Tag: filosofia

Arte – Cultura – Personaggi

Luciano De Crescenzo

Ingegnere, Scrittore, Filosofo, Regista, Attore, Fotografo, Sceneggiatore, Figlio di Napoli, amava il Presepe.

Luciano De Crescenzo, il giorno dopo la morte di Andrea Camilleri ha pensato bene di lasciarci anche lui. La sua morte mi ha preso di sorpresa anche perché al contrario di Camilleri, non ero al corrente che da due settimane era ricoverato in ospedale.

Un omaggio a Luciano è doveroso per il contributo che ha dato alla sua e mia città Napoli.

Luciano De Crescenzo fa un po’ di tutto: ingegnere per più di vent’anni nel settore dei calcolatori elettronici, diventa improvvisamente crittore e pubblica uno dei maggiori successi editoriali degli anni ’70: Così parlò Bellavista e l’anno successivo Raffaele, dove si rivela anche come cartoonist. Nel frattempo lo ritroviamo sceneggiatore cinematografico, collaboratore di vari quotidiani e presentatore televisivo. A questo punto credevamo di aver chiuso con il numero delle sue attività, quando ecco si ripresenta come fotografo.

Questa immagine è la copertina del libro di Luciano De Crescenzo intitolato La Napoli di Bellavista – sono figlio di persone antiche – Arnoldo Mondadori Editore anno 1979 nella collana Libri Illustrati Mondadori I edizione ottobre 1979 II seconda edizione novembre 1979.

Nel frontespizio della copertina vi è scritto: Nel 1857 Francesco De Bourcard, editore e scrittore napoletano, pubblicò un libro intitolato: Usi e costumi di Napoli e dintorni, attualmente riedito dalla Longanesi. Per quest’opera il De Bourcard si avvalse dell’aiuto dei maggiori scrittori napoletani dell’epoca, quali il Mastriani, il Rocco, il Dalbono, e di grandi pittori come Filippo Palizzi, Paolo Mattei e Teodoro Duclere.

Un secolo dopo Luciano De Crescenzo sente il bisogno di rifare il punto della situazione e fa tutto da sé. Non avendo a disposizione un Palizzi, per le immagini si avvale della sua macchina fotografica, mentre per le descrizioni dei “mille mestieri” continua il discorso già cominciato nel suo “Così parlò Bellavista”.

150 fotografie e una trentina di “fattarielli” bellavistiani daranno al lettore la sensazione di vivere all’interno di questa stranissima città.

Si tratta di flash, interviste e racconti che a volte divertono e a volte fanno pensare.

E’ cambiata Napoli dai tempi di De Bourcard? E’ difficile dirlo. Oggi ovviamente i napoletani, in particolare i giovani, hanno acquisito una diversa coscienza sociale e politica, purtuttavia resta immutato il carattere di questo popolo che mentre copre con uno strato di humor il suo tragico-quotidiano, rivela sempre nel modo di essere una profonda malinconia. Non a caso De Crescenzo voleva intitolare questo libro: “Sono figlio di persone antiche”.

Questa immagine è il retro del libro tra le altre cose io questo venditore ambulante lo vedevo tutti i giorni quando ero un ragazzo. Si chiamava Fortunato e vendeva i panini con la ricotta che farciva all’istante, ne ho mangiati tanti anch’io da lui. Il suo grido di battaglia era: Fortunat tene ‘a rrobba bella, bella ‘a bell – nel senso che i suoi prodotti erano di ottima qualità.

Luciano De Crescenzo Oi Dialogoi I dialoghi di Bellavista – Oscar Mondadari collana Best Sellers – I edizione Biblioteca Umoristica Mondadori ottobre 1985 – I edizione Best Sellers Oscar Mondadori maggio 1990 – ristampe anni 1993-1994-1995-1996-1997 – 12^ ristampa

Il libro inizia così: Oi dialogoi

Il valore di un dialogo dipende in gran parte dalla diversità delle opinioni concorrenti. Se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto inventarla. – Karl R. Popper

E’ un libro bellissimo che ne vale davvero la pena di leggere.

