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L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.

L’uomo e il suo cane – Il cane al lavoro – 2

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia. (Victor Hugo)

Negli ultimi decenni, se da una parte molte delle attività dei cani sono state sostituite dalla moderna tecnologia, i nostri antichissimi amici hanno trovato modo di aiutarci in altre situazioni.

La caccia vede sempre più restringersi la sua possibilità d’azione?

Ebbene, i Retriever che per secoli hanno recuperato e riportato al cacciatore la selvaggina abbattuta senza danneggiarla, grazie al fiuto formidabile e alla dolcezza del carattere, sono divenuti eccellenti ausiliari della Protezione Civile per i salvataggi in acqua e per la ricerca delle persone scomparse o sepolte, come testimonia il grande utilizzo in queste azioni dei Golden Retriever e dei Labrador Retriever. Questi ultimi sono utilizzati anche dalle forze di polizia, sia per rintracciare droga o esplosivi, ai posti di confine o negli aeroporti, sia in normali e quotidiane operazioni di sorveglianza. Alcune razze, come il già citato Labrador, il Leonberger, il Terranova, il Pastore Tedesco e il Golden Retriever, sono particolarmente adatte al soccorso in acqua, mentre il San Bernardo, il Landseer, il Mastino dei Pirenei, il Grande Bovaro Svizzero, il Bovaro del Bernese, il Mastino Spagnolo e, ancora il Pastore Tedesco operano nelle squadre del Soccorso Alpino di molte nazioni.

Vi sono poi cani che in silenzio, senza troppo clamore, svolgono attività insostituibili in aiuto dell’uomo: si tratta dei cani-guida per i non vedenti; sono sempre femmine, genericamente più materne e premurose, appartenenti a razze molto docili o bene addestrabili, come il Labrador, il Golden Retriever, il Pastore Tedesco, il Boxer e il Dobermann.

Inoltre, non bisogna dimenticare quelle razze impiegate come sostegno nella pet therapy, una terapia ormai consolidata nella quale il cane, grazie alla sua straordinaria sensibilità, diventa compagno e amico di persone che hanno avuto esperienze traumatiche, specialmente tra i bambini, oppure che si trovano in una fase terminale di malattia. In tutte queste drammatiche situazioni la delicatezza del nostro amico a quattro zampe ha fornito risultati superiori a qualsiasi aspettativa e tutte le razze hanno dato dimostrazioni eccezionali.

Meritano una citazione particolare per questa attività gli affettuosissimi Golden Retriever, per i malati terminali, e gli American Staffordshire Terrier, per chi ha subito violenza, perché la sicurezza di sé e il coraggio di questi cani infondono tranquillità ai loro sfortunati amici; tra i molossoidi di piccola taglia, i Carlini si sono dimostrati ottimi compagni per persone sole e rattristate.

Continua, anzi aumenta, il ruolo del cane da compagnia, poiché molte delle razze che un tempo erano selezionate solo per la loro capacità nel lavoro, ora sono divenute piacevoli compagne di tutta la famiglia.

Ne sono un esempio tutti i Terrier, a eccezione del Deutscher Jagdterrier Tedesco, ancora largamente selezionato per la caccia, ormai prevalentemente cani da compagnia, oppure i bassotti (sebbene molti ancora partecipino alla caccia in tana, oppure alle prove in tana artificiale, dove cane e volpe non si toccano mai). Molti infine sono i cani da caccia o da pastore che hanno abbandonato le mansioni per le quali erano stati preferiti: è il caso dei Setter, oppure del Pastore Tedesco o di tutti i Collie; a dimostrazione che il rapporto tra uomo e cane è in continua evoluzione e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire questo sorprendente compagno di vita.

L’uomo e il suo cane – il cane al lavoro

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia (Victor Hugo)

E’ ormai certo che ciò che ha unito in modo indissolubile l’evoluzione dell’uomo e quella del cane è stata la reciproca utilità e una somiglianza molto marcata nel rapporto sociale, in particolare nei gruppi di appartenenza: branco per il cane, tribù per l’uomo. Il primo rapporto spontaneo e naturale tra uomo e lupo addomesticato (l’antenato del cane come viene inteso oggi) fu, oltre a quello alimentare, la collaborazione nella caccia senza una precisa educazione.

