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Pillole & Pasticche

Pillole – piccole sferiche, un tempo erano confezionate dai farmacisti.

Compresse – di aspetto rugoso, sono formate compattando principi attivi in polvere. Se hanno un rivestimento in zucchero si chiamano confetti.

Pastiglie – sono quelle che si sciolgono in bocca. Un sinonimo, talora usato per le droghe, è pasticche.

Capsule – L’involucro esterno è di gelatina, rigida o molle, a elevata disgregabilità per un’azione più rapida.

Soltanto in Italia si vendono ogni anno 1,5 miliardi di confezioni medicinali, che contengono circa 20 miliardi di pillole, 600 al secondo. Nel mondo, il record assoluto va a una decina di nomi (per esempio alcuni farmaci contro l’ulcera o anticolesterolo) di ciascuno dei quali si producono, ogni anno, circa 4,5 miliardi di pezzi. E non è finita, perché sotto forma di pillole non si vendono soltanto molti medicinali, ma anche droghe come l’ecstasy, integratori alimentari, vitamine, specialità dimagranti e così via.

Ma che cosa succede quando inghiottiamo una pillola, indipendentemente dal suo contenuto?

Proviamo a rispondere seguendone il cammino passo passo.

Farmaco a orologeria

Immediatamente dopo averla ingerita, la compressa (o la capsula) viene sospinta, attraverso i movimenti ritmici dell’esofago nello stomaco. Se l’assunzione avviene con un po’ d’acqua, e se l’esofago non ha problemi di adesione, la compressa raggiunge lo stomaco nell’arco di 5-10 secondi. Unica eccezione, le pastiglie che si sciolgono in bocca, come i disinfettanti del cavo orale o come alcuni anti-infarto che si fanno sciogliere sotto la lingua: il caso più noto è quello della nitroglicerina. Una curiosità: le pastiglie sublinguali sono le uniche confezionate in forme strane – per esempio a triangolo – proprio per evitare che vengano inghiottite accidentalmente. Se lo stomaco è vuoto e la compressa facile da disgregare (come le capsule), il principio attivo è pronto ad agire in un tempo variabile da 2 a 10 minuti. E nel caso di sostanze facili da assorbire in ambiente acido, come gli analgesici, comincia ad essere assorbito già a livello dello stomaco. Sono passati circa 20 minuti. Per accelerare questa fase, oggi vengono prodotti anche farmaci che contengono il principio attivo già sotto forma di una goccia di liquido.

Se il principio attivo viene assorbito meglio in ambiente alcalino (il contrario di acido), bisogna attendere il passaggio della compressa, ormai disgregata, nel duodeno e nell’intestino tenue. Qui agisce la gran parte dei medicinali: dagli psicofarmaci agli antibiotici. Il tempo di passaggio dipende dal contenuto dello stomaco: si va dai 15 minuti alle 6 ore.

Il principio attivo attraversa quindi la mucosa gastrica, o quella intestinale, e raggiunge il fegato (nel migliore dei casi, sono passati da 20 a 40 minuti. Da parte sua il fegato svolge il consueto lavoro di demolizione e disattiva il principio attivo… ma non del tutto: dal 20% al 95% della sostanza supera la barriera e si riversa nel sangue. Sono passati nella maggioranza dei casi, 30-45 minuti. Il farmaco continua a svolgere la sua azione nel corpo finché gli enzimi del fegato non lo disattivano del tutto, e proprio questa azione di demolizione produce uno dei più classici effetti collaterali di quasi tutte le pastiglie medicinali: un cambiamento nel colore dell’urina. Il fegato, infatti, incolla alla sostanza da eliminare un veicolante (come l’acido glucuronico) che la aiuterà a viaggiare verso i reni sono passati 60-180 minuti. Ed è proprio questo veicolante a rendere la pipì giallo brillante o addirittura bruna. Continua.

La salute dalla A alla Zeta – Dizionario della salute – 10

Infezioni trasmesse dall’acqua

La leptospirosi è provocata dal contatto con acqua contaminata da urina di ratto; i più esposti al rischio di contrarre questa malattia sono gli individui che lavorano nelle fognature e nei canali.

