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Monumenti di Napoli

Il Museo Archeologico Nazionale – 4

Il Salone dell’Atlante, le Pitture e le altre Collezioni

“La citareda” celebre dipinto proveniente dall’antica Stabia.

Al piano nobile si apre il gigantesco Salone dell’Atlante Farnese, già aula magna dell’Università, notevole per una interessante meridiana realizzata nel 1790-1793, negli anni cioè in cui si progettava di sistemare nell’edificio anche un osservatorio astronomico. Qui si trova una sezione che raccoglie le sculture di marmo e di bronzo provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, la pianta redatta al momento dello scavo dall’architetto militare svizzero Carlo Weber e due papiri (gli altri si trovano nell’apposita sezione della Biblioteca Nazionale di Napoli) con la macchina per svolgerli inventata nel Settecento dal padre Antonio Piaggio.

Della nuova Sezione topografica sono visitabili le sale dedicate alla preistoria e all’insediamento rustico dei primi coloni euboici scoperto ad Ischia presso Punta Chiarito, e le sale dedicate alle città della Magna Grecia, con i giganteschi vasi apuli provenienti dalla necropoli di Canosa di Puglia.

Allo stesso piano si trovano un grande Plastico di Pompei, voluto dal Fiorelli, la Sala delle argenterie, con lo splendido servizio rinvenuto nella Casa del Menandro, e la Sala delle armi, che ospita un gruppo di armi gladiatorie da parata provenienti da Pompei e da Ercolano.

Notevole è la Collezione dei vetri, tra i quali spicca il celebre vaso-cammeo con Eroti vendemmiatori, proveniente da una tomba di Pompei.

Alcune sale accolgono gli splendidi affreschi, molti delle quali di soggetto egiziano, e gli altri arredi del Tempio di Iside di Pompei.

Unica al mondo è la Collezione di pitture antiche, per lo più staccate dalle pareti degli edifici sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Continua domani.

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Il Museo Archeologico Nazionale – 3

Le sculture, le gemme e i mosaici – 2

La “Primavera” il più noto dei quattro pannelli con figure femminili venuti alla luce a Stabia

Di notevole interesse sono anche un rilievo eleusino del IV secolo a.C. proveniente da Sinuessa (Mondragone), un rilievo raffigurante Orfeo, Hermes ed Euridice recuperato a Torre del Greco, un vaso neoattico proveniente da Gaeta e, tra le sculture ellenistiche, le due Nereidi di Formia e la Venere di Sinuessa.

In due salette trovano posto le gemme antiche della Collezione Farnese, che inglobò, per vicende ereditarie, il ricchissimo “tesoro” di Lorenzo il Magnifico. Celebre la splendida tazza Farnese, vaso-cammeo in agata sardonica con raffigurazioni allegoriche dell’ambiente di corte tolemaico.

Al livello interrato hanno trovato collocazione la Sezione epigrafica – ricchissima di documenti greci, italici e romani di primo piano, tra i quali spiccano le tavole di bronzo di Heraclea – e la collezione egiziana, la seconda per importanza in Italia dopo quella di Torino.

Sullo scalone monumentale centrale spiccano il torso marmoreo di Giove proveniente dal Capitolium di Cuma e la colossale statua di Ferdinando IV di Borbone, opera del Canova.

All’ammezzato si trova la Sezione dei mosaici, tra i quali emergono la già ricordata Battaglia di Alessandro, proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei, le Scene di Commedie di Menandro, alcune Nature morte e la raffigurazione dell’Accademia di Platone, sempre di origine pompeana. Singolare è un mosaico raffigurante uno scheletro, proveniente da una sala da pranzo di Pompei. Continua domani.

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Il Museo Archeologico Nazionale – 2

La sala con la Venere Callipige in primo piano.

Il periodo successivo all’Unità d’Italia, che vide un’intensa attività da parte dell’archeologo Giuseppe Fiorelli, non è privo di nuove acquisizioni: nel 1861 fu immessa nel museo la raccolta cumana, frutto degli scavi condotti dal fratello di Ferdinando II, Leopoldo di Borbone. Nel 1865 fu acquisita la collezione dell’ex ministro degli Interni Santangelo e il suo ricchissimo medagliere, con oggetti provenienti soprattutto dalla Magna Grecia.

Nel 1949 venne donata al museo la collezione Spinelli, frutto di scavi nelle necropoli dell’antica Suessola, situata presso Acerra, e nel 1981 fu acquisito il lascito di alcune sculture antiche del noto collezionista Astarita.

I trasferimenti in altra sede della Biblioteca Farnesiana, delle collezioni d’arte medievale e moderna e della pinacoteca, a lungo conservate insieme ai reperti antichi, hanno permesso al museo di concentrarsi unicamente sulle collezioni archeologiche che, con oltre 170.000 oggetti in continuo aumento, sono da considerare le più importanti del mondo.

