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L’uomo e il suo cane – La comunicazione uomo-cane – 2

La comunicazione acustica

L’acustica è un metodo di comunicazione abbastanza facile da interpretare. Talvolta i cuccioli guaiscono o piangono solo per attirare l’attenzione del padrone. Se ci si fa caso, in una cucciolata tutti i cuccioli piangono e guaiscono, ma la madre non si preoccupa molto, perché sa che si tratta di un comportamento naturale, che non segnala pericolo.

Se la stessa situazione si ripete in famiglia, tutti si daranno da fare per capire di cosa il piccolo ha bisogno, autorizzandolo di fatto a fare “i capricci” in ogni momento; il giovane despota diverrà in questo modo il dittatore di casa, che imporrà con petulanti lamenti i suoi voleri. Meglio, perciò, ignorare fin dal principio tali atteggiamenti, a meno che non vi siano evidenti stati patologici. Nell’età dello sviluppo sessuale il maschio, e in limitati casi anche la femmina, potrebbe cercare di scalare la gerarchia sociale della famiglia iniziando a disubbidire e a minacciare il padrone con un sordo ringhiare accompagnato da orecchie abbassate ed esposizione dei canini.

Non bisogna lasciarsi intimidire, anzi si deve reprimere con decisione ogni tentativo di ribellione; in pochi mesi la situazione si sistemerà e il nostro intraprendente amico accetterà di buon grado la sua posizione sociale.

Molto importante è imparare a riconoscere con che tipo di abbaio si rivolge a noi il nostro cane.

C’è l’abbaio festoso e giocoso, accompagnato sovente dallo scodinzolare, con il cane che si appiattisce al suolo con la parte anteriore, allegro.

Ci sono gli abbai di richiamo, con il quale il cane cerca la nostra attenzione. Sono richiami di forte tonalità, striduli, ripetuti a intermittenza.

Vi sono, poi, gli abbai da noia, che il cane fa quando si sente per lungo tempo ignorato o trascurato. Sono versi noiosi, forti, monotoni, lamentosi e molto fastidiosi.

Se c’è una situazione che il cane non capisce abbaia in modo non molto profondo ma continuo, in modo da attirare l’attenzione del padrone, che farebbe bene ad andare a controllare.

V’è, infine, l’abbaio con il quale avvisa di un pericolo reale e imminente. Si tratta di un segnale profondo, deciso, agguerrito. In alcune razze di taglia media e grande, particolarmente specializzate nella guardia, un simile abbaiare può gelare il sangue perfino al più coraggioso dei malfattori, inducendolo a desistere dall’azione criminosa. Con questo modo di abbaiare il padrone deve immediatamente mettersi in guardia.

Per comunicare con il suo cane il padrone dovrà adattare tono e volume della voce a quello che deve trasmettere. Non dovrà mai gridare, non dovrà pronunciare un gran numero di parole (l’animale non capirebbe, sono sufficienti un “qui!”, oppure un “no!”, detti in modo secco e deciso), non dovrà mai usare metodi violenti.

La comunicazione olfattiva

Il cane comunica anche con segnali olfattivi: è tipica la marcatura del territorio con urina e feci, che i maschi e le femmine dominanti fanno nell’ambiente dove vivono e in quelli nuovi, in modo da segnalare la loro presenza e il desiderio di controllare lo spazio circostante. L’acre odore delle glandole perianali viene emanato in condizioni di pericolo o di paura.

Un’ultima segnalazione riguarda l’uso che alcuni soggetti fanno dell’aria contenuta nell’intestino: se si trovano con il padrone in situazioni che non gradiscono (permanenza in uffici, lunghe attese prima di uscire da una casa, prolungata conversazione del padrone con qualcuno), i cani possono emetterla, con tutte le prevedibili conseguenze tra le quali, naturalmente, il grande imbarazzo del padrone.

L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.

Il linguaggio degli animali 3

Chicchirichì e coccodè: galli e galline parlano d’amore.

Che cos’è quel gran chiacchierare che si sente nel pollaio? Il gallo è innamorato.

Ma che vita difficile, povero gallo!

Le galline gelose litigano e stuzzicano la pollastrella prescelta.

“Guuuuum”, protesta il gallo, beccando a destra e a manca.

“Coccodè… coccodè” rispondono starnazzando le galline spaventate dai suoi rimproveri.

La pollastrella è davvero carina; il gallo le gira intorno, con un’ala abbassata e con voce suadente le parla d’amore: “Go… Go… Go… “. Forse non è neppure bello, ma impettito e orgoglioso come è, con la cresta e i bargigli rossi e carnosi, armato di speroni, è proprio un gran rubacuori. Come resistere ad un tale seduttore?

Il gallo è felice, il collo allungato, le penne gonfie: “Chicchirichì … chicchirichì”, grida al mondo intero che oggi la gallinella è sua e guai a chi gliela tocca!

Ora la giovane gallina è diventata mamma. “Cluc … cluc … cluc …”, chioccia affettuosamente, come per dire “Non vi allontanate, figli miei! Ci sono tanti pericoli!”.

