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Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 16

Ai Sorrentini seguono i Torresi, arrischiati ed abili marinari che lasciano il loro paese nativo per recarsi alla pesca del corallo, alla quale tutti quasi unicamente si dedicano. Il loro ritorno in patria è riboccante di affetti. Le donne loro, i figliuoli, le sorelle, i genitori stan sulla spiaggia ad aspettarli. Gli occhi delle fanciulle son luccicanti, quelli de’ genitori pieni di lacrime gioiose. Indi a poco il corallo è ridotto in collane, ed il fratello ne fa presente alla suora e glielo cinge al niveo collo. La pesca del corallo ed il lavorìo di esso in ispille, braccialetti, manichi di bastoni ed ombrella, anelli ed altre minuterie di orafi danno alimento di vita a molte e molte famiglie di pescatori.

Trapani in Sicilia è pure emulatrice de’ lavori di corallo che adornano poi il petto delle forestiere ed in corna, quasi amuleti di antica superstizione, adornan le nostre donne che credono allontanar da loro gli auguri sinistri.

I marinai di Gaeta, quelli di Ponza, di Capri, di Nisita e gl’isolani tutti han qualità marine tutte proprie e derivanti dalla natura del luogo che abitano, e dove aprono gli occhi alla luce.

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La Napoli angioina – 7

Gli ecclesiastici e gli imprenditori

La politica religiosa dei sovrani angioini fu larga di concessioni al corpo ecclesiastico, tanto che, secondo alcuni studiosi, mai fu così forte l’ingerenza e l’invadenza degli appartenenti al clero. Numerosi erano, nelle contrade del regno, i commissari pontifici venuti ad indagare sui casi di eresia, ai quali i sovrani garantivano la massima collaborazione e libertà di azione: confische di beni e morti violente non furono più, così, episodi isolati. Le cronache ci hanno tramandato l’orrore suscitato dalla morte del conte di Acerra, Adenolfo d’Aquino, che, accusato di eresia, fu arso vivo nel 1294. Cinque anni dopo si ha notizia di una condanna a regime durissimo per un certo Bonaventura, anch’egli accusato di eresia e per questo rinchiuso nella fortezza di Capua.

D’altra parte i sovrani favorirono l’introduzione in Italia meridionale degli ordini mendicanti, ai quali la corte dispensava di frequente laute sovvenzioni. In particolare ai Francescani e ai Domenicani fu anche consentito di tenere scuole di teologia nei conventi napoletani, che divennero in poco tempo le sedi ufficiali dell’insegnamento teologico.

La religiosità dei sovrani transalpini ebbe modo di esprimersi anche con la realizzazione di uno spettacolare piano di edilizia religiosa che cambiò letteralmente il volto della capitale, nella quale sorse una miriade di chiese e monasteri, notevoli per monumentalità e bellezze artistiche. E’ stato sostenuto che l’edificazione di molti conventi all’interno delle mura cittadine sia dovuta anche alla necessità di arginare il potere del patriziato urbano e limitarne l’acquisizione di spazi: a tale proposito è stata ricordata la costruzione del Convento di San Lorenzo, per la cui edificazione fu abbattuto un edificio nel quale erano soliti riunirsi i militi cittadini. Continua domani

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 15

Ischia ha pure di tali popolari feste, e quelle di Santa Restituta e de’ Santi Pietro e Paolo son le più clamorose. Le donne d’Ischia, il cui vestire offre un leggiadro accozzamento di colori agli artisti di genere, fanno nel loro costume minor sfoggio di ori, e solo nei pendenti mettono ogni loro pompa.

Dopo aver parlato de’ Procidani, parmi dover fare onorata menzione degli Amalfitani che hanno a loro capo tal Flavio Gioja, e che possono in prova di loro valentia, ricordare tutta una storia di marittime imprese, che rendè la Amalfitana Repubblica pari a quelle di Venezia, di Genova e di Pisa. E non trasanderò di accennare che tutta la costa di Sorrento è ricca di valenti marini, e la massima parte di coloro che nascono in quelle arene si dedicano al pilotaggio e nelle scuole di nautica usano, per divenire poi utili al commercio ed alla marina di guerra. I Sorrentini sono anche dediti alle industrie speculative, costruiscono legni e mostran perizia molta nell’armamento di essi, in emulazione dei Castelloti o abitanti di Castellammare che son loro vicini, ma non hap pari grido di valore. Continua domani.

