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La favola del giorno

Le soprascarpe della felicità – 10

L’avventura più bella

Il giorno dopo, nelle prime ore del mattino, mentre il copista era ancora a letto, bussarono alla sua porta. Era l’inquilino di fronte, uno studente di teologia, che entrò poi nella stanza.

  • Prestami le soprascarpe, disse, – il giardino è tutto bagnato, ma c’è un così bel sole che vorrei proprio andarmene giù a fare una fumatina.

Si infilò le soprascarpe e fu subito in giardino, dove c’erano un pero e un prugno. Per Copenaghen, anche un giardino piccolo come quello è un lusso.

Lo studente passeggiava in su e in giù; erano solo le sei, e dalla strada risuonò il corno di un postiglione.

  • Oh, viaggiare, viaggiare! – esclamò. – E’ certo la cosa più bella del mondo! E’ la meta suprema dei miei desideri! Allora si placherebbe l’inquietudine che sento in me. Ma dovrei andare molto lontano! Vorrei vedere le meraviglie della Svizzera, andare in Italia…

E’ una vera fortuna che l’effetto delle soprascarpe fosse istantaneo – altrimenti sarebbe certo andato a finire troppo lontano – sia per lui che per noialtri. Eccolo in viaggio. Era nel cuore della Svizzera, ma pigiato insieme ad altre otto persone, nell’interno di una diligenza. Aveva mal di capo, e la schiena gli doleva per la stanchezza; il sangue si era come arrestato nelle gambe, gonfie e strette negli stivali. Era in uno stato di dormiveglia. Nella tasca destra aveva una lettera di credito, in quella sinistra il passaporto, e sul petto un sacchetto di pelle con cuciti dentro alcuni luigi d’oro. Non faceva che sognare di aver perso l’uno o l’altro dei suoi tesori, e perciò continuava a svegliarsi di soprassalto, e il primo movimento era quello di tracciare con la mano una specie di triangolo da destra a sinistra, e poi su verso il petto, per sentire se aveva ancora tutto con sé o no. Ombrelli, bastoni e cappelli ballonzolavano nella rete sopra di lui e gli impedivano la vista, che era veramente splendida; egli tentava di guardar fuori con la coda dell’occhio, mentre il suo cuore cantava quello che almeno un poeta di nostra conoscenza ha scritto in Svizzera, ma che poi non ha pubblicato, almeno sinora:

Come è bello il paesaggio!

Che splendore il Montebianco!

Finirei certo qui il viaggio

Sol che avessi dei quattrin!

La natura all’intorno era grandiosa, solenne e cupa. I boschi di abete sembravano erica sulle alte rocce, le cui cime si perdevano nelle nubi: cominciava a nevicare e soffiava un vento gelido.

  • Brr, – sospirò. – Fossimo già dall’altra parte delle Alpi! Allora sarebbe estate e avrei già riscosso il denaro con la mia lettera di credito. La paura di restar senza soldi non mi fa godere il paesaggio svizzero: oh, se fossi già al di là dei monti! – Ed eccolo dall’altra parte, nel cuore dell’Italia, tra Firenze e Roma. Il lago Trasimeno nella luce della sera fiammeggiava come oro tra i monti scuri. Dove già Annibale aveva vinto Flaminio, ora i tralci di vite intrecciavano pacificamente le dita verdi; splendidi bambini mezzo nudi sorvegliavano un branco di maialini neri come il carbone, in un boschetto di allori profumati, al margine della strada. Era un quadro, e se potessimo riprodurlo fedelmente, tutti griderebbero felici: Italia bella! Ma non dicevano davvero così né il teologo né alcun altro dei suoi compagni, stipati con lui nella diligenza del vetturino.

