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L’angolo della Poesia

Un commento alla Poesia di Carlo Porta “La nomina del Cappellan

In questo brano del Porta la satira è amara: ci fa pensare al Parini del Giorno ma con una diversa coscienza morale e civile. Per Parini la nobiltà era ancora la vera classe dominante ed egli ne lamentava i vizi proprio perché non si addicevano a chi doveva dirigere la società; per il borghese Porta nobiltà e clero sono ormai classi parassitarie e non esercitano su di lui alcun fascino, al contrario gli si rivelano nel loro egoismo e nella loro meschinità. La denuncia non è aperta, la condanna non viene espressa direttamente dal poeta, ma attraverso le condizioni che il maggiordomo, portavoce della marchesa, detta agli aspiranti: ecco il vero volto della aristocrazia ricca, vuota, che gioisce nell’umiliare gli altri, ed ecco il vero volto del clero i cui interessi materiali feriscono profondamente la sincera religiosità portiana.

D’altronde la satira contro il clero raramente è ateistica, in genere viene esercitata proprio da chi ha una sincera fede religiosa e non sopporta comportamenti interessati e gretti in chi dovrebbe seguire gli insegnamenti del Vangelo. E quindi il poeta si impegna qui civilmente a denunciare piccoli vizi, piccoli peccati che però sono la causa di più grandi mali; ed uno dei mali peggiori è per lui la mancanza di religiosità. Egli pone, così, sul piano del quotidiano, che è pur sempre nella storia, lo stesso problema che Manzoni pone sul piano più grandioso della morale e della storia.

Le condizioni stabilite dal maggiordomo dovrebbero fare andar via indignati i sacerdoti: essi invece pensano solo ai vantaggi materiali che potranno trovare a casa della nobildonna (pranzi abbondanti, conoscenze importanti, piccoli privilegi) e quando avviene la selezione spontanea dei concorrenti, è a causa del fatto che non sanno giocare a tarocchi o perché non se la sentono di portare a spasso la cagnetta, ma nessuno si indigna per dover dire la messa quando la marchesa è comoda o per doverla celebrare in un quarto d’ora.

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Carlo Porta – la vita

Carlo Porta nacque a Milano nel 1775 da una famiglia medio-borghese (il padre era cassiere generale della Tesoreria).

Fu educato presso il collegio dei gesuiti a Monza e poi a Milano, e ricevette una buona educazione letteraria; in seguito si iscrisse ai corsi di filosofia del seminario, ma presto dovette abbandonare gli studi per impiegarsi presso l’Intendenza di Finanza di Venezia e poi di Milano, sempre sotto l’amministrazione austriaca.

All’arrivo dei francesi a Milano perse l’impiego, ma lo riottenne nel 1804 e lo conservò anche dopo il ritorno degli Austriaci.

Mori a Milano nel 1821.