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L’uomo e il suo cane –

La comunicazione uomo-cane

I cani, che Dio li benedica, operano partendo dalla premessa che gli esseri umani sono fragili e richiedono incessanti assicurazioni e manifestazioni d’affetto. La leccatina casuale sulla mano e il muso peloso appoggiato a mo’ di drappeggio sul collo del piede sono calcolati per far sapere al padrone che un amico è vicino – (Mary McGrory)

Una delle principali ragioni per le quali uomo e cane hanno iniziato migliaia di anni or sono una convivenza basata su alcune caratteristiche comuni è che entrambi vivono da sempre inseriti in una ben determinata gerarchia sociale, nella quale ciascun individuo occupa il gradino che è riuscito a conquistare. Per fare questo, entrambe le specie hanno dovuto, prima del loro incontro, elaborare un metodo di comunicazione con i loro simili che permettesse di far capire le intenzioni e coordinare le attività.

Quando le strade di cane e uomo si sono unite e il loro cammino nella storia è divenuto inscindibile, le prime comunicazioni avevano solo uno scopo utilitaristico, essendo dettate dalla necessità di collaborare nella caccia, di segnalare le cose da fare quando il cane è divenuto pastore, poi compagno di guerra, guardiano e custode e, infine, amico della famiglia.

Nel corso dei millenni il modo di comunicare tra l’uomo e il cane è mutato da pari passo con l’evoluzione del loro rapporto che, inizialmente dettato dalla reciproca utilità, si è sempre più trasformato in una unione soprattutto affettiva. Oggi il cane è divenuto un membro della famiglia nella quale vive pur mantenendo alcuni degli istinti atavici che permettono ancora alla maggior parte dei soggetti che abitano assieme all’uomo di essere guardiani delle proprietà e difensori delle persone a loro care.

Tutto questo ha comportato uno sviluppo della comunicazione tra l’uomo e cane che bisogna conoscere al fine di ottenere la massima soddisfazione reciproca nella convivenza, ricordando che maggiore è il grado di socializzazione, maggiore è la necessità di comunicare, meglio si svilupperanno i segnali che consentono di comunicare.

Prima di iniziare il discorso sulla comunicazione è bene ricordare che il cane ha bisogno fin dalla nascita di ciò che viene chiamato imprinting, ossia del rapporto stretto con la madre e i fratelli per sviluppare e fissare in modo indelebile le relazioni tra simili. Solo così, crescendo, il cucciolo diverrà un individuo equilibrato e sociale.

I mezzi di comunicazione del cane sono molteplici, ma non sempre gli umani sono in grado di captarli e comprenderli. Vediamone alcuni.

La comunicazione visiva

Il cane comunica con i suoi simili, con gli altri animali e con gli uomini per mezzo della mimica facciale e dei movimenti di alcune parti del corpo (orecchie, coda, pelo).

Un gesto abbastanza comune è quello di dare la zampa, che nel cane adulto significa riconoscere nell’essere umano a cui la porge un superiore al quale chiedere qualcosa: un biscotto, una carezza, un po’ di attenzione. Queste richieste non vanno deluse ma accontentate, poiché in tal modo la fiducia del cane in noi sarà accresciuta.

Se il nostro cane ci si accuccia davanti con il posteriore sollevato, muove la coda abbaiando festoso è un chiaro invito al gioco, che andrà assecondato; anche questo aumenterà l’affiatamento.

Muovere la coda è un segnale di amichevoli intenzioni noto a tutti; pochi sanno, però, che non è un messaggio atavico, visto che i cani selvatici non scodinzolano, così come non abbaiano. Entrambi questi messaggi sono rivolti solo dal cane addomesticato, che ha imparato a manifestarci i suoi sentimenti: apprezziamoli e lodiamolo quando lo fa.

Un chiaro segnale di minaccia e di tensione è il sollevarsi del pelo sulla groppa e lungo la schiena. Quando un cane ha questa reazione significa che ha percepito avvicinarsi un pericolo o che prevede un’aggressione.

