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L’angolo della Poesia

Lamento per Ignazio Sanchez Mejias – IV

Non ti conosce il toro né il fico

né i cavalli né le formiche di casa tua.

Non ti conosce il bambino né la sera

perché tu sei morto per sempre.

Non ti conosce il dorso della pietra,

né il raso nero dove ti distruggi.

Non ti conosce il tuo muto ricordo

perché tu sei morto per sempre.

Verrà l’autunno con le conchiglie,

uva di nebbia e monti aggruppati,

ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi

perché tu sei morto per sempre.

Perché tu sei morto per sempre,

come tutti i morti della Terra,

come tutti i morti che si scordano

in un mucchio di cani spenti.

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.

Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.

La grande maturità della tua intelligenza.

Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.

La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Tarderà molto a nascere, se nasce

un andaluso così puro, così ricco d’avventura.

Canto la sua eleganza con parole che gemono,

e ricordo una brezza triste negli ulivi.

Federico Garcia Lorca

Ignazio Sanchez Mejias era un famoso torero amico del poeta, morto nell’arena nel 1934. Del lungo componimento ho riportato solo la IV e ultima parte.

Locali storici e tipici napoletani

Libreria Scientifica Editrice Pisanti

Corso Umberto I 38/40

La libreria-editrice aprì i battenti alla fine del 1942, in un piccolo locale a due passi dall’università.

Col tempo si è ingrandita fino a che, negli anni Ottanta, è stata rilevata dai fratelli Paolo e Giulio Pisanti, che hanno proceduto a una ristrutturazione totale, recuperando anche uno spazio sotterraneo (ex rifugio antiaereo) che oggi ospita testi universitari di ogni facoltà, guide turistiche, libri stranieri.

Articolata su tre livelli e dotata di un sistema computerizzato per la ricerca dei titoli, la libreria è moderna e funzionale.

Al piano terra un’ampia scelta di novità editoriali, narrativa, poesia, arte e un settore dedicato ai “piccoli editori”.

Al piano superiore, tascabili, manualistica e informatica.

Monumenti di Napoli

Bassorilievo di Orione

Via mezzocannone angolo via Sedile di Porto

La figura con le sue iscrizioni è in alto e così annerita da passare inosservata.

Forse proviene da un tempietto, forse è medievale, forse era stata l’insegna del sedile di Porto.

Di sicuro sta al primo piano del palazzo dall’epoca del Risanamento.

Prima dei lavori, questo era infatti l’angolo delle ‘Strettole di Porto’ e il bassorilievo di Orione vi era stato murato dopo essere riemerso proprio dalle fondamenta del sedile.

La tradizione popolare riconosceva nell’uomo peloso con un coltellaccio Nicolò Pesce, o Colapesce, un fanciullo che passava tutto il suo tempo in mare al punto che la madre gli gettò la maledizione, realizzata, che potesse diventare pesce.

Nicolò viaggiava nel mare, dentro pesci che poi sventrava con il suo coltellaccio, esplorando e riportando informazioni anche al re. Fino a che questi lo sfidò a ripescare una palla di cannone.

Cola obbedì, si immerse, raggiunse la palla. Il mare, però, si chiuse sopra di lui e non gli permise di risalire.

Così almeno raccontava la favola il cocchiere di Benedetto Croce; diventato adulto, il filosofo tornò più volte su questo ricordo infantile, studiando le molte versioni della leggenda, nota in tutto il Mediterraneo.

Arte – Cultura – Personaggi

Thomas Stearns Eliot

La vita

Thomas Stearns Eliot nasce a Saint Louis – Missouri – nel 1888, da famiglia inglese. Laureatosi ad Harvard nel 1910, si trasferì l’anno successivo in Europa, perfezionando i suoi studi prima a Parigi poi a Oxford. Nel 1915 si stabilì a Londra e dopo un periodo trascorso come insegnante e poi come impiegato di banca, si dedicò definitivamente alla letteratura. Nel 1917 esordì come poeta con la raccolta Prufrock e altre osservazioni, seguita poi da altri volumi di versi – importante l’aiuto dato a Eliot dall’amico e poeta americano Ezra Pound, che oltre a guidarlo nella formazione culturale, ne favorì la notorietà nell’ambiente londinese -. Nel 1922 compose infine il poemetto La terra desolata, smarrita constatazione dello sfacelo del mondo contemporaneo e uno dei vertici della poesia eliotiana. Nel 1927 il poeta ottiene la cittadinanza inglese e aderisce alla religione anglicana. Frutto della conversione religiosa è il poemetto Mercoledì delle ceneri (1930). Datosi successivamente anche al teatro (Assassinio nella cattedrale, 1935; Cocktail Party, 1950; L’impiegato di fiducia, 1954; Il grande statista, 1959), Eliot ci lascia come sua ultima raccolta di versi i Quattro quartetti (1943). Autore anche di acuti saggi critici ed estetici (Il bosco sacro, 1920), fu insignito del premio Nobel nel 1948. Morì a Londra nel 1965.

