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Storia – Chi erano i Celti – 3

Ma in un’arte i Celti soprattutto eccellevano: la lavorazione dei metalli. Padroneggiavano la fusione del ferro dolce con risultati che furono perfezionati solo 2 mila anni dopo, verso la fine del 1800, ottenendo lamine sottilissime senza bisogno di laminatoi. Furono i primi a ricorrere al mercurio, ricavandolo per distillazione, per stagnare o argentare oggetti in rame. Per gli oggetti in ferro battuto, molto richiesti da Greci e Romani, si può parlare di vera e propria esportazione. E le armi? Molto dell’armamento tipico del legionario romano era di origine celtica, l’elmo per esempio.

Donne “capitaliste”

Il territorio di una tribù era generalmente esteso: apparteneva alla comunità, e non ai singoli. Era organizzato in diversi insediamenti, costituiti da villaggi o fattorie isolate, uno dei quali, che sarebbe diventato una città (come Mediolanum-Milano, o Lutecia-Parigi), era scelto come centro della difesa comune e sede delle attività commerciali e religiose. La società celtica non era maschilista. Il contratto matrimoniale prevedeva una divisione dei beni tra i membri della nuova coppia e la donna poteva disporre in proprio di “capitali”, come i capi di bestiame. Poiché al numero dei capi corrispondeva il prestigio sociale, donne molto ricche giunsero anche ad essere elette regine. Il marito poteva essere scelto dalla donna e il matrimonio non era mai stipulato senza l’assenso della sposa.

L’omosessualità maschile era molto diffusa e accettata naturalmente, un fatto comune ad altri gruppi guerrieri dell’epoca classica (basti pensare ai legami sentimentali degli eroi dell’Iliade).

Secondo le descrizioni dei contemporanei, i Celti erano molto puliti e ben curati e indossavano vesti molto sgargianti e colorate, antenate del tessuto “tartan” scozzese. Oltre ai pantaloni che chiamavano bracae, famose e comode erano le scarpe in cuoio, molto esportate in tutto il mondo antico.

Pazzamente appassionati di gioielli, uomini e donne portavano al collo il torquis, un collare in metallo più o meno prezioso.

La struttura tribale, condizionata dall’aristocrazia guerriera, impedì ogni possibile formarsi di federazioni stabili e durature sotto un’autorità unica, capace di creare un vasto impero. Così la fase espansiva dei Celti si esaurì definitivamente tra il II e il I secolo a. C., di fronte all’ostacolo rappresentato dai Romani (che compirono genocidi e deportazioni, in Italia e in Francia, contro le popolazioni celtiche) e dalle popolazioni germaniche provenienti da oriente, contro le quali i Celti non opposero resistenza compatta.

Tra tutti gli insediamenti celtici in Europa, l’unico che riuscì a mantenere intatti i caratteri originali fu quello degli Scoti e Gaeli delle isole britanniche, parte dei quali fu spinta, dal V secolo d. C., dall’invasione degli Angli e dei Sassoni, a rifugiarsi nella penisola di Armorica che da allora fu chiamata Bretagna (nell’odierna Francia). In particolar modo i Gaeli, abitanti dell’Irlanda, pur subendo l’influenza di Angli, Sassoni e Vichinghi, serbarono una forte identità culturale. E l’Irlanda è oggi il solo Stato in Europa a maggioranza celtica, e l’unico diretto erede di quell’antico gruppo di popoli. Continua

Storia – Chi erano i Celti – 2

L’espansione continuò verso la Spagna e le isole britanniche assorbendo le popolazioni autoctone, come avvenne anche in Italia nord occidentale con la civiltà di Golasecca (Varese). Nel V secolo a. C. sorse, tra il Reno, lo Champagne e la Marna, la prima civiltà interamente celtica, quella di La Tène, che fino al I secolo a. C. dominò quasi tutta l’Europa continentale e, attraverso i valichi alpini, entrò in contatto con le civiltà del Mediterraneo e conobbe un rilevante sviluppo.

Re affogati nella birra

Al termine del 400 a. C., i Celti chiamati Galli dai Romani, si spostarono, nuovamente, con ampie migrazioni verso l’Italia centro-settentrionale e poi verso i Balcani e in Asia Minori (l’Odierna Turchia). Nel 387 a. C., presero e saccheggiarono Roma, suscitando un terrore atavico verso i barbari del nord che perdurò per tutta la storia di Roma. Così i Celti si conquistarono presso i popoli del Mediterraneo la fama di guerrieri invincibili e nacque l’interesse a servirsene come mercenari.

Greci della Sicilia, Cartaginesi, Etruschi e faraoni tolemaici si servirono di questi guerrieri per almeno 200 anni.

Alla base della società celtica vi era la tribù, tuath, formata dalle singole famiglie e governata da un re, eletto da tutti i guerrieri, che rendeva conto del suo modo di operare ai druidi.

