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L’uomo e il suo cane – La comunicazione uomo-cane – 2

La comunicazione acustica

L’acustica è un metodo di comunicazione abbastanza facile da interpretare. Talvolta i cuccioli guaiscono o piangono solo per attirare l’attenzione del padrone. Se ci si fa caso, in una cucciolata tutti i cuccioli piangono e guaiscono, ma la madre non si preoccupa molto, perché sa che si tratta di un comportamento naturale, che non segnala pericolo.

Se la stessa situazione si ripete in famiglia, tutti si daranno da fare per capire di cosa il piccolo ha bisogno, autorizzandolo di fatto a fare “i capricci” in ogni momento; il giovane despota diverrà in questo modo il dittatore di casa, che imporrà con petulanti lamenti i suoi voleri. Meglio, perciò, ignorare fin dal principio tali atteggiamenti, a meno che non vi siano evidenti stati patologici. Nell’età dello sviluppo sessuale il maschio, e in limitati casi anche la femmina, potrebbe cercare di scalare la gerarchia sociale della famiglia iniziando a disubbidire e a minacciare il padrone con un sordo ringhiare accompagnato da orecchie abbassate ed esposizione dei canini.

Non bisogna lasciarsi intimidire, anzi si deve reprimere con decisione ogni tentativo di ribellione; in pochi mesi la situazione si sistemerà e il nostro intraprendente amico accetterà di buon grado la sua posizione sociale.

Molto importante è imparare a riconoscere con che tipo di abbaio si rivolge a noi il nostro cane.

C’è l’abbaio festoso e giocoso, accompagnato sovente dallo scodinzolare, con il cane che si appiattisce al suolo con la parte anteriore, allegro.

Ci sono gli abbai di richiamo, con il quale il cane cerca la nostra attenzione. Sono richiami di forte tonalità, striduli, ripetuti a intermittenza.

Vi sono, poi, gli abbai da noia, che il cane fa quando si sente per lungo tempo ignorato o trascurato. Sono versi noiosi, forti, monotoni, lamentosi e molto fastidiosi.

Se c’è una situazione che il cane non capisce abbaia in modo non molto profondo ma continuo, in modo da attirare l’attenzione del padrone, che farebbe bene ad andare a controllare.

V’è, infine, l’abbaio con il quale avvisa di un pericolo reale e imminente. Si tratta di un segnale profondo, deciso, agguerrito. In alcune razze di taglia media e grande, particolarmente specializzate nella guardia, un simile abbaiare può gelare il sangue perfino al più coraggioso dei malfattori, inducendolo a desistere dall’azione criminosa. Con questo modo di abbaiare il padrone deve immediatamente mettersi in guardia.

Per comunicare con il suo cane il padrone dovrà adattare tono e volume della voce a quello che deve trasmettere. Non dovrà mai gridare, non dovrà pronunciare un gran numero di parole (l’animale non capirebbe, sono sufficienti un “qui!”, oppure un “no!”, detti in modo secco e deciso), non dovrà mai usare metodi violenti.

La comunicazione olfattiva

Il cane comunica anche con segnali olfattivi: è tipica la marcatura del territorio con urina e feci, che i maschi e le femmine dominanti fanno nell’ambiente dove vivono e in quelli nuovi, in modo da segnalare la loro presenza e il desiderio di controllare lo spazio circostante. L’acre odore delle glandole perianali viene emanato in condizioni di pericolo o di paura.

Un’ultima segnalazione riguarda l’uso che alcuni soggetti fanno dell’aria contenuta nell’intestino: se si trovano con il padrone in situazioni che non gradiscono (permanenza in uffici, lunghe attese prima di uscire da una casa, prolungata conversazione del padrone con qualcuno), i cani possono emetterla, con tutte le prevedibili conseguenze tra le quali, naturalmente, il grande imbarazzo del padrone.

L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.

Razze di cani riconosciute – Golden Retriever – 9

Il Golden Retriever è un cane di tipo Braccoide le sue origini sono in Inghilterra. E’ una cane di taglia media con un’altezza al garrese di 56-61 cm per i maschi, mentre per le femmine è di 51-56 cm. Il peso ideale è intorno ai 30 chilogrammi. Il suo impiego ideale è come cane guida per i non vedenti, cane da compagnia e veniva utilizzato molto anche per la caccia.

