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L’uomo e il suo cane – Cani e bambini

Il cane ha una capacità incredibile di intuire quello che stiamo pensando ed anche i nostri sentimenti… E’ capace di superare la barriera della mente ogni volta che lo desidera. (F. Siano)

Il rapporto tra bambini e cani è un argomento molto complicato e quasi sempre viene trattato con troppa superficialità.

Molti cani sono i compagni ideali per i bambini ed in special modo quando entrano in famiglia da cuccioli, e tra di loro si instaura un rapporto affettivo molto forte, questo però non vuol dire che tutti i cani si comportino allo stesso modo in seguito a determinate azioni.

Di regola, e questo vale per tutte le razze canine, la femmina è più ben disposta nei confronti dei bambini coi quali è portata ad assumere un ruolo quasi materno. Il maschio lo è meno, nella maggior parte dei casi anche lui sarà innocuo con i suoi piccoli amici i quali vengono visti come compagni di gioco e soggetti del branco-famiglia da trattare in rapporto alla loro età.

Un altro elemento molto importante da tenere in considerazione è il rapporto tra l’età del cane e dei bambini, al momento di iniziare una vita familiare in comune. Se il cucciolo entra in casa quando ci sono già dei bambini, indipendentemente dalla loro età il cane li considererà suoi pari e instaurerà con loro un rapporto molto solido, di amicizia complice, fatta di gioco e divertimento.

Se invece è il bambino a giungere in casa quando il cane è già presente da tempo, bisognerà fare attenzione al comportamento dell’animale, perché potrebbe avere reazioni dettate dalla gelosia, causando qualche danno: in questo caso, una femmina accoglierà il nuovo arrivato con maggiore tenerezza e tolleranza di un maschio che, dopo aver vissuto per anni in famiglia al centro dell’attenzione di tutti, improvvisamente si troverà un po’ trascurato. Qui sono necessarie due precisazioni: se in famiglia ci sono già altri bambini, il cane accetterà con facilità l’ingresso di un nuovo elemento, se invece non ve ne sono, sarà bene continuare a coccolare e considerare il cane come prima, in modo che non crescano in lui i naturali istinti di gelosia, presenti in tutti gli esseri viventi dotati di sentimenti.

Un modo di pensare comune e che quando si prende un cane avendo in famiglia dei bambini, magari anche molto piccoli, è quello che un cane di piccole dimensioni sia più adatto di uno di grande taglia, ancor più se quest’ultimo appartiene a una razza nota per il forte carattere. Non è così.

I cani dal forte temperamento e dalla mole importante, nella maggior parte dei casi, sono talmente consapevoli della loro forza e hanno una tale resistenza fisica, sia alle fatiche sia al dolore, che sopportano con pazienza i dispetti che spesso i bambini fanno. I cani di piccole dimensioni sono più timorosi e risentono maggiormente di comportamenti bruschi o maldestri, che procurano loro sofferenza e disagio. Per tale motivo sono più propensi a reagire, il più delle volte solo abbaiando o ringhiando, ma potrebbero anche arrivare a mordere, sia pure, quasi sempre, senza stringere molto e quindi senza far del male per davvero.

Bisogna fare ancora un’altra precisazione. Ogni tanto si sente dire che un cane ha morsicato un bambino, causandogli qualche ferita: la quasi totalità delle volte non si tratta di vere aggressioni ma di semplici “sgridate”, come d’altronde fanno tutti gli animali, anche quelli selvatici, con i loro piccoli, per educarli o per fermare comportamenti fastidiosi o pericolosi. Capita spesso in una cucciolata che la madre, quando uno dei suoi piccoli fa danni o infastidisce, lo rimproveri in modo molto violento e il piccolo pianga e strilli disperato: i presenti corrono a controllare temendo di trovare il piccolo morto, ma invece esso è vivo e sano. E’ stata solo una sgridata d’effetto, ma niente di più. La stessa cosa accade con tutti i bambini: il cane infastidito sgrida il “fratellino” monello in modo deciso, ma senza intenzione di nuocere.

