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L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.

Animali Viva la differenza fra i sessi.

L’aspetto dei maschi e delle femmine è una strategia per lasciare più discendenti.

I sessi, fin dall’inizio, hanno disegnato individui con caratteristiche fisiche molte diverse. Un fenomeno che continua: in modi sorprendenti.

Che sesso ha quel pappagallo? A una domanda del genere è sempre difficile rispondere: come in altri animali, i pappagalli maschi appaiono identici alle femmine, tanto che zoo e allevatori ricorrono spesso alla prova del Dna per determinare il sesso. Ma esistono altri animali in cui evidenti caratteristiche fisiche rendono il riconoscimento facile, se non scontato. E ci sono addirittura casi in cui le differenze fisiche fra i sessi sono così spinte da far pensare che uno dei due partner sia solo un piccolo, o un esponente di un’altra specie.

Il dimorfismo sessuale, cioè la diversità dei caratteri secondari fra i sessi, ha una spiegazione evolutiva. E’ il risultato della selezione sessuale, dovuta alla competizione fra appartenenti allo stesso sesso per conquistare quello opposto.

La sua origine risale a circa un miliardo di anni fa, quando esseri microscopici, le uniche forme di vita fino a quel momento, si specializzarono in cellule grandi, ricche di nutrimento (le potremmo chiamare cellule “uovo”) e individui più piccoli, veloci, indifesi (definibili come cellule “spermatozoo”) in competizione per unirsi alle cellule grandi, dove trovavano cibo e rifugio. Questa disparità primordiale fra esseri unicellulari che inventarono i sessi, nel corso di milioni di anni è stata in certi casi colmata (come nei pappagalli), in altri si è ribaltata (come negli elefanti marini e negli oranghi, dove i maschi sono molto più grandi delle femmine). Lì si sono ritrovati ad essere più forti non tanto per dominare le femmine (hanno “scoperto” dopo di poterlo fare), ma perché dimensioni maggiori erano necessarie per avere la meglio sugli individui del proprio sesso.

Competizione mortale

Fra i cervi d’Irlanda la competizione tra maschi portò alla corsa a corna sempre più grandi e pesanti che li fece diventare troppo lenti e impacciati, provocando l’estinzione della specie. Oggi comunque l’animale più grande del mondo resta una femmina, quella di balenottera azzurra (130 tonnellate) che pesa il 50% più del maschio. Le femmine di molti rapaci continuano a essere più grandi e forti dei maschi. Così come quelle delle iene.

Un altro esempio della persistente grandezza delle femmine? Solo dopo attenti esami gli etologi hanno compreso che un piccolo pipistrello non classificato era in realtà il maschio del pipistrello dalla faccia rugosa. E che dire della Bonellia viridis, invertebrato del mar Ligure lungo 1 metro? Solo la femmina ha queste dimensioni. Il maschio è mini: 1 millimetro.

Fra le coppie più strane del mondo animale si vedono colori, e persino nasi, particolari: servono ai maschi per farsi notare come padroni di un territorio, o semplicemente per piacere alle femmine. Solitamente dimesse (sono loro in natura la merce più richiesta), anche le femmine hanno in certi casi dovuto sviluppare attributi appariscenti perché scese in concorrenza fra loro. L’hanno fatto tra i gibboni, dove piacciono quelle col pelo biondo. O fra gli uccelli falaropi dove, rompendo le regole dei pennuti, sono diventate più variopinte dei maschi. E, pare, anche nell’uomo, sviluppando natiche e seni.