Resistente e instancabile, il Golden Retriever è stato selezionato per la caccia alla selvaggina da penna e in particolare per il riporto: per questo è sempre disposto a gettarsi in acqua, con qualunque condizione atmosferica.

Sebbene sia ora assai diffuso anche come cane da compagnia, continua ad essere uno dei cani preferiti dai cacciatori.

Il Golden Retriever è una razza assai versatile, in grado di soddisfare le esigenze di tutta la famiglia. Disposto a trastullarsi coi bambini, segue con entusiasmo il padrone in una battuta di caccia, accompagna di buon grado la padrona che fa commissioni, sa pazientemente aspettare il proprio turno in una classe di lavoro. Dotato di grande spirito di sopportazione, si adatta al canile anche se è più felice di stare accanto al focolare con la propria famiglia.

Il riporto è qualcosa che ha nel sangue e senz’altro si divertirà a portare a casa il giornale o a gironzolare con una vecchia pantofola in bocca.

Ottimo quando viene impiegato come cane guida per i non vedenti.

Morfologia

Cane molto elegante, ha testa ben proporzionata, larga ma non grossolana, con stop ben definito e muso potente, largo e profondo, con canna nasale diritta. Le orecchie sono di dimensioni medie, attaccate all’altezza degli occhi, che sono ben distanziati, marrone scuro con palpebre bordate di scuro. È rivestito di pelo liscio oppure ondulato che forma abbondanti frange piumose, accompagnato da folto sottopelo di un bellissimo colore dorato o crema uniformi (sono ammessi pochi peli bianchi, ma solo sul petto). La coda è lunga fino al garretto, mai arricciata.

Storia

Si discute ancora sulle origini di questa razza, che sembra comunque da attribuire all’impegno di Lord Tweedmouth, che la selezionò a metà del XIX secolo partendo probabilmente da Pastori del Caucaso e Spaniel, forse con apporto di geni del Flat-coated Retriever, del Bloodhound e del Water Spaniel. Ne risultò un cane con un innato istinto al riporto, con un odorato finissimo per la ricerca della preda e con lo sguardo sognante dei cani da pastore. Il Kennel Club britannico lo riconobbe come razza autonoma nel 1913.

Negli ultimi anni il Golden Retriever ha dimostrato di essere eccezionalmente abile nella guida dei non vedenti e nella collaborazione con gli handicappati, nonché nella ricerca di persone sepolte sotto le macerie.

Temperamento

Ha un carattere sensibile e tranquillo, è obbediente ed equilibrato ed è dotato di notevole senso di lealtà. Molto paziente con i bambini, è l’animale ideale da tenere in famiglia. Si addestra facilmente e non mostra aggressività verso gli altri animali.

Cure

Prima di acquistare un cucciolo occorre accertarsi che i genitori non siano affetti da displasia dell’anca. Il mantello non richiede che una buona spazzolata settimanale.

Ambiente di vita

Deve fare molto movimento, ma si adatta bene a vivere in casa e in città. Non va escluso dalla vita del padrone.

Chesapeake Bay Retriever

E’ l’unico retriever statunitense, secondo alcuni cinofili derivato da una coppia di Terranova incrociata con cani locali. Molto amante dell’acqua, è un cane decisamente potente (60 cm al garrese su circa 30 kg), abbastanza poco socievole, ma devotissimo al padrone e ottimo nel lavoro. Ha pelo corto e spesso con abbondante sottopelo lanoso, da color fuoco a color paglia. E’ praticamente sconosciuto in Italia e molto diffuso solo nella sua patria.

L’uomo e il suo cane – La cura del cane – 2

Quando muore un fedele animale di casa, piangilo, ma sostituisci al dolore l’affetto di un nuovo amico. Troverai in strada o in rifugio qualcuno che non rimpiazzerà mai chi l’ha preceduto, ma saprà regalarti nuove emozioni e un ritrovato sorriso. (F.M. Dostoevskij).

