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I Canidi – 3

Le teorie relative alla filogenesi e quindi alla sistematica dei Canidi hanno subìto recentemente un radicale mutamento: un tempo si riteneva infatti che questa famiglia fosse antichissima, forse strettamente imparentata a quella dei Mustelidi, degli Ursidi e dei Procionidi e avesse tratto origine dagli Anficionidi del terziario inferiore. Veniva considerato un loro diretto discendente l’Otocione, la cui dentatura presenta notevoli affinità con quella degli Insettivori, risultando costituita da ben 48 denti (un numero davvero insolito per un Carnivoro); per tale motivo era collocato addirittura in una sottofamiglia a parte. Sempre tra i Canidi vennero classificati i Simocionidi (simocyonidae), vissuti nel medio e tardo terziario; e poiché il Cuon alpino, il Licaone e lo Speoto (una specie sudamericana dall’aspetto veramente singolare) presentano una riduzione della dentatura analoga a quella riscontrabile nei Simocionidi, queste tre specie furono riunite nella sottofamiglia dei Simocionini (Simocyoninae), che si distingueva da quella dei Canini (Caninae), in cui vennero raggruppate tutte le altre specie.

Secondo ricerche più recenti, tuttavia, i Canidi non hanno un età geologica molto elevata, e non presentano neppure stretti vincoli di parentela con Mustelidi, Ursidi e Procionidi; le forme più arcaiche presentano invece molti caratteri comuni con i felidi più antichi, ad esempio nella struttura degli arti e della regione otica, per cui Canidi e Felidi vengono oggi riuniti nella superfamiglia dei Cinofeloidei (Cynofeloidea). Poiché le attuali conoscenze hanno inoltre permesso di stabilire che gli Anficionidi del terziario inferiore, benché possedessero una struttura dentaria simile a quella dei Canidi, erano degli Ursidi primitivi, e che i Simocionidi appartenevano alla cerchia filogenetica dei Mustelidi, ne consegue che i Canidi la cui dentatura differisce da quella tipica della famiglia (e cioè il Licaone, l’Otocione, lo Speoto e il Cuon alpino) non possono derivare dalle forme fossili ricordate, bensì da Canidi dotati di dentatura normale. Lo Speoto è strettamente affine, anche se appare fortemente trasformato, alle Volpi dei boschi sudamericane, mentre il Cuon alpino e il Licaone, pur presentando taluni caratteri peculiari, quali l’accorciamento del muso, il ravvicinamento degli aguzzi premolari e la riduzione della dentatura (solo 40 denti nel Cuon alpino, e riduzione di un molare nel Licaone), sono Canidi altamente specializzati e originatisi abbastanza recentemente da forme simili agli Sciacalli. Tutte le specie oggi viventi sono di conseguenza riunite nella sottofamiglia dei Canini (Caninae) e vengono contrapposte alle forme estinte nordamericane, classificate tra i Borofagini (Borophaginae).

I Canidi si sono originati nel Nordamerica e successivamente si sono portati, durante diverse fasi migratorie, nel Vecchio Mondo e nel Sudamerica. La famiglia comprende attualmente 15 generi, alcuni dei quali mostrano vincoli più stretti di parentela e possono perciò essere raggruppati in tribù.il “nucleo” della famiglia stessa è costituito dall’ampio gruppo che riunisce i generi Canis, Alopex Vulpes e Fennecus, indubbiamente uniti tra loro da stretti rapporti filogenetici, sebbene la semplice analisi delle dimensioni (il lupo è infatti la specie maggiore mentre il Fennec è quella più piccola dell’intera famiglia) sembri indicare il contrario. La specie più arcaica è invece probabilmente il Cane procione (Nyctereutes procyonoides), che già nel tardo terziario partendo dall’America raggiunse le regioni asiatiche orientali attraverso il “ponte” terrestre che in quel tempo univa i due continenti in corrispondenza dell’attuale stretto di Bering. Ugualmente arcaiche sono le Volpi grigie o Urocioni (Urocyon) del Nuovo Mondo, che si differenziano dalle vere Volpi (Vulpes) nordamericane e del Vecchio Mondo per la struttura cranica, che ricorda vagamente quella dell’Otocione, e per taluni aspetti del comportamento. Un altro gruppo abbastanza omogeneo è quello formato dal Cuon alpino e dal Licaone: quest’ultimo è, senza dubbio, una delle specie più evolute, come è dimostrato dalla struttura dei denti ferini e dalla riduzione delle dita anteriori. Tra i Canidi diffusi in Sudamerica, se escludiamo gli Urocioni che hanno raggiunto solo la parte settentrionale di questo continente, si riconoscono due correnti migratorie: la prima è quella seguita dai generi Cerdocyon, Atelocynus e Speothos, che compongono la tribù degli Speotonini (Speothonini), e possono addirittura essere riuniti in un unico genere; la seconda ha invece avuto per protagoniste alcune specie i cui discendenti attuali si trovano nei generi Dusicyon, Lycalopex e Chrysocyon. L’Otocione (Otocyon  megalotis), unico rappresentante del genere Otocyon, costituisce un ramo secondario separatosi dal ceppo principale dei Canidi nel terziario superiore; occupa pertanto una posizione isolata nell’albero genealogico di questi animali. Come risulta dall’analisi di resti fossili pleistocenici, in questa specie il numero dei denti è aumentato secondariamente nel corso della filogenesi, e pertanto le particolarità strutturali della sua dentatura sono da considerarsi una conseguenza dell’adattamento al tipo di alimentazione (si nutre di mammiferi di piccole dimensioni, uccelli, rettili e soprattutto insetti). Continua 3

