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L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

Uno dei maggiori piaceri per il padrone di un cane è quello di avere un amico bene educato, che per questo può essere portato ovunque senza che crei problemi, danni o imbarazzo. Il primo passo è quello di scegliere un soggetto di una razza adatta alle nostre possibilità di controllarla. Vi sono razze difficili da gestire, che in mano a persone impreparate potrebbero causare danni se non addirittura tragedie. Nella scelta del nostro futuro amico, che dovrà rimanere con noi per molti anni – mediamente dai 10 ai 15 – cerchiamo quindi di avere un’opinione realistica delle nostre possibilità di educarlo.

Ci sono razze dotate di temperamento molto forte, che potrebbero creare difficoltà a padroni senza la capacità di imporsi con fermezza e autorevolezza come capi; esistono razze non adatte a vivere in appartamento e, se tenute in casa, potrebbero creare disagio a eventuali ospiti o per la mole o per l’odore che emanano. Bisognerà dunque considerare molto bene le caratteristiche di ciascuna razza prima di acquistarla e non lasciarsi trasportare dalla moda, dal gusto estetico o da spinte emotive di qualsiasi genere.

Un’altra importante variabile circa i metodi d’educazione del cucciolo è quella relativa al sesso, poiché in molte razze il maschio richiede maggiore autorità e capacità di controllo della femmina, specie in quelle dal forte temperamento e dal carattere dominante.

Premesso questo, le cose più importanti per educare il nostro cucciolo nel migliore dei modi sono dimostrargli che lo amiamo e siamo fieri di lui ed essere il più possibile coerenti.

L’amore è molto importante per il cucciolo che viene a vivere nella nostra famiglia, perché come tutti gli esseri viventi dotati di ragione e sentimenti ha bisogno di sentire il calore dell’affetto, ha bisogno di essere preso in braccio e coccolato, ha bisogno di momenti di svago e divertimento, magari con i bambini di casa. Per un corretto sviluppo sociale e affettivo qualsiasi cucciolo ha bisogno d’amore e questa è un’esigenza fondamentale e inderogabile.

Ha anche bisogno di coerenza, poiché non possiamo pensare che, se un giorno gli proibiamo una certa cosa e il giorno dopo noi o qualche altra persona di famiglia la concediamo il nostro giovane amico riesca ad avere le idee chiare, perché per lui quella certa azione non sarà legata al fatto che viene eseguita, ma che sarà permessa o vietata a seconda della persona presente, e questo è altamente diseducativo.

Non solo, ma gli ordini devono essere impartiti da tutti quelli che dovranno farlo con le medesime parole: parole che devono essere brevi, secche, sempre uguali, senza lunghi discorsi. Per esempio, se desideriamo che il cane torni a noi a comando, chiamandolo dovremo solo pronunciare un deciso “Qui!”. Dilungarsi come spesso fanno le persone con poca esperienza in discorsi quali “Ti ho detto che devi venire qui”, oppure “Vieni vicino” e simili è inutile e causa solo confusione. Il cane potrà anche non ubbidire, mentre basterà un deciso “Qui!”, e l’ordine sarà compreso. Continua.

Il cane – razze riconosciute – 2 – Bolognese

BOLOGNESE

Il Bolognese è un cane tipo volpinoide, origini Italia, Nazionalità Italiana, taglia nana, il suo utilizzo è esclusivamente da compagnia.

Morfologia: tronco medio e testa non molto lunga, muso allungato, canna nasale diritta e tartufo nero. Gli occhi grandi e tondi, con margini palpebrali neri e iride ocraceo, non devono mai essere sporgenti. Il pelo è lungo, a boccoli e sollevato. Il mantello è bianco puro senza macchie: tutte le mucose esterne e le sclerose devono essere nere. Le orecchie sono lunghe e pendenti con boccoli. La coda è ricurva sul dorso e ricca di boccoli.

Il Bolognese è un cane di piccola taglia da compagnia, è una razza di origini antichissime discendente probabilmente del Maltese. E’ stato molto apprezzato nelle antiche corti nobiliari, infatti compare in numerosi dipinti dei secoli passati. Il Bolognese era una razza molto comune fino alla fine dell’ ‘800 ma la sua presenza, poi, è andata via via sempre più riducendosi, arrivando quasi all’estinzione. Si sta cercando di riportare la razza ad un numero sufficiente di esemplari per poter avere un livello di sicurezza.

Il Bolognese è un cane molto serioso ed in apparenza poco vivace, in realtà è un cane molto intelligente e soprattutto attaccatissimo al padrone che segue in ogni passo. E’ un guardiano assai vigile ed avverte subito.

Ha un aspetto assai decorativo ed è molto apprezzato per la sua graziosa presenza nelle case.

Il maschio ha un’altezza di 30 cm circa con un peso al massimo di 4 kg., mentre la femmina è di un paio di centimetri più bassa.

Come tutte le razze da compagnia di piccola taglia non ha particolari esigenze di esercizio fisico.

Il suo pelo ha bisogno di cure quotidiane essendo candido, lungo e a bioccoli ma non riccio e deve essere pettinato di frequente.

E’ un cane prettamente da appartamento e non è adatto a vivere all’aperto, anche perché è molto delicato e soffre il freddo. L’alimentazione deve essere molto curata.

IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI – 2

Il cane ride con la coda M.C. Barbiero, G. Astaldi.

Per le formiche gli odori sono segnali stradali.

Intorno al formicaio c’è sempre una gran folla di formiche affaccendate che corrono avanti e indietro.

In fila indiana, una dietro l’altra, escono di casa per andare a far provviste.

Davanti a tutte, le formiche esploratrici guidano le compagne con segnali profumati all’acido formico: “venite avanti, girate a destra, voltate a sinistra”. Disciplinate, le operaie captano gli odori con le antenne e rispondono al richiamo. Camminano veloci, in lunghe colonne serrate. Un invisibile filo odoroso le tiene insieme e le conduce alla meta.

Là, senza perdere tempo, raccolgono rapide tutto quello che possono: fili d’erba, semi, insetti, prelibatezze squisite per il loro palato. Poi, aiutandosi reciprocamente se il peso è eccessivo, di nuovo in fila indiana, una dietro l’altra silenziosamente, cariche di bottino riprendono la marcia verso casa.

Nel formicaio la regina madre le richiama, attirandole nelle oscure stanze delle loro abitazioni.

Durante queste scorribande non mancano i pericoli.

Capita che le formiche incontrino una pozzanghera. Poco male.

La fila si interrompe, giusto il tempo per aggirare l’ostacolo e subito si ricompone sul sentiero profumato.

Capita che un odore estraneo, più intenso dell’acido formico, invada la loro strada. Allora le povere formiche sono proprio perdute: non capiscono più nulla, corrono smarrite di qua e di là, non si riconoscono neppure fra di loro, e non hanno via di scampo… è la fine! Se per fortuna l’odore invasore svanisce nell’aria, le operaie si ritrovano e di nuovo in colonna, una dietro l’altra, secondo l’odore guida, riprendono la via di casa.

Anche qua non mancano i pericoli. La città delle formiche va difesa! Davanti al formicaio le sentinelle sono sempre all’erta e l’esercito sempre pronto. Le soldatesse annusano i nemici da lontano. “Chi sarà”, “E’ il nemico!”, “Sono in tanti!”. Con prontezza le soldatesse spruzzano la loro profumata fanfara di guerra: “Allarme! Allarme! Avanzano le formiche nemiche!”. L’esercito compatto muove alla difesa del territorio. Continua domani.