In questo impiego, il cane dimostrò ben presto di poter essere molto utile ai nostri antenati, fino a diventare praticamente insostituibile in innumerevoli altre occasioni. Quando l’uomo iniziò l’allevamento del bestiame, circa 8000 anni fa, nel periodo Neolitico, si accorse che il cane poteva avere un ruolo determinante nelle attività quotidiane, non solo come ausiliario alla caccia; poteva, infatti, rivelarsi un ottimo compagno nella conduzione del bestiame, utilizzando e indirizzando in modo positivo la tecnica predatoria ereditata dal lupo, che consisteva nell’isolare uno o alcuni capi del gruppo di erbivori (per poi sospingere questi soggetti verso un punto dove altri membri del branco erano pronti a tendere l’agguato mortale): una volta inibito l’istinto innato all’attacco finale, sarebbe stato in grado di richiamare e radunare quei capi di bestiame sfuggiti al controllo dell’uomo per qualsivoglia ragione (una distrazione, un temporale, l’arrivo di un predatore). Questo fu un fatto che cambiò la storia dell’umanità, perché un uomo senza cane non può controllare neanche una pecora, mentre con l’aiuto di tre cani ne può controllare cento: non per nulla, il naturalista francese George-Louis-Leclerc, conte di Buffon, ritiene che il capostipite di tutti i cani moderni sia stato appunto il cane da pastore, poi modificatosi a causa della selezione attuata dall’uomo e la richiesta di cani sempre più adatti e specializzati nei vari compiti.

Questo dimostra che, fin dai remoti rapporti, l’uomo ha trovato nel cane un prezioso aiuto in molte attività, in principio soprattutto venatorie (dalla caccia alla selvaggina grossa e pericolosa, alla cerca, da seguito della selvaggina ferita, all’inseguimento a vista – come i Levrieri, oppure i cani da punta – per indicare la posizione di un animale selvatico o per stanare le prede dalle tane), fino a utilizzarlo come cane da pastore e bovaro, nel qual compito alcune razze si sono specializzate conducendo agevolmente le greggi e le mandrie. E’ il caso dei Collie e di altre razze, capaci di sorvegliare e proteggere il bestiame dalle aggressioni dei briganti e dei predatori naturali, in alcuni casi anche pericolosissimi, come il lupo, l’orso o i grandi felini dell’Oriente e dell’America del Sud.

Un altro antichissimo compito affidato ai cani di grosse dimensioni e molto forti, come i molossi, è stato quello di ausiliario nella guerra (numerosi incisioni e bassorilievi li ritraggono in questa mansione) e di combattenti nelle arene contro avversari quali leoni, tori, orsi e perfino elefanti, per arrivare ai combattimenti tra cani diffusisi negli ultimi due secoli.

Fin da 600 anni prima di Cristo, gli storici greci e romani raccontano di cani il cui unico compito era quello di fare compagnia alle matrone e alle persone altolocate dell’epoca: sono i primi cani da compagnia, presenti nelle corti di tutto il mondo fino ai giorni nostri, che hanno conservato intatto il loro ruolo di fedeli amici dell’uomo, capaci di lenire con il loro affetto ogni pena e tanto amati dai loro padroni che alcuni di loro, come nel caso del naufragio del Titanic, hanno sacrificato beni ingenti pur di metterli in salvo.

Nelle competizioni sportive, invece, per diverso tempo hanno riscosso un discreto successo le corse tra cani, nelle quali gareggiavano razze veloci e aerodinamiche come i Levrieri, prevalentemente Greyhound. Continua domani.

L’uomo e il suo cane

L’educazione del cucciolo

La fedeltà di un cane è un bene prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano (Konrad Lorenz).

Seguito del 10 maggio 2019

Quando si sarà certi che le vaccinazioni sono attive e il cucciolo è protetto contro le infezioni, si dovrà iniziare a portare a passeggio il piccolo in mezzo alla gente e, se vive in città, al traffico. Se in mezzo alla confusione il nostro amico dimostrerà d’avere un po’ di timore, anche se appartiene alle razze notoriamente molto coraggiose, dovremo rincuorarlo con qualche carezza e un bocconcino a lui gradito, che specie quando il cane è in giovane età dovremo sempre avere con noi.

