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L’angolo della Poesia

La nomina del Cappellan – 2

5 Dopo quell poo de citto natural

  che ven de seguit d’ona intermerada,

  vedend sto ambassador del temporal

  che nol gh’ha intorna on’anima che fiada,

  el muda vos, el morbidiss la ciera,

  e el seguita el discors in sta manera.

6 Se poeù anche de prima de parlà con lee

  di vocult gh’avessen gènni de sentì

  quaa hin i obbligazion del so mestee,

  senza fa tante ciaccer, eccoj chi;

  inscì chi voeur stà stà, chi no voeur stà

  el ghe fa grazia a desfesciagh la cà.

7 Punt primm: in quant a l’obbligh de la messa

  o festa o no gh’è mai or fiss de dilla;

  chi è via a servì n’occor che l’abbia pressa;

  i or hin quij che lee la voeur sentilla;

  se je fass stà paraa do, trè, quattr’or,

  amen, pascienza, offrighela al Signor.

8 La messa poeù, s’intend, piuttost curtina…

  on quardoretta, vint minutt al pù:

  do voeult la settimana la dottrina

  per i donzell e per la servitù,

  de sira eemper la soa terza part,

men che al tarroch no ghe callass el quart.

Carlo Porta – continua domani

Versione

5 Dopo quel po’ di silenzio naturale

  che viene di séguito a una intemerata,

  vedendo questo ambasciatore del temporale

  che non c’è intorno un’anima che fiata,

  muta voce, ammorbidisce la ciera,

    e così seguita il discorso:

6 “Se poi, anche prima di parlare con lei,

  alle volte avessero a genio di sentire

  quali sono le obbligazioni del loro mestiere,

  senza fare tante chiacchiere, eccole qui:

  così chi vuol stare sta, chi non vuol stare

  ci fa la grazia di dismorbarci la casa.

7 Punto primo: quanto all’obbligo della messa

  o festa o no non ci sono mai ore fisse di dirla;

  chi è via a servire non occorre che abbia fretta:

  le ore sono quelle in cui lei vuol sentirla:

  se li facesse restare parati due, tre quattro ore,

  amen, pazienza, rimettiamoci al Signore

8 La messa poi, s’intende, piuttosto cortina,

  un quarto d’oretta, venti minuti il più:

  due volte alla settimana la dottrina

  per le cameriere e per la servitù,

  di sera sempre la sua terza parte (di rosario),

  al meno che al tarocco non ci mancasse il quarto”.

L’angolo della Poesia

Ragazzi di scuola – versione

Ragazzi di scuola voi mi ricordate

una bella età che non ritorna più

quando nel banco io stavo seduto

con il grembiulino nero e il fiocco blu.

E a quei tempi tutto questo progresso

che voi avete adesso, non esisteva,

per gli anni interi tutto era sempre lo stesso

l’uomo sulla luna chi te lo dava?

Per incantarci ci raccontavano le storielle

con le fate, gli orchi, i nani e Biancaneve,

quando poi siamo diventati più grandicelli

in classe si leggeva il libro “Cuore”.

Allora un silenzio accompagnava

la voce della maestra rotta dal pianto

e alla fine del capitolo scoppiava

di commozione la classe intera.

Adesso avete Goldrek, un robot d’acciaio,

con i missili e alabarda spaziale,

le storie degli Ufo robot che sono molto belle

ma parlano di armi micidiali

che fanno solo guai e distruzioni

sempre e solo contro l’umanità;

scazzottate, laser, sopraffazioni,

che ti tolgono dal cuore ogni pietà.

Fate come vi dico, una volta ancora,

in mezzo a tutte queste cose moderne che avete

mettetecelo questo pezzettino di cuore,

questo libro così bello e poi vedrete

che cosa vi possono dire: Ferruccio, Naufragio,

Il Piccolo Scrivano Fiorentino,

La Vedetta Lombarda con il suo coraggio,

tutta una vita di scuola con la maestra.

Sono i sentimenti, ricordatevelo,

che possono far cambiare questa umanità

e voi che siete ancora ragazzini

datevi la mano, aiutateci a sperare.

(L. Piedimonte Celentano)