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Giardinaggio – L’orto semine, tecniche e cure colturali.

Cicoria e Radicchio (Cichorium intybus)

Varietà:

le cultivar di cicoria sono assai numerose e possono distinguersi in base al colore della foglia, alla modalità di raccolta (da taglio o da cespo) e l’epoca di raccolta. Tra le varietà più celebri la Cicoria di Bruxelles (Witloof) a cespo verde, ma posta in commercio dopo imbianchimento; la Grumolo bionda e verde scuro; la Catalogna brindisina e quella a foglie larghe del Veneto; il Pan di zucchero a cespo di color verde chiaro e tutte le varietà rosse a cespo: Cicoria rossa di Treviso, Cicoria variegata di Castelfranco, Cicoria rossa di Verona a palla, Palla rossa Zorzi precoce e semiprecoce, la Spadona a cespo verde e, infine, la Cicoria di Soncino da radici della quale si utilizzano le radici.

Clima e terreno:

tutte le cicorie in genere rivelano una buona adattabilità a diversi tipi di clima e terreno. Hanno resistenza sia alla siccità che alle gelate, ma mal sopportano i ristagni d’acqua.

Avvicendamento:

non dimostrano particolari problemi con la maggior parte degli ortaggi, per cui possono seguire o procedere numerose specie orticole in quanto sono da ritenersi normalmente alla stregua di colture intercalari.

Consociazione:

con numerosi ortaggi, in particolare con carote, pomodoro, finocchi, lattuga, fava, pisello, fagioli rampicanti.

Semina:

l’epoca di semina muta a seconda delle varietà e delle tecniche colturali che intendiamo adottare. Per le cicorie da taglio la semina avviene direttamente nell’orto a spaglio lungo tutto l’arco dell’anno eccettuati i mesi più freddi. Per le cicorie da cespo la semina si può effettuare a dimora o, per talune varietà, in semenzaio per trapiantare allorché hanno emesso la ottava foglia. Le distanze medie di impianto sono di circa 20-30 cm sulle file e di 30-40 cm tra le file.

Le cicorie a radice voluminosa, come ad esempio le cicorie di Magdeburgo e di Bruxelles, vengono seminate direttamente nel campo. La profondità di semina s’aggira attorno ai 0,5-1 cm. Nel caso di utilizzo del semenzaio 1-2 gr di seme sono sufficienti per 1 mq.

L’epoca di semina è alquanto variabile e si consiglia di attenersi ai dati forniti di volta in volta dal venditore o riportati sul contenitore. Indicativamente i radicchi rossi si seminano all’inizio dell’estate, fatta eccezione per quello di Chioggia che si semina dall’inizio della primavera fino a luglio; la cicoria di Bruxelles da fine inverno ad agosto; quella di Magdeburgo da marzo a maggio come la catalogna.

Concimazioni e cure colturali:

letame o composto devono essere distribuiti perfettamente maturi, in quanto la cicoria può soffrire  per fertilizzanti non ben decomposti. La quantità di distribuzione s’aggira attorno ai 2-3 q/100 mq interrata a una profondità di 30-40 cm con una vangatura.

Le cure colturali prevedono interventi irrigui da praticarsi con una certa regolarità e ripetuti nelle stagioni calde e siccitose, alla semina e dopo il trapianto; scerbature e zappettature per arieggiare il terreno e tenerlo mondo dalle infestanti; diradamento, da farsi allorché le piantine hanno emesso l’ottava foglia, mentre i soggetti non attecchiti andranno sostituiti dopo il trapianto. L’imbianchimento è una tecnica colturale che si applica su certe varietà come la cicoria di Bruxelles e i radicchi rossi di Verona e Treviso e il variegato di Castelfranco. Continua domani.

L’angolo della Poesia

‘A maruzza e ‘a nnamurata mia

Maruzza ca vaje chianu chianu chiano

e ca pe fa nu palmo miette n’ora,

nisciuno vene pe’ te dà na mano

a strascenà sta casa? che bonora!

“Chi va chiano, va sano e va luntano”,

è overo, ma tu tiene ll’uocchie ‘a fora …

e muove ‘e ccorna, t’affatiche e lasse

na striscia ‘argiento fino pe do passe …

‘A nnamurata mia – viata a essa! –

fa ciento miglia senza se stancà.

Dice che va p’  ‘a spesa, va p’  ‘a messa.