Migliaia e migliaia di mosche velenose e di zanzare entravano a volo nella carrozza, ed essi invano frustavano l’aria con dei rami di mirto, le mosche li pungevano lo stesso: nella carrozza non c’era nessuno che non avesse il viso gonfio e sanguinante per le punture. I poveri cavalli poi sembravano carogne, con sciami di mosche appiccicati sulla schiena, in grosse chiazze. Il vetturino scendeva, e riusciva a raschiarle via, ma dopo un momento erano lì di nuovo. Il sole tramontava, e un breve, ma intenso brivido di freddo percorse tutta la natura. Non era affatto una sensazione gradevole, ma i monti e le nuvole all’intorno presero il più bel tono di verde, chiaro e luminoso.

Ma andate a vederlo voi stessi! Sarà meglio che leggere delle descrizioni! Era uno spettacolo incomparabile. Sembrava così anche ai viaggiatori, ma… lo stomaco era vuoto, il corpo stanco, e tutta la nostalgia del cuore era tesa ad un alloggio per la notte: ma come sarebbe stato? Non cercavano che questo con lo sguardo, senza curarsi della bellezza del paesaggio.

La strada attraversava un oliveto: era come passare, in Danimarca, tra salici nodosi. Ecco finalmente la locanda solitaria. Davanti vi era accampata una mezza dozzina di mendicanti sciancati: quello dall’aspetto migliore sembrava il “figlio maggiore della fame arrivato alla maggiore età”; continua domani.

Curiosando qui e là

Cosa sono gli acufeni, che origine hanno?

Acufene è il termine medico che indica un ronzio, sibilo o tintinnio che, secondo stime recenti, una persona su dieci percepisce come un suono fastidioso e persistente all’interno dell’orecchio.

La loro origine è sempre interna: sono infatti percezioni soggettive, non legate a rumori ambientali. Alcuni neurologhi della Buffalo University di New York hanno analizzato i trucchi che le persone affette da questo disturbo utilizzano per alleviarlo (stringere i denti o volgere lo sguardo all’estrema destra o sinistra per controllare l’intensità del suono).

Osservando, tramite un’analisi chiamata tomografia a emissione di positroni, quali settori del cervello vengono attivati da questi comportamenti, i ricercatori hanno recentemente ipotizzato che l’origine degli acufeni risieda proprio nel cervello, e precisamente in un difetto nell’interazione tra la parte che sovrintende alla visione e quella che consente di udire.

La medicina dalla A alla Zeta – Dizionario della medicina – 15

Addome

Porzione del tronco compresa tra il margine inferiore delle coste e la radice delle cosce. La cavità addominale è limitata superiormente dal diaframma e dalle coste, inferiormente dalla muscolatura e dalle ossa pelviche. Posteriormente l’addome è protetto dalla colonna vertebrale e dai muscoli che fasciano il dorso. Anteriormente si ha la sola parete addominale.

Nella cavità addominale sono contenuti fegato, stomaco, intestino, milza, pancreas e reni. Nella porzione inferiore dell’addome, compresa nelle pelvi, sono situati la vescica e il retto e, nella donna, l’utero e le ovaie.

Struttura

Colonna vertebrale, pelvi e coste danno origine agli strati muscolari che costituiscono la parete addominale. Fra la cute e i muscoli esiste uno strato di tessuto adiposo che nelle persone obese può raggiungere dimensioni notevoli. La superficie interna della muscolatura addominale è rivestita da una sottile membrana, il peritoneo, che ricopre anche gli organi, pancreas e reni, fissati alla parete dorsale; pieghe peritoneali avvolgono anche organi mobili, come lo stomaco e l’intestino.

Addome acuto

Termine medico con cui si indica un dolore addominale intenso e persistente, che compare improvvisamente e, in genere, è associato a rigidità e difesa (contrazione volontaria) dei muscoli addominali, vomito e febbre. “Addome acuto” è solo una diagnosi generica che rende solitamente necessarie indagini mediche urgenti. La causa precisa del dolore addominale viene diagnosticata attraverso una valutazione medica attenta e confermata con esami specialistici e radiografie. Talvolta occorre eseguire una laparatomia, esplorazione chirurgica dell’addome, o un esame dell’addome mediante introduzione di una sonda ottica.