Nei paesi tropicali, nuotare o andare sott’acqua nei fiumi, nel laghi e negli stagni è altamente sconsigliabile a causa del rischio di contrarre la schistosomiasi (detta anche bilharziosi), grave malattia provocata da un trematode che può scavare gallerie nella pelle del nuotatore. Il “prurito del nuotatore” è provocato da un tipo simile di trematode, che scava gallerie nella pelle e provoca un’eruzione cutanea pruriginosa. Talvolta si sono verificate epidemie di questa malattia.

Altri meccanismi di infezione attraverso l’acqua

I pesci, soprattutto i molluschi, che vivono in acque contaminate possono concentrare nel loro corpo microrganismi patogeni. Devono essere lavati e preparati con molta attenzione e poi cotti rapidamente e adeguatamente per prevenire la comparsa di epatite, stati di tipo coleroso, tossinfezione o infestazioni da vermi a nastro.

La malattia dei legionari è provocata da un batterio che può contaminare le condutture dell’acqua di grandi edifici. Apparentemente, questa malattia non viene contratta mediante l’ingestione di acqua contaminata; il meccanismo dell’infezione sembra essere l’inspirazione dalle docce o dai sistemi di condizionamento dell’aria.

Acqua, intossicazione da

Condizione provocata da una ritenzione eccessiva di acqua nell’encefalo. I principali sintomi sono cefalea, stordimento, nausea, confusione e, nei casi più gravi, convulsioni e perdita della coscienza.

Varie malattie possono alterare l’equilibrio idrico dell’organismo, provocando un accumulo di acqua in alcuni tessuti, tra cui l’encefalo. Queste malattie sono: insufficienza renale, cirrosi epatica, grave scompenso cardiaco, malattie delle ghiandole surrenali e alcuni tumori polmonari o ovarici che producono una sostanza dotata di un’azione simile a quella dell’ormone antidiuretico (ADH).

Inoltre, esiste un rischio di intossicazione da acqua nelle 48 ore successive a un intervento chirurgico perché lo stress dell’intervento causa un aumento della produzione di ADH. L’intossicazione da acqua può verificarsi anche durante l’induzione del parto con ossitocina. Fine

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale. – 3

Se quelle descritte fin qui furono le più grandi epidemie della storia, vi sono anche altri bacilli – che colpirono più localmente – meritevoli di menzione. A cominciare dal tifo, che decimò la grande armata napoleonica ancor prima che arrivasse a Mosca. La stessa malattia sterminò gli eserciti nel periodo della prima guerra mondiale (tra il 1917-21, si contarono 25 milioni d’infetti e 3 milioni di morti); e gli eserciti rivoluzionari russi furono tanto falcidiati dalle febbre tifoidi, che Lenin dichiarò anticomunisti i pidocchi che le trasmettevano!

Microbi ormai innocui in Europa, invece, fecero strage tra le popolazioni amerinde del XVI secolo, che si erano sviluppate geneticamente lontane da ogni malattia del Vecchio mondo.

I Conquistadores, aiutati da vaiolo, morbillo, tifo e influenza, trasformarono la conquista delle Americhe nel più grande genocidio che l’umanità abbia conosciuto. Già nel 1518 il vaiolo aveva fatto strage sull’isola di Hispaniola (oggi Haiti), nel 1520 aveva cominciato a colpire in Messico. Ma il suo effetto fu particolarmente grave sul morale degli Aztechi i quali, vedendo che gli spagnoli sopravvivevano alla malattia, si convinsero che erano protetti dagli dei e rinunciarono ad ogni tipo di resistenza. Prima degli arrivi degli europei, il Messico era abitato da circa 30 milioni di persone. Nel 1568 ne erano rimaste 3 milioni, nel 1620 1 milione e 600 mila.

Ma anche l’America donò una malattia: la sifilide, un’infezione sessuale che si diffuse ampiamente in Europa dagli inizi del XVI secolo, pur non portando con sé devastazioni analoghe a quelle del vaiolo nel Nuovo Mondo. Una curiosità: la responsabilità per un’infezione tende sempre essere addossate ai cattivi vicini … e questo si dimostrò particolarmente vero per la sifilide, che fu chiamata dagli italiani “il mal franzese”, dai francesi “male napoletano”, dagli olandesi “il male spagnolo”, dai russi “il male polacco” e dai turchi “il mal dei cristiani”.

