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Le bellezze d’Italia

Le Isole Eolie – 4

Lipari – Il giro dell’isola in auto – 2

Poco prima di giungere a Canneto da Lipari si volta a sinistra per Pirrera, che si raggiunge in circa 2 km: abbandonata la vettura si prosegue a piedi svoltando a destra subito dopo la chiesa di Pirrera e aggirando da ovest il cimitero; in 15 minuti si giunge alla parte sommitale, 300 mt, della Forgia Vecchia, colata di ossidiana prodotta da un’eruzione avvenuta nell’Alto Medioevo, tra l’VIII e il X secolo d. Cristo. Le ossidiane, ossia i vetri vulcanici, sono magma lavico solidificatosi rapidamente prima della cristallizzazione dei minerali. Queste colate hanno forte pendio e superficie convessa; le acque piovane asportano le pomici e gli altri materiali incoerenti, talché le colate restano libere e con i contorni netti, come se fossero appena eruttate. Vedendole di fianco si resta stupefatti del profilo di quelle enormi masse di vetro di colore rossastro con grandi creste irte di punte. La somiglianza con un ghiacciaio, prescindendo dal colore, è grandissima: vi sono persino saracchi e cornici. Tale forma di colata si ritiene prodotta dall’acidità del magma fuso, che, essendo tenace, vischioso, non poté assumere superficie uniforme, liscia, prima di consolidarsi. L’emissione di tali colate fu accompagnata da violente esplosioni di gas, che, lacerando il magma, formarono le magnifiche bombe di ossidiana compatta, bollose e leggere.

Appena fuori dall’abitato di Canneto, invece di seguire la rotabile per Acquacalda, si prende a sinistra la strada per Lami, 2,5 km. che lungo il suo percorso si affaccia in alcuni punti sul margine dell’antica colata ossidianica preistorica di Lami-Pomiciazzo, che incombe con altissime pareti, estremamente scenografiche, sulla strettissima vallicola del Gabellotto. Giunti a Lami a piedi, per una facile strada che passa sul fondo della valle tra M. Pilato e M. Chirica, si raggiunge, in circa 30 minuti il cratere di M. Pilato, ancora intoccato e di grande effetto, da cui è formata la colata di ossidiana delle Rocche Rosse. Nella depressione del cratere vi è un piccolo villaggio abbandonato. Si può scendere, in circa 40 minuti, per sentieri scoscesi e di qualche difficoltà che seguono il margine della colata di ossidiana, fino ad Acquacalda.

Giro dell’isola in barca

Grande interesse paesaggistico per la gran varietà e bellezza di particolari. La parte più interessante è la costa dell’estremità sud, e per il degrado ambientale quella di nord-est. Uscendo dal porto di Sottomonastero, si aggira verso sud il promontorio del Castello, incrociando davanti Marina Corta. Dalla chiesa di San Giuseppe fino alla punta della Crepazza il litorale è roccioso e comincia ad essere alto e scosceso, interrotto dalla cala di Portinente e da altre minuscole insenature, alcune con belle spiaggette come quella di punta Capistello. Doppiata punta della Crepazza, l’estremità sud di Lipari, distante 800 metri da Vulcano, comincia il tratto più spettacolare e affascinante della costa dell’isola: alla bella spiaggia di Vinci, chiusa a occidente da un promontorio, davanti al quale emergono i grandi e stupendi scogli di Pietralunga, pietra Menalda e il Brigghio, alto e sottile come un obelisco, segue la punta del Perciato, blocco stratificato e forato disposto in un unico gruppo, di grande spettacolarità, con la pietra Cacata, il Faraglione e un poco più al largo le Formiche, piccolo arcipelago di scogli. Si segue la costa a picco sotto M. Guardia e l’ampia insenatura dall’invitante spiaggia ghiaiosa di Valle Muria. Poi un tratto di costa che guarda a sud arricchita da innumerevoli piccoli scogli, che continua oltre punta le Grotticelle nella spiaggia che precede punta delle Fontanelle; davanti alla valle delle Terme di San Calogero è il grande scoglio della pietra del Bagno. Sotto M. Mazzacaruso si susseguono tre accoglienti insenature di singolare bellezza: la cala del Fico, quella protetta da Nord da punta del Cugno Lungo, estrema propaggine occidentale dell’isola, e quella che termina con punta Palmeto. Poi fino a punta del Legno Nero tutto il litorale è a costa alta e disseminato da una miriade di piccoli scogli con bell’effetto scenografico. Oltre la punta del Legno Nero comincia la stretta spiaggia ghiaiosa di Acquacalda. Il paesaggio compreso tra il promontorio di punta della Castagna, dove la colata di ossidiana delle Rocche Rosse si congiunge con il mare, e a capo Rosso, pur conservando il fascino di quello che era uno dei più straordinari paesaggi vulcanici del Mediterraneo oggi mostra i segni di uno spaventoso e irrimediabile degrado ambientale causato dalle cave e dagli scarichi dell’industria della pomice. Doppiata punta della Castagna, da Porticello fino a capo Rosso è un susseguirsi di pontili e attrezzature per l’imbarco della pomice. L’attività estrattiva è stata sospesa in tutta l’isola per tutelare l’ambiente naturale. Oltre capo Rosso si apre l’ampia baia lungo la quale si distende Canneto, tra la spiaggia e la colata di ossidiana della Forgia Vecchia. Superato il grande promontorio di M. Rosa, dopo il porto-rifugio del Pignataro e la spiaggia di Marina Lunga si torna a Sottomonastero.

