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La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 18

Addominale, gonfiore – 2

Indagini e terapia

Per individuare la causa possono essere necessarie radiografie o ecografie che consentono di individuare anomalie di dimensioni o forme degli organi interni o segni di occlusione intestinale. Se è presente un’ascite, si può prelevare un po’ di liquido per esaminarlo. Può essere necessaria anche un’esplorazione chirurgica dell’addome o un esame interno dell’addome mediante un endoscopio.

Addominale, radiografia

Esame radiologico del contenuto dell’addome. Di solito la radiografia addominale rappresenta uno dei primi passi nell’indagine su una sospetta malattia addominale (dopo che il medico ha raccolto accuratamente i dati della storia clinica ed eseguito l’esame fisico del paziente).

Poiché gli organi addominali non sono del tutto radiopachi, ne sono visibili solo i contorni. Tuttavia, il radiologo riesce a vedere se un organo è ingrossato in modo anomalo e può individuare la presenza di eventuali corpi estranei ingeriti all’interno dell’apparato digerente. Si possono ottenere utili informazioni anche osservando la disposizione dei liquidi e dei gas. Spesso anse intestinali distese contenenti raccolte di liquido, indicano un occlusione; la presenza di gas al di fuori dell’intestino indica una perforazione intestinale.

Nella maggior parte dei calcoli renali e anche in alcuni calcoli biliari è presente il calcio, che è radiopaco; quindi, a volte, essi possono venire individuati in una radiografia addominale “in bianco”. Alcuni aneurismi dell’aorta contengono calcio e sono quindi visibili.

Spesso dopo le radiografie addominali vengono eseguite altri esami che forniscono maggiori dettagli, come l’endoscopia, l’ecografia, la tomografia computerizzata, le radiografie con mezzo di contrasto o l’urografia.

Addominali, incisioni

Serie di incisioni eseguite con il bisturi sulla parete addominale per consentire l’accesso agli organi interni. Le incisioni addominali possono talvolta raggiungere dimensioni anche notevoli e rendere successivamente necessaria l’esecuzione di interventi di chirurgia plastica, particolarmente in soggetti di sesso femminile, per eliminare le tipiche alterazioni del tessuto cicatriziale e ripristinare le condizioni iniziali.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 17

Addominale, dolore – 3

Terapia

A volte il dolore addominale può essere alleviato con misure semplici, come bere latte, porre una borsa dell’acqua calda sulla zona colpita o prendere un antiacido (per neutralizzare l’eccesso di acidità dello stomaco), un antispastico o un analgesico. Se nessuno di questi provvedimenti allevia il dolore – o se esso è intenso o ricompare – occorre consultare il medico.

Un dolore intenso, accompagnato da sudore, pallore o stordimento può indicare una malattia grave e occorre consultare urgentemente il chirurgo. Un trattamento tempestivo è necessario anche quando il dolore è accompagnato da vomito persistente, anche di sangue (che può essere di colore marrone), da eliminazione di feci striate di sangue o nere oppure da sensazione di debolezza o svenimento.

Analogamente, si dovrebbe ricorrere immediatamente al medico se il dolore dura più di sei ore circa o non viene alleviato dal vomito.

Il dolore addominale accompagnato da un calo di peso non conseguente a una dieta o a un mutamento nelle abitudini intestinali – improvvisa stitichezza o attacchi di diarrea – può indicare malattia grave e richiede l’esecuzione di indagini mediche.

Esami

Il medico formula la diagnosi sulla base della descrizione dettagliata del dolore, del rapporto tra esso e i pasti e l’emissione di urina o di feci e di un esame approfondito del paziente.

Se esistono dubbi sulla diagnosi, si eseguono altre indagini, che possono comprendere esami delle urine e del sangue, radiografie ed ecografia.

Se, anche dopo gli esami, non si riesce a individuare la causa, può essere necessario un esame endoscopico (osservazione dell’interno di una cavità dell’organismo attraverso un endoscopio). Questo esame può essere una ispezione dello stomaco e del duodeno, una ispezione dell’intestino crasso o una ispezione del contenuto della cavità addominale. In alcuni casi la diagnosi può essere confermata solo con un intervento chirurgico di esplorazione dell’addome, chiamato laparatomia esplorativa.

