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I Grandi della Scienza

Archimede – 1

Essendo perpetuamente incantato dalla sua sirena personale, vale a dire dalla sua geometria, tralasciava di mangiare e bere e non si prendeva per nulla cura della sua persona; era spesso portato a forza ai bagni, e quando era là si metteva a tracciare figure geometriche nelle ceneri, e a disegnare righe sul suo corpo quando veniva unto, rimanendo in uno stato di grande estasi e divinamente posseduto dalla sua scienza.

Plutarco, in G. F. Simmons, Calculus Gems

Gli studi di Archimede abbracciavano vasti campi della scienza, tuttavia la sua fama resta essenzialmente legata alle scoperte di geometria e alle non meno celebri scoperte di idrostatica.

L’opera e il mito

L’opera di Archimede fu presto dimenticata e la sua figura assorbita dal mito. Ciò si protrasse fino al XV secolo, quando l’invenzione della stampa riportò in primo piano il pensiero scientifico del grande siracusano.

La figura di Archimede è tanto nota quanto poco è nota la sua opera. Da questo punto di vista ha molti tratti in comune con quella di Einstein: tutti lo conoscono come il padre della fisica moderna, ma sono assai più noti i suoi aneddoti e le sue battute che la teoria della relatività.

Archimede entrò prestissimo nel mito attraverso i resoconti degli storici antichi (Polibio, Livio; Plutarco e così via) che raccontarono di come difese la sua Siracusa dagli assalti dei Romani durante la seconda guerra punica. Col passare dei secoli, la sua figura è diventata quella del “buon” sapiente, dell’inventore geniale ma decisamente strambo: tutti conoscono la famosa frase “Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo” o la storiella di “Eureka! Eureka!”. Nell’immaginario collettivo Archimede è il genio distratto (al punto di correre nudo per le strade di Siracusa), che inventa cose “impossibili” come gli specchi con cui avrebbe bruciato le navi romane, che fa scoperte mirabolanti mentre fa il bagno. L’Archimede Pitagorico di Walt Disney incarna bene questa immagine.

Questa mitologia su Archimede cominciò a formarsi molto presto, quasi subito dopo la sua morte. Parallelamente al diffondersi della sua fama come ingegnere e tecnologo, la sua opera matematica cominciò a cadere nell’oblio. A ciò contribuì, in qualche misura, Archimede stesso. I suoi lavori dedicati alla quadratura del cerchio e della parabola, allo studio delle spirali, al volume della sfera e di altri corpi rotondi, allo studio dei centri di gravità e dei problemi del galleggiamento erano scritti tutti in forma di brevi trattati, indirizzati ai matematici della scuola di Alessandria d’Egitto, la grande capitale culturale del mondo ellenistico. Il loro stile ellittico, la densità di riferimenti interni, la difficoltà delle dimostrazioni non giovarono certo alla loro diffusione, anche fra gli stessi matematici. Già Erone (I secolo d. C.) sembra non conoscerli tutti; è certo che Eutocio (studioso bizantino del VI secolo che scrisse un commento ad alcune opere di Archimede) non disponeva più di alcuni suoi testi. Si salvarono da questo oblio le sue opere più “pratiche”: la Misura del cerchio, la Sfera e il Cilindro, parti della sua opera di statica. Sono queste le opere venute a conoscenza degli Arabi, e che la tradizione arabo-latina diffuse attraverso parafrasi e rifacimenti nel mondo latino. Fu solo nel IX-X secolo che a Bisanzio vennero radunati e copiati i testi di quello che oggi è noto come “corpus archimedeo”. E fu solo nel 1269 che il domenicano Guglielmo di Moerbeke tradusse dal greco in latino le sue opere.

Ma nonostante la traduzione di Moerbeke, il Medioevo il primo Rinascimento continuano a disinteressarsi dell’opera matematica di Archimede. Nei testi medievali il suo nome viene addirittura storpiato, diventa Arsamithes, Archimenedes.

L’interesse continua ad appuntarsi sull’aspetto “pratico”, meraviglioso della sua opera. Verso il 1450, tuttavia, la sua opera viene nuovamente tradotta in latino e comincia a essere studiata. Regiomontano, matematico e umanista tedesco, la corregge e la prepara per un’edizione a stampa che purtroppo non riesce a pubblicare prima della sua morte (1472). Continua – 1