Animali in genere

I Canidi 2

L’olfatto è senza dubbio il senso più sviluppato, seguito da un udito altrettanto fine quanto quello dei Felidi, mentre la vista è nettamente inferiore. I Canidi marcano i territori personali, i sentieri e le “riserve di caccia” con secreti e urina, che i maschi depositano su determinati punti sollevando in modo caratteristico una delle zampe posteriori. Questi marchi servono non solo a delimitare il territorio personale, ma anche a riconoscere con l’olfatto i compagni; poiché vengono impressi in genere sugli stessi oggetti, consentono ai singoli individui di acquistare una conoscenza sempre maggiore dell’ambiente che li circonda. Una testimonianza della costante abitudine di lasciare segnali odorosi ci viene offerta da tutti i Cani Domestici durante le loro “passeggiate”; essi annusano regolarmente gli angoli delle case, i tronchi o i pali per cogliere la traccia del passaggio di altri Cani e sovrapporvi il proprio “biglietto da visita” odoroso.

Le femmine delle specie che conducono vita sociale occupano spesso una posizione di predominio, per cui guidano la muta e comandano gli stessi maschi; ciò si verifica soprattutto quando, all’epoca degli amori, imprimono dei marchi odorosi. In tale periodo non esitano a prendere addirittura l’iniziativa e ad andare alla ricerca dei maschi, con i quali in un primo tempo cacciano per gioco. Il maschio apre leggermente la bocca facendo intravedere la lingua, e ripiega verso l’alto gli angoli della bocca stessa (la cui apertura giunge quasi alle orecchie) in modo da dare l’impressione di un sorriso. Esso “sorride” con intensità crescente e compie dei piccoli passi con le zampe anteriori; si lancia poi all’improvviso contro la femmina, e dopo averla colpita al petto con gli arti anteriori si gira allontanandosi con un andatura singolare: tenendo il dorso ancora piegato, rivolgendo verso il basso la parte posteriore del corpo, e raccogliendo e dimenando la coda tra le zampe, compie dei salti obliqui, allontanandosi. Questa “fuga” si conclude dopo pochi metri, quindi il maschio si gira nuovamente e si mette dinanzi alla femmina con il muso atteggiato ad un largo sorriso e la coda sollevata in modo da poterla dimenare liberamente, mentre un tremito via via più intenso ne percorre il dorso. Quindi si lancia ancora contro la compagna, ma questa volta il suo atteggiamento indica chiaramente un’intenzione erotica, e non più giocosa. Le femmine talvolta vessano i maschi, che per contro si comportano sempre con estrema “cavalleria” nei confronti delle compagne; nessun maschio infatti oserebbe mai mordere una femmina, mentre può essere impunemente tormentato e maltrattato da questa. In tal caso, riesce a sottrarsi a tali persecuzioni solo ricorrendo a un atteggiamento di sottomissione o tentando di volgere in gioco gli attacchi della femmina. Questo comportamento, proprio del Cane Domestico, si riscontra in forma più o meno modificata anche nelle più diverse specie selvatiche che vivono in gruppo.