Se al pelo ritto sulla schiena si aggiunge la coda ritta (che, se si verifica da sola, significa un aumento dell’attenzione verso qualcosa, nient’altro) il segnale di minaccia è importante e la reazione del cane potrebbe essere di aggressione verso chi la provoca.

Per comunicare con il cane, l’uomo dovrà usare le stesse parole e gli stessi gesti, anche se a rivolgersi a lui saranno diversi membri della famiglia.

Inoltre, il tono di voce dovrà sempre essere fermo, ma calmo, privo di qualsiasi nervosismo. Se il cane esegue in modo corretto ciò che gli è stato chiesto dovrà essere ricompensato con un buon boccone o con carezze e complimenti (rinforzo positivo), mentre se sbaglia lo si dovrà solo fermare con un deciso ma calmo “no!”, ripetendo l’insegnamento.

Continua domani.

L’uomo e il suo cane – Il cane al lavoro – 2

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia. (Victor Hugo)

Negli ultimi decenni, se da una parte molte delle attività dei cani sono state sostituite dalla moderna tecnologia, i nostri antichissimi amici hanno trovato modo di aiutarci in altre situazioni.

La caccia vede sempre più restringersi la sua possibilità d’azione?

Ebbene, i Retriever che per secoli hanno recuperato e riportato al cacciatore la selvaggina abbattuta senza danneggiarla, grazie al fiuto formidabile e alla dolcezza del carattere, sono divenuti eccellenti ausiliari della Protezione Civile per i salvataggi in acqua e per la ricerca delle persone scomparse o sepolte, come testimonia il grande utilizzo in queste azioni dei Golden Retriever e dei Labrador Retriever. Questi ultimi sono utilizzati anche dalle forze di polizia, sia per rintracciare droga o esplosivi, ai posti di confine o negli aeroporti, sia in normali e quotidiane operazioni di sorveglianza. Alcune razze, come il già citato Labrador, il Leonberger, il Terranova, il Pastore Tedesco e il Golden Retriever, sono particolarmente adatte al soccorso in acqua, mentre il San Bernardo, il Landseer, il Mastino dei Pirenei, il Grande Bovaro Svizzero, il Bovaro del Bernese, il Mastino Spagnolo e, ancora il Pastore Tedesco operano nelle squadre del Soccorso Alpino di molte nazioni.

Vi sono poi cani che in silenzio, senza troppo clamore, svolgono attività insostituibili in aiuto dell’uomo: si tratta dei cani-guida per i non vedenti; sono sempre femmine, genericamente più materne e premurose, appartenenti a razze molto docili o bene addestrabili, come il Labrador, il Golden Retriever, il Pastore Tedesco, il Boxer e il Dobermann.

Inoltre, non bisogna dimenticare quelle razze impiegate come sostegno nella pet therapy, una terapia ormai consolidata nella quale il cane, grazie alla sua straordinaria sensibilità, diventa compagno e amico di persone che hanno avuto esperienze traumatiche, specialmente tra i bambini, oppure che si trovano in una fase terminale di malattia. In tutte queste drammatiche situazioni la delicatezza del nostro amico a quattro zampe ha fornito risultati superiori a qualsiasi aspettativa e tutte le razze hanno dato dimostrazioni eccezionali.

Meritano una citazione particolare per questa attività gli affettuosissimi Golden Retriever, per i malati terminali, e gli American Staffordshire Terrier, per chi ha subito violenza, perché la sicurezza di sé e il coraggio di questi cani infondono tranquillità ai loro sfortunati amici; tra i molossoidi di piccola taglia, i Carlini si sono dimostrati ottimi compagni per persone sole e rattristate.

Continua, anzi aumenta, il ruolo del cane da compagnia, poiché molte delle razze che un tempo erano selezionate solo per la loro capacità nel lavoro, ora sono divenute piacevoli compagne di tutta la famiglia.

