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Friedrich Holderlin – la vita

Friedrich Holderlin, il maggior poeta tedesco dopo Goethe, nacque nel 1770 a Lauffen sul Neckar e morì a Tubinga nel 1843. Studiò, con l’intento di avviarsi alla carriera ecclesiastica protestante, a Tubinga, dove fu amico dei filosofi Hegel e Schelling; conobbe anche Goethe e Schiller, ed a Weimar ascoltò le lezioni del filosofo Fichte.

Dopo aver rinunziato definitivamente alla carriera ecclesiastica, dal 1793 al 1799 si dedicò saltuariamente al suo romanzo Iperione, e successivamente al dramma La morte di Empedocle; tra il 1799 e il 1802 pubblicò Odi, Elegie, Inni.

Dal 1806 visse a Tubinga, rinchiuso prima in una clinica e poi in una torre sul Neckar: per trentasette anni, morto a se stesso, Holderlin sopravvisse, chiamandosi Scardanelli.

L’angolo della Poesia

Un commento alla poesia del giorno

Friedrich Holderlin – un commento alla poesia

  1. vi disfiorano: vi sfiorano, vi carezzano.
  2. musiche dita: dita esperte nel saper trarre musicali accenti dall’arpa.
  3. L’anima degli dei somiglia a un boccio chiuso che contiene in sé senza bisogno di aprirsi, tutto lo splendore e il profumo del fiore.
  4. in una imperitura chiarità: nella eterna luce di lassù dove non c’è l’alternarsi di giorno e notte.
  5. com’acqua … in rupe: come una cascata d’acqua, che urta di roccia in roccia.

Holderlin ebbe sempre l’aspirazione ad un mondo ideale in cui fosse eliminata ogni distinzione tra poesia e vita: per questo sognò il risorgere di tutta la civiltà ellenica, nella quale si realizza la fusione perfetta dell’idea di popolo, di natura e divinità.

In questa lirica viene contrapposto il destino felice dei beati Numi a quello doloroso dei mortali, i quali non trovano mai, in nessun luogo, la pace e finiscono per precipitare verso l’Ignoto.

In sostanza il poeta esprime il suo anelito alla pace, che è qui simbolicamente e felicemente rappresentata dalla purezza di vita dei Numi.

L’angolo della Poesia

La sorte dei mortali

Circonfusi di luce,

per morbide plaghe,

voi vi aggirate lassù.

Numi beati!

E vi disfiorano (1)

le fulgide brezze celesti

lievi

come musiche dita (2)

le sacre corde dell’arpa.

Non oppressi dal Fato

respiran gli dèi

con dolce respiro

del tenero bimbo nel sonno.

In umile boccio raccolta,

immacolata,

eternamente fiorisce

l’anima loro: (3)

e gli occhi beati

guardano sereni

in una imperitura chiarità. (4)

Ma la sorte, ai mortali,

destina

non trovar pace

in verun luogo, mai.

Scompaiono

Cadendo ciechi

da un’ora nell’altra,

com’acqua montana scagliata

di rupe in rupe (5)

pel corso degli anni

verso l’Ignoto

laggiù.

Friedrich Holderlin – da la lirica di Holderlin