Come prima cosa, i bambini dovranno capire la necessità di rispettare e prendersi cura del cane e comportarsi allo stesso modo con qualsiasi altra forma di vita.

Questa regola generale vale anche per gli adulti.

Gli si dovrà spiegare che i cani, come tutti gli altri animali, non sono dei giocattoli, ma degli esseri sensibili che hanno diritto al rispetto della loro natura e della loro intelligenza.

Se i bimbi sono abbastanza grandi, sarebbe bene che si occupassero loro stessi del cane. Potrebbero iniziare preparandogli la pappa agli orari stabiliti, portandogliela, o spazzolandogli il pelo; poi potrebbero accompagnarlo a fare una passeggiata; tutto dipende dall’età del bambino, che ovviamente deve essere in grado di capire e assumersi la responsabilità di quello che fa.

Continua domani

L’uomo e il suo cane

Le razze riconosciute – 6

Il Rottweiler

Il Rottweiler è un cane di tipo molossoide con origini nell’antica Roma, di nazionalità germanica e, di taglia medio-grande. Altezza al garrese da 63 a 69 cm per il maschio e da 58 a 64 cm per la femmina. Il peso ideale è di 50 kg circa. Il suo utilizzo è ottimo come cane da guardia, da difesa e cane poliziotto. Utilizzato e richiesto anche come cane da slitta e da soccorso in montagna.

Il mantello del Rottweiler deve essere nero, con focature marrone chiaro o mogano estese al massimo su un decimo del mantello. Portato naturalmente alla guardia, il Rottweiler è a volte aggressivo con gli estranei.

Considerando le dimensioni, è uno dei cani più potenti e più forti del mondo. Molto intelligente, di costituzione robusta e di carattere amichevole, un tempo veniva utilizzato in Germania per governare il bestiame e come cane da guardia. Attualmente è molto apprezzato per il suo valore come cane da difesa, da guardia e cane poliziotto.

La prestanza fisica e l’ottima indole ne fanno anche un popolare cane da compagnia. Ha un forte istinto alla difesa territoriale: se provocato, la sua reazione è pronta e durissima.

Non merita di essere confinato in un recinto o in un canile. E’ anche apprezzato nelle esposizioni e nelle gare di obbedienza.

Morfologia

Ha corpo robusto, muscoloso inscritto nel quadrato con dorso dritto, torace non disceso e ventre retratto. La testa è ben sviluppata e il muso è lungo quanto il cranio, con canna nasale diritta; la dentatura, con chiusura a forbice, è molto robusta. Le orecchie sono pendenti, triangolari, con attaccatura alta. Il pelo è grossolano e di media lunghezza, con sottopelo fine che può essere nero, grigio o fulvo e non deve essere visibile. Mantello nero, con focature marrone chiaro o mogano che non devono superare un decimo dell’intero mantello. La coda, in base alle nuove norme europee, dal 1° gennaio 2001 non viene più mozzata.

Storia

Il Rottweiler non ha origini germaniche: ritirandosi dall’Europa settentrionale, le legioni romane vi lasciarono infatti i loro poderosi molossi, che si diffusero ben presto come validi aiuti nella caccia al cinghiale. Presso la località tedesca di Rottweil essi furono, nel Medioevo, incrociati con razze di cani da pastore locali dando origine al cosiddetto Rottweiler Metzgerhund, il “cane da macellaio di Rottweil”: era infatti il cane che i macellai usavano per condurre il bestiame che doveva essere trasferito ai macelli. Nel XIX secolo, con l’introduzione del trasporto ferroviario del bestiame, il Rottweiler diventò sempre più raro. La razza fu salvata da alcuni allevatori appassionati intorno al 1900 e si è in seguito diffusa in tutta l’Europa e negli Stati Uniti.

