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Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 8

Altre ricordevoli feste marinaresche sono in Giugno quelle che in onor di san Pietro e San Paolo per ben tre giorni si fanno, ardendo grandi botti di pece e girandovi intorno, e quella che prende occasione dalla incoronazione di nostra Donna detta di porto salvo, perché fondata da chi votò un tempio alla Vergine per iscampato naufragio. A tal festa i marinai tutti del molo piccolo che son marinai più dedicati al commercio ed alle marittime industrie, danno emolumento, pagando nel corso dell’anno ciascuno il suo scotto per la pompa della festiva ricorrenza. E questo tributo pecuniario che ad onor della Vergine è costume di riscuotere, pagasi pria dai padroni di bastimenti, indi da quei di barche, indi dai marinai con amministrativa proporzione; e memorevole è finalmente la festa di San Niccolò detto, per la prossimità dell’edificio, San Niccolò della Dogana, e ciò nella ricorrenza dell’Assunzione di nostra Donna del Piliero. Ed in queste due ultime festività non mancan luminarie e fuochi artificiali non iscompagnati da quei grandi colpi di sparo, nei quali il napolitano mostra la sua tendenza al chiasso ed al frastuono, allo stordire ed all’essere stordito, quasiché la gioia crescesse col gonfiare de’ polmoni.

I marinai del molo piccolo sono più navigatori, e la vicinanza del porto li rende adatti alle industrie speculative. Essi han più cespiti al sostentamento della vita e sono estremamente destri nell’eludere la vigilanza di certi birri che vivono nell’acqua e di taluni decorati satelliti, che per iscrupoli di coscienza metton le mani nella roba altrui, e non han ritegno di cacciarvele in tasca, se non siete pronti a dar loro un’occhiata significativa. Continua domani.

Monumenti di Napoli

L’età dei Normanni – 6

Un particolare del Duomo di San Matteo a Salerno fatto costruire da Roberto Il Guiscardo.

L’assedio della città – 3

Sulla terraferma Riccardo accerchiò la città, ma i Napoletani, che avevano rafforzato le opere difensive, in particolare le mura e le torri, riuscirono a opporre una valida resistenza. Inoltre i milites cittadini uscivano periodicamente dalla cinta urbana e con rapide e violente sortite portavano lo scompiglio tra le truppe del capuano.

I Napoletani furono anche in grado di distruggere il castello di legno che Riccardo aveva fatto costruire nei pressi della città per portare meglio la sua offensiva. La situazione divenne così drammatica che lo stesso Roberto fu costretto a recarsi sotto le mura di Napoli per dirigere l’assedio: sotto la sua guida fu finalmente terminata la costruzione del baluardo offensivo.

A soccorrere i napoletani intervenne poi, nel 1077, la morte di Landolfo, principe di Benevento, che richiamò il Guiscardo nel Sannio, mentre l’anno dopo, nell’accampamento situato presso Napoli, morì lo stesso principe Riccardo.

Il ducato poté godere così di una fase di tregua, durante la quale poterono essere riparati i danni provocati dalla guerra, anche se alcune zone più colpite, in particolare quella di Forcella, rimasero ancora per lungo tempo disabitate.

Per un lungo periodo Roberto fu poi impegnato al seguito del fratello Ruggiero, durante la conquista siciliana, che terminò con l’ingresso trionfale a Palermo. Successivamente Roberto portò l’attacco al cuore dell’impero bizantino con una serie di campagne militari, trovando però la morte a Cefalonia il 17 luglio del 1085.

La sua fine fece venire meno quella personalità di prestigio che teneva coese e sottomesse le varie realtà locali del Mezzogiorno; da quel momento, infatti, crebbero sul continente le rivendicazioni di autonomia da parte di municipi e baroni. Continua domani.

Città e Paesi della Campania

Agropoli

L’area archeologica del Sauco

Agropoli è una città in provincia di Salerno, una superficie di 32,61 km quadrati, ad un altitudine sul livello del mare di 24 metri, oltre 18.300 abitanti.