Il sovrano era l’espressione vivente dell’armonia tra uomo e natura, quindi doveva essere valoroso e carismatico: nella mentalità celtica, un sovrano vile o poco abile avrebbe addirittura provocato carestie ed epidemie e andava quindi eliminato dal popolo, che lo affogava nella birra o nell’idromele (“vino di miele”), oppure lo bruciava vivo.

Al di sotto dei guerrieri e dei druidi, vi erano gli “uomini d’arte”, persone esperte nelle leggi, nella poesia, nella musica, ma anche nella lavorazione dei metalli (ferro, bronzo, oro, argento).

Vi erano poi gli uomini liberi (contadini e piccoli allevatori) che pagavano tributi al re e ai guerrieri in cambio di protezione; infine gli schiavi (soprattutto prigionieri di guerra).

Sepolti con i prosciutti

L’agricoltura e l’allevamento (bovini, cavalli, maiali e pecore) costituivano la base dell’economia celtica. I prosciutti celtici erano non solo famosi in tutto il mondo antico ma anche un elemento importante del loro corredo funebre. Sembra invece che i Celti non mangiassero volatili, ritenuti intermediari tra Terra e Cielo. L’orzo, anche per la birra, era il cereale più importante, coltivato grazie a un’agricoltura che utilizzava l’aratro a versoio (per capovolgere le zolle) con vomere in metallo, completamente sconosciuto al “civilizzato” mondo classico.

Continua Lunedì.

Storia – Chi erano i Celti?

Dove vivevano? Il controverso mito di un popolo misterioso.

Usavano un aratro sconosciuto. Fabbricavano armi invincibili. Esportavano scarpe e prosciutti (questi li portavano anche nella tomba). E scomparvero per la ragione che oggi li rende mitici: l’orgoglio tribale.

Per Greci e Romani, i Celti erano i più barbari dei barbari, tribù malvagie votate alla guerra e al saccheggio. Scriveva lo storico greco Diodoro Siculo: “Il loro aspetto è terribile: alti di statura, con una muscolatura guizzante sotto la pelle chiara. Di capelli sono biondi… sembrano demoni silvani”. E’ così che per molto tempo li abbiamo conosciuti: spaventosi e misteriosi. Come per tutti i popoli che si sono affidati alla tradizione orale, l’immagine dei Celti che si è diffusa e tramandata è stata solo quella che altri popoli hanno loro attribuito finché sono stati interessanti, vale a dire pericolosi.

Nell’Europa nord-occidentale di oggi, invece, i Celti incarnano la figura del popolo indomito che lottò contro lo strapotere della civiltà romana e che rappresenta un modello per tutti i nazionalismi soffocati. Non solo: la musica celtica è molto ascoltata sia nelle sue forme tradizionali (per esempio le ballate irlandesi) sia per gli influssi sulle band moderne (U2, Simple Minds ecc.); e ai festival celtici (famoso in Italia quello di Courmayeur), frequentati da migliaia di persone, si arriva persino a sostenere che tutte le popolazioni del nord Europa siano di diretta discendenza celtica.

Ma che cosa sappiamo veramente di uno dei maggiori gruppi etnici e linguistici dell’Europa antica? E chi, oggi, può dirsene veramente erede, dato che si insediarono dalla penisola iberica all’Asia Minore, dalla Britannia al Po?

L’attuale moda dei Celti ha un merito: attraverso la loro storia dall’Età del Ferro alla lotta con Roma, dalla sopravvivenza nelle isole britanniche alla cristianizzazione medievale, si possono mettere in luce le altre basi di un’Europa che non fu solo greca e latina.

Ma i fan dei Celti, che si spingono ad accomunare i tanti, diversi gruppi in un unico popolo, spesso dimenticano due grossi limiti della loro cultura. Primo: i Celti arrivarono molto tardi alla scoperta della scrittura (VI secolo d. C.) e lo fecero solo dopo la conversione al cristianesimo. Secondo: riuscirono a insediarsi stabilmente solo in aree marginali di quello che era il mondo celtico ai tempi della sua massima espansione, ossia le isole britanniche. Per questo, solo i Celti delle isole ci hanno tramandato, con l’aiuto dei monaci copisti, quel patrimonio di miti, leggende, temi fantastici che ha profondamente influenzato, con il ciclo di re Artù, la cultura europea medievale.

Civiltà del Ferro

Dai loro raffinati manufatti del V secolo a. C. si ricava una descrizione dei Celti completamente diversa da quella tramandata dai Greci o dai Romani. Ma questa raffinatezza è solo il punto d’arrivo di un’evoluzione secolare di un gruppo di popolazioni indoeuropee stanziate in origine (inizio del II millennio a. C.) nella zona vicina al corso superiore del Danubio e nella Francia orientale. Diffusori della civiltà del Ferro in tutto il continente europeo, i Celti dei secoli VII-VI a. C., all’epoca della cosiddetta cultura di Hallstatt (dal nome di una cittadina dell’Austria nelle cui vicinanze venne scoperta un’importante necropoli), avevano già superato il Reno e raggiunto la Francia centro-settentrionale e il Belgio. Continua.