Mentre si esegue la pulizia del pelo si potrà anche controllare la condizione degli occhi, che devono essere limpidi, senza lacrimazione eccessiva, senza arrossamenti della cornea, che deve essere limpida ma, nella maggior parte delle razze, non visibile. Altre patologie che potrebbero interessare gli occhi e vanno risolte il più presto possibile per evitare conseguenze più gravi sono le affezioni della palpebra quali l’ectropion, che è il suo rovesciamento all’esterno, e il contrario, che, invece, è il suo rovesciamento all’interno. Entrambe queste patologie possono causare un irritazione continua e cronica dell’occhio e, se trascurate per lungo tempo, anche la perdita della vista da quell’occhio.

Vi sono razze particolarmente predisposte alle due patologie appena descritte, come alcuni molossoidi o cani da caccia con palpebra molto rilasciata; ve ne sono altre che a causa della sporgenza degli occhi (King Charles Spaniel, Chin, Griffoncini del Belgio…) vanno soggette a irritazioni che potrebbero diventare fastidiose e talvolta cronicizzate.

Sempre durante la cura del mantello si potranno controllare le orecchie, che in alcune razze sono soggette a disturbi.

Particolare attenzione è da riservarsi ai cani con orecchie pendenti contro le guance, perché corrono il rischio che qualche corpo estraneo entri nel padiglione auricolare e giunga fino a danneggiare la cute o, addirittura, il timpano. Molto pericolose sono le spighe delle graminacee: se entrano nell’orecchio dal verso che le porta a risalire per il condotto auricolare, potrebbe giungere fino al timpano, perforandolo. Ecco perché è indispensabile controllare le orecchie.

A tutti i cani, qualsiasi sia la forma delle loro orecchie e a prescindere dal fatto che siano integre o amputate, va controllata ogni settimana la pulizia dei padiglioni auricolari, che non devono essere otturati dal cerume, non devono presentare lesioni o ferite e non devono essere arrossati nella parte interna e bassa. Se il cane dimostra reazioni dolorose se gli si tocca l’orecchio è il segno che è in atto un’infezione o un’otite.

Bisogna anche ricordare che per la pulizia delle orecchie non si dovranno utilizzare oggetti lunghi e sottili come i bastoncini con cotone alle estremità, perché basta una minima distrazione per andare troppo in profondità, con il rischio di danneggiare o addirittura perforare il timpano.

Un’ultima considerazione per quanto concerne la cura del cane riguarda la sua parte posteriore.

Premessa indispensabile è che oggi l’alimentazione è lontana ormai per la maggior parte dei cani domestici da quella dell’antenato comune a tutti, il lupo. i predatori selvatici mangiano tutta intera la preda, comprese le ossa. Una parte di queste ossa viene digerita e assimilata e fornisce il calcio all’organismo e un’altra parte passa nell’intestino e viene espulsa con le feci. Questa parte dura, passando nella parte terminale dell’intestino prima della fuoriuscita, preme sulle glandole anali, che servono proprio a produrre una sostanza viscida che favorisce il passaggio e le svuota del loro contenuto. Nei cani che si nutrono con cibi già pronti o preparati in casa non viene fatta tale pressione e le glandole talvolta si gonfiano della loro stessa secrezione. Per questo vanno periodicamente (una-due volte all’anno) premute in modo che si svuotino. E’ un operazione facile, ma va fatta da una persona che conosce il metodo. Non è detto che sia necessaria in tutti i cani: dipende se mostrano segni di disagio in quella zona, oppure no. Ugualmente, andrà pulita la parte sottostante la coda, specie se la coda si appoggia strettamente alle natiche. Con queste facili attenzioni il cane si manterrà in forma e in salute per molti anni.    

L’uomo e il suo cane

La cura del cane

Quando muore un fedele animale di casa, piangilo, ma sostituisci al dolore l’affetto di un nuovo amico. Troverai in strada o in rifugio qualcuno che non rimpiazzerà mai chi l’ha preceduto, ma saprà regalarti nuove emozioni e un ritrovato sorriso. (F.M. Dostoevskij).