Ma è nu mistero! può capì addò va? …

Maruzza mia, chella va tanto ‘e pressa

ca ‘e nnuvole ce vonno p’arrivà.

Ma è bella assai! E i’ tremmo, saie pecché?

tu ‘e ccorna ‘e ttiene, chella ‘e po’ ffa a me …

G. Panza

Animali – I Canidi – 6

Il Lupo

Gli accoppiamenti sono di solito limitati ai Lupi di un certo rango, che spesso ostacolano addirittura i tentativi compiuti dai compagni gerarchicamente inferiori. Tale abitudine, insieme a un indice abbastanza elevato di mortalità durante il primo anno, realizza una sorta di controllo delle nascite, e quindi un’autoregolazione della densità di popolazione, comune del resto ad altri Carnivori di grandi dimensioni. Gli accoppiamenti hanno luogo in febbraio-marzo per le forme eurasiatiche, ai primi di aprile per quelle diffuse nelle estreme regioni settentrionali del Nordamerica. Dopo una gestazione di circa 9 settimane la femmina dà alla luce da 3 a 10 piccoli (più comunemente da 5 a 7), ciechi e inetti come quelli dei Cani domestici. Qualche tempo prima del parto la futura madre predispone un ricovero adatto ad accogliere la prole, scavando di solito un rifugio nel sottosuolo, o più semplicemente installandosi in un tronco cavo, in una tana di Volpi oppure in una tana abbandonata di Castori. I piccoli vengono allattati per circa 8 settimane, quindi la femmina viene aiutata ad allevarli sia dal maschio, che sovente vive per vari anni con la stessa compagna, sia da altri Lupi del branco che non hanno ancora formato una coppia, soprattutto dalle femmine più giovani; queste si prendono cura dei cuccioli allorché la madre ricomincia ad allontanarsi per andare a caccia. Dopo essere stati svezzati i piccoli vengono infatti nutriti con il cibo procurato dai genitori, che talvolta lo portano direttamente tenendolo in bocca, oppure lo inghiottono per poi rigurgitarlo nella tana.

I cuccioli crescono con tale rapidità da raggiungere durante l’inverno delle dimensioni prossime a quelle dei genitori (da una certa distanza è pressoché impossibile distinguerli dagli adulti); poiché tuttavia non sono ancora in grado di contrastare validamente le pericolose reazioni delle prede, si limitano dapprima a partecipare alla caccia come apprendisti, senza intervenire attivamente. Trascorrono invece molte ore dedicandosi ai giochi più diversi, trascinando talora anche gli adulti. I Lupi raggiungono la maturità sessuale verso i 3 anni e allo stato libero non vivono probabilmente più di 10 anni; a questa età infatti l’animale ha i denti talmente logori, ed è tanto indebolito dai parassiti da trovare notevole difficoltà nella ricerca del cibo. A volte gli individui molto anziani vengono scacciati dal branco e costretti a vivere isolati, per cui finiscono ben presto per morire.