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La Napoli angioina – 6

La burocrazia di Carlo II – 2

Con il regno del secondo Angioino si perfezionò la struttura organizzativa dello Stato. I primi angioini ebbero a cuore soprattutto l’efficienza della burocrazia e dell’apparato fiscale come pure l’amministrazione della giustizia, che aveva il suo vertice nella Magna Regia Curia per il settore penale e nella Curia Vicaria per il settore civile. Otto ufficiali formavano la Curia Regia: portavoce del sovrano era il cosiddetto logoteta, che in alcune occasioni aveva anche l’onore di rappresentarlo, mentre il segretario del re era il protonotario, che redigeva i provvedimenti legislativi e controfirmava le concessioni feudali, i privilegi e gli atti amministrativi; l’ammiraglio era responsabile dei porti, delle coste e della polizia marittima, oltre che Ministro della Marina Reale, mentre il conestabile svolgeva funzioni militari sulla terraferma; il siniscalco era il responsabile degli affari della Casa Reale, mentre al cancelliere era delegato il compito di redigere e spedire i diplomi; il camerario aveva incarichi relativi all’amministrazione finanziaria dello Stato e della Real Casa nonché alla manutenzione, alla fortificazione e all’approvvigionamento dei castelli reali: il giustiziere, infine, aveva l’incarico di presiedere il vertice dell’organizzazione giudiziaria. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 14

Il marinaio Ischiaiuolo stima perduto il rivale isolano, ma questi si fa maggiore della traversia, e giunge vittorioso nel porto napolitano, pensando all’entrata di esso, assai più che non avesse pensato nel mettersi in mare.

I marinai procidani rendono onorata ed illustre la loro terra. Essi forman quasi una ricca colonia, poiché non è famiglia che non abbia un tetto suo ed un legno in mare. Il loro vivere sebben frugale, è sobrio. Una delle festive ricorrenze dell’isola che chiama maggior copia di gente a raccogliersi nel breve abitato, è la festa de’quattro altari. In quel giorno la gioventù Procidana si mostra con alterezza insulare.

Le donne, tra gli altri, attraenti per pupille e sembianze piacevoli, vestono allora in tutta la pompa dell’antico costume greco e fan mostra della dovizia del petto, onde van celebrate, e di tanti altri vezzi lusinghevoli, e in quelle feste si svegliano gli amori sopiti e le famiglie tra loro stringonsi in parentado, e le donzelle danno parola al giovane, aspettando pria che torni il lontano fratello navigatore, perché la gioia sia per universale assentimento, compiuta. Continua domani

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La Napoli angioina – 5

La burocrazia di Carlo II

Morto Carlo I nel 1285, dopo tre anni di interregno del pontefice Onorio IV fu incoronato sovrano il figlio del primo Angioino, che assunse il nome di Carlo II. “Savio e colmo di virtù infinite” lo definisce la “Cronaca di Partenope”, mentre di tutt’altro avviso è Dante, che con sprezzante ironia lo consegna ai posteri, a causa di una sua menomazione fisica, come “il ciotto”, ossia lo zoppo, “di Gerusalemme”.

Carlo II seppe rafforzare le sorti del regno con un’abile politica di matrimoni e di alleanze. La figlia Eleonora andò infatti in sposa, nel 1303, a Federico di Trinacria; l’anno successivo altri due figli, Roberto e Maria, sposarono Sancia e Sancio, figli di Giacomo II, mentre nel 1305 un’altra figlia, Beatrice, si unì in matrimonio al signore di Ferrara Azzo VIII d’Este.

Per quanto riguarda la politica di alleanze, invece, Carlo II si accordò con Genova sottomettendo molte città del Piemonte, incorporate successivamente nella Contea di Provenza, mentre, grazie all’intervento del pontefice, Bonifacio VIII, portò sul trono ungherese il nipote Caroberto.

Con la pace di Caltabellotta, conclusa nel 1302, l’Angioino riuscì inoltre a garantire alle esauste casse dello Stato un periodo di relativa tranquillità. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 13

Ischia e Procida, come due nemici, stan quasi l’una a fronte dell’altra. Esse guardansi di lontano, ma senza potersi ben discernere in volto. Ogni giorno dall’una e dall’altra riva partir deggiono le barche che mettono le isole in comunicazione con la capitale e si fan cambio di uomini e di cose, ma il tempo imperversa, l’orizzonte s’annebbia e i cavalloni si frangono nelle brune punte degli scogli, come arieti di guerra nelle irte mura d’un castello.

Il canale è sfrenato a tempesta, l’onda fa paura – gl’isolani stanno come le isole a fronte l’uno dell’altro, e giudicano severamente de’loro compagni. Ambo le rive hanno pronte alla vela le barche…

Chi partirà prima? Il marinaio di Procida o quello d’Ischia?

Il vento fortunale scorre sibilando sui flutti e pare che gridi – Non v’affidate a fragile barchetta.

Chi vincerà nella tenzone?

Ma sulla riva Procidana i marinai si stringon tra loro a consiglio, danno un bacio ai fanciulli, e lanciansi nelle barche. Il bollaccone (nome di una vela) batte con istrepito, la scotta si tende, i remi d’ambo i lati come natatoi d’un pesce, si allungano – la barca di Procida cavalca i marosi, gli evviva misti a qualche singulto di pianto accompagnano il fremer del vento. I cavalloni nascondono il piccolo legno che dura fatica a risorger sull’onda, e affonda poi in vortici più spaventosi. Continua domani.