Ne sono un esempio tutti i Terrier, a eccezione del Deutscher Jagdterrier Tedesco, ancora largamente selezionato per la caccia, ormai prevalentemente cani da compagnia, oppure i bassotti (sebbene molti ancora partecipino alla caccia in tana, oppure alle prove in tana artificiale, dove cane e volpe non si toccano mai). Molti infine sono i cani da caccia o da pastore che hanno abbandonato le mansioni per le quali erano stati preferiti: è il caso dei Setter, oppure del Pastore Tedesco o di tutti i Collie; a dimostrazione che il rapporto tra uomo e cane è in continua evoluzione e che nessuna tecnologia potrà mai sostituire questo sorprendente compagno di vita.

L’uomo e il suo cane – il cane al lavoro

Il cane è la virtù che, non potendo farsi uomo, s’è fatta bestia (Victor Hugo)

E’ ormai certo che ciò che ha unito in modo indissolubile l’evoluzione dell’uomo e quella del cane è stata la reciproca utilità e una somiglianza molto marcata nel rapporto sociale, in particolare nei gruppi di appartenenza: branco per il cane, tribù per l’uomo. Il primo rapporto spontaneo e naturale tra uomo e lupo addomesticato (l’antenato del cane come viene inteso oggi) fu, oltre a quello alimentare, la collaborazione nella caccia senza una precisa educazione.

In questo impiego, il cane dimostrò ben presto di poter essere molto utile ai nostri antenati, fino a diventare praticamente insostituibile in innumerevoli altre occasioni. Quando l’uomo iniziò l’allevamento del bestiame, circa 8000 anni fa, nel periodo Neolitico, si accorse che il cane poteva avere un ruolo determinante nelle attività quotidiane, non solo come ausiliario alla caccia; poteva, infatti, rivelarsi un ottimo compagno nella conduzione del bestiame, utilizzando e indirizzando in modo positivo la tecnica predatoria ereditata dal lupo, che consisteva nell’isolare uno o alcuni capi del gruppo di erbivori (per poi sospingere questi soggetti verso un punto dove altri membri del branco erano pronti a tendere l’agguato mortale): una volta inibito l’istinto innato all’attacco finale, sarebbe stato in grado di richiamare e radunare quei capi di bestiame sfuggiti al controllo dell’uomo per qualsivoglia ragione (una distrazione, un temporale, l’arrivo di un predatore). Questo fu un fatto che cambiò la storia dell’umanità, perché un uomo senza cane non può controllare neanche una pecora, mentre con l’aiuto di tre cani ne può controllare cento: non per nulla, il naturalista francese George-Louis-Leclerc, conte di Buffon, ritiene che il capostipite di tutti i cani moderni sia stato appunto il cane da pastore, poi modificatosi a causa della selezione attuata dall’uomo e la richiesta di cani sempre più adatti e specializzati nei vari compiti.

Questo dimostra che, fin dai remoti rapporti, l’uomo ha trovato nel cane un prezioso aiuto in molte attività, in principio soprattutto venatorie (dalla caccia alla selvaggina grossa e pericolosa, alla cerca, da seguito della selvaggina ferita, all’inseguimento a vista – come i Levrieri, oppure i cani da punta – per indicare la posizione di un animale selvatico o per stanare le prede dalle tane), fino a utilizzarlo come cane da pastore e bovaro, nel qual compito alcune razze si sono specializzate conducendo agevolmente le greggi e le mandrie. E’ il caso dei Collie e di altre razze, capaci di sorvegliare e proteggere il bestiame dalle aggressioni dei briganti e dei predatori naturali, in alcuni casi anche pericolosissimi, come il lupo, l’orso o i grandi felini dell’Oriente e dell’America del Sud.

