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La ricetta del giorno

Taccozzette con misto di legumi

Ingredienti: taccozzette 300 gr, fave secche sgusciate 150 gr, fagioli secchi 150 gr, piselli secchi 150 gr, ceci 150 gr, un cuore di verza, pancetta 100 gr, pecorino grattugiato, cipolla, carota, sedano, peperoncino, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: lasciare in ammollo i legumi per 24 ore tranne i piselli, scolarli, sciacquarli, aggiungere i piselli e cuocere tutto in una pentola con abbondante acqua per 3-4 ore finché saranno tutti teneri.

In una pentola di coccio con poco olio rosolare un battuto di pancetta, cipolla, sedano, carota e peperoncino, unire i legumi cotti, la verza pulita, lavata e tagliata a striscioline, coprire di acqua, salare e cuocere a fuoco moderato.

Quando la verdura sarà tenera verificare il sale e rabboccare l’acqua in modo che sia sufficiente a cuocere la pasta.

Portare a bollore, versare le taccozzette e portarle a giusta cottura. Spolverizzare con pecorino grattugiato e servire con altro pecorino a parte. Buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: non è un periodo riposante con picchi di fastidi e tensioni;

Toro: agguerrito e combattivo come non mai avanzerai con passo sicuro;

Gemelli: colpi di scena e situazioni inaspettate ti terranno col fiato sospeso;

Cancro: non rilassarti troppo perché doveri lavorativi e familiari ti richiameranno all’ordine;

Leone: prendi eventuali decisioni necessarie per migliorare quello che non funziona;

Vergine: godi di un momento piuttosto gioioso definito da passaggi planetari molto positivi;

Bilancia: riuscirai ad allentare la tensione e a godere di qualche attimo di puro svago;

Scorpione: in formissima, pieno di energia fisica e mentale eccoti pronto a mangiare in un boccone avversari e ostacoli;

Sagittario: evita di cedere a confidenze troppo personali;

Capricorno: hai le spalle larghe per essere in grado di gestire qualsiasi situazione;

Acquario: devi riuscire ad aprirti un po’ di più e renderti più empatico;

Pesci: rapido, organizzato ed efficiente saprai sbrigare con abilità i compiti fissi quotidiani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 5

E tanto eran tra loro strette quelle schiatte marinaresche, che non molte, ma solo una famiglia, dagli usi e dalla dimestica fratellanza, apparivano.

Un padron di barche era ed è stimato nella contrada un ricco possidente. Coverto il capo del suo berretto e nudo sempre il piede, ei sospende di fumare sol quando emana i suoi ordini ai minori di lui, o facendo lanciare in acqua una barca o traendo l’altra sul lido per darvi su di pece o di catrame, o nei cestelli facendo assettar l’amo dai seniori, che l’età rende pazienti ed acconci a’ lavori lunghi e riposati. E fuori di un padron di barche, non troverete persona più dignitosa fra i Chiaiesi i Luciani e que’ di Posillipo, e fra questi, i secondi han rinomanza e quasi ereditaria celebrità per pescare sott’acqua e tuffarsi tutti col capo in giù, sia per visitare o turare la falla di un bastimento, sia per isbarazzare un’ancora ed accelerar l’uscita di una nave. I Luciani trasmettonsi questa virtù di padre in figlio, e fino alla più tarda vecchiezza nel colmo del rigore invernale traggon sostentamento da cosiffatte fatiche. Però li vedete sfigurati dalla vampa del sole, nelle carni grinze e violacee, negli occhi cisposi e quasi lacrimanti, poiché il sal marino che vi filtra per entro, li corrode, siccché talune volte hanno a cessar dall’ufficio, non potendo tener gli occhi aperti a mirare il fondo delle acque. Son questi i cosi detti Sommozzatori.

Quelli poi che van cercando alimento dal minuto pesce e dai molluschi o frutti di mare, che van tastando uno scoglio, cercandovi i granchi o qualche altro abitatore aquoreo della specie, hanno le mani e i piè per tal maniera guasti, gonfi, e quasi ostrutti, che fan pietà solo in mirarli. Poiché v’ha taluno di questi pesciolini o granchi che suol tendere a vendicarsi contro chi l’offende, prova incontrastabile che la provvidenza diede anche al piccolo armi per difendersi dal potente, armi che la sedicente civiltà rinnovatrice di tutti gli ordini di cose, ha in gran parte distrutte fra gli uomini. Continua domani.

Città e Paesi della Campania

La Torre di avvistamento del Palazzo Mainenti.

Agropoli – 2

Fra paludi e corsari

Un caratteristico vicolo.