Attenzione nei primi mesi di vita e fino a dopo l’anno d’età a non sforzare il cucciolo, specialmente se appartiene alle razze che raggiungeranno un notevole peso come il Mastino napoletano, il Bulldog, il Boxer e molte altre razze soprattutto di tipo molossoide.

Questo perché il cucciolo non ha ancora un’ossatura solidificata ma cartilaginea, e potrebbe danneggiarsi in caso di eccessivo movimento. Meglio lasciare che sia lui a decidere quanto moto fare, senza forzarlo.

Abituiamo il nostro piccolo amico a seguirci al guinzaglio senza ribellarsi. Inizialmente molti cuccioli non accettano di mettere il collare ed essere portati a passeggiare, ma se quando mettiamo il collare al nostro cane lo portiamo poi in posti piacevoli come i boschi, la campagna, o ai giardinetti dove incontrerà altri suoi simili e potrà avere esperienze sociali e di gioco piacevoli, un po’ alla volta l’abitudine ad uscire diverrà consolidata e gradita.

Quando porteremo a passeggio il nostro cucciolo dovremo fare attenzione che non sporchi dove passano altre persone, soprattutto i marciapiedi e i giardini dove si recano i bambini a giocare. In ogni caso dovremo avere con noi il necessario per rimuovere gli escrementi che il nostro cane potrebbe lasciare a terra.

Una cosa molto importante da insegnare al cane per una tranquilla vita domestica è quella di non chiedere cibo attorno al tavolo. Molti padroni cedono alle richieste dei loro cani che, attirati dal profumino che arriva dai piatti degli uomini, girano attorno alla tavola questuando qualche boccone. E’ un grave errore per più di una ragione. In primo luogo per la salute del nostro amico, che non verrà certo favorita dall’ingestione di cibi che per lui sono per lo più indigesti e troppo ricchi di grassi o di zuccheri che danneggiano i denti. In secondo luogo, una volta concesso questo vizio sarà molto difficile toglierlo. Inoltre, i cani hanno un sesto senso infallibile per scoprire tra i presenti la persona più debole e di buon cuore alla quale rivolgersi con insistenza per chiedere bocconi. In terzo luogo, la cosa diviene particolarmente sgradevole se vi sono ospiti a pranzo, poiché il cane andrà anche da loro a mendicare in modo poco educato e con insistenza. Dovremo allora far mangiare il cucciolo prima di noi e poi non concedere il minimo boccone a tavola. Se si abituerà al fatto che nessuno gli dà niente, in breve tempo rinuncerà a mendicare e se ne starà tranquillo nella sua cuccia. Di contro, basterà un solo boccone per convincerlo che prima o poi qualche cosa potrebbe arrivargli e non smetterà di chiedere.

Questo è uno di quei casi nei quali la coerenza è indispensabile: se diciamo qualche volta no alle sue richieste, e poi qualcuno della famiglia lo accontenta e gli dà qualcosa da mangiare, possiamo essere certi che il nostro cane tornerà a chiedere pezzetti di cibo e non vi rinuncerà per tutta la vita, se non a prezzo di enormi sforzi da parte nostra e severe sgridate, che mantenendo un comportamento univoco si sarebbero potute tranquillamente evitare.

Un altro insegnamento utile per una serena convivenza tra cane e uomo è quello di non saltare addosso alle persone. Alcuni cani hanno il vizio di accogliere i nuovi venuti alzandosi sulle zampe e appoggiandole sulle gambe o sulla pancia degli ospiti: una dimostrazione di affetto non da tutti apprezzata! Oppure, nel caso di bambini, questo potrebbe causare la caduta e quindi i bambini si farebbero del male.

Ecco che per evitare il fatto dovremo avere per complice qualche amico, che quando il cucciolo lo accoglierà alzandosi sulle zampe lo spinga all’indietro soffiandogli con violenza sul naso, mentre noi pronunceremo a voce alta e decisa la parola di rimproverò “No”. Generalmente questo basterà a fargli perdere l’abitudine. Se non sarà sufficiente, l’amico potrà schiacciare in modo lieve ma sensibile i piedi del cane, senza fargli alcun male ma provocandogli un po’ di disagio.