L’impiego di malattie infettive in guerra è antichissimo. Già dal V secolo a.C. si utilizzavano corpi di uomini o animali vittime di pestilenze per inquinare le riserve idriche nemiche (come le fontane veneziane, contaminate dai bizantini nel 1172).

Nel 400 a.C., gli arcieri sciiti immergevano le frecce nei corpi dei cadaveri per infettare l’avversario. Nel 1347 i Tartari ebbero l’idea di appestare il nemico catapultando corpi infetti da peste bubbonica oltre le mura della città di Caffa (l’attuale Feodosija, in Crimea), avamposto genovese nel Mar Nero. Alcuni storici sostengono che questo episodio fu la causa dell’epidemia di peste che colpì l’Europa medievale. Nel 1710, durante la guerra russo-svedese, pare che i generali mandassero i propri soldati appestati a morire tra le guarnigioni nemiche. Un altro sistema per diffondere malattie infettive è stato quello di utilizzare abiti e coperte contaminate. Nel 1763, Sir Jeffrey Amherst, un generale inglese, per liberarsi dei pellerossa, fece regalare alle tribù coperte infettate col virus del vaiolo, che sterminò l’intero popolo. Un’azione simile fu condotta contro i Maori in Nuova Zelanda, quando gli inglesi mandarono loro prostitute affette da sifilide.

E se, prima o poi, tornassero?

La spagnola, la peste, il colera, la difterite, la poliomielite… potrebbero colpirci ancora? Colera e peste potrebbero tornare ma non diffondersi. La peste è stata sconfitta dall’igiene e il colera dal trattamento delle acque nere. La Yersinia pestis, il batterio della peste, viene diffuso da una pulce che con un salto passa dai ratti infetti all’uomo. Ma i ratti non frequentano abitualmente cucine e camere da letto, e non sono molti gli europei che indossano abiti infestati da pulci. E comunque a battere la peste basterebbero gli antibiotici.

E il colera? Tutti gli anni importiamo come gli altri Paesi europei, 4-5 casi di colera, ma l’epidemia non si sviluppa. E basta la reidratazione per via venosa e orale per superare la fase acuta. Quanto alla polio, i vaccino l’hanno sconfitta quasi quarant’anni fa, e la difterite si riscontra in rarissimi casi, per lo più d’importazione. Per il morbillo, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe dovuto essere stato sconfitto già nel 2013, in Italia siamo ancora a livelli infamanti con migliaia di casi all’anno e numerosi decessi. Anche perché, per esempio, solo il 60% dei nati nel 1996 furono vaccinati e più o meno l’andazzo è stato lo stesso negli anni a seguire.

L’unica, comunque che potrebbe ancora tornare e fare gravi danni è l’influenza come per esempio nel maggio del 1997 a Hong Kong comparve nel mercato del pollame un nuovo ceppo di influenza degli uccelli capace di infettare le persone, con una mortalità del 33% (Aviaria). fine

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale. – 2

La peste del ‘300 ebbe anche importanti riflessi sulla vita sociale. La paura del contagio e l’impotenza della medicina, che consigliava salassi e inutili purificazioni con erbe aromatiche, favorirono per esempio la fuga verso la campagna, come testimonia il Decameron di Boccaccio, o addirittura nei conventi. E contribuirono allo scatenarsi delle persecuzioni contro ebrei, maghi e streghe.

Con la diminuzione della popolazione e l’aumento di elementi geneticamente refrattari, l’incidenza della peste pian piano diminuì. La fase devastante si esaurì nel giro di 50 anni, da allora in poi la peste rimase in forma endemica in Europa, alternandosi con epidemie di vaiolo. Una nuova esplosione avvenne intorno alla prima metà del XVII secolo, durante la guerra dei Trent’anni: quella descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi (il romanzo, infatti, era ambientato nel 1630). Questa seconda ondata di peste fu determinante nel far passare il testimone del predomio politico europeo a Francia e Inghilterra, lasciando un ruolo secondario alla Spagna, falcidiata dalla malattia.

Nei secoli successivi, a occupare la scena furono soprattutto le malattie intestinali – chiamate all’epoca flussi di ventre, che colpivano soprattutto in situazioni di sovraffollamento e cattive condizione d’igiene, per esempio nelle città assediate. A volte favorendo sfacciatamente una fazione contro quella opposta.

