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Le bellezze d’Italia

Le isole Eolie – Salina

Salina, la seconda isola dell’arcipelago per superficie (26,8 kmq) e abitanti, ha forma trapezoidale, è lunga 7 km e larga 5,5 e si trova a circa 4 km a Nord Ovest da Lipari. E’ solcata da una valle che la divide in due gruppi di rilievi secondo l’asse Nord-Sud, e da questa sua peculiarità morfologica, che la fa apparire da lontano non come un’unica isola, ma come due diverse e vicine, dai Greci fu chiamata Didyme (doppia gemella). Il nome odierno ricorda una salina, ormai abbandonata, che vi era a Lingua.

Salina si è formata per l’accumularsi dei prodotti di sei diversi edifici vulcanici: gli strato-vulcani Pizzo di Corvo metri 529, Monte Rivi metri 854, capo Faro (poco riconoscibili nella loro struttura), Fossa delle Felci metri 962 (il punto più alto dell’isola), attivi durante il Pleistocene medio; quindi, dopo un lungo periodo di cessazione dell’attività vulcanica, messo in evidenza dalla formazione di livelli terrazzati dall’abrasione marina, con la ripresa dell’attività eruttiva nel corso della glaciazione wurmiana (l’ultima), il Monte dei Porri metri 860, e il cratere di Pollara, formatosi da un’esplosione durante l’ultima violenta fase parossistica della vicenda vulcanica, conclusasi circa 13.000 anni or sono. L’associazione magmatica, basalti ricchi in allumina-andesiti-daciti, presenta analogie con quella degli archi vulcanici circum-pacifici.

La morfologia dell’isola è piuttosto accidentata, è la natura del terreno, formato da rocce laviche, scorie, lapilli, cenere e tufi, favorisce l’azione di forti erosioni di superficie. Le coste sono quasi sempre alte, tranne brevi tratti sul versante Est; frequenti sono le valli sospese, che terminano a mare con un’alta parete verticale. La rete idrografica di superficie è costituita essenzialmente dagli alvei dei torrenti che raccolgono le acque piovane lungo le possibili linee di deflusso verso il mare.

Tra le Eolie, Salina è quella che possiede, grazie a una relativa ricchezza di acqua dolce, il manto vegetale più ricco ed esteso, che le conferisce un aspetto meno arido delle altre isole, vi prosperano diverse essenze arboree: querce e alcune varietà di pini di recente impianto, e, fatto eccezionale nell’arcipelago, anche castagni. L’agricoltura, anche se in misura minore che in passato, rappresenta, dopo il turismo, l’attività economica di maggior rilievo: le colture più praticate sono la vite, l’olivo e il cappero.

Storia dell’insediamento.

La più antica testimonianza di presenza umana nell’isola, il corredo funerario di una tomba della seconda metà del III millennio a. C., proviene da Malfa. Numerosi frammenti di ceramica dei periodi di capo Graziano e del Milazzese, insieme ad altri di ceramica egea importata, emersi da un accumulo di terreno ricco di reperti, purtroppo irrimediabilmente rimosso dall’erosione, sono ciò che rimane a testimonianza di un insediamento stabilitosi tra il 1700 e il 1300 a. C., sul Serro dei Cianfi, fra Santa Martina e il faro. Successivamente, durante il secolo XIV a. C., a causa del pericolo di attacchi nemici, il villaggio viene spostato di poche centinaia di metri più a nord, alla Portella, in una posizione naturalmente e fortemente munita, più facilmente difendibile lungo un crinale fiancheggiato da profonde valli di erosione che la rendevano praticamente inaccessibile; le dieci capanne ritrovate erano seminterrate sul lato a monte e costruite in elevazione sul lato rivolto al mare (questa parte in molti casi si presentava rimossa dall’erosione di superficie), e recavano evidenti i segni di una distruzione violenta. Nel crollo rimasero sepolte le suppellettili: pithoi a sei anse, orci, teglie, fruttiere, grandi conche, coppe dall’alto piede tubolare, olle con nervature e incisioni, fuseruole, macine, mortai, pestelli, alcune pietre discoidali forate, ceramiche importate (“appenniniche” e micenee) e una lunga collana di vaghi di pietre dure, paste vitree e pastiglia colorata, fatto singolare e importante per quest’ultimo reperto, la forma a cilindro segmentato di parecchi vaghi, motivo rinvenuto oltre che nell’Egeo, anche in Spagna, Bretagna, Francia meridionale e Inghilterra, a testimonianza della contemporaneità e delle reciproche relazioni di culture appartenenti a paesi molto distanti tra loro. Pochi frammenti che suggeriscono l’esistenza di un primo stanziamento greco nel secolo VI-V a. C. sono stati ritrovati sul Serro dell’Acqua, poco a nord di Santa Marina. Nel secolo IV a. C. un insediamento si stabilì sull’area urbana di Santa Marina, e fu prospero fino all’età romana tardoimperiale: i resti erano visibili fino a qualche tempo fa, quando furono coperti per consentire la costruzione della strada rotabile; in precedenza erano state rinvenute anche alcune tombe.

Altri pochi frammenti fittili, che testimoniano di piccoli nuclei agricoli di epoca romana, provengono da vari luoghi della costa Nord. Tutti i reperti sono custoditi o esposti nel Museo di Lipari.

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