In poco tempo il nostro cucciolo rinuncerà ad accogliere con tanto calore gli estranei.  

L’uomo e il suo cane

Le razze di cani riconosciute – 5

Mastino napoletano

Il Mastino napoletano è un cane di tipo molossoide. Le sue origini sono in Italia e più specificatamente napoletane/campane. E’ un cane di taglia grande con un’altezza al garrese per i maschi intorno ai 75 centimetri con un peso ideale massimo di 70 chilogrammi mentre per le femmine l’altezza al garrese è intorno ai 68 centimetri. Essendo un cane energico e coraggioso è ottimo e viene utilizzato come cane da guardia e da difesa.

Benché le sue origini siano molto antiche, ha fatto la sua comparsa nella cinofilia ufficiale solo nel 1949.

Il Mastino napoletano ha un aspetto inconfondibile, sia per la corporatura possente, sia per le caratteristiche pieghe della pelle che circondano la testa. Ignorato dalla cinofilia ufficiale, entrò nella storia solo nel 1949 con l’iscrizione al Libro delle Origini Italiano di Guaglione I, grazie all’opera di recupero di Piero Scanziani.

Morfologia

Il Mastino napoletano è un cane massiccio e muscoloso ha testa brachicefala, massiccia, con stop di circa 90 gradi. La lunghezza del tronco è del 10% maggiore dell’altezza al garrese; il dorso è diritto e largo, la groppa è larga e avvallata e l’addome pressoché orizzontale. Il muso è lungo circa un terzo della testa, con canna nasale diritta e tartufo di colore armonico con il mantello. La pelle forma molte rughe e pliche a livello della testa. Gli occhi sono ovali, di colore scuro, in relazione al  manto. Le orecchie sono piccole, inserite alte e pendenti ai lati delle guance. Il pelo è raso, liscio, denso, uniforme. Il colore del mantello può essere nero, blu (o piombo), grigio, mogano o fulvo; spesso sono presenti chiazze chiare al petto e ai piedi. Tutti i mantelli possono avere tigrature rossastre o nerastre. La coda, grossa, robusta, amputata ai due terzi, in movimento è portata a scimitarra.

Storia

Diffuso in Campania da tempi lontanissimi, si può considerare discendente dal Molosso, cane da combattimento della Grecia e della Roma antiche. Nel Mastino napoletano rivive il mitico molosso impiegato dai Romani nelle grandi cacce e nei combattimenti gladiatorii. Veniva utilizzato come guardiano per le case e le greggi, oltre che per la difesa personale e delle milizie cittadine. E’ il cane da guardia per eccellenza, ma anche da difesa. Vigoroso, d’aspetto rustico e al contempo maestoso, è un animale equilibrato e intelligente. Non è affatto aggressivo, ma sa rispettare con scrupolo la consegna di difendere persone e beni. Nel corso dei secoli si andò disperdendo. Il recupero avvenne solo in anni molto recenti: fu presentato per la prima volta all’esposizione canina di Napoli del 1946 e nel 1949 se ne iniziò l’allevamento selettivo.

Moto

Caratteristica della specie è l’andatura al passo dinoccolata, lenta, quasi da orso. Il trotto è lento e ad ampie falcate; raramente galoppa. E’ il classico animale ben piantato sulle zampe: movimento si ma con giudizio.

Temperamento

Il Mastino napoletano è un cane energico, attento, coraggioso, resistente al dolore, affettuoso e docile con il padrone. E’ un avversario temibile per i malintenzionati: infatti non abbaia, ma parte all’attacco in silenzio, atterra il nemico, lo immobilizza e solo allora abbaia per chiamare il padrone. Deve essere addestrato con dolcezza e fermezza in modo da esaltare la docilità del suo carattere: la violenza lo rende aggressivo e ingovernabile. Se ben allevato, si rivela un piacevole animale da compagnia per tutta la famiglia e una vera sicurezza per la proprietà.