I lupi e l’uomo

Fin dai tempi più antichi il Lupo è stato temuto e odiato dagli uomini: i cacciatori vedevano in questo Carnivoro un temibile concorrente, i pastori lo consideravano un predatore di animali domestici e addirittura pericoloso nemico. Non è dunque difficile immaginare quanto abbia influenzato la mitologia e la superstizione di molti popoli dell’emisfero settentrionale, non solo nell’antichità (basti pensare alla leggenda di Romolo e Remo allattati da una Lupa), ma addirittura ai nostri giorni. In India, ad esempio, si narrano tuttora storie di bambini che, abbandonati dai genitori, sono stati accolti e allevati da un branco di Lupi (di qui il personaggio di Mowgli, ideato da Rudyard Kipling). Ai tempi in cui in Europa vigeva il regime feudale, questi Carnivori erano divenuti per i contadini oppressi l’incarnazione stessa del terrore: l’irruzione di un branco in un pascolo di Bovini poteva risolversi in una catastrofe economica per i proprietari degli animali uccisi, per i quali un simile evento significava la perdita delle decime o quanto meno l’impossibilità di accumulare le provviste di carne (conservata sotto sale) necessarie per l’inverno. Dopo la guerra dei Trent’anni, quando i Lupi si accrebbero in misura tale da annientare talune colonie agricole di recente formazione, i feudatari decisero di condurre una lotta spietata contro questi Carnivori, ricorrendo perlopiù all’arruolamento in massa di battitori che avevano il compito di spingere i Lupi verso una località prefissata; qui gli animali rimanevano imprigionati in reti e facilmente abbattuti. In confronto ai risultati ottenuti, tuttavia il costo di una simile tecnica di caccia fu veramente enorme, e si risolse, in pratica, in un pesante aggravio per i contadini, costretti loro malgrado a fungere da battitori. Nella prima metà del XVIII secolo il graduale miglioramento tecnico delle armi da fuoco e l’introduzione della stricnina quale mezzo di lotta contro i Lupi provocarono una progressiva riduzione numerica nelle popolazioni di questa specie, che all’inizio delle guerre napoleoniche appariva ormai quasi completamente sterminata in gran parte dell’Europa centrale. Dopo l’infelice campagna di Russia branchi di Lupi seguirono le armate napoleoniche in ritirata, spingendosi dalle regioni orientali fino all’Europa centrale, ove vennero però in gran parte distrutti. La penetrazione verso le regioni centrali di gruppi di questi Carnivori continuò tuttavia, sia pure sporadicamente, fino al 1870; verso il 1900 vennero uccisi gli ultimi esemplari sopravvissuti in Alsazia, Lorena e Saar, mentre nelle Ardenne e nelle altre zone della Francia Orientale la specie scomparve attorno al 1910. Un piccolo gruppo di Lupi sopravvive oggi nei Pirenei, e alcuni individui si spingono talora verso nordest, fino alle Cevenne. Nell’Europa orientale questa specie ha invece registrato un aumento numerico apprezzabile dopo la prima guerra mondiale e soprattutto dopo la seconda, tanto che negli ultimi decenni si sono verificate delle nuove migrazioni verso occidente, fino alla Bassa Sassonia. In Italia esistono ancora circa 300-400 Lupi di una razza particolare (Lupo appenninico), diffusi dall’Umbria alla Calabria. Difficilmente, però essi potranno sopravvivere in futuro, a eccezione dei pochi esemplari presenti nel Parco nazionale degli Abruzzi. Continua – 6

Napoli – Antichi Mestieri

I venditori di acqua sulfurea – 3

  • Descrizione della lapide del Chiatamone relativa alla fonte di acqua sulfurea.

Questa lapide si trova propriamente sul muro rimpetto la piccola scala che mena alla fonte dell’acqua ferrata, e vi fu posta sotto il governo del Vicerè Don Luigi Tommaso Raimondo Conte di Arrach: essa è tale quale la riproduzione qui appresso:

APPARTENENDO AL NRO TRIBLE LA PIENA CURA SU QUESTA

ACQUA FERRATA SPERIMENTATA GIOVEVOLISSIMA A NO-

STRI CITTADINI, E CONCORRENDO ALL’USO DI ESSA MOLTIS-

SIMA GENTE BISOGNOSA DELLA VIRTU’ DI LEI, PERCHE’ TUT-

TI SENZA LA MINIMA ECCEZIONE POSSONO GODERNE DEL-

L’UTILE, SENZA DISPENDIO ALCUNO, ORDINIAMO CHE

NESSUNO ARDISCA INTROMETTERSI NELLA DISTRIBUZIO-

NE DI ESS’ACQUA, SENZA ESPRESSA LICENZA DEL NRO

TRIBLE, NE PER ESSA SOTTO QUALSIV COLORE, E PRETO ESI-

GERE DENARO ALCUNO, BENCHE’ MINIMO, SOTTO PENA DI

DUCATI CINQUANTA, E MESI SEI DI CARCERE IN SAN

LORENZO IL PRIMO DI SETTEMBRE 1731

GIUSEPPE CAPECE SCONDITO DUCA DI CAMPOCHIARO.

BARTOLOMEO ROSSI.                   GAETANO FALCINELLI.

INDICO GUEGUARA.                      GIULIO PALUMBO.

PRINCIPE DI PALO.                         AGNELLO VASSALLO SECA.

Mie note personali a proposito di questa fonte.

Questa fonte fu donata alla città di Napoli, nei miei personali ricordi della mia fanciullezza ho bevuto tante volte questa acqua che veniva venduta dagli acquafrescai nei loro chioschi che tuttora esistono a Napoli. L’acqua del Chiatamone veniva venduta in orci di terracotta monoporzioni a 10 lire. All’improvviso la fonte è scomparsa sottratta al popolo napoletano suo legittimo proprietario, nel corso dei lavori di ristrutturazione dell’Hotel Continental su via Partenope, di fronte al Castel dell’Ovo, questa fonte fu inglobata nell’Hotel e non si è saputo più niente e nessuno fa niente per recuperarla. Continua domani.