L’abnorme rigonfiamento cui il pene va incontro dopo essere penetrato nella vagina della femmina impedisce sovente al maschio di sciogliersi dalla compagna al termine dell’accoppiamento, costringendolo a prolungare l’unione per un periodo che può raggiungere i 20 minuti presso i Cani Domestici, fino a 45 minuti presso lo Sciacallo dorato, e oscillare tra i 50 secondi e i 5 minuti presso il Licaone. Al termine di una gestazione compresa tra i 49 e 70 giorni per le diverse razze di Cani Domestici, di 79 giorni per il Cane procione e di 80 giorni per il Licaone, le femmine danno alla luce, una o due volte l’anno, da 2 a 10 figli (o anche più in alcune razze domestiche e nel Licaone). I piccoli nascono ciechi e inetti, ma con il corpo già rivestito di pelo; vengono allattati di solito per circa 6 settimane, ma presso talune Volpi anche per 10. Prima del parto le Cagne domestiche vanno alla ricerca di cavità o altri rifugi idonei, mentre le femmine di alcune specie sociali (ad esempio del Licaone) si riuniscono in gruppetti e allevano poi di comune accordo i figli, sovente coadiuvate dai maschi. Questi si comportano sempre in modo amichevole verso tutti gli individui più giovani che possono prendersi qualsiasi libertà nei loro confronti senza doverne subire gravi conseguenze. Tale atteggiamento, tipico dei maschi delle razze domestiche, dei Lupi, del Licaone e di molte altre specie, fa parte di un retaggio ancestrale che il processo di addomesticamento non è riuscito a cancellare; in base a esso i piccoli che crescono in un branco devono essere sopportati da tutti i componenti di questo. Fino all’età di circa 5 mesi, quando cominciano a mostrare un certo rispetto per gli adulti, i cuccioli mancano infatti di qualsiasi inibizione nei confronti dei genitori e degli altri membri del gruppo, e si avventano spesso con gli aguzzi dentini contro il padre che non osa né ringhiare né, tanto meno, difendersi. I Canidi raggiungono la maturità sessuale tra il primo e il secondo anno, e allo stato libero vivono fino ad un’età variabile tra 10 e 18 anni. Continua.

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I canidi – 1

I canidi (famiglia Canidae; LTT 34-135cm, LC 11-54cm, peso 1,5-75kg – superfamiglia dei cinofeloidei – famiglia dei canidi; i maschi sono di norma più imponenti delle femmine) hanno una corporatura slanciata e muscolosa, che si assottiglia nella regione inguinale; gli arti sono spesso lunghi e con piccoli piedi: quelli anteriori pentadattili (a eccezione del Licaone) e quelli posteriori sempre tetradattili; le unghie sono robuste, smussate e non retrattili, per cui la loro impronta è chiaramente riconoscibile nell’orma degli animali. Il cranio ha una forma allungata; il capo termina in un muso lungo e slanciato; le orecchie sono di solito triangolari e in alcune specie (Volpi pigmee, Fennec, Otocione) assai sviluppate; la coda è perlopiù folta e cespugliosa. I 42 denti sono distribuiti 3-1-4-3 superiori 3-1-4-2 inferiori (fanno eccezione lo Speoto con 38 denti, il Cuon alpino con 40 e l’Otocione con 48); i molari hanno la corona larga e sono perciò adatti anche a triturare i vegetali, e i denti ferini presentano gli spigoli taglienti, tipici delle forme carnivore. L’intestino è piuttosto lungo; i maschi hanno l’osso penico bene sviluppato, mentre le femmine sono dotate di 3-7 paia di capezzoli. La famiglia dei canidi è diffusa in quasi tutte le parti del mondo, eccetto l’Australia, la Nuova Guinea, la Nuova Zelanda, il Madagascar, le Antille e alcune altre isole, ove è stata però introdotta dall’uomo.

Eccezion fatta per il Cane procione, che in inverno cade in letargo, i Canidi sono attivi in ogni periodo dell’anno, taluni in qualsiasi momento del giorno, altri (in particolare quelli che vivono nelle regioni più calde) in prevalenza al crepuscolo e di notte: questi ultimi trascorrono le ore diurne nascosti in cavità che costruiscono appositamente, in tane di altri animali, che provvedono ad ampliare e rendere più comode, oppure in grotte. Quando si spostano ad andatura lenta, questi Carnivori poggiano sul terreno solo le dita (secondo un abitudine comune anche ai Felidi), mentre quando corrono si sostengono pure con altre parti del piede. I Canidi sono tra i Carnivori più abili e resistenti nella corsa e alcune specie possono raggiungere velocità molto elevate: il Coyote, ad esempio, arriva anche a 65 km/ora. Sono tutti in grado di nuotare, e tale dote è particolarmente sviluppata nello Speoto; inoltre, sebbene le unghie smussate indicano che si tratta di animali tipicamente terricoli, alcuni di essi, e cioè gli Urocioni del Nuovo Mondo e la Volpe delle steppe, sono in grado di arrampicarsi sugli alberi. Nel complesso tutti i Canidi si distinguono per la spiccatissima capacità di adattamento ai più diversi ambienti.

Le specie più grandi, quali il Lupo, il Cuon alpino e il Licaone, vivono riunite in branchi (nel caso del Licaone questi possono talvolta comprendere fino a più di 30 individui) e, grazie al concorso di tutti i componenti, riescono a sopraffare persino grossi ungulati, quali Bufali, Zebre e grandi Antilopi. Altre specie cacciano invece da sole o in piccoli gruppi e si nutrono in prevalenza di mammiferi di media grandezza, uccelli terricoli e insetti; la maggior parte dei Canidi si ciba inoltre di carogne e, a eccezione del Cuon alpino e del Licaone, che sono tipici carnivori, sovente anche di vegetali; questi ultimi per gli Urocioni rappresentano, in determinate stagioni, la principale fonte di alimentazione. Continua – 1