Un altro antichissimo compito affidato ai cani di grosse dimensioni e molto forti, come i molossi, è stato quello di ausiliario nella guerra (numerosi incisioni e bassorilievi li ritraggono in questa mansione) e di combattenti nelle arene contro avversari quali leoni, tori, orsi e perfino elefanti, per arrivare ai combattimenti tra cani diffusisi negli ultimi due secoli.

Fin da 600 anni prima di Cristo, gli storici greci e romani raccontano di cani il cui unico compito era quello di fare compagnia alle matrone e alle persone altolocate dell’epoca: sono i primi cani da compagnia, presenti nelle corti di tutto il mondo fino ai giorni nostri, che hanno conservato intatto il loro ruolo di fedeli amici dell’uomo, capaci di lenire con il loro affetto ogni pena e tanto amati dai loro padroni che alcuni di loro, come nel caso del naufragio del Titanic, hanno sacrificato beni ingenti pur di metterli in salvo.

Nelle competizioni sportive, invece, per diverso tempo hanno riscosso un discreto successo le corse tra cani, nelle quali gareggiavano razze veloci e aerodinamiche come i Levrieri, prevalentemente Greyhound. Continua domani.

L’uomo e il cane – 4 la scelta del cucciolo

Se si è deciso di prendere un cucciolo, bisogna considerare alcune cose:

La prima cosa da tenere in considerazione se è la prima esperienza con un cucciolo oppure già si è avuto un cane. Se non è la prima esperienza le cose sono chiare ma se è la prima volta bisogna tenere presente che il cucciolo non è un giocattolo, ma un essere vivente ed ha le sue esigenze, dei sentimenti, gli stati d’animo e cosa molto importante le caratteristiche della razza con gli istinti ancestrali che l’addomesticamento a volte ha diminuito ma che comunque sono sempre presenti e vanno tenuti in considerazione.

La cosa più sbagliata è quella di prendere un cane perché la sua razza in quel periodo è di moda, oppure perché è famosa e peggio ancora se la scelta cade su una razza perché ha la nomea di essere pericolosa.

La scelta del cane e della razza è molto importante, bisogna conoscere bene le caratteristiche, bisogna considerare se si ha la possibilità di ospitare un cane che ha bisogno di stare all’aria aperta, oppure se si opta per uno che ha bisogno di stare molto a contatto con le persone della famiglia, se si ha il tempo disponibile. Se in casa vi sono bambini e l’età che hanno, anche questo influisce sulla scelta; se chi si deve occupare del cane ha la capacità di farlo e la forza per farlo.

Avere un cane comporta molto impegno; mantenerlo, curarlo, accudirlo costa denaro. Il modo di vivere sarà trasformato e la libertà di azione sarà limitata dalla presenza e dall’accudimento del cane.

Valutati tutti i pro e i contro si è decisi a prendere un cane, bisogna scegliere dove prenderlo, se non lo volete di razza, è semplicissimo basta andare in uno dei numerosissimi canili dove avrete solo l’imbarazzo della scelta.

Se la scelta è caduta su un cane di razza, allora bisogna scegliere bene dove acquistarlo. Io sconsiglio vivamente i commercianti, a meno ché non vi fidiate ciecamente nelle sue garanzie della origine del cane, perché quasi sempre sono cani che provengono da paesi dove non esistono controlli né sugli allevatori e né sulla salute dei cani i quali arrivano da noi quasi sempre già malati, tanti muoiono durante il viaggio, e quelli che sopravvivono sono destinati a vivere poco e male.

Un cane di razza deve essere acquistato solo da allevatori seri e competenti.

A parte le caratteristiche fisiche che naturalmente differiscono da razza a razza, vi sono dei punti  comuni che vi devono guidare nella scelta del cucciolo.

Il pelo deve essere uguale ai colori richiesti dallo standard di razza, perché la tinta, salvo rare eccezioni in cani di razze particolari, rimarrà la stessa anche quando il cucciolo diverrà adulto.

Le zampe devono essere dritte e solide.

Un’altra scelta da fare è quella di stabilire se il cane dovrà essere maschio o femmina.