Nel corso dei secoli Agropoli è stata sottoposta a una flessione demografica notevole, i cui motivi possono essere ricondotti a due grossi problemi, uno proveniente dalla terra e l’altro dal mare. Infatti, il fenomeno di impaludamento, già presente in epoca imperiale, assunse proporzioni maggiori nel corso delle invasioni barbariche: le terre, peraltro già infestate dalla malaria, furono abbandonate durante la peste del XIV secolo e la guerra del Vespro combattuta fra angioini e aragonesi.

Una veduta di Palazzo Mainenti

Le incursioni barbaresche, che si abbatterono sulla costiera cilentana, contribuirono a spopolare ulteriormente il territorio: Agropoli fu devastata nel 1515, quando Kurdogli, dpo averla saccheggiata, condusse in schiavitù circa 300 persone.

Fu poi la volta delle scorrerie del corsaro Barbarossa (Khair ad-Din) e di Dragùt; nel 1629 Agropoli fu attaccata da turchi e bisertini (l’episodio viene ricordato ancora oggi con la rappresentazione storica dell’ “Assalto dei Turchi”).

Uno scorcio di vita paesana
Un altro scorcio di vita paesana

La peste del 1656 provocò numerosi morti: nello stato delle anime del 1686 le famiglie si erano ridotte a 113. Conseguenza del calo demografico furono le crescenti sperequazioni da parte dei proprietari terrieri; il catasto del 1663 registrava solo 34 proprietà, oltre ai beni feudali, consistenti in 340 tomoli, e alle 11 fondazioni pie con 382 tomoli (il Convento di San Francesco ne era il maggior proprietario). La struttura produttiva risultava ormai in questa data caratterizzata da un netto dualismo: lungo la fascia collinare litoranea oltre al vigneto iniziarono ad affermarsi il gelseto e il ficheto; invece nella parte pianeggiante, adiacente alla piana del Sele, subentrò l’allevamento dei bufali.

una cassetta delle lettere con lo stemma sabaudo e i fasci littorio

La situazione non mutò neanche nei secoli successivi: i dati catastali (1756) rilevano che nel comune vi erano 177 nuclei familiari che detenevano oltre 2990 tomoli di terra. Solo tre famiglie di civili, fra cui i fratelli Donato e Annibale Mingone, e una di grandi allevatori possedevano proprietà che superavano i venti tomoli. Permanevano tuttavia anche grandi proprietà feudali ed ecclesiastiche.

Una certa ridistribuzione della proprietà si ebbe solo nell’Ottocento, quando ad Agropoli si registrarono 409 aziende agricole di cittadini e 253 di forestieri. Solo tre proprietari superavano i 20 tomoli, mentre erano diminuiti i beni ecclesiastici e feudali. Comunque, accanto al consolidamento della piccola proprietà, permaneva ancora l’allevamento dei bufali nei latifondi che si affacciavano sulla piana del Sele. La crisi della produzione serica fu compensata dall’incremento della produzione di fichi e dalla loro esportazione (prima per Napoli e poi per l’America Latina) nonché dalla fabbricazione di alcool. Tale sistema produttivo cessò con la crisi agraria degli anni Ottanta dell’Ottocento: i fichi provenienti da Smirne presero il posto di quelli di Agropoli e delle colline cilentane.

Una veduta della costa

Bisognerà aspettare i primi decenni del Novecento perché la struttura territoriale dell’agro comunale muti completamente. Ciò risulta maggiormente evidente analizzando l’incremento demografico a partire dall’inizio del Novecento: 3000 abitanti nel 1901; 3576 nel 1911; 4044 nel 1921. In questa data lo spostamento della popolazione dai comuni interni del Cilento verso la costa è già iniziato e lo sviluppo del centro di Agropoli ben lo rivela: inizia infatti l’espansione dell’abitato verso le colline poste a ovest. Ma è dopo la bonifica degli anni Trenta del Novecento che il centro “esplode” a livello demografico passando dai 5335 abitanti nel 1931 ai 10.744 del 1971 fino a circa 12.000 del 1991.

Le cause dell’incremento sono molteplici: il debellamento della malaria, l’enorme potenzialità offerta dalla vicina pianura del Sele, la crisi economica e la flessione demografica delle zone interne, lo spostamento in massa della popolazione verso la fascia collinare litoranea e la pianura.

Il degrado urbanistico attuale e l’ampliamento abnorme del centro verso sud-est – come gli inevitabili dissesti ambientali – vanno inseriti in questo processo di spostamento demografico della popolazione dalle zone interne verso la costa, dato questo confermato dalla presenza di una grande quantità di case disabitate.

Una Torre di avvistamento