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Un commento alla poesia del giorno

Gli intellettuali italiani, sebbene in modi e con prospettive diverse, avevano partecipato attivamente e generosamente, attraverso le loro opere, al moto risorgimentale e naturalmente, proprio perché intellettuali, lo avevano fortemente idealizzato. Era inevitabile che la realizzazione politica di quel gran moto di idee, dovesse essere deludente, ma la svolta presa dal nostro Risorgimento fu davvero troppo diversa dalle aspettative e non solo i mazziniani ma tutti i nostri intellettuali più sensibili ne furono profondamente amareggiati. Essi furono coinvolti nella frattura che si determinò fra i politici e le masse, anche perché peccarono spesso di astrattezza e non furono in grado di comprendere o di accettare svolte politiche determinate di volta in volta dagli eventi reali e dai problemi del nuovo Stato.

Carducci contrappone, all’Italietta in cui gli tocca vivere, i tempi passati, i momenti storici grandi, quelli della Roma antica, quelli dei Comuni. L’Italia ormai avviata sulla via dell’industrializzazione ha sostituito ai vecchi valori morali quelli nuovi dell’arrivismo e dell’aspirazione al benessere: la differenza è troppo netta perché Carducci non senta nostalgia per il passato “eroico”, il disprezzo per l’età presente meschina e piccola in cui gli uomini sono tutti presi dalle “lor picciole cose”. L’eredità di Roma antica è ancora viva e può, secondo Carducci, risvegliare negli Italiani il senso del valore e dell’operosità; tuttavia questa speranza non riesce a fugare il tono triste e venato di pessimismo che aleggia per tutta l’ode: gli uomini sembrano sordi al messaggio che emana da queste grandiose rovine.

Tristezza e pessimismo sono determinati dalla volgarità degli uomini, dalla speculazione edilizia, dalla burocrazia, se non corrotta, inefficiente del nuovo Stato e si visualizzano nell’immagine dei corvi gracidanti e nel suono lento e lugubre delle campane: nemmeno la Chiesa si salva dalla polemica carducciana contro il presente mediocre e indifferente ai veri valori.

Note alla poesia del giorno

Celio… Aventino: colli di Roma.

Il vento… umido: un’atmosfera di tristezza aleggia sulla pianura intorno a Roma (pian tristo), dalla quale avanza (move) il vento foriero di pioggia (umido)

A le cineree.. al tempo: una turista inglese piuttosto anziana – ha infatti i capelli bianchi (cineree trecce) – alza il velo verde che ha dinanzi al viso e cerca nella guida (libro) notizie su queste rovine delle mura romane che hanno ancora un aspetto minaccioso e sembrano voler sfidare il cielo ed il passar del tempo, al quale resistono.

versansi: si riversano.

fluttuando: spostandosi su e giù quasi a ondate.

contro… enormi: contro i due muri più alti che sembra siano rimasti a sfida più ardua.

l’augure stormo: lo stormo degli uccelli che pare trasmettere misteriosi presagi. Gli antichi traevano gli auspici anche dal volo dei corvi.

a che tentate il cielo?: a che scopo continuate a sfidare il cielo?

Laterano: la basilica di San Giovanni in Laterano.

Ed un ciociaro… non guarda: ed un ciociaro (abitante della Ciociaria, una regione che prende il nome dalle particolari calzature dei suoi abitanti dette ciocie) passa indifferente fischiando, e nemmeno guarda la possanza e la grandiosità delle mura della Città Eterna.

Febbre… presente: Febbre, io qui ti invoco, nume ancora presente fra queste rovine. La dea Febbre era invocata dai Romani per tenere lontana la malaria e le erano stati dedicati tre templi, di cui uno sul Palatino.