Secondo un’altra teoria sulle origini della razza, progenitore del Rottweiler sarebbe stato un molosso giunto nel Nord Europa in epoche più recenti, al seguito degli Unni, popolo barbarico proveniente dall’Est europeo ma di probabile origine asiatica. Il Rottweiler discenderebbe, quindi, dal mastino del Tibet. Alcuni cinologi svizzeri, invece, sostengono la diretta derivazione del Rottweiler da un autoctono bovaro svizzero.

Temperamento

Accusato talvolta di aggressività, il Rottweiler è invece un cane assolutamente fidato purché venga trattato in modo adeguato alle sue esigenze e alla sua indole. Essendo naturalmente portato alla guardia, è talvolta aggressivo con gli estranei e di ciò il padrone deve essere consapevole. Non è un soggetto nervoso, ma in genere non gradisce essere accarezzato da persone che non conosce e non si presta facilmente a giocare con chiunque. E’ dunque necessario un buon addestramento all’obbedienza e un comando saldo. Si tenga perciò presente (ancor più che con gli altri molossoidi) che un comando non deve mai essere contraddetto: se si deve vietare un certo comportamento, lo si deve fare, senza eccezioni, con amichevole fermezza; comandi contraddittori confondono il Rottweiler, molto metodico e abitudinario, tanto che, non sapendo quale comportamento seguire, finisce semplicemente per seguire il proprio desiderio, diventando ingovernabile. E’ un cane con cui non si può assolutamente usare la violenza. Il padrone deve comportarsi con fermezza e coerenza, lasciando sempre un po’ di spazio ai rapporti affettivi: il Rottweiler gradisce che gli si parli molto e, anche se non capisce le parole, intuisce il senso di solidarietà e di complicità che il colloquio stabilisce tra lui e il padrone. Si eviti di tenerlo alla catena: diventerebbe aggressivo. Se tutte queste condizioni vengono rispettate, il Rottweiler si rivela un amico fidato e devotissimo per tutta la famiglia, molto tollerante anche con i bambini, e una sicurezza per la proprietà.

Cure

E’ un cane rustico e robusto e il suo mantello non richiede cure particolari, una spazzolata basta a rassettarlo. Va soggetto alla torsione dello stomaco: non bisogna quindi somministrare pasti troppo abbondanti e non farlo correre o saltare dopo che ha mangiato.

Ambiente di vita

Sebbene sia un cane che può tollerare il freddo e dormire in una cuccia ben coibentata anche fuori in inverno, ha comunque necessità di uno stretto rapporto con il padrone se si desidera che mantenga un buon carattere. Si adatta facilmente anche in appartamento.

Per un ex cane pastore una passeggiata e una corsa in libertà sono un imperativo.

L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

Seguito del 10 maggio 2019

Quando si sarà certi che le vaccinazioni sono attive e il cucciolo è protetto contro le infezioni, si dovrà iniziare a portare a passeggio il piccolo in mezzo alla gente e, se vive in città, al traffico. Se in mezzo alla confusione il nostro amico dimostrerà d’avere un po’ di timore, anche se appartiene alle razze notoriamente molto coraggiose, dovremo rincuorarlo con qualche carezza e un bocconcino a lui gradito, che specie quando il cane è in giovane età dovremo sempre avere con noi.

Attenzione nei primi mesi di vita e fino a dopo l’anno d’età a non sforzare il cucciolo, specialmente se appartiene alle razze che raggiungeranno un notevole peso come il Mastino napoletano, il Bulldog, il Boxer e molte altre razze soprattutto di tipo molossoide.

Questo perché il cucciolo non ha ancora un’ossatura solidificata ma cartilaginea, e potrebbe danneggiarsi in caso di eccessivo movimento. Meglio lasciare che sia lui a decidere quanto moto fare, senza forzarlo.

