famigliuole han dimora ne’ vicoli che dalla così detta Marinella riescono al Borgo di Loreto, e quelle famigliuole, come il giorno appare, saltan fuori dalle anguste camerette e van poi con le altre a sedersi sulla opposta spiaggia, ove il forestiero soffermasi a mirare que’ gruppi che tra uomini e donne, vecchi e fanciulle, tra botti, barche, reti, tinelli, fiscelle, nasse formano i quadri onde è maestra natura. Dopo il desinare, su quella stessa spiaggia, soglion le donne acconciarsi l’un l’altra le chiome e rassettarsi le vesti allo specchio limpido delle acque, indi prender l’ago e i fusi e tesser ami e reti di ogni guisa. Nella estiva stagione quella stessa spiaggia formicola di gente che va a bagnarsi, ed allora molta parte di quelle donne s’occupa in far bucato di lenzuoli, di tovagliuoli e di camicie. Continua domani.

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I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 8

Altre ricordevoli feste marinaresche sono in Giugno quelle che in onor di san Pietro e San Paolo per ben tre giorni si fanno, ardendo grandi botti di pece e girandovi intorno, e quella che prende occasione dalla incoronazione di nostra Donna detta di porto salvo, perché fondata da chi votò un tempio alla Vergine per iscampato naufragio. A tal festa i marinai tutti del molo piccolo che son marinai più dedicati al commercio ed alle marittime industrie, danno emolumento, pagando nel corso dell’anno ciascuno il suo scotto per la pompa della festiva ricorrenza. E questo tributo pecuniario che ad onor della Vergine è costume di riscuotere, pagasi pria dai padroni di bastimenti, indi da quei di barche, indi dai marinai con amministrativa proporzione; e memorevole è finalmente la festa di San Niccolò detto, per la prossimità dell’edificio, San Niccolò della Dogana, e ciò nella ricorrenza dell’Assunzione di nostra Donna del Piliero. Ed in queste due ultime festività non mancan luminarie e fuochi artificiali non iscompagnati da quei grandi colpi di sparo, nei quali il napolitano mostra la sua tendenza al chiasso ed al frastuono, allo stordire ed all’essere stordito, quasiché la gioia crescesse col gonfiare de’ polmoni.

I marinai del molo piccolo sono più navigatori, e la vicinanza del porto li rende adatti alle industrie speculative. Essi han più cespiti al sostentamento della vita e sono estremamente destri nell’eludere la vigilanza di certi birri che vivono nell’acqua e di taluni decorati satelliti, che per iscrupoli di coscienza metton le mani nella roba altrui, e non han ritegno di cacciarvele in tasca, se non siete pronti a dar loro un’occhiata significativa. Continua domani.

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I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 7

I Battellieri, i Sommozzatori e i Pescatori, come ho già detto, abitavan lungo Santa Lucia, Chiaia, (l’antica plaga) il Chiatamone (platamonio) la Torreta (una di quelle edificate lunghesso il lido contro gli scorridori di mare) ed il leone di Posillipo, le cui acque han la celebrità delle “Chiare, fresche e dolci acque” del Petrarca.

I nostri marinai sono buoni, servizievoli, sofferenti di freno, massime i Chiaiesi, e i sentimenti religiosi han la stessa potenza de’ doveri di famiglia. Nel mese di agosto, la contrada tutta di Santa Lucia, campo delle tende della milizia o della corporazion degli ostricari, divien campo dell’allegrezza marinaresca. I barchettaiuoli indossano il più bel calzone che s’abbiano e’l più nuovo de’ lor berretti, le famigliuole si lavano e si lisciano i capelli, facendo baldoria. Nelle circostanti osterie fumigano i manicaretti, il pesce in salse piccanti, i vermicelli avvoltolati nel cacio e nel sugo di pesce, il baccalà fatto verecondo dal pomidoro e mille altri intingoli, e ciò per la festività di nostra Donna della Catena Marinai accorrono d’ogni parte cantarellando, altri con le nacchere e’l tamburo accompagnano la nazional tarantella, altri scorron la riva chiamando avventori alla festa, e nel mezzo della gioia universale, i fanciulli e i giovinetti figli de’ così detti Sommozzatori, tutti in un attimo e pressocché vestiti, giù nell’onda si capovolgono, toccando il fondo, poi risalendo a galla alla supina come morti, poi guazzando e carolando tra loro e facendo catena, in onor della Vergine. Sembra che gli antichi Tritoni onde la favola popolava quella riviera, emergono dal profondo, consapevoli della festa e guazzino con loro. E vedi braccia e gambe sossopra, e cavriuole e gruppi fantastici, e poi un nembo anzi un manto di schiuma che nasconde i guazzanti, ed odi evviva e batter di palme de’ padri e delle madri coi bimbi alla poppa. Pure gioie, pure come l’ampio padiglione celeste che li coverchia, pure gioie intemerate, non interrotte da sogni torbidi e ambiziosi, da rimembranze crudeli, da ambagi e sofismi viziosi di menti torte e perverse. Gioie perenni e vere che si riproducono come la schiuma del mare, come la nuvola che scorre il firmamento e che un fiato di rimorso non contamina. Continua domani.