Causa e terapia

La causa più comune di addome acuto è l’infiammazione della membrana che riveste la cavità addominale che può essere provocata dall’infiammazione di qualsiasi struttura addominale, per esempio delle tube di Falloppio, da malattie intestinali come l’infiammazione dell’appendice, il morbo di Crohn o la diverticolite, la malattia diverticolare o dalla perforazione di un ulcera peptica. La peritonite può anche essere conseguente a una lesione traumatica addominale.

Altre possibili cause di addome acuto sono: disturbi dell’apparato urinario come i calcoli ureterali, calcoli nel dotto di drenaggio della cistifellea e stati patologici che provocano stiramento del rivestimento esterno del fegato (come l’epatite) o dei reni.

Addominale, dolore

Senso di malessere percepito nella cavità addominale, cioè tra la radice delle cosce e il margine inferiore delle coste. Può essere accompagnato da eruttazioni, nausea, vomito, borborigmi (brontolii e gorgogli) e flatulenza (emissione di gas).

Cause

Tutti hanno percepito, almeno una volta nella vita, un senso di malessere addominale con una causa facilmente identificabile, per esempio dopo aver mangiato o bevuto troppo o aver assunto cibi assai piccanti. Continua lunedì.

L’angolo della Poesia

Pe’ ghj’ int’ a Banca

Na vota a ghj’ int’a Banca, che paura!

Te putive patè quacche rapina.

Mo, pe’ trasì, se trase a carne annura;

state a sentì chello ca se cumbina.

Hanno miso “n’affare” mpont’  ‘e pporte,

pe’ fa’ trasì ‘e perzone a una a una.

E tanto è ‘o tiempo ca, mannaggia ‘a morte,

trase cu’  ‘o sole e ghiesce sott’  ‘a luna.

Tu nun trase, si puorte fierre appriesso:

‘a currèa, na catena, ‘e sorde ‘e spicce.

E rieste fermo, cu na faccia ‘e fesso

E “l’affare” nun gira e fa ‘e capricce.

Pe’ ghjì int’a Banca pe’ na cosa urgente

T’he a levà ‘e panne a cuollo mmiez’  ‘a gente.

L’ata matina io e l’amico Armando

Trasettemo sultanto cu’  ‘e mutande.

E accussi, p’evità quacche rapina

Trase int’  ‘a Banca peggio ‘e na mappina.

A.de Lucia

I premi Nobel per le scienze anno 1904

Chimica:

Premio assegnato a Sir William Ramsay per la scoperta dei gas nobili e la loro corretta collocazione nel sistema periodico degli elementi.

Sir William Ramsay

Chimico inglese (Glasgow 1852-High Wycombe, Buckinghamshire 1916). Studiò nella sua città natale e poi in Germania, a Tubinga. Tornò a Glasgow e nel 1880 ebbe la cattedra di chimica all’Università di Bristol. Nel frattempo le sue prime ricerche di chimica organica lasciavano il posto a quelle di chimica inorganica e di chimica fisica a cui, per la scoperta dei gas nobili, è legata la sua fama. Dal 1887 fu professore all’Università di Londra, ove rimase fino al 1913; e proprio alla sua permanenza a Londra sono legate le sue maggiori scoperte.

Trovò metodi per estrarre completamente l’ossigeno e l’azoto dall’aria atmosferica, e così stabilì la presenza in essa di un altro gas sconosciuto. Nel 1894, con J. W. Rayleigh, annunciò la scoperta di questo nuovo gas (argo) dovuta alla precisione dei metodi adottati. Nel 1895 nel minerale cleveite scoperse un gas con uno spettro simile a quello trovato già precedentemente nel Sole: anche l’elio dunque era scoperto. La conseguente scoperta con M. W. Travers del neon, del cripto e dello xeno seguì pressocché immediatamente (1898).