Abituiamo il nostro piccolo amico a seguirci al guinzaglio senza ribellarsi. Inizialmente molti cuccioli non accettano di mettere il collare ed essere portati a passeggiare, ma se quando mettiamo il collare al nostro cane lo portiamo poi in posti piacevoli come i boschi, la campagna, o ai giardinetti dove incontrerà altri suoi simili e potrà avere esperienze sociali e di gioco piacevoli, un po’ alla volta l’abitudine ad uscire diverrà consolidata e gradita.

Quando porteremo a passeggio il nostro cucciolo dovremo fare attenzione che non sporchi dove passano altre persone, soprattutto i marciapiedi e i giardini dove si recano i bambini a giocare. In ogni caso dovremo avere con noi il necessario per rimuovere gli escrementi che il nostro cane potrebbe lasciare a terra.

Una cosa molto importante da insegnare al cane per una tranquilla vita domestica è quella di non chiedere cibo attorno al tavolo. Molti padroni cedono alle richieste dei loro cani che, attirati dal profumino che arriva dai piatti degli uomini, girano attorno alla tavola questuando qualche boccone. E’ un grave errore per più di una ragione. In primo luogo per la salute del nostro amico, che non verrà certo favorita dall’ingestione di cibi che per lui sono per lo più indigesti e troppo ricchi di grassi o di zuccheri che danneggiano i denti. In secondo luogo, una volta concesso questo vizio sarà molto difficile toglierlo. Inoltre, i cani hanno un sesto senso infallibile per scoprire tra i presenti la persona più debole e di buon cuore alla quale rivolgersi con insistenza per chiedere bocconi. In terzo luogo, la cosa diviene particolarmente sgradevole se vi sono ospiti a pranzo, poiché il cane andrà anche da loro a mendicare in modo poco educato e con insistenza. Dovremo allora far mangiare il cucciolo prima di noi e poi non concedere il minimo boccone a tavola. Se si abituerà al fatto che nessuno gli dà niente, in breve tempo rinuncerà a mendicare e se ne starà tranquillo nella sua cuccia. Di contro, basterà un solo boccone per convincerlo che prima o poi qualche cosa potrebbe arrivargli e non smetterà di chiedere.

Questo è uno di quei casi nei quali la coerenza è indispensabile: se diciamo qualche volta no alle sue richieste, e poi qualcuno della famiglia lo accontenta e gli dà qualcosa da mangiare, possiamo essere certi che il nostro cane tornerà a chiedere pezzetti di cibo e non vi rinuncerà per tutta la vita, se non a prezzo di enormi sforzi da parte nostra e severe sgridate, che mantenendo un comportamento univoco si sarebbero potute tranquillamente evitare.

Un altro insegnamento utile per una serena convivenza tra cane e uomo è quello di non saltare addosso alle persone. Alcuni cani hanno il vizio di accogliere i nuovi venuti alzandosi sulle zampe e appoggiandole sulle gambe o sulla pancia degli ospiti: una dimostrazione di affetto non da tutti apprezzata! Oppure, nel caso di bambini, questo potrebbe causare la caduta e quindi i bambini si farebbero del male.

Ecco che per evitare il fatto dovremo avere per complice qualche amico, che quando il cucciolo lo accoglierà alzandosi sulle zampe lo spinga all’indietro soffiandogli con violenza sul naso, mentre noi pronunceremo a voce alta e decisa la parola di rimproverò “No”. Generalmente questo basterà a fargli perdere l’abitudine. Se non sarà sufficiente, l’amico potrà schiacciare in modo lieve ma sensibile i piedi del cane, senza fargli alcun male ma provocandogli un po’ di disagio.

In poco tempo il nostro cucciolo rinuncerà ad accogliere con tanto calore gli estranei.  

L’uomo e il suo cane

Le razze di cani riconosciute – 5

Mastino napoletano

Il Mastino napoletano è un cane di tipo molossoide. Le sue origini sono in Italia e più specificatamente napoletane/campane. E’ un cane di taglia grande con un’altezza al garrese per i maschi intorno ai 75 centimetri con un peso ideale massimo di 70 chilogrammi mentre per le femmine l’altezza al garrese è intorno ai 68 centimetri. Essendo un cane energico e coraggioso è ottimo e viene utilizzato come cane da guardia e da difesa.