Addominale, gonfiore

Distensione dell’addome provocata da molte cause. L’aumento di volume addominale è la conseguenza naturale dell’obesità e dell’ingrossamento dell’utero durante la gravidanza, solitamente visibile dopo circa 12 settimane.

Alcune cause di gonfiore addominale non sono pericolose. La presenza di gas nello stomaco o nell’intestino può provocare un aumento di volume fastidioso di tutto l’addome. Molte donne presentano una distensione nella regione addominale inferiore per temporanea ritenzione di liquidi poco prima delle mestruazioni.

Altre cause sono più gravi. Per esempio, un’ascite, accumulo di liquido nell’addome, può essere un sintomo di cancro, di affezioni cardiache, renali, epatiche; l’aumento di volume può essere provocato anche da occlusione intestinale o da una cisti ovarica. Continua domani.

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Addominale, dolore

cause – 2

Talvolta questo malessere è accompagnato da diarrea o stitichezza. Molte donne percepiscono dolore alle pelvi o al basso addome nel corso del ciclo mestruale, prima o durante le mestruazioni o nel periodo dell’ovulazione. A volte, il dolore è provocato da un disturbo ginecologico, come lo sviluppo di alcuni frammenti del rivestimento interno uterino in altre zone dell’addome.

Una causa assai frequente di dolore al basso addome è, soprattutto nelle donne, un’infezione urinaria che provoca l’infiammazione della vescica urinaria.

Il dolore addominale può avere anche origine psicologica. Talvolta è provocato dall’ansia, come in un bambino al primo giorno di scuola o in un adulto quando cambia lavoro.

Lo spasmo o lo stiramento degli organi interni può provocare un dolore ciclico chiamato colica. La colica intestinale, spesso associata a gonfiore addominale e flatulenza, si verifica quando i muscoli che fanno parte delle pareti dell’intestino diventano spastici, per esempio nella sindrome del colon irritabile. Una colica può essere anche conseguente all’ostruzione della cistifellea, del dotto biliare o delle vie urinarie, di solito causata da un calcolo, oppure da un tumore. Coliche particolarmente gravi e associate a vomito hanno il quadro clinico di un “addome acuto”. Può comparire anche in una gravidanza ectopica, in cui il feto non si sviluppa nell’utero ma in una delle tube di Falloppio.

Un aumento della quantità di acido che si forma nello stomaco può essere associato allo sviluppo di un’ulcera peptica, che provoca un dolore terebrante ricorrente, che viene temporaneamente alleviato dal cibo, dal latte o dagli antiacidi.

Un’altra possibile causa di dolore addominale è l’infezione, per esempio la pielonefrite o l’infiammazione pelvica, infezione localizzata all’utero e alle tube di Falloppio. Il dolore può essere conseguente anche a ischemia che si verifica, per esempio, quando una torsione dell’intestino ostruisce i vasi sanguigni o quando in un vaso intestinale si forma un trombo.

I tumori che colpiscono un organo addominale possono causare dolore perché provocano stiramento del rivestimento peritoneale dell’organo, comprimono le strutture circostanti o causano ulcera, perforazione o rottura.

In casi rari, il dolore addominale può essere provocato da malattie di organi esterni all’addome. Per esempio, una polmonite del lobo inferiore destro può provocare, nella parte superiore destra dell’addome, un dolore simile a quello dell’appendicite acuta. Continua domani.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 15

Addome

Porzione del tronco compresa tra il margine inferiore delle coste e la radice delle cosce. La cavità addominale è limitata superiormente dal diaframma e dalle coste, inferiormente dalla muscolatura e dalle ossa pelviche. Posteriormente l’addome è protetto dalla colonna vertebrale e dai muscoli che fasciano il dorso. Anteriormente si ha la sola parete addominale.

Nella cavità addominale sono contenuti fegato, stomaco, intestino, milza, pancreas e reni. Nella porzione inferiore dell’addome, compresa nelle pelvi, sono situati la vescica e il retto e, nella donna, l’utero e le ovaie.

Struttura

Colonna vertebrale, pelvi e coste danno origine agli strati muscolari che costituiscono la parete addominale. Fra la cute e i muscoli esiste uno strato di tessuto adiposo che nelle persone obese può raggiungere dimensioni notevoli. La superficie interna della muscolatura addominale è rivestita da una sottile membrana, il peritoneo, che ricopre anche gli organi, pancreas e reni, fissati alla parete dorsale; pieghe peritoneali avvolgono anche organi mobili, come lo stomaco e l’intestino.