La Rivoluzione francese, per esempio, non fu soffocata dall’esercito prussiano di Brunswick nel 1792 proprio a causa della terribile epidemia di dissenteria – chiamata dai francesi “coulée prussienne” – che aveva colpito duramente le truppe tedesche.

Ben più devastante, però, fu il colera proveniente dall’Asia, che colpì il mondo occidentale a partire dal XIX secolo. Comparve nell’Europa orientale, nel 1830, per poi spostarsi verso ovest. Già nel 1832 infuriava a Parigi – dove alcuni innocenti furono linciati dalla folla perché ritenuti untori – e ben presto attraversò l’oceano per arrivare negli Stati Uniti.

Il suo impatto (fra i 30 e i 40 milioni di morti nel mondo fu una delle cause principali della disgregazione dell’impero asburgico, e in generale delle grandi potenze. Meno colpite furono le popolazioni di lingua slava, magiara, e soprattutto italiana…. che in meno di 30 anni riuscirono ad ottenere l’indipendenza dall’Austria.

Dopo la I guerra mondiale, nel biennio 1918-19, in tutto il mondo si diffuse un altro grande flagello epidemico chiamato la “spagnola” denominazione dovuta al fatto che si credeva che i primi casi si fossero manifestati nella penisola iberica. Le condizioni di vita precarie dovute alla guerra favorirono il diffondersi del morbo, che era una forma influenzale molto violenta.

In tre ondate successive, la malattia fece tra i 21 e i 22 milioni di morti (più di tutte le vittime della I guerra mondiale) contagiando oltre un miliardo di persone, soprattutto maschi tra i 20 e i 40 anni.

Con gravi conseguenze sul piano sociale ed economico. In primo luogo, come sempre, la caccia all’untore: negli Usa vennero addirittura fucilati medici ed infermieri militari accusati di aver iniettato il morbo nei soldati americani per favorire i tedeschi. L’alta mortalità rallentò inoltre le comunicazioni e le città rimasero sempre più isolate e abbandonate alle loro scarse risorse, visto che l’agricoltura quasi si fermò. Per fortuna la spagnola scomparve senza lasciare traccia nel giro di tre anni. Continua – 2

Le grandi malattie che hanno formato l’umanità attuale.

Le grandi malattie hanno condizionato la storia dell’uomo: se esistiamo è perché i nostri avi sono sopravvissuti.

La prima fu forse la sconosciuta malattia che devastò Atene 4 secoli prima di Cristo, minando le basi della supremazia greca. Era il 430 a.C. quando Atene, al culmine della sua potenza, fu colpita da un’epidemia che la mise in ginocchio. Forse fu vaiolo, forse tifo o un altro virus. Ma Diodoro Siculo narra che uccise 1 persona su 3.

In un certo senso siamo tutti figli delle grandi epidemie del passato, perché i nostri progenitori – cioè i sopravvissuti – appartenevano tutti (o quasi) ai ceppi geneticamente più resistenti. Ma le epidemie hanno modificato la storia umana anche in altri modi: provocando svolte politiche, drastiche variazioni demografiche, addirittura facendo crollare imperi millenari.

Perfino l’augurio “salute” nasce nel Medioevo, durante uno di questi tragici periodi: uno starnuto, infatti, poteva essere il primo segno che una persona aveva contratto la peste, una malattia che era in grado di uccidere nel giro di 24 ore.

Le prime “pesti” di cui si abbia notizia sono quelle descritte in testi egizi del II millennio a.C., e ci sono notizie di gravi malattie contagiose fra gli Ittiti, in Mesopotamia e in Cina. Ma la prima descritta con una certa accuratezza è la peste di Atene del 430 avanti Cristo, che infuriò in città per più di 2 anni.

Proveniente forse dall’Asia, la malattia intaccò in modo grave la società ateniese, economicamente e socialmente, provocando la decadenza di quella che all’epoca era la città più potente del Mediterraneo. E non c’è da stupirsene se, come sostiene lo storico Diodoro Siculo, Atene perse in quei due anni un terzo dei suoi abitanti.