Benché le sue origini siano molto antiche, ha fatto la sua comparsa nella cinofilia ufficiale solo nel 1949.

Il Mastino napoletano ha un aspetto inconfondibile, sia per la corporatura possente, sia per le caratteristiche pieghe della pelle che circondano la testa. Ignorato dalla cinofilia ufficiale, entrò nella storia solo nel 1949 con l’iscrizione al Libro delle Origini Italiano di Guaglione I, grazie all’opera di recupero di Piero Scanziani.

Morfologia

Il Mastino napoletano è un cane massiccio e muscoloso ha testa brachicefala, massiccia, con stop di circa 90 gradi. La lunghezza del tronco è del 10% maggiore dell’altezza al garrese; il dorso è diritto e largo, la groppa è larga e avvallata e l’addome pressoché orizzontale. Il muso è lungo circa un terzo della testa, con canna nasale diritta e tartufo di colore armonico con il mantello. La pelle forma molte rughe e pliche a livello della testa. Gli occhi sono ovali, di colore scuro, in relazione al  manto. Le orecchie sono piccole, inserite alte e pendenti ai lati delle guance. Il pelo è raso, liscio, denso, uniforme. Il colore del mantello può essere nero, blu (o piombo), grigio, mogano o fulvo; spesso sono presenti chiazze chiare al petto e ai piedi. Tutti i mantelli possono avere tigrature rossastre o nerastre. La coda, grossa, robusta, amputata ai due terzi, in movimento è portata a scimitarra.

Storia

Diffuso in Campania da tempi lontanissimi, si può considerare discendente dal Molosso, cane da combattimento della Grecia e della Roma antiche. Nel Mastino napoletano rivive il mitico molosso impiegato dai Romani nelle grandi cacce e nei combattimenti gladiatorii. Veniva utilizzato come guardiano per le case e le greggi, oltre che per la difesa personale e delle milizie cittadine. E’ il cane da guardia per eccellenza, ma anche da difesa. Vigoroso, d’aspetto rustico e al contempo maestoso, è un animale equilibrato e intelligente. Non è affatto aggressivo, ma sa rispettare con scrupolo la consegna di difendere persone e beni. Nel corso dei secoli si andò disperdendo. Il recupero avvenne solo in anni molto recenti: fu presentato per la prima volta all’esposizione canina di Napoli del 1946 e nel 1949 se ne iniziò l’allevamento selettivo.

Moto

Caratteristica della specie è l’andatura al passo dinoccolata, lenta, quasi da orso. Il trotto è lento e ad ampie falcate; raramente galoppa. E’ il classico animale ben piantato sulle zampe: movimento si ma con giudizio.

Temperamento

Il Mastino napoletano è un cane energico, attento, coraggioso, resistente al dolore, affettuoso e docile con il padrone. E’ un avversario temibile per i malintenzionati: infatti non abbaia, ma parte all’attacco in silenzio, atterra il nemico, lo immobilizza e solo allora abbaia per chiamare il padrone. Deve essere addestrato con dolcezza e fermezza in modo da esaltare la docilità del suo carattere: la violenza lo rende aggressivo e ingovernabile. Se ben allevato, si rivela un piacevole animale da compagnia per tutta la famiglia e una vera sicurezza per la proprietà.

Cure

La sua dieta richiede grandi quantità di cibo, soprattutto carne. Il muso va ripulito dopo i pasti dai residui che si fermano nelle pieghe della pelle. Attenzione: va soggetto alla torsione dello stomaco.

Il pelo è denso, fine e raso – di toelettatura vera e propria non si può parlare, dunque – mentre la caratteristica della specie è piuttosto la pelle, abbondante in tutto il corpo e soprattutto sulla testa e sul collo dove forma numerose pieghe. Sono loro ad assorbire le maggiori attenzioni durante la quotidiana opera di pulizia.