Gli abitanti vengono denominati Agropolesi. Santi Patrono Pietro e Paolo. La distanza dal capoluogo Salerno è di 52 km. Uscita Autostrada del Mediterraneo (ex A3) Salerno-Reggio Calabria al casello di Battipaglia.

Le frazioni e le località del Comune sono: Madonna del Carmine, Muoio, Matinella, San Marco, Fuonti, Mattine.

I comuni limitrofi sono: Capaccio, Cicereale, Ogliastro C., Prignano C., Torchiara, Laureana C., Castellabate.

Un antica fontana

Agropoli è un centro marino, turistico e commerciale, il paese si distende su un promontorio, posto quasi a ridosso delle colline del Cilento, fino al mare. Qui, case e strade seguono l’andamento sinuoso della costa; nella parte più antica si chiudono nel borgo medioevale, su cui domina il Castello dei Sanfelice. L’agro comunale è la naturale prosecuzione, dopo il comune di Capaccio-Paestum, della piana del Sele.

Rilievi archeologici segnalano la presenza di insediamenti neolitici, che si intensificano nell’Età del Bronzo e del Ferro. Nel periodo compreso tra il I secolo a.C. e il V d.C., a causa del progressivo abbandono del porto di Poseidonia, la zona costiera a est del promontorio – posta quasi alla foce del fiume Testene – offrì ai Greci un approdo sicuro per il commercio.

La tradizione fa risalire la fondazione di Agropoli al V-VI secolo d. C., al tempo in cui i bizantini, alla ricerca di una roccaforte a sud di Salerno, fortificarono le abitazioni sul promontorio, cui dettero il nome di Acropolis, che significa appunto “città alta”. Il successivo passaggio del toponimo da Acropoli ad Agropoli viene spiegato dagli studiosi come una contaminazione con il termine di origine latina ager, campo.

Una veduta aerea del centro

Fra le aree archeologiche riferibili a insediamenti greco-romani va ricordata quella del Sauco, per il muro di terrazzamento e per un sepolcro bisomo, destinato cioè a due salme; inoltre, nello specchio di mare prospiciente il paese, sono state recuperate numerose anfore e ancore.

Grazie alla posizione strategica della roccaforte, Agropoli divenne ben presto appetita da naviganti e conquistatori, pirati e re: nell’882 fu occupata dai Saraceni, poi dai Longobardi, dai Normanni e, dopo una parentesi sveva, dagli angioini.

Il promontorio su cui sorge Agropoli

Proprio gli angioini favorirono il consolidamento della grande baronia del Cilento, appannaggio dei principi Sanseverino di Salerno. Dopo un lungo periodo passato sotto la giurisdizione vescovile di Capaccio, Agropoli venne inglobata nei possedimenti feudali dei Sanseverino, almeno fino al 1552, quando gli ultimi esponenti della casata, accusati di fellonia, espatriarono dal regno e i feudi confiscati ai principi di Salerno vennero ripartiti fra nuovi baroni. In questo modo Agropoli passò a mercanti genovesi come i Grimaldi (Nicola Grimaldi, avo dell’illustre illuminista calabrese Domenico Grimaldi, fu intestatario del feudo di Agropoli e Laureana nel 1639), poi ai Pinto e agli Zattara (Ludovico Pinto subentrò nell’intestazione del feudo nel 1640, mentre Carlo Zattara nel 1654). Nel Settecento il feudo ricadde sotto la giurisdizione della famiglia Sanfelice (del Monte o delli Monti) che – tranne la parentesi della giurisdizione della famiglia del Giudice, avutasi dal 1766 al 1779 – rimase ininterrottamente in possesso del feudo. L’ultima baronessa Sanfelice di Agropoli fu coinvolta nelle tristi vicende della congiura giacobina del 1799 e venne giustiziata dai borbonici assieme ad altri patrioti napoletani.

