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La favola del giorno

La Sirenetta – 2

Un giorno la principessa più grande compì quindici anni, ed ebbe il permesso di salire alla superficie del mare.

Al suo ritorno aveva cento cose da raccontare; la cosa più bella però, diceva, era stendersi al chiaro di luna sopra un banco di sabbia, nel mare calmo vicino alla costa, e guardare la grande città dove scintillavano le luci come mille stelle, e ascoltare la musica e il frastuono dei carri e le voci degli uomini, e guardare le torri e i campanili delle chiese e ascoltare il suono delle campane; proprio perché non sarebbe mai potuta andare in quei luoghi, l’attiravano tanto i campanili.

Oh come stava ad ascoltare la sorellina minore, e quando nella notte si affacciava alla finestra aperta, e guardava in alto, attraverso l’acqua azzurra, pensava alla grande città con le molte torri e i campanili, e le pareva, improvvisamente, che il suono delle campane arrivasse fino a lei.

L’anno seguente la seconda sorella ebbe il permesso di salire sul mare e di nuotare nella direzione che più le fosse piaciuta. Essa emerse proprio nel momento che il sole si tuffava in mare, e questo spettacolo le parve stupendo. Tutto il cielo sembrava d’oro, essa raccontava, e le nuvole, oh! non avrebbe mai potuto descrivere la loro bellezza, erano trascorse sopra di lei tutte rosse e viola, ma, più veloce delle nuvole, uno stormo di cigni selvatici era passato a volo sull’acqua, simile a un lungo velo bianco, verso il sole; allora, anch’essa tentò di nuotare dietro a loro, ma il sole scomparve e i riflessi rosei si spensero sullo specchio dell’acqua e sulle nuvole.

L’anno seguente salì la terza sorella; essa era la più ardita, per questo osò risalire a nuoto un largo fiume che si gettava in mare. Vide belle colline verdi con vigneti, castelli e fattorie, che spuntavano tra splendidi boschi; udì cantare tutti gli uccelli, e sentì che i raggi del sole scottavano tanto che più volte dové tuffarsi in acqua per rinfrescare il viso ardente. In una piccola ansa del fiume incontrò un gruppo di bambini, che sguazzavano tutti nell’acqua; lei voleva giocare con loro, ma quelli corsero via impauriti, e subito apparve un piccolo animale nero – era un cane, ma essa non aveva mai visto un cane prima di allora – che si mise ad abbaiare verso di lei in un modo orribile, ed ella si spaventò e riprese in fretta la via verso il mare aperto; mai più, però, avrebbe dimenticato le belle foreste e le colline verdi, e quei bambini così carini che sapevano nuotare in acqua pur non avendo la coda di pesce.

La quarta sorella fu meno coraggiosa: rimase in mezzo al mare aperto e raccontò che proprio questo le era piaciuto di più: ci si poteva guardare intorno per miglia e miglia e il cielo là sopra sembrava un’immensa campana di vetro. Aveva visto anche le navi, ma da lontano, e le erano sembrate simili a gabbiani; i delfini avevano fatto delle capriole tanto divertenti, e le grandi balene avevano schizzato l’acqua dalle narici così che le era sembrato di vedere mille fontane.

E fu la volta della quinta sorella: il suo compleanno cadeva d’inverno, perciò vide cose che non avevano visto le altre, la loro prima volta. Il mare s’era fatto verde cupo e tutt’intorno galleggiavano grandi blocchi di ghiaccio; sembravano perle, ma ciascuno di loro era molto più grande dei campanili costruiti dalle mani degli uomini. Prendevano forme bizzarre e risplendevano come diamanti. Essa era andata a sedersi sopra uno dei più alti, e da ogni parte i naviganti spaventati erano fuggiti via dal luogo dove ella stava, con la sua lunga chioma svolazzante al vento; ma verso sera il cielo si ricoprì di nuvole, scoppiarono tuoni e lampi mentre il nero mare sollevava in alto enormi montagne di ghiaccio che le saette rossastre illuminavano a giorno. Sulle navi gli equipaggi ammainavano le vele tra la disperazione e l’angoscia, ma lei se ne stava tranquillamente seduta sulla montagna di ghiaccio galleggiante, e guardava le saette bluastre che a ziz-zag cadevano in mare illuminandolo tutto.

La prima volta che ogni sorella si affacciava sul mare, sempre tornava incantata per le cose belle e nuove che aveva visto, ma ora che esse erano diventate grandi e avevano il permesso di salire ogni volta che lo desideravano, non si interessavano più a niente, anzi non vedevano l’ora di ritornare a casa, e dopo un mese di libertà dissero che in fin dei conti, più bello di tutto era il fondo del mare, e che a casa si stava tanto bene.

Molte volte, al calar della sera, le cinque sorelle salivano sull’acqua tenendosi per mano; avevano voci bellissime, più belle di quelle degli uomini, e se si scatenava la tempesta esse accorrevano nei pressi delle navi che stavano per capovolgersi, e cantavano come era bello il fondo del mare, e supplicavano i marinai di non aver paura di colare a picco, ma questi non potevano capire le loro parole; credevano che fosse la voce del vento, e poi non riuscivano mai a vedere le bellezze dell’abisso, perché, quando la nave affondava, tutti gli uomini affogavano, e arrivavano morti al castello del re del mare.

Quando le fanciulle, la sera, tenendosi per mano, salivano sul mare, la sorellina piccola rimaneva sola e le seguiva con lo sguardo; sembrava che avesse voglia di piangere, ma le sirene non hanno lacrime, perciò soffrono molto di più.

  • Oh! se avessi quindici anni, – diceva, – sento che amerei tanto il mondo di sopra, e tutti gli uomini che vivono la loro vita lassù.

Finalmente compì quindici anni.

  • E ora anche tu sei diventata grande! – disse la nonna, la vecchia regina vedova. – Vieni, che voglio farti bella come le tue sorelle! – E le pose una ghirlanda di bianchi gigli sul capo: ogni petalo di fiore era formato da una mezza perla; e come simbolo del suo illustre casato, attaccò otto grandi ostriche alla coda della principessa.
  • Fanno tanto male! – disse la piccola sirena.
  • Chi vuole essere bella, deve soffrire un poco! – disse la vecchia.

Oh! con qual piacere si sarebbe liberata di tutti gli ornamenti preziosi e avrebbe deposto la pesante ghirlanda; i fiori scarlatti del suo giardino l’avrebbero adornata molto meglio, ma ormai non era il caso di cambiare tutto. – Addio! – disse, e salì sulla superficie del mare leggera come una bolla d’aria. Continua domani. Buonanotte a tutti.