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Animali Viva la differenza fra i sessi.

L’aspetto dei maschi e delle femmine è una strategia per lasciare più discendenti.

I sessi, fin dall’inizio, hanno disegnato individui con caratteristiche fisiche molte diverse. Un fenomeno che continua: in modi sorprendenti.

Che sesso ha quel pappagallo? A una domanda del genere è sempre difficile rispondere: come in altri animali, i pappagalli maschi appaiono identici alle femmine, tanto che zoo e allevatori ricorrono spesso alla prova del Dna per determinare il sesso. Ma esistono altri animali in cui evidenti caratteristiche fisiche rendono il riconoscimento facile, se non scontato. E ci sono addirittura casi in cui le differenze fisiche fra i sessi sono così spinte da far pensare che uno dei due partner sia solo un piccolo, o un esponente di un’altra specie.

Il dimorfismo sessuale, cioè la diversità dei caratteri secondari fra i sessi, ha una spiegazione evolutiva. E’ il risultato della selezione sessuale, dovuta alla competizione fra appartenenti allo stesso sesso per conquistare quello opposto.

La sua origine risale a circa un miliardo di anni fa, quando esseri microscopici, le uniche forme di vita fino a quel momento, si specializzarono in cellule grandi, ricche di nutrimento (le potremmo chiamare cellule “uovo”) e individui più piccoli, veloci, indifesi (definibili come cellule “spermatozoo”) in competizione per unirsi alle cellule grandi, dove trovavano cibo e rifugio. Questa disparità primordiale fra esseri unicellulari che inventarono i sessi, nel corso di milioni di anni è stata in certi casi colmata (come nei pappagalli), in altri si è ribaltata (come negli elefanti marini e negli oranghi, dove i maschi sono molto più grandi delle femmine). Lì si sono ritrovati ad essere più forti non tanto per dominare le femmine (hanno “scoperto” dopo di poterlo fare), ma perché dimensioni maggiori erano necessarie per avere la meglio sugli individui del proprio sesso.

Competizione mortale

Fra i cervi d’Irlanda la competizione tra maschi portò alla corsa a corna sempre più grandi e pesanti che li fece diventare troppo lenti e impacciati, provocando l’estinzione della specie. Oggi comunque l’animale più grande del mondo resta una femmina, quella di balenottera azzurra (130 tonnellate) che pesa il 50% più del maschio. Le femmine di molti rapaci continuano a essere più grandi e forti dei maschi. Così come quelle delle iene.

Un altro esempio della persistente grandezza delle femmine? Solo dopo attenti esami gli etologi hanno compreso che un piccolo pipistrello non classificato era in realtà il maschio del pipistrello dalla faccia rugosa. E che dire della Bonellia viridis, invertebrato del mar Ligure lungo 1 metro? Solo la femmina ha queste dimensioni. Il maschio è mini: 1 millimetro.

Fra le coppie più strane del mondo animale si vedono colori, e persino nasi, particolari: servono ai maschi per farsi notare come padroni di un territorio, o semplicemente per piacere alle femmine. Solitamente dimesse (sono loro in natura la merce più richiesta), anche le femmine hanno in certi casi dovuto sviluppare attributi appariscenti perché scese in concorrenza fra loro. L’hanno fatto tra i gibboni, dove piacciono quelle col pelo biondo. O fra gli uccelli falaropi dove, rompendo le regole dei pennuti, sono diventate più variopinte dei maschi. E, pare, anche nell’uomo, sviluppando natiche e seni.