Ambiente di vita

E’ un cane che occupa molto spazio: non è adatto per appartamento, ma è bene che abbia un giardino a disposizione. Soffre il freddo, perciò deve dormire in ambiente riscaldato nei mesi invernali.

L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

Uno dei maggiori piaceri per il padrone di un cane è quello di avere un amico bene educato, che per questo può essere portato ovunque senza che crei problemi, danni o imbarazzo. Il primo passo è quello di scegliere un soggetto di una razza adatta alle nostre possibilità di controllarla. Vi sono razze difficili da gestire, che in mano a persone impreparate potrebbero causare danni se non addirittura tragedie. Nella scelta del nostro futuro amico, che dovrà rimanere con noi per molti anni – mediamente dai 10 ai 15 – cerchiamo quindi di avere un’opinione realistica delle nostre possibilità di educarlo.

Ci sono razze dotate di temperamento molto forte, che potrebbero creare difficoltà a padroni senza la capacità di imporsi con fermezza e autorevolezza come capi; esistono razze non adatte a vivere in appartamento e, se tenute in casa, potrebbero creare disagio a eventuali ospiti o per la mole o per l’odore che emanano. Bisognerà dunque considerare molto bene le caratteristiche di ciascuna razza prima di acquistarla e non lasciarsi trasportare dalla moda, dal gusto estetico o da spinte emotive di qualsiasi genere.

Un’altra importante variabile circa i metodi d’educazione del cucciolo è quella relativa al sesso, poiché in molte razze il maschio richiede maggiore autorità e capacità di controllo della femmina, specie in quelle dal forte temperamento e dal carattere dominante.

Premesso questo, le cose più importanti per educare il nostro cucciolo nel migliore dei modi sono dimostrargli che lo amiamo e siamo fieri di lui ed essere il più possibile coerenti.

L’amore è molto importante per il cucciolo che viene a vivere nella nostra famiglia, perché come tutti gli esseri viventi dotati di ragione e sentimenti ha bisogno di sentire il calore dell’affetto, ha bisogno di essere preso in braccio e coccolato, ha bisogno di momenti di svago e divertimento, magari con i bambini di casa. Per un corretto sviluppo sociale e affettivo qualsiasi cucciolo ha bisogno d’amore e questa è un’esigenza fondamentale e inderogabile.

Ha anche bisogno di coerenza, poiché non possiamo pensare che, se un giorno gli proibiamo una certa cosa e il giorno dopo noi o qualche altra persona di famiglia la concediamo il nostro giovane amico riesca ad avere le idee chiare, perché per lui quella certa azione non sarà legata al fatto che viene eseguita, ma che sarà permessa o vietata a seconda della persona presente, e questo è altamente diseducativo.

Non solo, ma gli ordini devono essere impartiti da tutti quelli che dovranno farlo con le medesime parole: parole che devono essere brevi, secche, sempre uguali, senza lunghi discorsi. Per esempio, se desideriamo che il cane torni a noi a comando, chiamandolo dovremo solo pronunciare un deciso “Qui!”. Dilungarsi come spesso fanno le persone con poca esperienza in discorsi quali “Ti ho detto che devi venire qui”, oppure “Vieni vicino” e simili è inutile e causa solo confusione. Il cane potrà anche non ubbidire, mentre basterà un deciso “Qui!”, e l’ordine sarà compreso. Continua.

Il cane – razze riconosciute – 2 – Bolognese

BOLOGNESE

Il Bolognese è un cane tipo volpinoide, origini Italia, Nazionalità Italiana, taglia nana, il suo utilizzo è esclusivamente da compagnia.

Morfologia: tronco medio e testa non molto lunga, muso allungato, canna nasale diritta e tartufo nero. Gli occhi grandi e tondi, con margini palpebrali neri e iride ocraceo, non devono mai essere sporgenti. Il pelo è lungo, a boccoli e sollevato. Il mantello è bianco puro senza macchie: tutte le mucose esterne e le sclerose devono essere nere. Le orecchie sono lunghe e pendenti con boccoli. La coda è ricurva sul dorso e ricca di boccoli.