“Pio… pio… pio… “, chiede aiuto da lontano un pulcino avventuroso.

“Cocò, cocò… “, la chioccia accorre crocchiando. Qualche beccatina per punirlo e poi, finalmente, ecco tutti i figli sotto la sua ala.

da il cane ride con la coda, Emme Edizioni

Il linguaggio degli animali

Il cane ride con la coda – M. C. Barbiero, G. Astaldi

Anche gli animali comunicano: con segnali luminosi, con suoni, odori, contatti e movimenti del corpo, molti e molti animali, di giorno e di notte, si scambiano notizie; gli animali della stessa specie ricevono l’informazione, capiscono e rispondono a tono.

Di notte, con piccole luci fiammeggianti che tremano nel buio, silenziosamente, le lucciole si chiamano fra loro.

Neri fantasmi, volteggiano nella notte i pipistrelli, ai loro brevi stridii acuti rispondono le femmine con stridii prolungati.

Affida al vento la farfalla notturna il suo profumato messaggio d’amore; con le sue antenne pelose il maschio capta il segnale e, volando controvento, va alla ricerca della femmina.

Quante cose nel linguaggio dei cani può dire la coda!

Nel mondo dei cani esiste uno speciale linguaggio privato, fatto di mimica e di movimenti espressivi, oltre che di odori e di suoni.

Quando un cane minaccia un altro cane, ringhia, corruga la fronte, arriccia il naso. Se poi le orecchie sono ben dritte e gli angoli della bocca protesi, allora non scherza: la sua è una pericolosa minaccia. Occhi spalancati, testa piegata da un lato, coda alta e dritta, sollevata orgogliosamente, sono segni che in linguaggio canino vogliono dire:

“Cane, attento a te! Stai alla larga!”

E se l’altro, povero cane, timidamente abbassa le orecchie e la coda… beh… la risposta è chiara: “Mi arrendo”.

Stavolta è un incontro amichevole tra amici cani. Niente minacce e sottomissioni. Quale miglior modo di scambiarsi un saluto che scodinzolare allegramente? E’ come dire: “Ciao, sono contento di rivederti”.

Così il cane ride con la coda.

Con la danza le api parlano di fiori, di nettare e di sole.

E’ facile vedere a primavera qualche ape solitaria, in aeree scorribande, che si poggia su un fiore. Con la sua proboscide a tubo ne succhia golosamente il nettare zuccherino, riempie di polline i cestini che ha nelle zampe posteriori e se ne va. Poco dopo, alla spicciolata, arrivano centinaia e centinaia di api, in volo diretto verso i fiori. Chi le ha informate? Come l’hanno saputo?

Certo non è stato facile capire come fa l’ape esploratrice, quella che cerca e trova un buon rifornimento di cibo, a chiamare le compagne. Karl von Frisch, celebre zoologo tedesco, per risolvere questo problema fece complicati esperimenti.

Per prima cosa mise un piattino con acqua molto zuccherata a pochi metri da un alveare, aspettando e sperando che qualche ape golosa arrivasse. Come aveva immaginato, infatti, arrivò un’ape, succhiò avidamente quell’acqua e se ne andò. Ed ecco, alla spicciolata, altre centinaia e centinaia di api, in volo diretto verso il dolce piattino.

Allora von Frisch escogitò un ingegnoso sistema: via via che le api arrivavano, le marcava con una vernice colorata, in modo da poterle identificare e seguire fino all’alveare con le pareti di vetro che lui stesso aveva preparato. Vide così che l’ape esploratrice, tornata all’alveare, si esibiva danzando di qua e di là in bei girotondi, ora a destra ora a sinistra. Subito centinaia di compagne partivano, frettolose e sicure, verso il dolce bottino. Al ritorno anche loro danzavano in tondo, ed altre compagne partivano.

Dopo anni e anni di esperimenti, von Frisch ha dimostrato che, con questi bei girotondi, le api chiamano le compagne: “Volate, volate ci sono tanti fiori per noi”.

Se poi i fiori sono lontani, le api informano le compagne della distanza con una danza ondulante, descrivendo un percorso che ha la forma di un otto. Tanto più i fiori sono distanti dall’alveare, tanto più la danza è lenta: “Compagne, buon viaggio! Balliamo piano piano per dirvi che i fiori sono lontani lontani”.

Ma il messaggio non è ancora completo. Le api hanno fatto sapere alle loro compagne che ci sono tanti bei fiori da succhiare, vicini o lontani, con nettare e polline, per profumati banchetti e abbondanti provviste. Ma, come informarle sulla direzione da prendere? Quale è la strada giusta? Ed ecco che le api lanciano un altro segnale: riferendosi alla posizione del sole, inclinano la danza e fanno da “bussola” alle loro compagne.

Così danzando le api disegnano in aria delle mappe aeree che indicano la rotta da seguire per trovare il cibo.

Possiamo dire con von Frisch che la danza è il linguaggio delle api. Continua domani.