Affinché il cane si mantenga in buona forma e anche al fine di prevenire o intervenire tempestivamente su alcune patologie che potrebbero colpirlo, è bene che il padrone controlli frequentemente le condizioni del suo amico e proceda ad alcune operazioni di “manutenzione”.

Il tipo di intervento dipende da diversi fattori: prima di tutto la razza del cane, poiché ve ne sono alcune che hanno più bisogno di attenzioni, mentre alcune sono particolarmente rustiche e robuste.

Tra le prime e più semplici operazioni troviamo quello che riguarda la cura del pelo.

Vi sono razze con pelo raso o corto, che richiedono solo una bella ed energica spazzolata ogni due o tre giorni per essere mantenute in ordine. Quando si spazzola il cane dovremo controllare anche che non vi siano parassiti sulla cute ed eventualmente rimuoverli secondo il tipo cui appartengono: le pulci andranno tolte con le mani, le zecche, poiché sono infisse nella pelle, rimosse con le dita o una pinzetta, facendo bene attenzione a estirpare anche la testa, che è la parte infilata nella cute; lasciare la testa potrebbe causare qualche ciste, comunque benigna. Per le zecche un buon sistema consiste nel cospargerle di olio, perché respirano attraverso aperture nel corpo che sta all’esterno del cane e, se ricoperte di olio, muoiono per mancanza di ossigeno, staccandosi da sole.

Durante la spazzolatura potremo anche verificare le condizioni della pelle, del pelo e controllare se vi sono lesioni o altri problemi, oppure se sono presenti arrossamenti, desquamazioni, ulcere o foruncoli abbondanti. In alcune razze a pelo corto talvolta si manifestano chiazze con assenza di pelo, magari anche con sudorazione umida dell’epidermide o prurito. In questo caso sarà meglio portare il nostro amico dal veterinario per effettuare un controllo.

Va ricordato che alcune razze dal mantello di colore bianco e dal pelo corto sono più soggette di altre ad affezioni cutanee; comunque, la pratica della spazzolatura del pelo è utile per tenere la situazione sotto controllo.

Le razze a pelo più lungo, fino a quelle dal mantello lunghissimo come ad esempio i Pechinesi o gli Shih-tzu (o altre più grandi), richiedono certo una cura più attenta del pelo e più tempo per accudirlo; tuttavia, compensano questo maggiore impegno con una minore delicatezza della pelle, che di rado presenta i problemi delle razze dal manto più corto.

E’ stato rilevato che i problemi di pelle sono più frequenti in certe razze che in altre, quindi, se prenderemo un cane di una razza esposta a simili patologie, dovremo sorvegliare le sue condizioni con maggiore frequenza e attenzione.

Nei negozi che vendono articoli per animali sono in vendita tutti gli attrezzi e i prodotti necessari alla cura del pelo, ma non bisogna esitare a contattare il veterinario se si presenta qualche patologia.

Un’altra parte del cane che dovrà essere controllata con una certa frequenza è la bocca (specie se il nostro amico è in giovane età o anziano).

Nei cuccioli, la fase della dentizione va sorvegliata attentamente, perché tra la terza o la quarta settimana, quando cominciano ad apparire i primi denti da latte (di solito i canini), e la sesta-settima, quando la dentizione è completata, la fuoriuscita dei denti potrebbe non avvenire in modo regolare, specie quando i denti definitivi sostituiscono quelli da latte e potrebbero sovrapporsi a essi. Anche in questo caso esistono appositi giocattoli da mordere che favoriscono la caduta dei denti caduchi e aiutano lo sviluppo di quelli da adulto, diminuendo il fastidio delle gengive.

Ugualmente nei cani adulti e, ancor più, in quelli anziani dovremo controllare che il tartaro non comprometta la robustezza dei denti, facendo masticare al nostro amico specifici oggetti fatti appositamente per pulirli e rimuovere residui di cibo. Sarebbe bene sottoporre periodicamente il cane a una visita veterinaria per accertare le condizioni della dentatura e, se è il caso, a interventi specifici per pulirla o per estrarre quelli irrecuperabili. Continua domani.

