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Note alla poesia del giorno e commento alla figura di Carlo Pisacane

8) con gli occhi azzurri… a loro: immagine romantica per eccellenza di bellezza d’uomo: biondo con gli occhi azzurri.

9) ardita: coraggiosa.

10) li gendarmi: le truppe borboniche.

11) li spogliar dell’armi: ebbero la meglio.

12) Certosa: monastero di Padula.

13) vollero morir… mano: vollero morir da eroi, lottando per la patria e per la libertà.

14) correa sangue il piano: la terra era insanguinata.

15) venni men: persi conoscenza, svenni.

E’ forse uno dei più sinceri e commossi scritti del nostro Risorgimento. E’ il testamento di un combattente per la libertà il quale, ben consapevole degli enormi rischi a cui si espone, vuole esprimere le proprie convinzioni sulla necessità della rivoluzione sociale. Pisacane, appartenente alla sinistra mazziniana, ritiene, diversamente dal suo maestro, che il problema da risolvere subito sia quello sociale e che non si possa tentare di organizzare l’Unità d’Italia se prima non si fa prendere coscienza alle masse, non solo con la parola, cercando di istruirle, ma coinvolgendole subito nella lotta. Così le grandi masse contadine, da oggetto diverrebbero soggetto della storia proprio nel momento in cui la logica capitalistica sta per rigettarle per sempre fuori dai grandi processi economici e la politica moderata italiana tende a tenerle fuori dal moto risorgimentale dando a questo un’impronta moderata e sabauda.

Se era utopistico l’interclassismo di Mazzini, lo era altrettanto il socialismo di Pisacane, la sua speranza di poter conquistare alla causa della libertà masse di diseredati chiusi in una secolare ignoranza e abulia. La sua fine, ad opera anche di quei contadini che voleva trascinare alla lotta, ne è una tragica conferma. Egli ha, però, coscienza di una condizione sociale terribilmente ingiusta che può solo peggiorare con l’avanzare dell’industrializzazione e del capitalismo; c’è in lui la convinzione che all’Italia si presenta l’unica occasione per essere libera e non nella direzione moderata della monarchia sabauda; c’è l’invito ai propri compatrioti a sentirsi tutti coinvolti in prima persona nella causa della libertà della patria.

Forse perché stilato in forma di testamento, il brano risulta più sobrio, meno enfatico degli scritti più romantici e letterari del Mazzini, e, comunque, più tragico, perché le previsioni del giovane Pisacane si avverarono e perché il documento rimase quasi sempre ignorato dalla storiografia ufficiale del nostro Risorgimento che non riteneva utile, vista la svolta moderata che ad esso era stata impressa, far conoscere il socialismo di Pisacane.

Note e commento alla poesia del giorno

  1. Eran trecento: la spedizione partita da Genova, era di 47 persone, poi la nave Cagliari si fermò all’isola di Ponza dove furono liberati e presi a bordo circa trecento prigionieri. Si trattava di detenuti nel penitenziario che era, appunto, a Ponza, e di ciò approfittò il governo borbonico per contrastare l’iniziativa del Pisacane.
  2. sono morti: ne morirono in verità 27.
  3. spigolare: raccogliere le spighe di grano dopo la mietitura.
  4. all’isola di Ponza: certo la spigolatrice non poteva aver visto la nave fermarsi a Ponza, ma per creare pathos a questo racconto di tipo popolare il poeta fa intendere che Ponza sia molto vicina a Sapri.
  5. si è ritornata: è salpata di nuovo alla volta di Sapri.
  6. a noi non fecer guerra: erano armati, ma non contro i contadini ai quali, anzi, speravano di portare la libertà.
  7. li disser… tane: il governo borbonico, approfittando del fatto che la maggior parte di essi proveniva dal penitenziario di Ponza, fece diffondere la voce che si trattava di ladri e banditi.

E’ l’unica poesia sull’impresa di Carlo Pisacane. L’andamento è quello del canto popolare: costruzione paratattica (cioè composta da proposizioni tutte principali), facili rime, ripresa dei versi iniziali ripetuti fino alla fine. Inoltre il racconto indulge a qualche elemento tipico della storia d’amore romanzata (il capitano bello e biondo) e ad una certa esagerazione degli eventi reali secondo la prassi del racconto popolare che si colora di aggiunte grandiose e fantastiche, falsando, se occorre, anche la storia e la geografia.

L’impresa di Pisacane è qui circondata da un alone di leggenda che ingrandisce l’evento, ne fa un racconto epico moderno con la morte di tutti i giovani patrioti (in realtà ne morirono 27), concentra gli avvenimenti in un sol giorno per rendere più incalzante il racconto, per dare un senso di alto eroismo alla lotta. E’ taciuto, però, un particolare molto importante: furono gli stessi contadini, ostili a questi stranieri, a schierarsi con l’esercito borbonico.

Così i contadini si rivelarono lontani dal pensiero del rivoluzionario Pisacane eccessivamente astratto, ma anche dal borghese Mercantini che vuol continuare a sognare ed a trasmettere l’immagine di un popolo ingenuo e primitivo, ma fondamentalmente buono, vittima della storia ed incapace di violenza alcuna.

L’angolo della Poesia

La spigolatrice di Sapri

Eran trecento, (1) eran giovani e forti,

e sono morti! (2)

Me ne andavo al mattino a spigolare (3)

quando ho visto una barca in mezzo al mare:

era una barca che andava a vapore,

e alzava una bandiera tricolore.

All’isola di Ponza (4) si è fermata,

è stata un poco e poi si è ritornata; (5)

s’è ritornata ed è venuta a terra:

sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra. (6)

Eran trecento, eran giovani e forti,

e sono morti!

Sceser con l’armi e a noi non fecer guerra,

ma s’inchinaron per baciar la terra.

Ad uno ad uno li guardai nel viso:

tutti aveano una lagrima e un sorriso.

Li disser ladri usciti dalle tane, (7)

ma non portaron via nemmeno un pane;

e li sentii mandare un solo grido:

  • Siam venuti a morir pel nostro lido –

Eran trecento, eran giovani e forti,

e sono morti!

Luigi Mercantini – Continua domani