Il Bolognese è un cane di piccola taglia da compagnia, è una razza di origini antichissime discendente probabilmente del Maltese. E’ stato molto apprezzato nelle antiche corti nobiliari, infatti compare in numerosi dipinti dei secoli passati. Il Bolognese era una razza molto comune fino alla fine dell’ ‘800 ma la sua presenza, poi, è andata via via sempre più riducendosi, arrivando quasi all’estinzione. Si sta cercando di riportare la razza ad un numero sufficiente di esemplari per poter avere un livello di sicurezza.

Il Bolognese è un cane molto serioso ed in apparenza poco vivace, in realtà è un cane molto intelligente e soprattutto attaccatissimo al padrone che segue in ogni passo. E’ un guardiano assai vigile ed avverte subito.

Ha un aspetto assai decorativo ed è molto apprezzato per la sua graziosa presenza nelle case.

Il maschio ha un’altezza di 30 cm circa con un peso al massimo di 4 kg., mentre la femmina è di un paio di centimetri più bassa.

Come tutte le razze da compagnia di piccola taglia non ha particolari esigenze di esercizio fisico.

Il suo pelo ha bisogno di cure quotidiane essendo candido, lungo e a bioccoli ma non riccio e deve essere pettinato di frequente.

E’ un cane prettamente da appartamento e non è adatto a vivere all’aperto, anche perché è molto delicato e soffre il freddo. L’alimentazione deve essere molto curata.

IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI – 2

Il cane ride con la coda M.C. Barbiero, G. Astaldi.

Per le formiche gli odori sono segnali stradali.

Intorno al formicaio c’è sempre una gran folla di formiche affaccendate che corrono avanti e indietro.

In fila indiana, una dietro l’altra, escono di casa per andare a far provviste.

Davanti a tutte, le formiche esploratrici guidano le compagne con segnali profumati all’acido formico: “venite avanti, girate a destra, voltate a sinistra”. Disciplinate, le operaie captano gli odori con le antenne e rispondono al richiamo. Camminano veloci, in lunghe colonne serrate. Un invisibile filo odoroso le tiene insieme e le conduce alla meta.

Là, senza perdere tempo, raccolgono rapide tutto quello che possono: fili d’erba, semi, insetti, prelibatezze squisite per il loro palato. Poi, aiutandosi reciprocamente se il peso è eccessivo, di nuovo in fila indiana, una dietro l’altra silenziosamente, cariche di bottino riprendono la marcia verso casa.

Nel formicaio la regina madre le richiama, attirandole nelle oscure stanze delle loro abitazioni.

Durante queste scorribande non mancano i pericoli.

Capita che le formiche incontrino una pozzanghera. Poco male.

La fila si interrompe, giusto il tempo per aggirare l’ostacolo e subito si ricompone sul sentiero profumato.

Capita che un odore estraneo, più intenso dell’acido formico, invada la loro strada. Allora le povere formiche sono proprio perdute: non capiscono più nulla, corrono smarrite di qua e di là, non si riconoscono neppure fra di loro, e non hanno via di scampo… è la fine! Se per fortuna l’odore invasore svanisce nell’aria, le operaie si ritrovano e di nuovo in colonna, una dietro l’altra, secondo l’odore guida, riprendono la via di casa.

Anche qua non mancano i pericoli. La città delle formiche va difesa! Davanti al formicaio le sentinelle sono sempre all’erta e l’esercito sempre pronto. Le soldatesse annusano i nemici da lontano. “Chi sarà”, “E’ il nemico!”, “Sono in tanti!”. Con prontezza le soldatesse spruzzano la loro profumata fanfara di guerra: “Allarme! Allarme! Avanzano le formiche nemiche!”. L’esercito compatto muove alla difesa del territorio. Continua domani.