Cure

La sua dieta richiede grandi quantità di cibo, soprattutto carne. Il muso va ripulito dopo i pasti dai residui che si fermano nelle pieghe della pelle. Attenzione: va soggetto alla torsione dello stomaco.

Il pelo è denso, fine e raso – di toelettatura vera e propria non si può parlare, dunque – mentre la caratteristica della specie è piuttosto la pelle, abbondante in tutto il corpo e soprattutto sulla testa e sul collo dove forma numerose pieghe. Sono loro ad assorbire le maggiori attenzioni durante la quotidiana opera di pulizia.

Ambiente di vita

E’ un cane che occupa molto spazio: non è adatto per appartamento, ma è bene che abbia un giardino a disposizione. Soffre il freddo, perciò deve dormire in ambiente riscaldato nei mesi invernali.

L’uomo e il suo cane – 5

Come socializzare con il cucciolo

L’arrivo di un cucciolo in casa è sempre motivo di grande gioia ma anche di qualche apprensione, specie se si tratta della prima esperienza.

Una volta che si è deciso per l’acquisto di un cucciolo, scelta la razza, accertato che si è disposti ad affrontare i piccoli sacrifici che avere un cane comporta, valutato in quale allevamento comprarlo e trovato il soggetto adatto a noi, dovremo andare a prenderlo.

Sarebbe meglio andare a ritirare il cucciolo un giorno nel quale potremo stare con lui per molto  tempo, poiché l’arrivo in famiglia è sempre un po’ impegnativo. Se dovremo fare un viaggio di una certa lunghezza prima di arrivare a casa, sarà bene portare in automobile dell’acqua, uno o più omogeneizzati (dipende dalla lunghezza del viaggio), un asciugamano, un guinzaglio, un collarino e una gabbietta di plastica per il trasporto degli animali, dove sarebbe meglio mettere il cucciolo durante il tragitto affinché rimanga tranquillo.

Si dovrà guidare in modo rilassato, senza brusche accelerate e frenate, non dovrà esservi rumore eccessivo nell’abitacolo, e tutto dovrà essere per il cucciolo piacevole e distensivo. E’ bene ricordare che dopo un paio d’ore di viaggio bisognerebbe far scendere il piccolo per sgranchire le zampe e permettergli di fare i suoi bisognini.

Scegliamo una zona erbosa non molto frequentata da cani, poiché le vaccinazioni potrebbero non essere ancora attive e il rischio di contagio in tenera età è alto; inoltre, cosa molto importante, se dovesse fare la pipì, o perfino di più, nell’esatto istante in cui espleta le sue funzioni fisiologiche, non prima né dopo, facciamogli molti complimenti, ripetendo con voce dolce e soddisfatta “Bravo” e, se li abbiamo a disposizione, diamogli dei bocconcini prelibati: è l’inizio di una fondamentale educazione igienica.

Questi primi momenti di vita assieme al cucciolo sono molto importanti, perché, se l’esperienza sarà per lui positiva e la vivrà con l’ingenuo entusiasmo tipico dei cani di pochi mesi, si potrà star certi che il piccolo vedrà la nostra compagnia come una cosa molto bella e piacevole, serbandone per sempre il ricordo.

Quando si arriverà a destinazione il cucciolo non dovrà essere continuamente chiamato e toccato e se vi sono dei bambini si dovrà evitare che lo frastornino con troppe ingerenze, perché il piccolo va lasciato per un po’ libero di girare per la casa o nel giardino dove dovrà vivere. Facciamogli ispezionare e annusare l’ambiente, lasciamo che prenda familiarità con gli spazi, le cose e soprattutto gli odori che dovranno divenire per lui abituali e rassicuranti.

In questa prima fase potrebbe accadere che, per l’emozione e l’agitazione, faccia la pipì sul pavimento di casa: non dovrà essere sgridato, perché si tratta di una prima fase di grande agitazione che va capita e scusata.

Una volta finito di ispezionare il territorio, il piccolo potrebbe avere fame, ma data l’emozione del momento è meglio che il primo pasto sia saporito, leggero ma sostanzioso, costituito per esempio da qualche omogeneizzato di carne.