Addome acuto

Termine medico con cui si indica un dolore addominale intenso e persistente, che compare improvvisamente e, in genere, è associato a rigidità e difesa (contrazione volontaria) dei muscoli addominali, vomito e febbre. “Addome acuto” è solo una diagnosi generica che rende solitamente necessarie indagini mediche urgenti. La causa precisa del dolore addominale viene diagnosticata attraverso una valutazione medica attenta e confermata con esami specialistici e radiografie. Talvolta occorre eseguire una laparatomia, esplorazione chirurgica dell’addome, o un esame dell’addome mediante introduzione di una sonda ottica.

Causa e terapia

La causa più comune di addome acuto è l’infiammazione della membrana che riveste la cavità addominale che può essere provocata dall’infiammazione di qualsiasi struttura addominale, per esempio delle tube di Falloppio, da malattie intestinali come l’infiammazione dell’appendice, il morbo di Crohn o la diverticolite, la malattia diverticolare o dalla perforazione di un ulcera peptica. La peritonite può anche essere conseguente a una lesione traumatica addominale.

Altre possibili cause di addome acuto sono: disturbi dell’apparato urinario come i calcoli ureterali, calcoli nel dotto di drenaggio della cistifellea e stati patologici che provocano stiramento del rivestimento esterno del fegato (come l’epatite) o dei reni.

Addominale, dolore

Senso di malessere percepito nella cavità addominale, cioè tra la radice delle cosce e il margine inferiore delle coste. Può essere accompagnato da eruttazioni, nausea, vomito, borborigmi (brontolii e gorgogli) e flatulenza (emissione di gas).

Cause

Tutti hanno percepito, almeno una volta nella vita, un senso di malessere addominale con una causa facilmente identificabile, per esempio dopo aver mangiato o bevuto troppo o aver assunto cibi assai piccanti. Continua lunedì.

Medicina e salute – Le proprietà delle piante. – 2

Dalla tradizione medica dell’antica Cina ci sono giunte informazioni mediche e farmacologiche su moltissime piante: dalla Schizandra chinensis (che veniva utilizzata per curare le intossicazioni al fegato) viene estratta la gomosina A, con la quale oggi sono curate le epatiti virali croniche.

Una ricerca da condurre, però, senza dimenticare i diritti dei nativi e la protezione delle loro risorse dallo sfruttamento selvaggio: alcuni laboratori senza scrupoli si sono già impossessati delle piante utilizzate dalle tribù da millenni (tramite la deposizione di un brevetto che ne ha rivendicato la “proprietà”), lasciando così gli indigeni senza alcun beneficio.

In passato un laboratorio farmaceutico americano si è appropriato di una pianta del Guatemala, Tagetes lucida, con proprietà antidolorifiche: lo sfruttamento eccessivo ha reso la pianta rara, lasciando i locali senza più possibilità di curarsi. Famoso è il caso di un giovane botanico indiano, Chattopadhyay, inviato a studiare la medicina tradizionale degli Onge, una tribù aborigena delle isole Andamane. Al suo ritorno, svelò che questa gente utilizza una pianta efficace nella cura della malaria; ma che non avrebbe detto niente di più, se non in presenza di un contratto che riconoscesse i diritti economici degli Onge, derivanti dallo sfruttamento di quella pianta. Gli interessi in gioco, in effetti, sono enormi: la malaria uccide ogni anno due milioni di persone in Africa, America meridionale e Asia. Egli è diventato il capostipite di una generazione di studiosi che dedicano la propria vita alla ricerca di nuove molecole benefiche, ma anche alla difesa dei diritti dei nativi delle foreste tropicali, con i quali condividono parte della loro vita.

La ricerca di piante con proprietà curative non è certo semplice: ogni 10 mila specie, una sola contiene sostanze veramente utili per la nostra salute. Molto il lavoro che resta ancora da fare: si stima che soltanto il 5-10 per cento delle specie vegetali di tutto il mondo siano state esaminate dai biochimici. Altre ricerche si svolgono nelle biblioteche: “Stiamo raccogliendo in un museo, a San Sepolcro (Arezzo), gli antichi trattati di erboristeria”, comunicò Valentino Mercati di Aboca, azienda italiana leader in questo settore. “Contengono informazioni utili per trovare nuove proprietà curative delle erbe note”.