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La Napoli angioina – 4

L’ingresso in città nuova capitale del regno. – 2

Le finanze del regno furono impegnate per decenni nella riconquista della Sicilia: tuttavia la pace di Caltabellotta nel 1302 e poi quella di Catania, stipulata settant’anni dopo, sancirono il distacco dell’isola dal regno angioino.

Il destino “peninsulare” del regno era così segnato. Si fece allora ancora più organico il rapporto e il contributo che la nobiltà napoletana offrì all’amministrazione statale. I nobili di Napoli assunsero cariche nella magistratura, furono regi funzionari e amministratori delle province: un processo che fece riesplodere controversie, in certi casi anche violente, fra i vari esponenti del patriziato, ma che comunque generò un significativo rapporto tra la capitale e il resto del regno.

L’aristocrazia urbana ebbe in appannaggio soprattutto la fitta rete degli uffici periferici, per i quali erano richieste competenze tecniche di varia natura, da quelle giuridiche a quelle militari: in questo modo nacque una vasta classe di funzionari. Ad essi, inoltre, furono riconosciuti numerosi privilegi, come ad esempio la concessione di una parte dei dazi sulle attività del porto e del mercato cittadino (diritto che risaliva al tempo del duca Sergio VII, e che in epoca angioina fruttava la sessantesima parte del valore prodotto), o la facoltà di provvedere alla tutela dei fanciulli.

Non bisogna dimenticare, infine, l’apporto significativo delle casate aristocratiche francesi e provenzali (Estendart, La Gonesse, Baux, Gantelme) che nel giro di pochi anni vennero completamente “napoletanizzate”, anche grazie a una fitta politica di unioni matrimoniali con gli esponenti di spicco della società locale. Continua domani.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 12

E’ soavissimo incanto l’aspetto di queste barche che in sulla sera e spesso a sorger di luna si veggono strisciar lentamente nell’acqua, radendo gli scogli e talora l’una dietro l’altra passar sotto l’arco di un ponte che la terra congiunge all’insulare castello che i tremuoti e la prigionia di Augustolo han renduto illustre anco nelle sue rovine.

L’insieme delle sue proporzioni imbrunito dalle ombre cha la luna fa grandeggiare appunto ove è più dispensiera di luce, staccasi mirabilmente dal fondo diafano e velato delle isole lontane e dall’acqua cerulea ed in più luoghi spruzzate di stille argentine. Da un lato il Vesuvio, dall’altro le colline Pausillipane fan corona alle acque, e compiono il quadro.

Da queste tre classi uopo è ora ch’ io ritorni al primitivo tema dal quale mi dipartii, quello de’ marinai napoletani in generale, tema che pari ad uno arbore annoso offre molti e svariati rami tutti rigogliosi di vita.

E però i rami più rigogliosi della progenie hanno a tenersi i Procidani e i Sorrentini che per esser valenti, sono rivali tra loro. I Procidani arditi, gagliardi, di animo fermo nelle calamità di mare e nelle traversie, nascono marini e si abituano assai di buon’ora ai pericoli della navigazione del loro canale e del golfo; nè a quello si fermano, ma come meglio possono, cercan pane ed alimento ne’ viaggi di lungo corso. Il Procidano dai suoi vicini è detto rischioso e temerario. Continua domani.

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La Napoli angioina – 3

La discesa di Carlo I – 3

Una partecipazione così decisa e massiccia da parte dei nobili napoletani all’iniziativa di Carlo lascia intendere che costoro avessero ben compreso le nuove opportunità, che per loro si aprivano di partecipare alla gestione dell’amministrazione del regno. Tale convergenza di intenti proseguì a lungo: i documenti coevi ci attestano numerosi prestiti e generose fideiussioni concesse alla corte francese per armare flotte e pagare cavalieri in difesa del regno.

L’ingresso in città nuova capitale del regno.

Carlo I entrò in Napoli nel 1266, dopo aver pesantemente sconfitto le truppe sveve a Benevento.

L’ingresso del sovrano nella città fu solenne e magnifico, quasi una prefigurazione dello spostamento della capitale del regno da Palermo alla città campana. Il “grande e austero” Carlo I d’Angiò, come lo definì Benedetto Croce, mise fine alle pretese sveve sconfiggendo a Tagliacozzo Corradino, ultimo discendente di Federico. Lo Svevo, fatto prigioniero, fu portato a Napoli dove, nella piazza del Mercato, venne decapitato insieme ad alcuni suoi partigiani.

Mentre Carlo I cercava di rafforzare i suoi possedimenti anche al di fuori dei confini del regno, scoppiò nel 1282 una violenta rivolta antifrancese in Sicilia, guidata da simpatizzanti della Corona d’Aragona, che chiamarono alla guida dell’isola Pietro III d’Aragona, sposo di Costanza, figlia di Manfredi. Continua domani.