Dopo l’ispezione e il pasto leggero probabilmente il cucciolo si addormenterà improvvisamente e profondamente, sopraffatto dall’emozione.

Lasciamolo riposare tranquillo finché non si risveglierà da solo e facciamo in modo che possa ancora perlustrare tranquillamente la zona. Anche in questo caso i primi momenti di vita in casa si fisseranno nella memoria del piccolo e vi resteranno per sempre: ecco perché dovrà averne un bellissimo ricordo, fatto di carezze, d’affetto, di serenità e di divertimento.

Non si deve scordare che è molto importante l’ingresso in famiglia del cucciolo: deve avvenire in una situazione tranquilla, rilassata, non rumorosa, piacevole e piena d’amore. La principale preoccupazione di chi prende un cucciolo è quella di insegnargli a non fare i suoi bisogni dove non deve, specialmente se il cane dovrà vivere in appartamento.

Va subito detto che è abbastanza facile insegnare al cucciolo dove può sporcare, ma ci si dovrà armare di molta pazienza e di costanza e tutti i membri della famiglia dovranno mantenere una condotta coerente adottando le stesse tecniche. In primo luogo è da sfatare l’idea che le femmine sono più pulite rispetto ai maschi. In secondo luogo si deve considerare che vi sono soggetti più propensi a mantenere pulito il loro spazio vitale di altri. E infine bisogna considerare che alcune razze sono tendenzialmente più pulite di altre.

In ogni caso si tratterà solo di una questione di tempo, poiché tutti i cani sani (se vi sono problemi di salute, eventuali incidenti non sono imputabili all’animale, ma al problema fisico) possono essere educati a non sporcare in luoghi in cui non è permesso. La prima cosa da ricordare è che i cuccioli tendono a svuotare l’intestino appena dopo aver mangiato, e quindi si dovranno portare nel luogo dove è permesso loro fare i bisogni subito dopo il pasto.

Se sporcheranno nel posto giusto, nell’esatto istante in cui lo fanno, poiché i cani non hanno una associazione spazio-temporale simile a quella dell’uomo, specie nei primi mesi di vita, vanno lodati con una parola che dovrà essere sempre la stessa anche se usata da diversi membri della famiglia, come “Bravo”: parola detta con soddisfazione, in tono deciso e suadente, senza gridare, insistendo un po’ sulle vocali.

Andrà inoltre aggiunto quello che in gergo cinofilo si chiama “Rinforzo positivo”, che altro non è che un bocconcino, una carezza o qualsiasi altra cosa faccia piacere al cucciolo:

Quando il cucciolo farà i suoi bisogni in un posto in cui è permesso si dovrà usare sempre lo stesso sistema.

Se invece sporcherà i pavimenti o un luogo non adatto si dovrà intervenire, sempre nell’esatto istante dell’azione, con un secco “NO!”, pronunciato con voce decisa, non gridando, ma in modo da far capire al piccolo che sta sbagliando. Le parole Bravo e NO dovranno sempre accompagnare le azioni giuste o sbagliate del cane.

Per la notte, quando non è possibile controllare assiduamente il cucciolo, l’ideale sarebbe circondare la cuccia del piccolo con dei giornali asciutti, uno o due dei quali intrisi nella pipì dello stesso, in modo che capisca che deve sporcare lì. Al mattino, se il cane avrà sporcato sui giornali lo si dovrà portare vicino a questi e premiarlo, se invece l’avrà fatto fuori non si dovrà fare niente: non servirebbe che a confondere le idee. Durante la giornata il comportamento del cucciolo andrà sorvegliato continuamente, e appena farà il gesto di sporcare dove non deve, andrà fermato con un secco NO! e portato dove gli è permesso; quando invece fa i suoi bisogni nei posti consentiti bisognerà usare sempre la parola Bravo, i complimenti e i bocconcini prelibati. In poco tempo il cucciolo imparerà a sporcare dove gli è permesso e voi sarete i felici e fieri proprietari di un cane pulito e affidabile. A questo riguardo, non bisogna scordare che un cane abituato a non fare i suoi bisogni in casa potrebbe essere colpito da disturbi ai reni o a dissenteria: in questo caso tenterà disperatamente di avvisare in vari modi i padroni del suo problema e, se non gli si presterà attenzione fatalmente sporcherà il pavimento; la colpa non sarà sua, come non sarà colpa sua se di notte avviserà dell’impellenza di un’uscita, ma nessuno gli darà retta; quindi, si dovrà sempre fare attenzione ai messaggi di disagio che un cane ben educato lancia per evitare inconvenienti.

