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Manuale del far da sé – 5

Con la sega inizia il lavoro sul legno.

Anche chi non intende costruire da sé, per esempio, mobili per la stanza dei bambini o per altri usi, deve comunque essere in grado di adoperare una sega. La sega universale a lame intercambiabili sostituisce fino all’ampliamento della dotazione di attrezzi, la sega da falegname a telaio, il segaccio e la sega a dorso per tagli obliqui, necessaria per telai di finestre o cornici.

Come usare la sega.

In nessun caso si deve segare a occhio o a casaccio, ma lungo una linea di taglio tracciata in modo esatto, con metro, riga e squadra.

La linea di taglio non rappresenta la traccia sulla quale si deve muovere la sega, altrimenti si possono ottenere tagli non precisi, ma il margine o contorno del pezzo, e quindi la sega va usata in modo da tagliare immediatamente accanto alla linea di taglio, senza mai toccarla. Seguendo questo sistema non si avrà la sorpresa che due tavole tagliate della stessa lunghezza, risultino in realtà più o meno lunghe.

I denti della maggior parte delle seghe a mano consentono di eseguire il taglio in una sola direzione, tagliano cioè le fibre del legno trasformandole in segatura, quando chi usa l’attrezzo lo allontana da sé verso il pezzo in lavorazione. Nel movimento di ritorno della lama, i denti quasi non lavorano. Nel guidare la sega va quindi prestata grande attenzione al movimento in avanti dell’attrezzo.

Si può verificare che la sega cominci a spostarsi per conto suo. In tale caso – molto frequente per i principianti – si deve girare il pezzo e iniziare un nuovo taglio, tenendo l’attrezzo esattamente verticale.

Per evitare che nel tagliare a misura le tavole, poco prima della fine del taglio, si scheggi un pezzo dello spigolo lungo della tavola, bisogna tenere la sega perpendicolare (e non parallela) agli anelli annuali del legno, che sono ben visibili.

Sostituzione del manico di un martello.

Già dopo queste prime indicazioni la sostituzione del manico di un martello non costituisce più un problema. Non conviene costruire da sé un manico nuovo, dato che è possibile acquistare manici di ogni misura a buon prezzo.

L’estremità più sottile del manico deve passare abbastanza agevolmente nel foro della testa del martello. Se necessario, il manico può essere adattato con un paio di passate di raspa o di pialla.

Con la sega va quindi ricavata sull’estremità una fenditura trasversale (diagonale) rispetto al foro della testa del martello, entro la quale si dovrà inserire il cuneo di bloccaggio. Si infila il manico nella testa (battendo il martello contro il piano di lavoro con l’impugnatura del manico stesso, e non con un secondo martello); successivamente si inserisce il cuneo, cosparso di un po’ di adesivo. Si asportano, infine, con la sega le parti superflue di manico e cuneo, facendo attenzione che la lama della sega non tocchi la testa del martello, che ne rovinerebbe rapidamente i denti. I cunei di metallo, acquistabili a poco prezzo nei negozi specializzati, sono più resistenti di quelli di legno.

Fissare il manico di uno spazzolone.

Montare saldamente il manico di uno spazzolone non è difficile. Il manico appena acquistato risulta spesso così grosso da non passare nel foro dello spazzolone o della scopa.

Non si deve appuntire l’estremità del manico con il coltello da cucina, ma con la raspa o la lima da legno, che consentono un lavoro migliore. Nell’usare la raspa, il manico va ruotato progressivamente in senso inverso alla direzione di lavoro dell’attrezzo (usando la raspa verso destra, il manico va girato verso sinistra). Alla parte terminale del manico va data una forma conica, in modo che solamente i primi 10 mm di manico entrino senza sforzo nel foro dello spazzolone. Il manico verrà quindi fissato saldamente nel foro, battendo con il martello sull’altra estremità (facendo attenzione a non rovinare le setole); poi inchiodato o fissato con viti. Un manico troppo sottile o allentato può essere bloccato o avvitato saldamente con un manicotto di fissaggio, reperibile in commercio.

E’ opportuno disporre di qualche manicotto di riserva, per sostituirlo in caso di necessità. Se il foro dello spazzolone si è allargato, si può segare la parte inferiore del manicotto e usare solamente quella superiore; oppure usare ritegni a due braccia, che fissano il manico da ambedue le parti; o infine incollare il manico con adesivo. In caso di rottura del manico, si può incollare il punto di rottura, o usare viti a testa piatta, o fare un avvolgimento di filo di ferro o spago. Vale la pena eseguire tale lavoro solo se il manico in legno è molto buono, o se non è possibile acquistarne subito un altro. Continua 5.