Ebbe vari riconoscimenti della sua attività, fra cui il premio Nobel per la chimica per la scoperta dei gas nobili dell’aria e per la determinazione del loro posto nel sistema periodico.

Fisica

Premio assegnato a John William Strutt Rayleigh per la scoperta di un nuovo gas dell’atmosfera, l’argo.

John William Strutt Rayleigh

Fisico inglese (Langford Grove, Essex 1842-Witham, Essex 1919). Rayleigh studiò all’Università di Cambridge. Qui, nel 1879, successe a Maxwell come direttore del Cavendish Laboratory. Compì studi sul potere risolutivo degli strumenti ottici, sui fenomeni di superficie dei liquidi e dei solidi.

Si deve a Rayleigh la determinazione precisa dell’unità di carica elettrica, l’ohm.

Nel campo dell’acustica pubblicò un celebre libro. The Theory of Sound (La teoria del suono).

Di Rayleigh è la scoperta di un nuovo gas dell’atmosfera, l’argo, isolato anche da W. Ramsay. Tale scoperta gli fruttò il premio Nobel per la fisica.

Gli studi sulla diffusione della luce solare da parte dell’atmosfera portarono Rayleigh alla enunciazione della nota legge di diffusione, che spiega il colore blu del cielo.

Associata al nome di Rayleigh c’è anche la legge di Rayleigh-Jeans sulla distribuzione spettrale di energia nella radiazione di un corpo nero. Tale legge concordava con i dati sperimentali solo per grandi lunghezze d’onda. Fu sostituita dalla legge di Planck.

Medicina

Premio assegnato a Ivan Petrovic Pavlov per il suo lavoro sulla fisiologia della degestione.

Ivan Petrovic Pavlov

Fisiologo russo (Rjazan 1849-Pietroburgo 1936). Laureato in medicina all’Università di Pietroburgo (1883), lavorò in Germania con i due grandi fisiologi K. Ludwig e R. Heidenhain.

A partire dal 1891 Pavlov si dedicò a ricerche sulle funzioni delle ghiandole gastriche, per le quali, dopo la pubblicazione delle Lezioni sul lavoro delle principali ghiandole digestive (1887), ottenne il premio Nobel per la medicina.

Dalle ricerche sulla digestione derivò direttamente la maggior scoperta di Pavlov, quella dei riflessi condizionati, ai quali il suo nome restò legato e che gli permisero di fondare una psicologia obiettiva. Fin dal 1897 Pavlov si trovò alle prese con quelli che chiamava allora “riflessi psichici”. Lavorando sui cani per ottenere la salivazione, poneva nelle fauci di questi della polvere di carne.

La polvere di carne determinava un orco riflesso che stimolava le ghiandole salivari per cui si aveva la salivazione, fatto, del resto ben noto.

Questo era un riflesso innato, assoluto. A poco a poco anche la sola vista o il solo odore della polvere di carne finirono per determinare lo stesso effetto di salivazione. La novità consistette nel rifiuto da parte di Pavlov di spiegare il fenomeno in termini antropomorfici, riferendosi al desiderio del cane.

Pavlov cercò invece di applicare, a riflessi più complessi dei riflessi assoluti, metodi obiettivi propri della fisiologia, e nel risolvere conseguentemente un fatto psichico, la salivazione per effetto del desiderio, in un fatto fisiologico perfettamente determinato.

Ecco la strada seguita da Pavlov. Questi “riflessi a distanza” si svolgono come se una reazione assoluta (la salivazione, per esempio) si connettesse da se stessa a una stimolazione che ordinariamente non la provoca. Pavlov cercò allora di costruire tali riflessi artificialmente, connettendo per un certo tempo allo stimolo normale (il gusto della carne, per esempio) un altro stimolo, ed ebbe successo con un celebre esperimento associando un certo numero di volte la presentazione della carne a un suono di campanello, alla fine il solo suono del campanello determinava la salivazione, che prima certamente non produceva.