Ancora oggi non sappiamo con precisione quale morbo colpì la città tanto duramente: forse il vaiolo o forse una forma di tifo esantematico o, ancora, una malattia oggi scomparsa. Si sa soltanto che il morbo si manifestò improvvisamente durante un assedio e che, nonostante la dedizione dei medici, decine di migliaia di abitanti morirono per le strade, spesso abbandonati dalle proprie famiglie che temevano il propagarsi del contagio. Ai fuochi che bruciavano cumuli di cadaveri si aggiungevano le invocazioni religiose e le musiche delle feste di chi cercava di dimenticare la malattia nell’abbandono dei costumi morali.

Senza questa crisi, la società greca si sarebbe lasciata superare così facilmente, nei secoli a venire, da quella romana?

Se l’età di Pericle fu sconvolta dal tifo o dal vaiolo, il morbo che flagellò maggiormente i secoli successivi fu invece la peste nera. Indotta dal bacillo di Yersin, endemica in certe regioni (cioè presente tra la popolazione, ma con un basso indice di diffusione) diventa talvolta epidemica, assumendo la forma bubbonica (letalità tra il 60 e 80% dei casi) e la forma polmonare (letalità di quasi il 100%). Della sua rapida trasmissione sono responsabili le pulci o, tra esseri umani, la saliva.

La peste nera, chiamata anche orientale, perché il focolaio iniziale era in Asia, arrivò a Messina nel settembre del 1347 e in circa cinque anni si propagò in tutta Europa estendendosi fino alla Russia e alla Scandinavia, alla velocità di circa 75 km al giorno, ovvero 3 km all’ora.

Favorita dalla forte densità demografica e dalla promiscuità dei grandi centri, l’epidemia raggiunse livelli di mortalità paragonabili a quella di una guerra atomica su scala mondiale. In Provenza morì tra il 50 e il 75% della popolazione, in Inghilterra il 58%. Siena passò da 100.000 a 13.000 abitanti. In 3 o 4 anni l’Europa perse da un terzo a metà della popolazione.

Le conseguenze economiche furono impressionanti: prima di tutto un brusco rialzo dei salari, che costrinse molti governi ad aumentare il prelievo fiscale. Inoltre, i prezzi agricoli crollarono e l’area mediterranea cominciò a cedere il passo ai porti del Nord Europa. Continua.  

La salute dalla a alla zeta

Dizionario della salute – 4

Acinesia

Perdita completa o quasi di movimento. Può essere conseguente a paralisi di un gruppo di muscoli, provocata da una lesione dei nervi che li interessano (per esempio, in seguito a ictus). Può verificarsi anche in presenza di forza normale ma con rigidità muscolare come nel morbo di Parkinson.

Acloridria

Assenza di secrezioni acide dello stomaco. Può essere provocata da gastrite atrofica cronica o da assenza o insufficiente attività delle cellule parietali produttrici di acido poste nella mucosa interna dello stomaco.

Circa una persona su 20 presenta acloridria senza sintomi. Di per sé l’acloridria non è preoccupante. Tuttavia è un segno di anemia perniciosa, una malattia del sangue provocata da carenza di assorbimento di vitamina B12 da parte dello stomaco ed è presente in alcuni tumori maligni dello stomaco.

Acne

Affezione cronica della pelle provocata dall’infiammazione dei follicoli piliferi e delle ghiandole sebacee.

TIPI. Il tipo più comune di acne è l’acne volgare, che colpisce soprattutto gli adolescenti. L’acne tropicale interessa giovani di razza bianca che si espongono a climi caldi e umidi a cui non sono abituati. L’acne infantile, una fora rara che si manifesta nei neonati di sesso maschile, è associata alla successiva comparsa di acne volgare negli anni dell’adolescenza. L’acne chimica è provocata dall’esposizione ad alcune sostanze chimiche e a certi olii e compare in sedi insolite, come le gambe. La cloracne è una forma di acne causata dall’esposizione agli idrocarburi clorurati; nel 1976 se ne sono verificati molti casi in seguito a una grave esplosione avvenuta in una fabbrica di Seveso in provincia di Milano.

Incidenza. L’acne inizia quasi sempre durante il periodo della pubertà ma può comparire anche in epoche successive della vita; la maggior parte degli adolescenti soffre di una forma fastidiosa di acne detta “acne giovanile”

Causa. Le lesioni dell’acne sono provocate dall’ostruzione dei follicoli da parte del sebo (sostanza oleosa secreta dalle ghiandole sebacee della pelle). Quando un tappo di sebo rimane intrappolato nel follicolo, i batteri si moltiplicano e il follicolo si infiamma. La causa del mutamento di consistenza del sebo nella pubertà non è chiara ma sembra essere legata a un aumento dei livelli di androgeni, ormoni sessuali maschili. Probabilmente è presente anche un fattore genetico perché l’acne può essere ereditaria.