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I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 6

I barchettaiuoli o battellieri son del tutto dediti al traffico di piacere. E nulla riesce tanto gradevole, quanto ne’ be’ giorni di primavera una passeggiata marittima lungo la spiaggia voluttuosa che gli antichi dissero pausa delle tristezze (Pausilipo) entro una barca munita di due vigorosi rematori i quali alla loro volta, rasentando gli scogli e le secche fino a farvele toccar con mano, vi mostreranno i pittoreschi avanzi di antichi fabbricati e le mura di opera laterizia, e vi parleranno con tradizionale credenza del Palazzo della Regina Giovanna e del misterioso trabocchetto, donde gli amanti oscuramente affogavano in mare, e vi diranno storie di sangue all’approssimarvi dello scoglio de’ due fratelli e poi vi faran vedere la Gaiola e l’altro scoglio che per figura conica ha tolto un nome che modestia vuol taciuto, e non trasanderanno d’indicarvi il palazzo detto delle cannonate e finalmente, poiché l’animo del marinaio è soccorrevole altrui, v’inviteranno a porgere un’elemosina all’Eremita della Gaiola che dall’alto del suo scoglio vi tenderà un bastone munito di una borsa. E a’ forestieri non solo dovrà recar maraviglia quel pellegrinaggio di costa allietato dalla vista di tante variopinte casine a fior d’acqua e di tanti giardini e viali ombriferi e fioriti che s’arrampicano, per così dire fino alla superior via nuova di Posillipo, ma dovrà pure recar maraviglia, il veder come due barchettaiuoli di quella spiaggia dopo avervi per un’intera giornata prestata l’opera loro, se ne andran contenti di buscare quattro o cinque carlini, ed a sera, banchettando nel mezzo della onesta e povera famigliuola diranno “Il dì d’oggi è stato bello e lucroso, e tale, prego il cielo, sia il dimani.” Questa parvità di desideri, questo tenor di vivere non solleticato che dagli affetti che si accendono presso al domestico focolare forman di quella classe di popolo un centro di virtù sconosciute. Continua domani.

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I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 5

E tanto eran tra loro strette quelle schiatte marinaresche, che non molte, ma solo una famiglia, dagli usi e dalla dimestica fratellanza, apparivano.

Un padron di barche era ed è stimato nella contrada un ricco possidente. Coverto il capo del suo berretto e nudo sempre il piede, ei sospende di fumare sol quando emana i suoi ordini ai minori di lui, o facendo lanciare in acqua una barca o traendo l’altra sul lido per darvi su di pece o di catrame, o nei cestelli facendo assettar l’amo dai seniori, che l’età rende pazienti ed acconci a’ lavori lunghi e riposati. E fuori di un padron di barche, non troverete persona più dignitosa fra i Chiaiesi i Luciani e que’ di Posillipo, e fra questi, i secondi han rinomanza e quasi ereditaria celebrità per pescare sott’acqua e tuffarsi tutti col capo in giù, sia per visitare o turare la falla di un bastimento, sia per isbarazzare un’ancora ed accelerar l’uscita di una nave. I Luciani trasmettonsi questa virtù di padre in figlio, e fino alla più tarda vecchiezza nel colmo del rigore invernale traggon sostentamento da cosiffatte fatiche. Però li vedete sfigurati dalla vampa del sole, nelle carni grinze e violacee, negli occhi cisposi e quasi lacrimanti, poiché il sal marino che vi filtra per entro, li corrode, siccché talune volte hanno a cessar dall’ufficio, non potendo tener gli occhi aperti a mirare il fondo delle acque. Son questi i cosi detti Sommozzatori.