Manuale del far da sé in casa – 4

Uso delle viti per legno

Le congiunzioni fatte con viti offrono un rendimento di resistenza notevolmente superiore a quello delle chiodature, e presentano, inoltre, il vantaggio di poter essere nuovamente disgiunte in qualsiasi momento. Il filetto o verme della vite va ad incorporarsi nel pezzo in lavorazione. Ad avvitamento eseguito, l’attrito assicura che la vite non possa autosvitarsi facilmente. Le viti per legno possono essere usate per legno e materiale similare (come ad esempio la masonite). Non sono impiegabili su materiali troppo teneri (come pannelli di polistirolo o isolanti), o eccessivamente duri (muratura e metalli).

Vari tipi di viti

Le viti si distinguono, come i chiodi, in base al materiale di costruzione (ferro, ottone, leghe metalliche), allo spessore (a partire da 1,3 mm) e alla lunghezza (a partire da 5 mm). Anche le viti presentano teste di forma diversa.

La vite a testa piatta o svasata viene usata quando la testa deve risultare a livello della superficie del pezzo o deve essere incassata. Le viti a testa tonda o bombata rimangono invece sporgenti in superficie. Quelle a testa svasata con calotta rappresentano un tipo intermedio, con una forma più elegante di quelle bombate, e sono usate generalmente quando la testa deve rimanere visibile o avere una funzione decorativa. Presso i negozi specializzati è possibile inoltre avere informazioni su tutte le varie viti di forma particolare. Le viti, contrariamente ai chiodi, non sono vendute a peso, ma a numero. Le confezioni standard sono a dozzine.

Il cacciavite. E’ l’attrezzo fondamentale per avvitare e togliere le viti per legno. Piuttosto che inserire le viti con il martello, è meglio usare i chiodi. Coltello e tenaglie non possono sostituire il cacciavite, il cui tagliente deve entrare il più esattamente possibile nell’intaglio praticato sulla testa della vite. Usando il cacciavite di dimensioni errate, la vite si danneggia e va gettata via. Le viti si inseriscono soltanto dopo che è stato praticato un foro di invito (a meno che non si tratti di viti molto sottili e di legno assai tenero). Per viti di modeste dimensioni è sufficiente utilizzare il punteruolo o anche un chiodo, per viti di diametro maggiore occorre impiegare un succhiello o meglio ancora il trapano a mano con punte elicoidali. Il sistema migliore è praticare con una punta sottile di trapano un foro di invito dalla profondità pari ai ¾ della lunghezza totale della vite. Si sostituisce quindi sul trapano la punta sottile con un’altra più grossa, di un diametro pari a quello del gambo della vite non filettato (parte superiore cilindrica liscia).

Si pratica un secondo foro di una profondità uguale alla lunghezza della parte liscia del gambo della vite. In tale modo, si prepara una sede proporzionata alla grossezza della vite.

La forza di tenuta della vite non aumenta se la parte liscia del gambo risulta fissa ne foro praticato, ma è determinata unicamente dalla presa della parte di gambo filettata.

Inconvenienti nelle unioni a mezzo viti. Generalmente sono dovuti a un foro di alloggiamento non proporzionato alla grossezza della vite, ma troppo largo o troppo stretto. Per rimuovere una vite in caso di necessità, prima di iniziare il lavoro con il cacciavite si spalma sulla testa del sapone (non olio o grasso). Se nonostante questo accorgimento la vite non si muove, si prova dapprima a liberare la testa tutt’intorno dalla ruggine, e la si bagna con solvente o nafta. Se il cacciavite non riesce a muoverla comunque occorre dare un paio di leggeri colpi con martello e accecatoio, che potrebbero scrostare la ruggine. Se non basta, si punta l’accecatoio al margine dell’intaglio della testa e si battono alcuni leggeri colpi di martello, e questo solitamente smuove la vite, anche se si sia spezzata metà testa. Se, invece, si è rotta del tutto, non rimane altro che asportare con il trapano la parte rimasta nel legno e avvitarne una nuova. La sede della vite, nel corso dei tentativi fatti con il trapano, si sarà certamente allargata e pertanto potrà risultare necessario ridurla. Nei casi più semplici, per assicurare alla nuova vite una sede solida sono sufficienti alcune gocce di collante. Fori più grossi si riempiono di ovatta imbevuta di collante o con adesivo a due componenti. Lo stesso risultato si ottiene con un paio di fiammiferi o con un truciolo di legno e collante o colla vinilica. Continua.