Il cane maschio è più appariscente, più vivace e soprattutto non vi dà il problema del calore, però la femmina ha tanti pregi che faranno dimenticare il fastidio del calore.

La femmina è più docile, meno aggressiva con gli altri cani, più attaccata alla famiglia, e meno portata ad allontanarsi da casa. È una guardiana più attenta e più paziente e tollerante con i bambini di casa.

Il maschio è più materiale, più portato a scappare, più litigioso con gli altri cani. Vuole passeggiare più a lungo perché vuole marcare il territorio con l’urina in una gara senza fine con gli altri cani maschi.

Sotto il profilo affettivo sia maschio che femmina sono molto affezionati al padrone in pari modo, affettuosi, espansivi secondo le caratteristiche di razza, e si inseriscono sempre bene nella vita familiare.

la scelta di un cane

GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2019

Santa Eleonora Regina (vergine)

Augùrie a tutte le Lionòra, Dianòra, ai Petrùccio.

Eleonora dal greco “èleos” cioè “compassionevole”.

Chi tène piàtà d’ ‘a carne ‘e ll’àte, ‘a sòja s’ ‘a magnano ‘e cane.

Fernùto ‘nu guàjo n’accummència ‘n’ àto.

Malanne e guàje nun mancano màje.

(ma, nonostante ciò, non apprezziamo mai abbastanza i periodi od i momenti favorevoli o, quanto meno, sereni della nostra vita)

S. Pier Damiani

E’ da invocare contro l’emicrania

‘A capa ‘e sotto fa perdere ‘a capa a capa ‘e coppa.

Il Sole sorge alle 6:49 e tramonta alle 17:39

La Luna tramonta alle 6:53 e sorge alle 18:13

Proverbio del giorno: L’acqua di febbraio riempie il granaio.

Ricetta del giorno:

Coniglio con la polenta.

Ingredienti: un bel coniglio, preparato per polenta, cipolline 500gr, 6 pomodorini, farina, vino bianco, rosmarino, alloro, aglio, 1 dado per brodo, burro, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Esecuzione: tagliare a pezzi il coniglio e metterlo sul fuoco in un tegame a fiamma vivace, eliminare il liquido emesso, irrorarlo d’olio, unire aglio, alloro e rosmarino e rosolare a fuoco vivace. Sfumare con il vino, salare, pepare e bagnare con una tazza di brodo ottenuto dal dado. A parte stufare le cipolline con un po’ di burro, olio, sale e acqua, quando saranno tenere unirle al coniglio insieme ai pomodorini spezzettati. Continuare la cottura a fuoco moderato aggiungendo altro brodo quando necessario, finché la carne si staccherà dalle ossa e il sugo sarà denso e scuro. Nel frattempo preparare la polenta piuttosto morbida seguendo le istruzioni sulla confezione.

Palazzo delle Congregazioni: Oratorio dei Nobili e delle Dame.

L’edificio della fine del secolo XVI, è stato più volte ampliato e rimaneggiato. Nel 1608 venne inaugurata la Casa Professa dei Gesuiti che oltre ad ospitare i padri era la sede degli oratori, luoghi di riunione delle congregazioni dei nobili, degli artigiani, dei mercanti etc., vere e proprie associazioni che svolgevano attività assistenziali e caritatevoli.

Dick poesia di Antonio De Curtis in arte Totò

Tengo ‘nu cane ch’è fenomenale,

se chiama “Dick”, ‘o voglio bbene assaie.

Si perdere l’avesse? Nun sia maie!

Per me sarebbe un lutto nazionale.

Ll’ ‘aggio crisciuto comm’a ‘nu guaglione,

cu zucchero, biscotte e papparelle;

ll’aggio tirato su cu ‘e mmullechelle

e ll’aggio dato buona educazione.

Gnorsì, mo è gruosso. E’ quase giuvinotto.

Capisce tutto… lle manca ‘a parola.