Questa scoperta, cui Pavlov dette appunto il nome di “riflesso condizionato” fu presentata per la prima volta al Congresso Medico di Madrid nel 1903.

Dal 1905 Pavlov si dette a studiare con i suoi allievi la modalità di formazione e di azione dei riflessi condizionati. Si scoprì così che essi si instaurano più facilmente se il nuovo stimolo precede lo stimolo ordinario cui viene associato, che con il tempo tendono a scomparire se non vengono utilizzati, nel qual caso si riattivano; che un nuovo stimolo associato allo stimolo condizionato inibisce il riflesso, mentre un terzo lo ristabilisce per controinibizione, ecc.

Già dal 1910 Pavlov aveva sottolineato che non occorreva introdurre delle idee psicologiche per studiare le funzioni nervose più elevate.

La strada verso una nuova scuola psicologica, il comportamentismo, era aperta.

Napoli – antichi mestieri

I Marinai – Navigatori, Pescatori, Rematori e Pescivendoli – 1

Quando si volge un guardo alle categorie di popoli che ci hanno preceduti, all’impulso sociale di tante diverse nazioni, alla fratellanza che gli uomini hanno pel commercio stretta fra loro, allora la grande alleanza degli uomini col mare, si mostra all’occhio dell’economista, come un punto di storia luminosissimo e quasi come un movente del globo intorno al suo centro. Per essa le razze selvagge spogliate della scoria nativa, per essa le consuetudini sottomesse al culto, per essa le città rabbellite, le aride spiagge mutate in città, le industrie confortate dal traffico, e la gran catena degli esseri rannodata fra lontane terre e paesi.

E Tiro e Creta e l’Ellesponto vi ricordano imprese guerriere e sempre commerciali, e dai campi della favola e dal mistero delle origini, scendendo accompagnato da questi nomi e da queste rimembranze vi verranno innanzi i navigatori Castore e Polluce e la grande impresa degli Argonauti che pur di tanta favola è tramescolata, e le ricchezze di Tiro che le navi con preziosi legni costruite, propagavano ed accrescevano, e l’ardimento de’ Fenici che corseggiando armata mano facean bottino e vendean vesti, suppellettili adornamenti aurei e gemmati, e tanti altri fatti incancellabili che svelano l’elemento marittimo, come produttivo delle più ricordevoli fasi commerciali.

Quante terre non iscorsero i primi navigatori, e quante mai non furon quelle che sorsero a luce ed ebbero rinomanza per approdi di navi. Continua domani.

Monumenti di Napoli

Al tempo degli Svevi – 4

Federico II, i mercanti e i forestieri – 4

Un discorso a parte merita invece la comunità ebraica, che in età sveva doveva comporsi di un migliaio di individui, per lo più residenti alle falde della collina del Monterone, nel luogo dove era sorto, in epoca ducale, il palazzo del console. I membri della comunità ebbero una certa rilevanza nella tradizionale attività di “prestatori”, ma non va dimenticata neppure una “tintoria giudaica” che Federico II, per ragioni fiscali, volle impiantare nel distretto.

La nascita dell’Università

Tra le attività di Federico II un ruolo preminente ebbe la promozione della cultura. A Palermo, naturale punto di incontro tra molteplici civiltà, (greca, latina, araba, giudaica) l’imperatore aveva creato una corte che divenne, nel corso del XIII secolo, un centro di intensa vita intellettuale, alimentata dalle ricerche di geografi arabi, dalle traduzioni dei grandi astronomi e matematici dell’antichità, dalle prime altissime espressioni di poesia lirica in volgare. L’imperatore stesso si cimentò con la poesia, così come i suoi figli Enzo, Manfredi, Federico d’Antiochia e suo suocero Giovanni di Brienne. Inoltre molti intellettuali, come Pier delle Vigne, Iacopo da Lentini, Iacopo d’Aquino, Folco Ruffo, Odo delle Colonne, furono legati all’imperatore con incarichi nella corte o nell’amministrazione. Continua domani.