Quelli poi che van cercando alimento dal minuto pesce e dai molluschi o frutti di mare, che van tastando uno scoglio, cercandovi i granchi o qualche altro abitatore aquoreo della specie, hanno le mani e i piè per tal maniera guasti, gonfi, e quasi ostrutti, che fan pietà solo in mirarli. Poiché v’ha taluno di questi pesciolini o granchi che suol tendere a vendicarsi contro chi l’offende, prova incontrastabile che la provvidenza diede anche al piccolo armi per difendersi dal potente, armi che la sedicente civiltà rinnovatrice di tutti gli ordini di cose, ha in gran parte distrutte fra gli uomini. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 4

Siam quindi lieti di dover cominciare quest’opera di costumi, rivolgendoci a’ marinai, parte sì viva ed integrale della nostra gloria, siam lieti di dover parlare di una classe generalmente onesta e laboriosa, schietta ne’ modi, ardita nelle sue determinazioni. Forse la penna che animata da tal subietto è scorrevole è pronta a ritrarre il pensiero, sarebbe ritrosa e dura nell’esprimere passioni più elevate e bugiarde, frutto avverso del secolo che corrompe gli uomini nel fasto anzi (come uno scorridor di campagna) aspetta al varco gli uomini più schivi, per dir quasi: – Ti ho pur colto o superbo; sprezzasti l’oro, ora affoga sotto l’oro che ti copre!

Però volentieri ci stringiamo al popolo, e parleremo prima de’ marinai che si veggono nell’interno della città, indi parlerem di quelli che lungo la riva se ne allontanano, e finalmente de’ così detti costaiuoli, non trasandando i siculi marinai che di prodezza non mancano e di perizia sull’elemento che li vede nascere e li cullò infanti.

I marinai di Chiaia, di Santa Lucia, di Posillipo appartengono alla classe dei battellieri e pescatori. Essi vivono con l’amo e col remo alla mano, e la loro navigazione non si stende oltre il nostro golfo. Un dì, da Santa Lucia a Posillipo vedevi una catena di povere abitazioni marinaresche, e un quotidiano raccogliersi di famigliuole con famigliuole ad una stessa mensa, condita dall’amore de’ figliuoletti, dall’affetto delle madri, dal previdente consiglio de’ vecchi. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 3

Un dì alcuni legni a vela addetti a quel traffico partian con poco carico e poca gente, ed era d’uopo aspettar il ritorno d’uno o d’altro legno, a seconda de’ venti che spiravano. Or le spedizioni per la Sicilia sono continue, anzi cotidiane, e non ha guari i battelli Maria Teresa e Palermo nello spazio di sedici ore toccavano l’estremo porto, mentre oggi due bellissimi piroscafi in ferro Vesuvio e Capri partendo a sera, conducono il forestiero, come nel grembo di un sogno d’estate, più celermente assai dall’uno all’altro porto, però sembrami inopportuno dir che a simiglianza di questa sola linea di navigazione, le altre apportano tanto e tal bene a questo marittimo paese, da doversi molto tenere in pregio gli uomini di mare del nostro regno, subietto di questo articolo.

Da tutte le storie italiane e da stranieri scrittori rilevasi la strenuità dei nostri marinai e l’antica loro attitudine alle marittime imprese, e basti l’esempio de’ Pozzuolani, che or dimenticati perché agli altri marinai inferiori, tenevano un dì esteso commercio e trafficavan coi Greci e i Fenici popoli. E basti la lettura delle istorie di Fazello, a ricordare la perizia marittima de’ Siciliani e le glorie di Siracusa e di Agrigento. Napoli (dice il primo de’ citati scrittori) abbandonava di vascelli prima che i Romani pensassero ad aver forze navali, di modo che le cinquanta navi e triremi che trasportarono l’esercito romano in Sicilia, furono tutte Napolitane, Tarentine e Locresi. Continua domani.