Luciano De Crescenzo – Storia della Filosofia Greca – da Socrate in poi – 1986 Arnoldo Mondadori Editore S.P.A. – Edizione CDE spa – Milano su licenza della Arnoldo Mondadori Editore.

Sul risvolto della copertina c’è scritto:

Storia della Filosofia Greca II “da Socrate in poi”

Chi apre questo volume vi troverà o ritroverà intatta la grazia che sedusse i numerosissimi lettori del primo. Là si parlava dei presocratici; qui si parla della filosofia greca successiva, fino a Plotino.

Ha scritto Pascal: “Platone e Aristotele si immaginano di solito in grandi toghe e come personaggi sempre seri e gravi; invece erano uomini urbani che ridevano come gli altri con i loro amici…” Questa dimensione così spesso occultata balza su da ogni pagina di Luciano De Crescenzo.

Tutta la sua Storia della filosofia greca ci ricorda come coloro che insegnarono all’Occidente a pensare siano congenialmente vissuti sullo sfondo animato, socievole e loquace di antiche città del Sud. Nobile arte è la divulgazione, anche se non sempre onorata. Con la sua prosa leggera e ridente, da grande divulgatore, De Crescenzo trascina i suoi lettori nella cella dove Socrate sta per morire o fra le vertiginose architetture intellettuali della Repubblica e del Simposio di Platone. Da Socrate in poi, la filosofia ha affrontato quei fondamentali problemi dell’Uomo che sono ancora nostri. Nessuno saprebbe accompagnarci sino alla loro soglia severa conversando e intrattenendoci con la simpatia e con l’irresistibile amabilità di Luciano De Crescenzo.

Il libro inizia così:

Ho chiesto ad Apollo:

“Cosa debbo fare?”

E Apollo ha risposto:

“RIDI E FAI FOLLA GROSSA E COLTA.”

Lì per lì non ho capito,

poi ho anagrammato,

e ne è venuto fuori:

“STORIA DELLA FILOSOFIA GRECA.”

Delfi, 11 settembre 1986

Questo è il mio omaggio ed il mio saluto a Luciano De Crescenzo, era doveroso per tutto quello che questo grande figlio di Napoli ha saputo dare alla sua e mia città. Ciao Luciano, grazie di tutto e che il tuo viaggio sia come hai vissuto.

Arte – Cultura – Filosofia

Epicuro

La vita

Epicuro nasce nel 341 a.C. a Samo, ove il padre Neocle era stato mandato come colono dalla madrepatria Atene nel 352; ma i suoi biografi lo considerano “ateniese del demo di Gargetto”, in quanto i coloni e i loro figli conservavano la cittadinanza di origine, e in quanto buona parte della sua vita si svolse poi in Atene.

Rimane a Samo presumibilmente fino ai 14 anni. Il primo insegnamento filosofico gli viene da un platonico altrimenti ignoto, Pamfilo.

Epicuro negli anni 327-324 a.C. frequenta a Teo la scuola di Nausifane, democriteo.

Dal 323-321 a.C. sono gli anni dell’efebia, ad Atene. E’ forse in quegli anni che Epicuro ha anche modo di ascoltare le lezioni di Senocrate nell’Accademia platonica.

Nel 322 a.C. i coloni di Samo vengono reintegrati nei loro possessi; il padre di Epicuro, che esercitava a Samo la professione di maestro di scuola, si sposta con la famiglia a Colofone, ove Epicuro si ricongiunge poi ai suoi, terminata l’efebia.

Nel 311 circa a.C. Epicuro si sposta da Colofone a Mitilene. Non si sa esattamente quando e dove si debba collocare la prima fondazione della sua scuola, che cade comunque probabilmente in questi anni.

Nel 309 circa a.C. da Mitilene Epicuro si sposta a Lampsaco; forse, si è supposto (ma resta ipotesi incerta) per adesione alla ribellione ad Antigono Monoftalmo, re di Macedonia, del satropo del luogo Polomeo (o Tolomeo). Poiché sappiamo però più tardi di suoi buoni rapporti con la corte di Macedonia e di sue benemerenze nei riguardi di Cratero, fratellastro di Antigono Gonata, e della madre di lui Fila, si deve supporre che sia avvenuta una sua riconciliazione fra lui e i sovrani macedoni. Antigono e il figlio Demetrio, il Poliercete; l’etèra Leonzio, aderente alla scuola di Epicuro, amica della concubina del Poliercete Lamia, può non essere estranea a ciò.