L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane – 2

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

Per lo stesso motivo, se l’automobile viene parcheggiata con temperature elevate bisogna avere cura che sia collocata in un luogo ombreggiato e, se il cane viene lasciato a bordo mentre i padroni scendono, dovranno essere tenuti aperti i finestrini in modo che entri aria a sufficienza per il naturale ricambio. Indipendentemente dalla stagione, in un viaggio, specie se lungo, dovranno essere previste regolari soste ogni 2-3 ore per far passeggiare un po’ il cane, per permettergli di espletare le sue funzioni fisiologiche e anche per farlo distrarre e divertire un po’, senza costringerlo a forzata immobilità per periodi troppo lunghi. In viaggio, dovremo portare anche più farmaci necessari a boccare attacchi di dissenteria e vomito, che nei cani non abituati a spostarsi in macchina sono sempre in agguato.

Sempre se il tragitto sarà lungo si dovrà portare cibo, che servirà a nutrire e a far stare calmo il cane. L’ideale sarebbe avere al seguito alimenti facilmente digeribili o particolarmente appetiti dall’animale, come gli omogeneizzati, che i cani gradiscono molto e non appesantiscono la digestione. Vanno bene anche biscotti appositi per cani, i bastoncini nutrienti, o quelli solo insaporiti: la funzione principale non sarà quella di nutrire, ma di distrarre il nostro amico nei momenti di tensione.

Per quanto riguarda i viaggi in automobile vanno fatte alcune ulteriori precisazioni. In primo luogo, il cane andrà abituato fin da cucciolo a viaggiare in macchina con noi, specialmente se è una cosa che dovrà fare spesso nel corso della vita. Questo si può ottenere facendo salire il cucciolo nel veicolo appena arriva a casa. Il clima deve essere confortevole, la permanenza in macchina dovrà durare solo pochi minuti (4-5) e con i padroni presenti all’interno dell’abitacolo che, con voce suadente, lo incoraggeranno e parleranno con lui. Al termine dell’azione dovremo premiare il cucciolo con bocconcini prelibati, affinché associ il fatto a una conclusione piacevole.

Dopo alcuni giorni in cui questa azione andrà compiuta quotidianamente, in modo che il cane prenda confidenza con la macchina, potremo iniziare a fare brevissimi tragitti con il motore acceso: 3-5 chilometri e, al termine, ancora complimenti e cibo in premio per il nostro saggio amico.

Aumentando progressivamente i tempi di percorrenza riusciremo a far familiarizzare il cane con il veicolo e a farglielo apprezzare.

Un’ultima avvertenza riguarda il modo di guida. Quando il cane si sarà abituato alla macchina, al suo odore, al nostro odore al suo interno e il luogo dove viene collocato sarà per lui come una seconda casa, i primi spostamenti che faremo dovranno essere prima di brevissima e poi di breve durata; gradualmente dovranno essere aumentati come percorrenza, dovremo avere una guida rilassata, senza sobbalzi, senza accelerate o frenate improvvise, senza curve prese a eccessiva velocità, senza situazioni di disagio per il cane, che potrebbe stare male, vomitare e sviluppare un disagio cronico e difficilmente recuperabile nei confronti dei viaggi in automobile.

Bisogna sapere che le prime impressioni che il cane assocerà per tutta la vita a una certa situazione sono fondamentali per determinare la sua predisposizione ad accettare tale situazione in modo positivo o negativo.

Vale per l’incontro con i suoi simili, con gli esseri umani e anche per i viaggi.

L’uomo e il suo cane – In viaggio con il cane

Quando l’Uomo si svegliò, disse: “Cosa stai facendo qui, Cane Selvatico?”. E la Donna rispose: “Il suo nome non è più Cane Selvatico, ma Primo Amico, perché sarà nostro amico per sempre e sempre e sempre”. (Rudyard Kipling)

E’ molto bello che i padroni portino il più spesso possibile in viaggio con loro il proprio cane, e certamente lui sarà felice di accompagnarli e stare con loro, evitando per di più di essere lasciato a qualcuno, oppure in pensione.