Nell’ultimo decennio, i moderni sistemi di analisi hanno permesso di isolare molecole prima difficilmente identificabili: una volta individuata la loro struttura, la si ricostruisce in laboratorio. Spesso l’estrazione del principio attivo dalla pianta d’origine è particolarmente difficoltosa, od occorre sacrificare troppe piante: il tassolo, per esempio, è uno tra i più importanti antitumorali e viene estratto dalla corteccia del tasso (Taxus brevifolia). Occorrono ben 4 piante per ottenere un grammo di tassolo. E per sfruttare ogni pianta bisogna attendere decenni, visto che la crescita è molto lenta. Ecco perché il tassolo oggi è prodotto artificialmente a partire da una sostanza presente nelle foglie del tasso europeo (taxus baccata).

Non sempre però si riesce a riprodurre in laboratorio un principio attivo. Quando possibile, si ricorre allora a estese coltivazioni: è il caso della pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus), di grande utilità nella lotta del tumore al seno e al polmone. E’ coltivata in India, “trasformata” in Francia, e infine distribuita agli ospedali del mondo intero.

Tra le ricerche in corso, nel tentativo di trovare antitumorali efficaci, desta parecchie aspettative quella su una pianta molto rara della Nuova Caledonia, la Sarcomelicope follicularis: contiene un principio attivo, l’acronicina, che pare abbia un forte potenziale. Ispirandosi alla chimica di questa pianta, un gruppo di ricercatori francesi ha creato degli “analoghi” di sintesi (molecole dalla struttura simile).

Curarsi con estratti di piante medicinali non equivale a bere acqua fresca: accanto alle proprietà benefiche conosciute, ve ne possono essere altre tossiche (anche i veleni più potenti sono ricavati dalle piante). Utilizzarle senza conoscere gli effetti secondari può provocare danni, principalmente epatici, renali e cardiaci.

Il mercato dei prodotti ricavati da piante medicinali è fiorente anche in Italia, soprattutto per i prodotti erboristici. Il fatturato italiano della fitoterapia si aggira intorno ai 600 milioni di euro: la richiesta maggiore è per tonificanti (guaranà, ginseng), rilassanti (camomilla, tiglio), preparati per l’apparato gastrointestinale (frangula, finocchio). Le piante ora preferite sono l’iperico (antidepressivo), e la Ginkgo biloba, utile nei disturbi della circolazione e della memoria.

Previsioni ottimistiche anche per il futuro: le molecole di sintesi derivate dallo studio della composizione delle piante medicinali saranno sempre di più. Un aiuto è arrivato anche dal Ministero della Salute, che con una direttiva ha riconosciuto le proprietà delle piante medicinali, facendole uscire dal ghetto della medicina alternativa.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della medicina – 13

Acting out

Azioni impulsive che riflettono desideri inconsci tipici dei primi stadi dello sviluppo psichico. Questo termine viene usato soprattutto per descrivere il comportamento durante l’analisi quando il paziente “mette in atto”, più che raccontare, le sue fantasie, i suoi desideri o le sue convinzioni. La “messa in atto” può verificarsi anche al di fuori della psicoanalisi come reazione alle frustrazioni incontrate nella vita di tutti i giorni. In questo caso assume generalmente la forma di un comportamento infantile, aggressivo e antisociale che può essere diretto contro se stessi o gli altri. Il comportamento comprende atti contro se stessi come recidersi le vene dei polsi, rubare o allacciare impulsivamente nuovi rapporti; tuttavia tali attività non possono essere sempre spiegate in termini di “messa in atto”.

Actinomicosi

Infezione provocata da Actinomyces israelii o batteri actinomiceti correlati che provocano malattie nella bocca, nelle mandibole, alla pelvi e nel torace.

Tipi

La forma più comune colpisce la bocca e le mandibole. Compare un gonfiore doloroso, di solito sulle mandibole. In seguito, sulla pelle del volto si sviluppano piccole aperture che scaricano pus e caratteristici granuli gialli. Una scarsa igiene orale può contribuire a provocare questa forma di infezione.

Un’altra forma di actinomicosi che interessa la pelvi compare nelle donne e può provocare dolore al basso ventre, febbre e sanguinamento tra i cicli mestruali. Questa forma di infezione è stata associata all’uso di spirali intrauterine non contenenti rame. Forme più rare di actinomicosi colpiscono l’appendice o i polmoni.