Le sculture, le gemme e i mosaici

Al pianterreno sono esposte numerose sculture, tra le quali assai interessanti sono quelle conservate nell’atrio, provenienti da Pompei e da Ercolano: si tratta delle statue equestri di M. Nonio Balbo padre e figlio e di numerosi immagini di Togati. Notevoli sono le sculture farnesiane provenienti dagli scavi delle Terme di Caracalla a Roma, con il gigantesco Ercole Farnese, copia della statua eretta da Lisippo a Taranto, e il Toro Farnese, nonché i due tirannicidi, la copia dell’Afrodite di Kalamis, i due Dioscuri provenienti da Baia e la copia del Doriforo di Policleto rinvenuta presso il foro triangolare di Pompei. Continua domani.

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Museo Archeologico Nazionale

Piazza Museo Nazionale 19

Il grande edificio oggi sede del Museo Archeologico ospitava il Palazzo dei Regi Studi, edificato nel 1612 sulla precedente struttura di una scuderia, sorta nel Cinquecento, nell’area ancora esterna alle mura urbane.

Nel 1777, Ferdinando IV di Borbone, destinò il palazzo ad accogliere il Reale Museo Borbonico, riunendovi le diverse collezioni reali: la Farnese, una delle più antiche e prestigiose raccolte italiane, giunta in eredità, nel 1731, a Carlo III di Borbone dalla madre Elisabetta Farnese, e la serie di “antichità” provenienti dagli scavi di Ercolano e Pompei, sino ad allora conservate presso il Museo Ercolanense di Portici.

Per la nuova destinazione l’edificio fu ulteriormente ampliato e trasformato sotto la direzione di Ferdinando Fuga e Pompeo Schiantarelli assumendo la forma attuale, con la monumentale facciata grigia e rossa, tipica degli edifici borbonici.

Completati i lavori nel 1816, il museo si è andato arricchendo, nel corso dell’Ottocento, di nuove immissioni (materiali di scavo provenienti da diversi centri della Campania, collezioni private quali la Borgia di Velletri e la Pacchianti, fondamentali soprattutto per le antichità egizie).

Dopo l’Unità, divenuto proprietà dello Stato, ha assunto la denominazione di Museo Nazionale.

Al piano terra è esposta la raccolta di sculture: nel grande salone d’ingresso sono le statue onorarie provenienti da Ercolano e Pompei; nella galleria dei Tirannicidi e in quella dei Grandi Maestri un buon numero di originali, insieme a copie di epoca romana documentano le varie fasi della scultura greca.

Con una recente sistemazione, volta a documentare sia il collezionismo privato che il contesto topografico, sono state riunite nella galleria orientale le sculture appartenenti alla raccolta Farnese, rinvenute nel Cinquecento nelle Terme di Caracalla, tra le quali si annoverano le celeberrime statue di Ercole e il gruppo detto del Toro Farnese. In una sala attigua è l’esposizione delle gemme incise dei Farnese, la cui opera più preziosa è la coppa in agata sardonica detta Tazza Farnese, uno dei più grandi cammei noti, prodotta ad Alessandria d’Egitto, alla corte dei Tolomei.

Al piano seminterrato è esposta la collezione egizia, composta da materiali prevalentemente a carattere funerario e magico-religioso, provenienti direttamente dall’Egitto o da centri campani dove i culti egiziani ebbero ampia diffusione in epoca romana.

Tornati nell’atrio, attraverso il grande scalone a doppia rampa si raggiunge il piano ammezzato dove è esposta la raccolta dei mosaici, costituita da frammenti di superfici parietali provenienti da Pompei, Ercolano e Stabia, con figurazioni che in molti casi derivano da importanti dipinti di epoca greca oggi perduti.

Tra le varie opere si segnalano le due scene di carattere teatrale firmate da Dioscuride di Samo e il ricco complesso musivo proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei, che comprende il celebre mosaico raffigurante una battaglia tra l’esercito di Alessandro il Macedone e le schiere persiane guidate da Dario.

Al primo piano si conserva una rara testimonianza di collezione artistica dell’antichità, costituita dalla serie di sculture, ritratti e grandi bronzi provenienti dalla sontuosa villa suburbana di Ercolano, detta “dei papiri” per il ritrovamento di un rilevante numero di rotoli di papiri che ne costituivano la ricca biblioteca.

Attraversando il grande salone della Meridiana si raggiunge la collezione di dipinti, la più ampia documentazione esistente della pittura decorativa romana, costituita da frammenti di affreschi staccati dagli edifici delle cittadine vesuviane.

Tra i complessi più significativi si segnalano quelli pervenuti dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale e dalla villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase.

Seguono la sala con il plastico in sughero degli scavi di Pompei, realizzato alla fine dell’Ottocento, e quella della collezione degli argenti, con il ricco corredo ritrovato nella casa del Menandro di Pompei, di grande interesse per la varietà dei pezzi e la qualità delle decorazioni.

Nelle sale successive sono esposti oggetti di uso quotidiano in avorio e in osso, la raccolta di vetri tra i quali spicca il Vaso Blu, pregevole lavoro eseguito con la tecnica del vetro cammeo, e infine la collezione delle armi da parata e da combattimento.