Continua e alla prossima vi porterò a visitare Salina sperando che Lipari vi sia piaciuta.

Bellezze d’Italia – Le isole Eolie

Le isole Eolie o Lìpari, poste nella parte orientale del basso Tirreno a circa 40 km dalla costa siciliana (Vulcano, la più vicina, dista 20 km. da Capo Calavà), appartengono dal punto di vista amministrativo alla provincia di Messina e sono divise in quattro comuni: Santa Marina, Leni e Malfa a Salina, e Lipari, nel cui comune ricadono tutte le altre isole.

L’arcipelago si compone di sette isole abitate, circondate da innumerevoli scogli e numerosi isolotti che creano paesaggi e scorci singolarmente suggestivi in successione con spettacolari orridi naturali, posti lungo le coste, generalmente quelle rivolte a ovest, che precipitano a strapiombo in mare.

La più estesa e popolata è Lipari; poi in ordine decrescente per superficie, Salina (la più alta), Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarèa.

Tutte sono di grande interesse geologico, archeologico, paesaggistico. L’arcipelago è efficacemente collegato con la Sicilia durante tutto l’anno dalle navi di linea della Siremar che effettuano corse da Milazzo e da Napoli. Durante il periodo estivo (1 giugno-30 settembre) la linea con Napoli viene potenziata e anche sulle altre rotte i viaggi sono più frequenti. Più rapidamente si possono raggiungere tutte le Eolie con gli aliscafi (delle società Siremar e Snav) che le collegano quotidianamente, durante tutto l’anno, a Milazzo (Lipari, Vulcano e Salina con più corse giornaliere, incrementate in estate); nei mesi estivi si aggiungono i collegamenti con Napoli (Snav) e con Reggio di Calabria e Messina con due corse quotidiane (Snav).

Le sette isole, dichiarate “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco sono schierate lungo due archi che hanno una parte in comune: Vulcano e Lipari a sud, e le rimanenti rivolte parte verso Ovest (Salina, Filicudi e Alicudi) e parte verso Est (Panarèa e Stromboli).

Sono tutte di origine vulcanica e si innalzano da una profondità marina di circa 2000 metri; tutte presentano coni con caratteri ben evidenti, tranne Panarèa e i suoi isolotti che probabilmente sono la parte emergente, fortemente modificata dall’erosione marina ed eolica, di un unico rilievo vulcanico quasi del tutto sommerso; Lipari e Vulcano sono strutture più complesse costituite dalle rovine di più coni intersecantisi. Le Eolie si sono formate per il concorso dell’accumulo dei materiali eruttati e, parzialmente, del lento innalzarsi del suolo nel corso dell’era Quaternaria, documentato da terrazzi prodotti dall’abrasione marina durante i lunghi periodi di stasi del fenomeno.

Due soli sono i crateri ancora attivi: Vulcano, che dopo l’ultima eruzione della fine del secolo scorso (1888-1890) è in permanente fase di solfatara con vistose escursioni della temperatura dei gas emessi che hanno raggiunto nel 1944 i 600°; e Stromboli, che è in continua, moderata attività esplosiva con periodiche eruzioni di lava che si riversa lungo la sciara del Fuoco.

I Vulcani

Le isole Eolie, poste nella parte ad accentuata curvatura della fascia che segna il limite tra la zona del Tirreno abbassatasi durante il Terziario medio a causa del formarsi degli Appennini, e quella rialzata sulla quale sono disposti i vulcani italiani, occupano un posto importante nella storia della vulcanologia. Vulcani domestici hanno funzionato da prezioso, insostituibile laboratorio per l’osservazione e per lo studio dei fenomeni vulcanici fin dai tempi più remoti. Già il termine “vulcano” prende nome proprio dall’omonima isola e nella moderna classificazione dell’attività vulcanica due tipi di vulcani vengono catalogati con il nome di due delle Eolie per la specificità delle loro manifestazioni: quella vulcaniana, caratterizzata dalla rimozione del tappo craterico causata da un’esplosione e conseguente emissione violenta di bombe e di scorie accompagnata dalla formazione di una nube scura, carica di ceneri, e quello di tipo stromboliano, che si distingue per esplosioni di intensità moderata, a brevi intervalli più o meno regolari che proiettano lava pastosa e incandescente che, accompagnata da una nube di vapore priva di ceneri, di colore bianco, tende a solidificarsi in superficie mentre i gas intrappolati si liberano provocando le esplosioni.

Il Clima

È contraddistinto da un inverno mite e con poche precipitazioni atmosferiche (gennaio è il mese più piovoso con 11 giorni di pioggia) ma dominato da venti impetuosi, che spirano prevalentemente da ovest, e da una lunga estate secca. Moderata è l’escursione termica nell’arco dell’anno (13° in gennaio e 27° in luglio secondo le medie statistiche).

A causa delle scarse precipitazioni atmosferiche e delle caratteristiche geologiche del suolo non esiste un’idrografia di superficie e quasi del tutto inesistenti sono le sorgenti.

La lettura del paesaggio agrario, reso singolare dal fitto ordito dei terrazzamenti, sistema ingegnoso per creare pianure dove non ne esistono, si propone come felice simbiosi della contraddizione tra il costruito dall’uomo e il disposto da una natura particolarmente ostile: rilievi solitamente conici, pendici accidentate, impervi valloni, ristrette oasi di pianura. Continua domani.