L’uomo e il cane – 4 la scelta del cucciolo

Se si è deciso di prendere un cucciolo, bisogna considerare alcune cose:

La prima cosa da tenere in considerazione se è la prima esperienza con un cucciolo oppure già si è avuto un cane. Se non è la prima esperienza le cose sono chiare ma se è la prima volta bisogna tenere presente che il cucciolo non è un giocattolo, ma un essere vivente ed ha le sue esigenze, dei sentimenti, gli stati d’animo e cosa molto importante le caratteristiche della razza con gli istinti ancestrali che l’addomesticamento a volte ha diminuito ma che comunque sono sempre presenti e vanno tenuti in considerazione.

La cosa più sbagliata è quella di prendere un cane perché la sua razza in quel periodo è di moda, oppure perché è famosa e peggio ancora se la scelta cade su una razza perché ha la nomea di essere pericolosa.

La scelta del cane e della razza è molto importante, bisogna conoscere bene le caratteristiche, bisogna considerare se si ha la possibilità di ospitare un cane che ha bisogno di stare all’aria aperta, oppure se si opta per uno che ha bisogno di stare molto a contatto con le persone della famiglia, se si ha il tempo disponibile. Se in casa vi sono bambini e l’età che hanno, anche questo influisce sulla scelta; se chi si deve occupare del cane ha la capacità di farlo e la forza per farlo.

Avere un cane comporta molto impegno; mantenerlo, curarlo, accudirlo costa denaro. Il modo di vivere sarà trasformato e la libertà di azione sarà limitata dalla presenza e dall’accudimento del cane.

Valutati tutti i pro e i contro si è decisi a prendere un cane, bisogna scegliere dove prenderlo, se non lo volete di razza, è semplicissimo basta andare in uno dei numerosissimi canili dove avrete solo l’imbarazzo della scelta.

Se la scelta è caduta su un cane di razza, allora bisogna scegliere bene dove acquistarlo. Io sconsiglio vivamente i commercianti, a meno ché non vi fidiate ciecamente nelle sue garanzie della origine del cane, perché quasi sempre sono cani che provengono da paesi dove non esistono controlli né sugli allevatori e né sulla salute dei cani i quali arrivano da noi quasi sempre già malati, tanti muoiono durante il viaggio, e quelli che sopravvivono sono destinati a vivere poco e male.

Un cane di razza deve essere acquistato solo da allevatori seri e competenti.

A parte le caratteristiche fisiche che naturalmente differiscono da razza a razza, vi sono dei punti  comuni che vi devono guidare nella scelta del cucciolo.

Il pelo deve essere uguale ai colori richiesti dallo standard di razza, perché la tinta, salvo rare eccezioni in cani di razze particolari, rimarrà la stessa anche quando il cucciolo diverrà adulto.

Le zampe devono essere dritte e solide.

Un’altra scelta da fare è quella di stabilire se il cane dovrà essere maschio o femmina.

Il cane maschio è più appariscente, più vivace e soprattutto non vi dà il problema del calore, però la femmina ha tanti pregi che faranno dimenticare il fastidio del calore.

La femmina è più docile, meno aggressiva con gli altri cani, più attaccata alla famiglia, e meno portata ad allontanarsi da casa. È una guardiana più attenta e più paziente e tollerante con i bambini di casa.

Il maschio è più materiale, più portato a scappare, più litigioso con gli altri cani. Vuole passeggiare più a lungo perché vuole marcare il territorio con l’urina in una gara senza fine con gli altri cani maschi.

Sotto il profilo affettivo sia maschio che femmina sono molto affezionati al padrone in pari modo, affettuosi, espansivi secondo le caratteristiche di razza, e si inseriscono sempre bene nella vita familiare.