Diagnosi e terapia

Di solito la diagnosi viene confermata dalla presenza dei granuli. Generalmente la somministrazione di dosi elevate di penicillina G è efficace; nelle infezioni gravi può essere necessario continuare a somministrare il farmaco per molti mesi.

 Acufeni

Squilli, ronzii fischi, sibili o altri rumori avvertiti negli orecchi, in assenza di rumori ambientali.

Cause

Nelle persone con acufeni il nervo acustico trasmette impulsi al cervello non in seguito a vibrazioni prodotte da onde sonore esterne, ma per motivi non del tutto chiari, in seguito a stimoli originati nella testa o nell’orecchio stesso. Questa condizione è quasi sempre associata a riduzione dell’udito, soprattutto a presbiacusia. Gli acufeni possono essere un sintomo di molte malattie dell’orecchio, tra cui labirintite, malattia di Ménière, otite media, otosclerosi, ototossicità e ostruzione del condotto uditivo esterno provocato da cerume. In casi rari è un sintomo di aneurisma o della compressione di un vaso sanguigno della testa, da parte di un tumore.

Sintomi

Talvolta, il rumore presente nell’orecchio può mutare natura o intensità. Nella maggior parte dei casi è continuo; tuttavia, di solito, la persona ne ha una percezione solo intermittente. La tolleranza degli acufeni varia notevolmente da un individuo all’altro ed è in gran parte determinata dalla personalità dell’individuo stesso. Molti imparano ad accettare questa condizione senza soffrire, altri no.

Terapia

Se possibile, viene trattato l’eventuale disturbo di base. Per eliminare il rumore, molte persone si servono della radio, della televisione, del registratore o di una cuffia. Alcuni trovano efficace il “mascheratore di acufeni”, una cuffia che emette “rumore bianco” (suoni prodotti da tutte le frequenze del campo uditivo).

Acupressione

Tecnica derivata dall’agopuntura in cui, invece di inserire gli aghi nei meridiani (insieme di determinati punti situati lungo il corpo), si esercita con essi una pressione.

Acustico, nervo

Il nervo acustico, chiamato anche uditivo, è la parte del nervo vestibolococleare (VIII nervo cranico) che riguarda l’udito.

Acustico nervo, neurinoma dell’

Raro tumore benigno derivante dalle cellule di sostegno che circondano l’VIII nervo cranico (uditivo o acustico), che di solito si manifesta all’interno del meato uditivo interno (il canale del cranio attraverso il quale il nervo emerge nell’orecchio interno).

Incidenza e cause

I neurinomi dell’acustico costituiscono circa il 57% dei tumori cerebrali primitivi. Colpiscono soprattutto persone tra i 40 e i 60 anni di età e sono un po’ più comuni nelle donne che negli uomini. Anche in Italia ogni anno ne vengono diagnosticati quattro-cinque casi per milione. Di solito la causa e sconosciuta. Tuttavia in alcuni pazienti il tumore colpisce contemporaneamente i nervi di ambedue i lati della testa e possono costituire così parte di una neurofibromatosi diffusa, malattia caratterizzata da alterazioni del sistema nervoso, della pelle e delle ossa.

Sintomi e diagnosi

Il neurinoma dell’acustico può provocare sordità, rumori negli orecchi, perdita dell’equilibrio e dolore all’orecchio colpito. Man mano che il tumore si ingrossa, può comprimere il tronco cerebrale e il cervelletto, provocando atassia (perdita della coordinazione motoria). Se l’espansione prosegue, il tumore comprime il V nervo cranico, provocando dolore al volto, o il VI nervo cranico, causando visione doppia.

La diagnosi si basa sulle prove dell’udito e dell’equilibrio, come il test calorico o l’elettronistagmografia, seguite da radiografie o tomografia computerizzata per visualizzare il meato acustico interno.

Terapia

Il trattamento consiste nell’asportazione chirurgica del tumore. Prima dell’intervento si procede all’esecuzione della tomografia computerizzata o della risonanza magnetica nucleare per individuare la sede del tumore e le sue dimensioni approssimative, in modo che il chirurgo possa decidere qual è la via migliore per asportarlo. I risultati dell’intervento chirurgico dipendono dalle dimensioni del tumore: in molti casi è possibile conservare l’udito senza danneggiare il nervo acustico. Occasionalmente un danno inevitabile ad altri nervi circostanti provoca intorpidimento e debolezza dei muscoli del viso.