L’angolo della Poesia

Canto di Simeone

Signore, i giacinti romani fioriscono nei vasi

e il sole d’inverno rade i colli nevicati;

l’ostinata stagione si diffonde…

La mia vita leggera attende il vento di morte

come piuma sul dorso della mano.

La polvere nel sole e il ricordo negli angoli

attendono il vento che corre freddo alla terra deserta.

Accordaci la pace.

Molti anni camminai tra queste mura,

serbai fede e digiuno, provvedetti

ai poveri, ebbi e resi onori ed agi.

Nessuno fu respinto alla mia porta.

Chi penserà al mio tetto, dove vivranno i figli dei miei figli

quando arriverà il giorno del dolore?

Prenderanno il sentiero delle capre, la tana delle volpi

fuggendo i volti ignoti e le spade straniere.

Prima che il tempo sia di corde verghe e lamenti

dacci la pace tua.

Prima che sia la sosta nei monti desolati,

prima che giunga l’ora di un materno dolore,

in quest’età di nascita di morte

possa il Figliulo, il Verbo non pronunciante ancora e impronunciato

dar la consolazione d’Israele

a un uomo che ha ottant’anni e non ha domani.

Secondo la promessa.

Soffrirà chi Ti loda a ogni generazione,

tra gloria e scherno, luce sopra luce,

e la scala dei santi ascenderà.

Non martirio per me – estasi di pensiero e di preghiera –

né la visione estrema.

Concedimi la pace.

(Ed una spada passerà il tuo cuore,

anche il tuo cuore).

Sono stanco della mia vita e di quella di chi verrà.

Muoio della mia morte e di quella di chi poi morrà.

Fa’ che il tuo servo partendo

veda la tua salvezza.

Thomas Stearns Eliot

(da T. S. Eliot, Mercoledì delle ceneri traduzione di Eugenio Montale)

Locali storici e tipici napoletani

Liguori

Via Mezzocannone, 23

Una grande cornice di granito e un’insegna curatissima sono il biglietto da visita di questa libreria che non ha mai rinunciato al suo stile sobrio ed elegante.

All’interno, scaffalature in legno e un bancone intorno al quale si accalcano studenti di ogni facoltà.

Aperta nel 1949, in un clima di forte concorrenza, Liguori ha iniziato subito a differenziarsi dalle altre librerie della zona offrendo agli studenti un bollettino con i programmi delle varie facoltà.

Proprio a questo servizio risale il nucleo originario dell’omonima casa editrice: il contatto con i docenti (Caccioppoli in testa) ha stimolato la pubblicazione delle prime dispense.

Oggi la Liguori editore ha un catalogo con più di tremila titoli, dalla saggistica alla manualistica universitaria e scolastica.

Monumenti di Napoli

Chiesa di San Giovanni Maggiore

Rampe San Giovanni Maggiore e Largo San Giovanni Maggiore

Eretta nel VI secolo dal vescovo Vincenzo, era una delle principali basiliche edificate sui luoghi dove originariamente sorgevano templi pagani.

Risulta praticamente impossibile riconoscere oggi la chiesa considerata a lungo seconda per importanza solo al Duomo: vestigia dell’abside paleocristiana ad arcate si vedono dietro l’altare maggiore di Domenico Antonio Vaccaro, realizzato nel 1743, ma intorno non è che rovina.

L’edificio, più volte ricostruito, nel 1888 venne restaurato integralmente: la condizione attuale è il risultato di oltre un ventennio di abbandono e saccheggi.

La chiesa è attualmente chiusa.