Nel 306 a.C. Epicuro rientra definitivamente ad Atene; ma continua a mantenere stretti rapporti col gruppo da lui organizzato in scuola a Lampsaco, come attestano sia la notizia di successivi suoi viaggi a Samo, sia, ancor più, le sue numerose lettere ad amici di là, a Idomeneo, Leonteo, Temista, ecc. Di Lampsaco è lo stesso Metrodoro, il discepolo prediletto, considerato da Epicuro suo virtuale successore.

Negli anni 295-294 a.C. vi fu il secondo assedio di Atene da parte di Demetrio Poliercete che causò alla città, e alla scuola con essa, grandi sofferenze; sappiamo di grandi sforzi di Epicuro per assicurare ai discepoli il vitto. Agli stenti e alle epidemie di quegli anni si tende ad attribuire l’ultima ragione delle malattie e delle perdite che affliggono la scuola di Epicuro negli anni seguenti.

La morte del giovinetto Pitocle nel 291 a.C.

Morte di Polieno, suo pedagogo, uno dei principali discepoli di Epicuro nel 286 a.C.

Nel 285 e anni seguenti Lisimaco assume il potere in Macedonia e Asia Minore. Netto favore della scuola di Epicuro nei suoi confronti. Epicurei come Mitre e Idomeneo (questi, con ogni probabilità; sicuramente il primo) erano suoi dignitari. La scuola di Epicuro ne riceve aiuto.

Nel 281 morte di Lisimaco a Curupedio. Mitre, caduto in disgrazia, è imprigionato e tenuto al Pireo in custodia per ordine di Cratero, divenuto governatore del Peloponneso. Epicuro in virtù dell’antica amicizia per Cratero, si adopera a ottenerne il riscatto tramite Metrodoro.

280-79 Sappiamo della presenza di discepoli di Epicuro presso Antipatro nipote di Cassandro, nel 279 per breve tempo re di Macedonia. Questo è indice di un rapporto mai interrotto della scuola di Epicuro con la corte macedone, anche se poi il nuovo re di Macedonia, Antigono Gonata, manifesterà il suo netto favore per la Stoa.

277 morte di Metrodoro. Epicuro nel suo testamento farà frequente menzione dei figlioletti da lui lasciati in tenera età.

271-70 morte di Epicuro, presumibilmente dopo un periodo di vera e propria invalidità. Ermarco assume lo scolarcato.

Monumenti di Napoli

Palazzo Filomarino

Via Benedetto Croce 12

La prima costruzione, del XIV secolo, fu rifatta fra il 1512 e il 1530 per i principi Sanseverino di Bisignano e rimaneggiata nel 1650 dopo i danni subiti durante la rivolta di Masaniello e nel Settecento. A quest’ultima ondata di lavori risale il portale sanfeliciano in piperno. Più delle pietre, però, meritano una sosta carte e memorie contenute dall’edificio, che fu abitato da Benedetto Croce e dai suoi numerosi libri e frequentato da intellettuali e bibliofili che animavano il cenacolo crociano.

Al secondo piano, si contendono lo spazio gli 80.000 volumi personali raccolti dal filosofo, ancora alloggiati in casa Croce, e i 40.000 volumi dell’Istituto Italiano di Studi Storici, fondato dallo stesso Croce nel 1947.

Stanze e abitudini sono pressoché immutate e ancora oggi figlie e nipoti di Croce accolgono visitatori, studiosi e borsisti dell’Istituto.

Al primo piano è stata trasferita da qualche anno la Biblioteca Nicolini, donata dagli eredi di Fausto e Nicola Nicolini e attualmente in fase di riordino.

Altri 35.000 volumi, per ricordare la lunga amicizia fra don Benedetto e don Fausto, nutrita dagli studi su Giambattista Vico, dal gusto per l’erudizione e dalla comune attenzione per la cultura napoletana, cibi e curiosità compresi.