Acuto

Termine usato per descrivere un disturbo o un sintomo che compare improvvisamente. Le condizioni acute possono essere più o meno gravi e, di solito, hanno breve durata.

Continua – 13.

La medicina dalla A alla Zeta – dizionario della salute – 12

Acromioclavicolare, articolazione.

Articolazione che è situata tra l’estremità esterna della clavicola e l’acromion (sporgenza ossea posta sopra la lamina della scapola).

Lesioni dell’articolazione

Le lesioni di questa articolazione sono rare. In genere sono conseguenti a una caduta sulla spalla e possono provocare sublussazione (spostamento parziale con le ossa ancora in contatto tra loro) o, raramente, lussazione (spostamento completo delle ossa).

Nella sublussazione la membrana sinoviale (rivestimento dell’articolazione) e i legamenti che la circondano sono stirati e contusi, l’articolazione è gonfia e si percepisce che le ossa sono leggermente disallineate. Nella lussazione i legamenti sono lacerati, il gonfiore è maggiore e la deformazione ossea è più marcata. Sia nella sublussazione sia nella lussazione, l’articolazione è dolente spontaneamente e al tatto il movimento della spalla è ridotto.

La sublussazione viene trattata mettendo a riposo il braccio e la spalla con un bendaggio. Se il dolore e la dolenzia persistono, spesso è utile l’iniezione di un corticosteroide e di un anestetico locale.

In caso di lussazione è necessaria una fasciatura intorno alla clavicola e al gomito per riportare nella posizione corretta l’estremità esterna della clavicola. Di solito il bendaggio viene lasciato almeno per tre settimane.

Se l’articolazione subisce lesioni ripetute può comparire la degenerazione cartilaginea dell’articolazione, che rende doloroso il movimento dell’articolazione.

Acroparestesia

Termine medico usato per descrivere il formicolio delle dita delle mani o dei piedi.

Acropatie

Termine generico con cui si indicano tutte le malattie che interessano le estremità: acromelalgia, malattia di Raynaud.

ACTH

Abbreviazione per indicare l’ormone adrenocorticotropo (chiamato anche corticotropina), che viene prodotto dalla parte anteriore dell’ipofisi e stimola la liberazione di diversi ormoni corticosteroidei da parte della corteccia surrenale, strato esterno delle ghiandole surrenali. L’ACTH è necessario anche per il mantenimento e la crescita delle cellule della corteccia surrenale.

Azioni

L’ACTH stimola la corteccia surrenale ad accrescere la produzione degli ormoni idrocortisone (cortisolo), addosterone e degli androgeni. La più importante di queste azioni è la stimolazione della produzione di idrocortisone.

La produzione di ACTH è controllata in parte dall’ipotalamo e in parte dal livello di idrocortisone nel sangue. Quando i livelli di ACTH sono troppo elevati, la produzione di idrocortisone aumenta e ciò inibisce la liberazione di ACTH da parte dell’ipofisi. Se i livelli di ACTH sono troppo bassi, l’ipotalamo libera i suoi ormoni, stimolando l’ipofisi ad accrescere la produzione di ACTH con conseguente liberazione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale. I livelli di ACTH aumentano in risposta a stress, emozioni, lesioni, infezioni, ustioni, interventi chirurgici e a calo della pressione del sangue.

Disturbi

Un tumore dell’ipofisi può provocare produzione eccessiva di ACTH che, a sua volta, causa una sovrapproduzione di idrocortisone da parte della corteccia surrenale, inducendo la sindrome di Cushing. Una secrezione insufficiente di ACTH conseguente per esempio, a ipopituitarismo (attività carente dell’ipofisi) è rara. Quando accade si manifesta una insufficienza surrenalica.

Usi medici

L’ACTH è usato per trattare disturbi infiammatori come l’artrite, la colite ulcerosa e alcuni tipi di epatite. E’ stato impiegato per ottenere remissioni della sclerosi multipla, con efficacia incerta. L’ACTH viene utilizzato anche per diagnosticare i disturbi delle ghiandole surrenali. Continua – 12