Il Castello dei Sanfelice

Il Castello dei Sanfelice, dal nome dell’ultima casata che ne fu proprietaria, occupa un’ampia porzione di Agropoli vecchia; dai suoi muraglioni affacciati sul mare è possibile vedere l’intero golfo di Salerno. La struttura esterna del forte si riferisce al periodo angioino-aragonese: è a pianta triangolare ed è rinforzata ai vertici da tre torri cilindriche. L’impalcatura interna, deteriorata già nel corso del Settecento, fu distrutta completamente nel decennio della denominazione francese.

Le parti meglio conservate del castello offrono uno sfondo suggestivo alle numerose manifestazioni di carattere folcloristico e culturale.

La porta di accesso al borgo

Il borgo ha mantenuto quasi inalterate le sue caratteristiche medioevali; sono ancora visibili in qualche punto tratti di mura che in passato cingevano l’intero abitato. La porta di accesso al borgo, preceduta da una lunga scalinata, risale al XVI secolo: sormontata da stemma, è decorata con cinque merli.

La Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli

Nelle immediate vicinanze della porta si innalza la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli: di origine seicentesca, ristrutturata più volte, è luogo di culto frequentato dai pescatori, che proprio alla Madonna di Costantinopoli dedicano il 24 luglio una processione sul mare.

Sempre al XVII secolo risale la costruzione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, mentre la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è interessante per la decorazione barocca dell’altare maggiore.

L’edificio religioso più antico è il Convento di San Francesco: costruito forse nel 1230, sorge su un promontorio a ovest dell’abitato. Una leggenda narra che da quello stesso promontorio San Francesco abbia parlato ai pesci.

Un’altra leggenda è legata invece a San Paolo: sembra che il santo, durante il viaggio da Reggio a Pozzuoli, abbia fatto una sosta ad Agropoli e convertito due vergini, martirizzate poi presso una fonte che da quel giorno ebbe proprietà miracolose. Continua domani.

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Città e Paesi della Campania

Agerola – 2

La Parrocchiale di San Pietro a Pianillo – Il campanile

Il Castello Lauritano e le chiese delle frazioni.

La maggiore attrattiva paesaggistica di Agerola è costituita dalla caratteristica posizione delle sue frazioni, disposte, come si è detto, a ferro di cavallo.

In particolare, nella località San Lazzaro, si aprono due belvedere sul mare. Il primo, si trova al termine di un sentiero che si percorre tra castagni e alberi d’alto fusto, davanti al rudere del Castello Lauritano, una delle costruzioni più antiche, volute nell’XI secolo dalla Repubblica amalfitana per un più facile avvistamento dei Saraceni. E’ su tre livelli e a pianta rettangolare, ma ne è rimasto ben poco: il fronte si apre con tre archi, mentre ai piani superiori si hanno tracce di volte preesistenti. Il castello, che si affaccia a strapiombo sul mare, sovrasta in linea retta la sottostante Amalfi. L’altro belvedere è a Punta San Lazzaro: da qui lo sguardo abbraccia un’ampia porzione della costa fino ad avvistare il profilo dell’isola di Capri.

La Parrocchiale di San Pietro a Pianillo – La navata centrale

Fra gli edifici religiosi è da ricordare la Parrocchiale dell’Annunziata a San Lazzaro, in stile barocco. L’interno è suddiviso in tre navate, di cui quella centrale è a botte ribassata. All’esterno, il campanile, squadrato in muratura, è su quattro livelli di cui l’ultimo, poligonale, è coperto da una cupola con lanternino. La vicina Cappella dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, che risale al XVIII secolo, presenta un’unica navata e un’abside semicircolare. Nella stessa piazza, in stile neoclassico, si trovano i resti del Castello Avitabile, fatto costruire a metà Ottocento dal generale Paolo, viceré delle Indie. Allo stesso periodo risale l’albergo Risorgimento, in via Antonio Coppola.

Una veduta interna della Parrocchiale di San Martino a Campora.