E’ cane ‘e razza, tene bbona scola,

è lupo alsaziano, è poliziotto.

Chello ca mo ve conto è molto bello.

In casa ha stabilito ‘a gerarchia.

Vo’ bene ‘a mamma ch’è ‘a signora mia,

e a figliemo isso ‘o tratta da fratello.

‘E me se penza ca lle songo ‘o pate:

si ‘o guardo dinto a ll’uocchie mme capisce,

appizza ‘e rrecchie, corre, m’ubbidisce,

e pe’ fa’ ‘e pressa torna senza fiato.

Ogn’anno, ‘int’a ll’estate, va in amore,

s’appecundrisce e mette ‘o musso sotto.

St’anno s’è ‘nnamurato ‘e na bassotta

Ca nun ne vo’ sapé: nun è in calore.

Povero Dick, soffre ‘e che manera!

Porta pur’isso mpietto stu dulore:

è cane, sì… ma tene pure ‘o core

e ‘o sango dinto ‘e vvene… vo’ ‘a mugliera…

LA SCELTA DEL CANE

Quando si decide di prendere un cane per compagno la prima scelta che si deve fare è quella relativa alla razza, perché ve ne sono più di 400 riconosciute dalla Cinofilia Ufficiale, senza contare i meticci: quindi cosa fare?

Le razze stabilizzate hanno qualità morfologiche e di carattere ben definite e chiare, ma anche i cani non di razza, nonostante non sia possibile prevedere con esattezza quale sarà il loro sviluppo fisico e caratteriale, possono diventare compagni adatti al vostro stile di vita. Allo stato naturale tutte le specie hanno una propria salute e una propria aspettativa di vita, indipendentemente dal fatto che appartengano a questa o quella varietà. Oggi chi desidera un cane non ha che l’imbarazzo della scelta, ma questa deve essere frutto di una attenta valutazione e non d’impulsività.

Vista la grande varietà di tipologie diverse di cani, prenderemo in considerazione l’adattabilità delle razze più conosciute, ma non dimenticatevi che potrete trovare l’amico perfetto per voi anche in un canile, magari facendovi consigliare da un esperto o da un veterinario, per identificare le caratteristiche fisiche e caratteriali che avrà il cane una volta cresciuto. Allo stesso modo, per chi volesse scegliere un cane di razza, va precisato che per avere buone probabilità di acquistarne uno sano, psicologicamente equilibrato e con valide garanzie ci si deve rivolgere solo ed esclusivamente ad allevatori qualificati, esperti e appassionati, specialmente se la razza che si sceglie è tra quelle di moda al momento.

Poi bisogna diffidare del primo impulso; talvolta ad attrarci è un tenero cucciolino visto nella vetrina di un negozio di animali, ma molto spesso crescendo si rivelerà un animale malato, sovente privo di pedigree, perché nella quasi totalità dei casi proveniente da Paesi dell’Est nei quali non v’è alcun controllo cinofilo e veterinario: spesso sono soggetti destinati a morire in giovane età perché già partiti malati dal Paese d’origine. Quando si decide di prendere un cane di qualsiasi razza, che spesso attrae per motivi estetici o sociali, la prima domanda da farsi è se saremo in grado di soddisfare le sue necessità. Perché un cane richiede tempo, cure, dedizione, amore e comprensione, e tutto ciò, in questi tempi in cui si vive freneticamente e s’inseguono mete lontane, è merce sempre più rara. Non solo, ma si dovrà calcolare che con l’ingresso in famiglia del nuovo venuto tutto cambierà. Chi ha avuto cani sa che cambierà in meglio, ma chi è alla prima esperienza all’inizio dovrà affrontare un periodo di transizione nel quale vi saranno certo dei contraccolpi.

