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14 Luglio 2019 La presa della Bastiglia – Festa Nazionale di Francia

Auguri a tutti i Francesi

Il 17 giugno 1789, i deputati del terzo stato, visto impossibile un accordo con i colleghi delle due classi privilegiate, compirono un atto di forza: affermando che essi, legittimi rappresentanti del popolo, costituivano un’Assemblea Nazionale, proclamarono il loro diritto a dare una nuova costituzione alla Francia.

Il re volle soffocare la voce popolare con la forza e proibì ulteriori adunanze. Per tutta risposta i deputati del terzo stato si riunirono nel salone detto della pallacorda e giurarono che non avrebbero sciolto la loro adunanza se prima non avessero dato nuove leggi alla Francia.

Luigi XVI, per piegare la volontà dei deputati ribelli, indisse una nuova seduta ed ordinò personalmente che i tre ordini deliberassero separatamente. Ma i rappresentanti del terzo stato, invece, non obbedirono e rifiutarono di allontanarsi dalla sala delle adunanze, affermando che l’Assemblea riunita non poteva ricevere ordini da alcuno. Di fronte a tale atteggiamento, non rimase altro al clero ed ai nobili che partecipare, uniti, ai lavori dell’Assemblea. Questa, quando riunì i deputati delle tre classi, prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente, destinata cioè a dare alla Francia una nuova Costituzione.

Queste vicende suscitarono nel popolo parigino un appassionato interesse; esso divenne viva eccitazione all’improvvisa notizia che il re, preoccupato dalla piega degli avvenimenti, aveva di nuovo licenziato il Necker e che le truppe armate si concentravano alla periferia della città.

Il 14 luglio, il furore popolare, abilmente alimentato da accesi rivoluzionari, esplose violento: saccheggiati i depositi di armi, venne creata una milizia popolare armata ed infine fu assalita ed espugnata la Bastiglia, una tetra fortezza adibita a carcere dello Stato.

La presa della Bastiglia

La mattina del 14 luglio una parola d’ordine sembra circolare per tutta Parigi: – Alla Bastiglia! -. E’ questa un massiccio castello nel cuore della città, il quale dalle sue torri domina le case e le tiene sotto la soggezione delle artiglierie. Si vocifera che entro quelle mura si prepari l’offensiva dell’esercito regio contro il popolo. La folla accorre e si pigia intorno alla fortezza, chiedendo a gran voce di entrare. Il comandante non può acconsentire: concede, però, che un rappresentante del popolo visiti il castello. Quello entra, guarda dappertutto: trova solo 32 soldati svizzeri e 82 veterani invalidi; da costoro si fa promettere che non spareranno sulla folla. Nel frattempo, la moltitudine che non vede ricomparire il suo rappresentante, sospetta qualche tradimento e lo chiama a gran voce. Egli accorre alle mura, si fa vedere, calma il popolo e finalmente esce.

Tutto sembra quietarsi. Quand’ecco nuove ondate di popolo affluire da ogni parte, rovesciarsi intorno al castello e gridare a perdifiato: – Vogliamo la Bastiglia! -. La folla, come presa da subitanea follia, si stringe intorno alla fortezza urlando e sparando. Ma le mura sono imprendibili; le porte sbarrate dai ponti levatoi. Allora due disperati balzano sul tetto del corpo di guardia e a colpi d’ascia spezzano le catene che tengono sospeso, davanti all’ingresso principale, il ponte levatoio. Le catene infrante lasciano cadere il massiccio tavolato: la via è libera. La folla, come una marea spaventosa, si riversa sul ponte, passa affronta nuovi ostacoli, li travolge. Cadono morti e feriti fra un uragano di grida e di imprecazioni; ma nulla ferma ormai la furia del popolo. Il comandante che non vuol cedere, ordina ai soldati di dare fuoco al deposito delle polveri: la Bastiglia salterà in aria con tutti i suoi difensori. Ma i soldati si rifiutano ed innalzano bandiera bianca.

Un urlo selvaggio di gioia si leva dalla folla, che ormai non ha più ritegno e da ogni parte trabocca entro le mura espugnate.

Dopo il 14 luglio, giorno che divenne poi Festa Nazionale della Francia, i nobili compresero che la partita era perduta: molti di essi, anzi, presero prudentemente la via dell’esilio. Nel contempo l’Assemblea Nazionale Costituente approvava la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. In essa si affermava la sovranità del popolo; l’eguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge ed al fisco; l’abolizione delle classi sociali ed il riconoscimento delle libertà di parola, di pensiero, di stampa e di riunione.