Alcuni farmaci possono indurre l’acne o aggravarla (per esempio, i corticosteroidi e gli androgeni, che accrescono la produzione di sostanze oleose da parte della pelle). Altri farmaci in grado di aggravare l’acne sono i barbiturici, l’isoniazide, la rifampicina, i bromuri e gli ioduri. Anche l’olio e il grasso possono cagionare l’acne. Il sebo del cuoio capelluto può determinare la comparsa di acne intorno alla linea di crescita dei capelli. Un contatto costante con olio minerale o naturale, per esempio nelle cucine dei ristoranti, può aggravare questa patologia. Anche i cosmetici con basi oleose sono associati a un aumento della tendenza all’acne.

Sintomi. L’acne compare nelle zone dove esiste una grande concentrazione di ghiandole sebacee, soprattutto sul volto, sulla zona sternale del torace, sulla parte superiore del dorso, sulle spalle e intorno al collo. Le manifestazioni più comuni dell’acne sono i comedoni, i migli (punti bianchi), le pustole, i noduli (rigonfiamenti duri sotto la pelle) e le cisti (rigonfiamenti duri più grossi nella pelle). Man mano che una lesione guarisce, tende a comparirne un’altra. Spesso le lesioni in via di guarigione si trasformano in puntini rosa chiaro che solitamente scompaiono completamente, sebbene alcune, soprattutto quelle cistiche, possano lasciare cicatrici. Spesso le cicatrici dell’acne hanno l’aspetto di piccole cavità depresse. Occasionalmente, come avviene per altre cicatrici, possono formarsi cheloidi (escrescenze di tessuto cicatriziale irregolare).

Prevenzione. Esistono parecchie convinzioni errate sulla prevenzione dell’acne, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Non ci sono prove che la dieta abbia un ruolo nel provocare l’acne. Evitare i dolci è di scarsa utilità. Tenere pulite le zone colpite non previene l’acne ma può evitare che si diffonda. La pelle dovrebbe essere lavata due volte al giorno; lavaggi più frequenti sono inutili perché servono solo ad asportare lo strato untuoso superficiale.

Terapia. Non esiste una cura risolutiva per l’acne, mentre sono disponibili molti trattamenti per alleviarla. Le applicazioni topiche (sulla pelle) agiscono liberando i pori ed eliminando il sebo e possono anche favorire la guarigione. I preparati per uso topico sono a base di: benzoperossido, acido retinoico, antibiotici e zolfo. Spesso i raggi ultravioletti sono benefici per il trattamento dell’acne. L’esposizione alla luce naturale è utile e, per trattare i casi più gravi, si può ricorrere ai raggi ultravioletti artificiali. Le lesioni non dovrebbero venire irritate o schiacciate perché ciò può aggravarle e provocare cicatrici.

Spesso, se il trattamento topico fallisce, è utile la somministrazione a lungo termine di antibiotici per via orale. Gli antibiotici vengono prescritti regolarmente anche per cicli di sei mesi. Essi agiscono non solo sui batteri presenti nella pelle ma anche direttamente sulle cellule infiammate presenti nelle lesioni dell’acne e sulla produzione di sebo. Un recente progresso nel trattamento dell’acne è rappresentato dall’uso dei retinoidi. Questi farmaci vengono prescritti solo per l’acne grave quando gli antibiotici e altre misure non siano risultati efficaci. I retinoidi riducono la produzione di sebo e hanno l’effetto di detergere la pelle, ma vanno assunti con prudenza perché possono provocare danni al fegato e altri disturbi gravi. Spesso le cisti dell’acne possono essere trattate con terapia intralesionale (iniezione diretta di un farmaco nelle lesioni dell’acne), che contribuisce anche a ridurre le cicatrici. In caso di cicatrici estese e profonde, l’estetica può essere migliorata con la dermoabrasione (asportazione dello strato superiore della pelle colpita).

Prognosi. L’acne migliora lentamente con il tempo e spesso scompare verso i 20 anni. Con le terapie oggi disponibili, non dovrebbero esservi casi gravi di acne.