Ma ora veniamo alla scelta. Molti scelgono una determinata razza perché ne hanno già avuto uno o più esemplari: in questo caso non rimane che augurarsi di trovare un soggetto capace di rinnovare l’esperienza che ha indotto a ripetere il tentativo. Se invece si è alla prima esperienza, il suggerimento più importante è quello di valutare a fondo la cosa e di informarsi molto bene sulle caratteristiche della razza prescelta. Poi sarebbe bene andare a visitare qualche importante esposizione per contattare e sentire il parere degli allevatori esperti, prospettando loro le proprie esigenze. Infine, tra i diversi contatti si potrà scegliere quello più adatto.

Per quanto riguarda la razza, è necessario che il criterio di scelta non si basi sull’attrazione del momento o sull’interesse dovuto a più o meno presenze televisive, ma sulla vera possibilità di tenerne un soggetto nella situazione in cui ci si trova a vivere. Chi vive in un piccolo appartamento in città non potrà tenere, salvo alcune ben precise eccezioni, cani di taglia molto grande (le eccezioni sono l’Alano, il Levriero Irlandese, il Mastiff, il Dogo Argentino e altre), che occupando molto spazio e richiedendo una buona dose di movimento esigono dal padrone tanto tempo o ampi spazi a disposizione. Non potrà nemmeno avere cani con abbondante pelo (le eccezioni sono il Mastino dei Pirenei, l’Hovawart, il Pastore Scozzese a pelo lungo, il Golden Retriever e altre), che al momento della muta perdono molto pelo ed è meglio quindi che vivano all’aperto. E nemmeno potrà avere cani di razze che hanno bisogno di quotidiano e intenso movimento (le eccezioni sono il Wippet, il Dobermann, il Boxer e altre), perché il moto regolare e abbondante richiede tempo e spazi per poterlo fare.

Chi vive in una casa con giardino e vuole lasciare all’aperto il suo cane non dovrebbe prendere Shar-pei, Boxer (che non hanno sottopelo) cani nudi e altri.

Allo stesso modo chi deve fare frequenti e lunghi viaggi in ogni stagione portandosi dietro il suo cane dovrebbe evitare il Bulldog e il Bouledogue Francese, che hanno problemi con il caldo e non sono adatti a seguire ovunque e con ogni condizione di tempo il padrone.

Vi sono cani molto possessivi e gelosi, che se dovessero nascere dei bambini dopo il loro arrivo potrebbero manifestare ostilità, e quindi per un po’ di tempo andranno osservati con attenzione estrema. Meno problematico è l’arrivo del cane se vi sono già bambini in famiglia, perché il cucciolo li accetterà come fratellini; però vi sono razze che con i bambini richiedono qualche attenzione, poiché esigono rispetto e non vogliono essere trattate come giocattoli: spesso sono le razze più piccole, perché quelle di grandi dimensioni sono sicure di sé e non temono le innocenti angherie dei bambini.

Circa i bambini, di qualsiasi razza si tratti, sarebbe meglio che il cane che entra in casa sia una femmina, perché l’innato istinto materno e la dolce predisposizione verso i piccoli e gli indifesi la renderà una scrupolosa custode e una tenerissima compagna, meglio ancora se ha già avuto una sua cucciolata.

Nella scelta della razza che ci accompagnerà è anche molto importante il luogo in cui viviamo. Un cane nordico vivrà con qualche difficoltà in regioni molto calde per la maggior parte dell’anno, come un cane notoriamente sensibile al freddo in luoghi dalle bassissime temperature. Tutto questo ragionamento per far capire che un cane va scelto in base alle concrete esigenze di chi lo desidera, e non in base ad altri criteri che possono essere estetici o emotivi; anche perché, per dieci anni e più, sarà la nostra compagnia nella vita e l’ideale è che sia il più adatto possibile alle nostre esigenze.

Un’ultima importantissima raccomandazione: se non siete più che esperti di cinofilia non prendete un soggetto di una razza nota per essere aggressiva pensando di poterla modificare e pensando che sia il miglior difensore, perché sarebbe un grave errore. La natura non si può modificare né negli uomini né nei cani: è una battaglia destinata a essere persa in partenza.