Anche per l’eventualità di fare viaggiare il cane esistono regole e accorgimenti che vanno seguiti al fine di evitare intoppi legali e burocratici, oppure problemi di adattamento e salute dell’animale.

In primo luogo, bisogna considerare con quale mezzo il cane viaggerà. Quello più comune è l’automobile, ma anche i mezzi pubblici possono essere utilizzati seguendo i regolamenti.

Sui mezzi pubblici di terra, in generale, è sufficiente far salire il cane al guinzaglio e munito di museruola.

In aereo, i cani possono essere accolti in cabina solo se di piccole dimensioni e con l’autorizzazione del comandante, che terrà conto anche della disponibilità degli altri passeggeri; altrimenti, il nostro amico dovrà viaggiare nella stiva, in un’apposita gabbietta abilitata al trasporto aereo.

In nave, la decisione dipende dalle compagnie: solitamente esistono appositi alloggiamenti per i cani di grosse dimensioni, mentre quelli piccoli possono stare nelle cabine dei padroni; per tutti vi sono poi dei luoghi all’aperto, dove poter sgranchire le zampe ed espletare le funzioni igieniche.

Per quanto riguarda il mezzo più comune, l’automobile, ci sono numerose norme che vanno seguite per evitare multe e rischi per l’incolumità di tutti gli occupanti del mezzo.

In primo luogo può essere tenuto libero nell’abitacolo solo un cane e di piccole dimensioni. Per i cani di dimensioni maggiori è obbligatorio collocarli nel vano posteriore del veicolo, che dovrebbe essere di tipo “giardinetta”: tale vano dovrà essere separato dalla zona occupata dal guidatore da una rete o da una grata metallica, in modo che il cane non possa saltare nei posti davanti, disturbando chi guida e provocando grande pericolo per tutti gli occupanti.

Si possono tenere cani sul sedile posteriore, purché siano assicurati all’innesto della cintura di sicurezza con un apposito guinzaglio munito all’estremità dell’aggancio per fissarlo all’innesto suddetto. Naturalmente, il guinzaglio dovrà essere allungabile per adattarlo alle dimensioni dell’animale e a quelle dell’automobile. Anche in macchina è da raccomandare l’uso delle apposite gabbiette chiamate “Varikennel”, che sono facilmente reperibili in commercio nei negozi di prodotti per animali. Al loro interno i cani sono più sicuri che se lasciati liberi nel vano posteriore; inoltre, la sensazione di protezione che trasmette la gabbia fa stare più tranquillo l’animale, che di solito viaggia sonnecchiando e riposandosi.

Vediamo ora come comportarsi in occasione di un viaggio in automobile. Bisogna innanzitutto sapere quello che deve essere portato.

Ciò che non deve assolutamente mai mancare è l’acqua, specialmente se il viaggio avviene con clima caldo. L’acqua deve essere fresca ma non fredda, contenuta in un recipiente che si possa chiudere ermeticamente. Se il tragitto è lungo e viene fatto con temperature elevate sarà bene prevedere un recipiente termico per contenere l’acqua. Inoltre, si dovranno portare anche degli asciugamani abbastanza grandi da bagnare e poter essere avvolti attorno al cane, o passati sulla testa, in caso di evidenti sintomi di eccessivo riscaldamento dell’animale. Ansimazione frequente e rumorosa, occhi sbarrati con pupille dilatate, eccitazione e agitazione o al contrario abbattimento sono i segnali più frequenti. In questo caso occorrerà fermarsi per il tempo sufficiente a portare il cane all’ombra, lasciarlo tranquillo a riposare e, come detto, bagnarlo sia direttamente con acqua sia con asciugamani inumiditi e freschi. Il viaggio potrà essere ripreso solo se l’animale ritornerà allo stato normale e tranquillo. Questi suggerimenti valgono ancor più se il cane appartiene a razze che soffrono in modo particolare il caldo e sono soggette a colpi di calore, come ad esempio il Bulldog, il Bouledogue Francese o il Carlino, tutti i cani, in genere, possono essere soggetti a questa patologia. Continua domani