Monumenti di Napoli

L’età dei Normanni – 18

San Giovanni unica chiesa Normanna

Tra le fabbriche ecclesiastiche realizzate durante la dominazione normanna l’unica testimonianza sopravvissuta è costituita dalla Chiesa di San Giovanni a Mare, nella via omonima, fondata dai Gerosolomitani, che a fianco dell’edificio fecero costruire un ospedale per il ricovero dei reduci dalle Crociate. Della struttura originaria, databile alla seconda metà del XII secolo, restano alcuni elementi visibili, nonostante le radicali trasformazioni che hanno compresso la fabbrica tra gli edifici circostanti.

La basilica, articolata in tre navate di modeste dimensioni, presenta un antico nucleo centrale, caratterizzato da una sequenza di archi su colonne di spoglio che ricorda modelli cassinesi. Sopravvivono elementi di accento bizantino nell’impiego degli abachi e nelle volte impostate su slanciati peducci pensili dal grande effetto ascensionale. Interessante è l’adozione di archi acuti dal profilo tagliente che richiamano gli spigoli vivi delle crociere di tipo arabo, segno della fusione tra apporti bizantini e caratteri stilistici musulmani.

Degna di rilievo è la presenza di un doppio transetto: il primo, sopraelevato su tre gradini, è coperto da tre volte a crociera impostate su pilastri a sezione quadrata, ed è dotato di archi di accesso in piperno di epoca sveva; il secondo, realizzato probabilmente nel XIII secolo, è ornato da tre cappelle a pianta quadrata, con archi d’ingresso realizzati tra il XIV e il XV secolo, di cui quello centrale, ribassato, è di chiaro stile catalano-durazzesco, mentre gli altri due, laterali e ogivali, sembrano appartenere a un’esecuzione più tarda. Continua domani.

La ricetta del giorno

Frittatine farcite di magro

Ingredienti: 8 uova, salsa di pomodoro, 2 zucchini, 2 melanzane, ricotta 400 gr, provola affumicata 500 gr, latte 1 dl, parmigiano grattugiato, basilico, olio extravergine d’oliva, sale.

Esecuzione: spuntare zucchini e melanzane, lavarli, tagliarli a dadini e friggerli poco per volta in una padella con poco olio.

Stemperare la ricotta in una ciotola, unire le verdure fritte, parmigiano, sale, metà della provola, tagliuzzata, basilico spezzettato, e mescolare con delicatezza.

Sbattere leggermente le uova in una fondina, con latte, sale, pepe, parmigiano e basilico sminuzzato, scaldare una padella antiaderente unta d’olio e con il composto fare 8 frittatine larghe e sottili.

Quando saranno pronte ripartire equamente fra tutte il composto preparato, avvolgerle e allinearle man mano in una pirofila con il fondo velato con salsa di pomodoro.

Cospargere sulle frittatine altra salsa e parmigiano, distribuire il resto della provola a fettine e gratinare in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti. E buon appetito.

Piccolo oroscopo del giorno

Ariete: giornata così così alternata da alti e bassi nel tono e nell’umore;

Toro: una forma fisica eccellente ti fa sentire bene anche mentalmente e nell’umore;

Gemelli: riuscirai ad affrontare ogni cosa perché hai lo slancia giusto;

Cancro: attenzione a non strapazzarti troppo in attività sportive pesanti;

Leone: in diverse occasioni verrà alla ribalta la tua personalità vivace, solare, ed espansiva;

Vergine: giornata positiva, mentalmente lucido e più spiritoso e socievole;

Bilancia: qualche cosa dentro di te ti spinge a voler cambiare o addirittura a voler rivoluzionare la tua esistenza,

Scorpione: godrai di ottimi risultati nel campo dei sentimenti, della vita familiare con delle feconde intuizioni;

Sagittario: sei molto deciso e risoluto e proprio a partire da oggi avrai modo di metterlo in pratica;

Capricorno: Plutone in congiunzione nel tuo segno continua a darti una prodigiosa iniezione di carica esplosiva;

Acquario: valuta delle discrete occasioni di investimento per poter riuscire a proteggere i tuoi risparmi;

Pesci: riuscirai a vedere oltre in ogni scelta compiuta grazie al tuo intuito eccezionale.