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Città e Paesi della Campania Agerola – 1

Un paese di montagna con vista sul mare. Veduta panoramica da Punta San Lazzaro

Agerola è parte della Città Metropolitana di Napoli; conta 7750 abitanti su una superficie di 19,62 kmq. Altitudine sul livello del mare dai 400 ai 1425 metri.

Gli abitanti sono denominati Agerolesi; si festeggia come Santo Patrono Sant’Antonio Abate. Le sue frazioni sono: Bomerano, Pianillo, Campora, Ponte, San Lazzaro, Santa Maria, Radicosa. Confina con i Comuni di Pimonte, Gragnano, Scala, Amalfi, Conca dei Marini, Furore, Praiano, Positano. Dista da Napoli 45 km. Autostrada A3 Napoli-Salerno uscita Castellammare di Stabia.

I centri abitati che costituiscono il comune di Agerola sono disposti a ferro di cavallo lungo il declivio dei monti Lattari, con un belvedere naturale sulla costiera amalfitana.

Fino alla metà dell’Ottocento il territorio rientrava nella provincia di Salerno (Principato Citeriore) ma, con Decreto regio n. 9989 del 20 febbraio 1846, entrò a far parte della provincia di Napoli.

Le origini del toponimo sono da porsi in relazione col termine latino ager, campo, che indica in questo caso un territorio fertile e soleggiato.

Agerola fu fondata nel III secolo a.C. da profughi picentini, poi sottomessi dai Romani, come testimoniano i reperti trovati in località Radicosa, tra cui monete del periodo dei Cesari.

Da un’analisi del territorio sono risultati evidenti anche le tracce dell’eruzione del 79 d.C., i cui strati di lapilli compromisero la fertilità del terreno.

Agerola è citata per la prima volta in un documento del XII secolo, quando cioè Federico II, re di Sicilia, decretò il passaggio di Agerola e Tramonti dal ducato Amalfitano al Demanio regio.

Passata sotto la diretta dominazione angioina, Agerola fu donata al milite Landolfo d’Aquino: si determinò così uno stato di vassallaggio – confermato da un documento del 1294 – mal sopportato dagli abitanti. Al d’Aquino successe il francese Ugone di Sully che, appena avuta la concessione, ne fece la resignazione.

Il re Roberto d’Angiò donò allora il territorio a Filippo Falconiero, napoletano, senza vassallaggio. La sua famiglia dominò fino al 1343, quando Agerola fu inglobata nel demanio di Amalfi.

Trovandosi in un luogo alto ed impervio, il paese finì per diventare ricettacolo di briganti. Nel 1460 si trovò coinvolto nella lotta scatenatasi tra Ferdinando I d’Aragona e il duca Giovanni d’Angiò. Dopo il 1583 i comuni della costiera, passati sotto il demanio regio, ebbero, con l’istituzione della figura del capitano del popolo, l’esenzione dalle gabelle. Con la monarchia spagnola, a causa del malgoverno e del perdurare del brigantaggio, ci fu un periodo di decadenza. Il Trattato di Rastadt del 1714 segnò l’avvento degli austriaci che diedero luogo ad un viceregno durato fino al 1734, cioè fino alla nascita del regno borbonico.

Con Carlo III di Borbone cessarono le scorribande dei briganti (che riprenderanno invece un secolo dopo) e l’autorità locale fu ristabilita. L’influsso benefico del Tanucci, primo ministro, si fece sentire anche sui comuni della costiera: allontanato il pericolo dei pirati, Amalfi riprese i suoi commerci per mare. Questo benessere continuò fino alla restaurazione borbonica del 1815, a cui seguì un’involuzione politica e socio-economica. Già da tempo, ad Agerola, grazie al commercio di spezie e di seta, della quale la città era un grosso centro di produzione, si era venuto a creare un ceto mercantile molto agiato, fra i cui membri vi erano personalità dotate di una forte coscienza civile. A quest’ultimi si deve, tra l’altro, la tempestiva adesione alla costituzione democratica della Repubblica partenopea del 1799. L’adesione, però, non era stata totale, anzi, molti agerolesi si erano schierati fra le file dell’esercito borbonico.

Dopo il 1815 si diffusero le società segrete, fra cui vi era quella capeggiata da Flavio Gioia e Salvatore Avitabile.

La figura più significativa dell’Ottocento, tuttavia, può essere considerata quella di Paolo Avitabile, il quale sostenne nel 1846 la necessità del passaggio di Agerola dalla provincia di Salerno a quella di Napoli. Dopo l’unità d’Italia e soprattutto con l’abolizione della barriere doganali, iniziò l’inesorabile declino economico del settore manifatturiero. L’impoverimento della popolazione e il malcontento generale provocarono la ripresa del brigantaggio che creò proprio qui il suo quartier generale. Fra i briganti che imperversarono a quel tempo è da ricordare la figura leggendaria di Melchiorre Vespoli. Continua.

I resti del Castello Lauritano a San Lazzaro