In località Campora, su un largo piazzale, si affaccia la chiesa seicentesca di Maria Santissima delle Grazie divenuta nel 1942 Parrocchiale di San Martino. L’altare custodisce le reliquie dell’apostolo Andrea e dei Santi Cosma e Damiano. La costruzione è, all’interno, a navata unica, ripartita da pilastri e archi a tutto sesto. Il transetto, diviso in tre navate, presenta in quella centrale una cupola di copertura. All’esterno, il campanile è squadrato, terminante a cuspide.

A Bomerano si trova la piccola Chiesa di San Lorenzo, che risale al XVI secolo. L’interno è a unica navata con volta a botte, mentre l’abside ha una pianta rettangolare. Un altro importante edificio sacro, sempre a Bomerano, è la Parrocchiale di San Matteo Apostolo, recentemente restaurata. Risale al 1580, come risulta anche dal fonte battesimale, ed è stata ricostruita su una chiesa preesistente. Dopo vari rifacimenti, l’attuale facciata del 1930 è in stile neoromanico. L’interno è a tre navate con absidi alle estremità. Il soffitto della chiesa, già oggetto di restauro, risale al 1717 e ricorda, sia nell’impianto che nella decorazione, quella della Cattedrale di Amalfi. Di Paolo de Majo di Marcianise, seguace di Francesco Solimena, è la tela al centro con il Martirio di San Matteo. La tavola con la Madonna del Rosario del 1682 è opera di Michele Regalia.

La facciata della Chiesa di San Lorenzo.

A Pianillo, sulla vecchia strada statale, si trova la Parrocchiale di San Pietro, di cui si ignora la data di fondazione, anche se una sua campana reca incisa la data del 1363. La facciata è barocca, con un grosso timpano triangolare sopra il portale. Il campanile è a cinque ordini e termina con una cupola di maioliche. L’interno è a tre navate, con volta a crociera nelle navatelle. Lungo la strada per Pimonte, si scorge il campanile della bella Parrocchiale di Santa Maria La Manna, posta in località Santa Maria: l’edificio risale al XV secolo, e al suo interno è custodita una statuetta che la leggenda vuole sia stata trasportata dal Levante.

Un dipinto all’interno di San Matteo Apostolo a Bomerano.

La vita economica tra passato e presente.

La voce portante dell’economia agerolese è il turismo: l’aria salubre e la vicinanza al mare sono gli elementi essenziali per questa attività.

La selezione della razza bovina detta “mucca agerolese” ha favorito la produzione di latte in abbondanza, gustoso e denso, ed ha reso possibile lo sviluppo di un’industria casearia fiorente e rinomata in tutta la penisola italiana. I boschi intorno sono ricchi di castagni e funghi.

Nei primi secoli di vita, in età romana, Agerola era un grosso centro di produzione di laterizi e di ceramica per stoviglie. Gli agerolesi infatti furono i primi ceramisti della costiera.

Durante lo splendore della Repubblica amalfitana molti alberi secolari vennero abbattuti per costruire grandi e piccole imbarcazioni. Nel medioevo si coltivava anche una rosa bianca, la “rosaria” per ricavarne essenze ricercate, un’industria fiorente fino al seicento.

Agerola era ricca e famosa per la coltivazione del baco da seta appresa dagli amalfitani in Oriente prima del Mille. Una colonia di ebrei, poi, ne promosse la lavorazione. Questa produzione si concluse definitivamente con l’Unità d’Italia. Contemporaneamente fu dato avvio alla lavorazione del cotone e della lana, e ben presto Agerola divenne un importante centro tessile.

Tipici del territorio erano anche i mulini ad acqua, che permisero la creazione di cartiere, come quella di Ponte del 1700 e di Amalfi. Durante la dominazione borbonica l’economia era prospera, ma dopo il 1860, con il crollo delle barriere doganali, le attività legate alla tessitura non ressero alla concorrenza del Nord e fallirono.

Dal 1950, dopo un secolo di relativa povertà, si è avuta una notevole ripresa economica dovuta non solo al turismo, ma anche alla presenza di tanti piccoli laboratori artigianali in cui vengono confezionati, con tessuti di garza di cotone, capi di vestiario meglio conosciuti con il nome di “abiti di Positano”.